Sparate da sindaco

jean germain

Desta impressione in Francia la morte del senatore socialista Jean Germain, ex sindaco di Tours. L’hanno trovato morto nel suo garage dopo essersi sparato un colpo di fucile alla testa nel giorno in cui avrebbe dovuto comparire in tribunale per rispondere di un’accusa per truffa. L’uomo ha lasciato dei bigliettini in cui spiega i motivi del gesto insano. Insomma, colpevole o innocente che fosse, Germain non ha retto alla vergogna di dover comparire in un tribunale per il suo ruolo di sindaco. In Italia questo pericolo di suicidi non c’è mai, per fortuna. Solitamente il sindaco o il politico inquisito spara a zero sui magistrati che lo indagano, o se è un sindaco bravo e innocente, qui corre il pericolo di essere ammazzato. Gli ultimi in ordine di tempo sono stati Angelo Vassallo, primo cittadino ecologista di Pollica che dava fastidio alla mafia, e Laura Prati, sindaco di Cardano al Campo, uccisa da un ex vigile che le sparò per vendetta. Per il resto, il rapporto dei sindaci italiani con le pistole, è legato a qualche delibera pericolosa e a innocue sparate verbali. Umberto Buratti, primo cittadino Pd di Forte dei Marmi, vietando ai vu cumprà di prendere l’ombra sotto il pontile della spiaggia, disse che avrebbe offerto il proprio petto a una pistola se la sua delibera avesse suscitato polemiche. Nessuno rispose all’appello, per fortuna. Ippazio Stefàno, sindaco pacifista di Taranto, fu fotografato con una pistola nella cintola dei pantaloni per festeggiare la sua rielezione. L’ex primo cittadino leghista di Treviso Giancarlo Gentilini invitava dai palchi a sparare agli immigrati “come ai leprotti“; il suo collega leghista Flavio Tosi, a Verona, ha emesso un’ordinanza per sparare ai lupi. Provvedimento che si è guadagnato una denuncia da parte della Forestale. Anche certi candidati sindaco non si sono fatti mancare riferimenti alle pistole: nel 2011 il viceministro leghista Roberto Castelli, candidato a Lecco, disse che «Bisogna respingere gli immigrati, ma non possiamo sparargli. Almeno per ora…» . A Torino, il candidato sindaco 5 stelle Vittorio Bertola, nei giorni in cui Luigi Preiti ferì a colpi di pistola un carabiniere a Palazzo Chigi, scrisse su Facebook che «in questo momento, ne sono assolutamente certo, ci sono alcuni milioni di italiani che pensano ‘peccato che non abbia fatto secco almeno un ministro’». Meno male che almeno questi ultimi due hanno perso le elezioni. Lunga vita a loro! Lontano dai palazzi.

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