Fini tra il vucumprà  e il vurubà 

Umeed Ali il pakistano é entrato nelle grazie di Gianfranco Fini. Si sono conosciuti sulla spiaggia di Ansedonia dove il presidente della Camera sta passando le sue vacanze seduto sulle pagine di Libero e il Giornale, tra una “tullianata” e una “feltrata”.
Umeed Ali vende collanine senza licenza e sicuramente senza emettere scontrini. I vigili di Ansedonia, a differenza di quelli di Jesolo, non si sono precipitati a multare di mille euro i clienti di Umeed Ali. Avranno sottinteso che spetta a loro verificare che i venditori ambulanti siano in regola piuttosto che i malcapitati clienti. Eppure se i vigili di Ansedonia si fossero presentati sotto l’ombrellone di Fini, avrebbero dimostrato fede a quella legalità  che l’ex leader di An ultimamente decanta, a tutela pure di quei negozianti che con le loro tasse pagano lo stipendio ai vigili e a Gianfranco Fini.

Ma sappiamo bene che il presidente della Camera é abituato ad evasori di ben altra razza. A cominciare proprio dal vurubà  Silvio Berlusconi, che col recente emendamento salva evasione Mondadori (passato col voto di Fini e dei finiani), si é potuto tenere in saccoccia quasi 400 milioni di euro tra tasse evase in 20 anni e relative sanzioni. Ci penseranno i contribuenti leghisti spremuti fino al midollo dal fisco a tappare il buco. Assieme, ovviamente agli italioti onesti. Fini e i finiani si sono limitati ad ingoiare il rospo. Le giornate sulla spiaggia di Ansedonia della terza carica dello Stato servono proprio a disintossicare l’animo e la mente, per lenire la rabbia e tornare a settembre in aula con i nervi saldi: prepararsi a sifiduciare la coalizione di quel vergognoso corruttore piduista.

Umeed che vive in Italia da 20 anni conosce Fini. Sa che non é Borghezio e sa che l’Italia é pure una repubblica delle banane, oltre che delle collanine. Perciò ne ha regalata una alla figlioletta di Fini che, rapito dal “combattivo e tenace” vucumprà , ha contraccambiato con l’autogafo sul volumetto di poesie dell’immigrato. Ha messo nero su bianco la rottura con Berlusconi e tutta la sua cricca di maghi e poeti come Sandro Bondi. Alla faccia della Lega e della legalità , visto che Umeed non é dato a sapere se sia regolare o clandestino, come impone una legge votata ancora da Fini.

Ma siamo ai soliti dettagli invisibili dopo che ha servito un vurubà  presidente del consiglio per 15 anni. Qui tutto può essere considerato lecito e liquidato con 4 strofe scritte da Umeed dal titolo “Bilancio interiore“. Ecco, speriamo che dopo un’accurata introspezione Gianfranco Fini torni alla Camera riposato e pronto a sfiduciare la coalizione di clandestini che reggono questo governo fantoccio alleato con la malavita.

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