Diciotti, SI al processo NO al voto Rousseau

Non bastavano gli spot dei giornali con 8 mila titoli in dieci mesi di governo giallo-verde associati al binomio “Migranti-Salvini”. Ci si mettono pure i 6 magistrati di Catania, componenti del Tribunale di Ministri, a fare campagna elettorale per le elezioni europee alla Lega. Vogliono processare il ministro dell’Interno per sequestro di migranti sulla Diciotti, ma per farlo hanno bisogno dell’autorizzazione a procedere da parte del Senato. Gli onorevoli grillini tentennano un po’, contradditori e disuniti. Alcuni di loro ipotizzano di far votare la base sulla piattaforma Rousseau per decidere se votare sì o no a mandare Salvini sotto processo.

Nulla di più sbagliato! I grillini dovrebbero votare sì all’autorizzazione a procedere ed eventualmente i ministri pentastellati autodenunciarsi a loro volta al tribunale di Catania per chiedere di essere processati assieme a Salvini. In questo modo toglierebbero al titolare del Viminale l’arma del martirio mediatico utile alla sua campagna elettorale e salverebbero la loro faccia sul rapporto politica-giustizia.

Non si frenano i giudici con un voto politico. Anzi, un processo – con tutti i rischi che comporta – metterebbe un suggello sul metodo da adottare con i migranti. Una sentenza favorevole o contraria al ministro o al governo in carica, servirebbe da bussola per le politiche future sui barconi. Sì al processo senza se e senza ma. Anche se l’accusa è stravagante, per non dire ridicola.

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