Grasso-Ingroia candidati: Italia in perdita

Che dire di questa nuova ondata di magistrati che si candidano in politica? Formalmente nulla di male. Sul piano pratico vanno fatte alcune riflessioni. Partendo da Antonio Di Pietro, che vinse le primarie nel collegio del Mugello contro Giuliano Ferrara passati tre anni dalle sue dimissioni in magistratura. Sorvolando sui vari ex magistrati di destra e sinistra come Luciano Violante del Pd o Alfonso Papa nel Pdl (con l’ingloriosa fine che ha fatto nella P4). Fino ad arrivare alle candidature attuali più di grido: quella del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso nel Partito democratico, e quella dell’ex procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia nella lista Arancione, che fa capo a un bacino di elettori ancora più a sinistra. Entrambi in corsa per un seggio al Senato e alla Camera alle imminenti elezioni politiche del 24 febbraio. Ebbene, per quanto mi riguarda non voterò né il Pd, né la lista Arancione. Voterò a occhi chiusi il Movimento 5 stelle. Detto questo, non mi fa una bella impressione vedere magistrati di questo rango candidarsi. Li ritengo entrambi una perdita di garanzia per la giustizia di questo Paese e – ahime – pure per la politica. Quanto a Piero Grasso e Bersani, mi pare più un’operazione di facciata (per non dire sfacciata) con reciproco scambio di favori: un favore all’alto magistrato perché viene candidato capolista in un collegio sicuro che gli garantisce l’elezione al Senato (grazie al Porcellum) e conseguenti dimissioni da una carica in magistratura, quella di procuratore nazionale antimafia, proprio in un momento cruciale per il processo sulla trattativa Stato-mafia, in cui si stanno delineando precise responsabilità penali nei confronti di un ex vicepresidente del Csm ed ex ministro come Nicola Mancino da un lato, e di un senatore come Marcello Dell’Utri al vertice del partito di potere dell’ultimo ventennio italiano dall’altro. A Bersani fa comodo dare una parvenza garantista e legalitaria con un magistrato di grido nel suo partito come Grasso, che a differenza di Di Pietro non sia inviso ai vari lettiani-dalemiani-margheritini alla Rutelli che brancolano ancora in troppi all’interno del Pd. Sentire Bersani giustificare l’appoggio a Grasso in nome della “legalità” scaricando un oppositore legalitario e vero come Di Pietro significa fare – ripeto – un’operazione di facciata che a mio avviso toglie credibilità a entrambi, soprattutto al Pd. Peggiore, per non dire deleteria, trovo la posizione di Antonio Ingroia. Un bravo magistrato che ha lasciato proprio sul più bello il processo sulla trattativa Stato-mafia per scapparsene in Guatemala col pretesto di servire l’Onu, e subito rientrato in Italia da candidato in una lista, quella Arancione, che non porterà in parlamento nessuno (nemmeno lui) perché non oltrepasserà la soglia minima del 4% per l’accesso alla Camera. Ecco come Ingroia si brucerà la faccia rimanendo con un pugno di mosche in mano. Rischia grosso, Ingroia perché quando dovrà tornarsene in Guatemala, non sarà più quel magistrato indipendente e coraggioso che avevamo conosciuto nella sua attività di pm inquirente a Palermo, in un delicato processo che potrebbe sancire una volta per tutte che la Seconda Repubblica è stata governata dalla mafia, grazie ad intermediari politici che ne hanno coperto e appoggiato le pretese. E’ un abbaglio che davvero fatico a capire quello di Ingroia, peraltro sollecitato da un ex magistrato come Luigi De Magistris, a sua volta riciclatosi in politica per essersi trovato contro tutta la magistratura (persino il Csm) dopo che dalle intercettazioni della sua inchiesta “Why not” uscì la voce dell’allora Guardasigilli Clemente Mastella a colloquio con Antonio Saladino, il principale indagato dell’Opus Dei calabrese per i fondi europei destinati alle infrastrutture, in realtà finiti nelle tasche di chissà chi. Sta proprio nelle pieghe di questi motivi la grave perdita di questo Paese. Magistrati indipendenti e coraggiosi come De Magistris e Ingroia che si arrendono alla loro missione per riciclarsi in politica, dimostrano che in questo Paese si perde. Si perde contro il potere e contro la garanzia che l’Italia possa davvero diventare una democrazia. Ecco perché la discesa in politica di Ingroia e pure quella di Grasso sono una discriminante e non certo un vento di novità. Ecco perché non voterò né uno né l’altro.

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Un Commento a “Grasso-Ingroia candidati: Italia in perdita”

  1. […] Il blog di Daniele Martinelli Pubblicato: 28 dicembre 2012 Autore: aggregatore Sezione: Politica e Attualità […]

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