Il bimbo amputato e il razzismo leghista

A Marostica il camionista ubriaco investe rovinosamente un bimbo di 14 mesi e la mamma. Sono entrambi ricoverati in ospedale e al bimbo i medici hanno dovuto amputare una gamba.

Il camionista ubriaco non è un marocchino o un nigeriano. Non si chiama Mohamed o Abdullah. Si chiama Pietro Del Santo, è un “venetista” Doc o Dop (visto che gli piace bere), di quelli che la Lega si terrebbe stretti e che rimanda alle pagliacciate veneziane sulla secessione degli anni ’90.

Mamma e bimbo investiti non sono veneti o leghisti. Sono albanesi. Il bimbo si chiama Thiago e la mamma Raiza Terziu. La donna dice ai giornali che «O la legge tiene dentro Del Santo o lo faccio a pezzi. Rimpiangerà il giorno in cui è venuto al mondo». Ha il braccio fratturato e il papà del piccolo è a sua volta ricoverato col polso rotto per aver sfogato la sua rabbia con un pugno sferrato al finestrino del camion dell’ex forcone “venetista”.

Non oso pensare il Can Can che quei pagliacci della Lega avrebbero messo su a parti invertite, (investitore straniero e vittime venete).

No, qui la Lega tace. La figuraccia di un suo elettore ideale (prima gli italiani) non le torna utile ai sondaggi. Rimane tutta nel silenzio anche l’iniziativa della Fondazione Banca Popolare di Marostica Volksbank, che ha aperto un conto corrente per raccogliere contributi a loro favore.

Chissà se inizieranno a donare qualcosa Matteo Salvini e il governatore leghista veneto Luca Zaia. Utopia di un partito che ancora nel 2019 non si può che definire sporco razzista.

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