Battista, quaglia che smonta dal somaro

“L’odio politico é un mostro molto difficile da domare… anche se incendia una mente isolata e malata si deposita come un veleno che intossica la discussione pubblica. Riduce l’avversario a un bersaglio da annichilire. Da distruggere: in effigie, ma anche fisicamente… Non é solo una questione di toni esasperati. àˆ l’idea che la lotta politica non contempli confini e contrappesi all’aggressività  verbale. àˆ la degradazione dell’avversario a nemico da abbattere. Non la lotta politica, anche accesa, che assume le forme di una competizione leale tra schieramenti che si riconoscono reciprocamente legittimità . Ma la versione primitiva della politica come simulacro della guerra civile. Un’ostilità  irriducibile, esasperata e assoluta nei confronti di un Nemico cui non si riconosceva nemmeno il diritto di parola. Il confine tra la violenza verbale e quella materiale é sempre sottile, vulnerabilissimo. Ora questo clima, raggiunto l’apice con i fatti di Milano, deve essere raffreddato e superato. Non per abolire la lotta politica, ci mancherebbe altro, ma per fermarne la degenerazione rissosa, violenta, brutale, profondamente antidemocratica e illiberale. Il che richiede lo sforzo congiunto di tutti.”
No, l’articolo in questione non si riferisce alle frasi eversive di Berlusconi rivolte al “cancro” dei magistrati o all’agguato ad Obama in cui il capo del governo ha sputtanato il Bel Paese “ostaggio delle toghe di sinistra”. E’ quanto scriveva Pigi Battista sulla prima del “Palliere” nel dicembre 2009 in riferimento a Tartaglia e “all’odio fomentato da Di Pietro” all’indomani della statuetta del Duomo che ferì in faccia il piduista. Erano I tempi in cui Battista, come altri, montava sul cavallo (apparentemente ed eternamente) vincente. Quando si fingeva critico con la maggioranza ma che la difendeva a spada tratta nonostante ne la “lunga stagione da chiudere” in prima pagina si truccava da disinfestatore voglioso di svelenire il clima con “un atto di responsabilità  nazionale contro la capitolazione di Berlusconi nello scontro con la magistratura che lo perseguita con la norma del legittimo impedimento, che funziona da argine nei confronti dei magistrati politicizzati che volessero impropriamente usare la via giudiziaria come arma politica contro un governo legittimo e democratico. Un gesto storico con cui tutti, anche all’opposizione, dovranno fare i conti. Per uscire da un tunnel di cui ancora non si vede la fine.”

Battista malediva tutti con la sua finta terzietà  di osservatore e pensatore a difesa del puttaniere ancora 2 mesi fa, criticando Cascini, quando raccomandava in un formidabile pezzo dal titolo “Giustizia, i danni del fanatismo” sul processo per concussione e prostituzione minorile a carico del piduista che “il compito della magistratura é di sanzionare reati specifici e non una presunta legittimità  morale di chi ha ottenuto la maggioranza attraverso una libera consultazione popolare…”

Oggi, alla vigilia della storica disfatta berluscoide coi ballottaggi di Milano e Napoli, sulla prima del Palliere, Battista si disarciona dall’ex cavallo vincente piduista ridotto a vecchio somaro da ricovero. Rispetto a quando si chiedeva “che faranno tutti quei giornalisti e uomini politici abituati a vivere parlando male di Berlusconi a getto continuo? Per loro saranno guai. Riciclarsi non sarà  facile...” Ecco. Lui é già  tra i potenziali rifiuti pronto a riciclarsi, smentisce sé stesso sull’odierna prima pagina e bacchetta “il premier che ha sbagliato 2 volte, anzi 3. Ha sbagliato a propagandare una pessima immagine dell’Italia. A dire che in Italia c’é una «dittatura», affermazione palesemente falsa. E a non fare una riforma della giustizia promessa da 17 anni. Dal 1994: quando l’attuale presidente Usa non aveva compiuto 33 anni e Silvio Berlusconi era già  lì. A tuonare contro la dittatura dei giudici.” Quando si dice, metamorfosi.

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