In memoria di Peppino Basile

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Un anno fa, nella notte fra il 14 e 15 giugno, morì Peppino Basile, consigliere provinciale dell’Italia dei valori a Lecce e consigliere comunale a Ugento, borgata salentina di 8 mila abitanti, secondo comune per estensione territoriale in provincia di Lecce.

Basile fu ucciso sull’uscio di casa da 1, forse 2 individui che gli sferrarono 15 coltellate prima di dileguarsi.
Basile si batteva molto nel suo comune. Non si curava delle minacce di morte scritte con dello spray sui muri del paese. La sua denuncia di sfruttamento del territorio sul mega villaggio turistico costruito in un’area vincolata, ha portato al sequestro dell’area stessa da parte della procura di Lecce.
Basile si era pubblicamente opposto al progetto Erg per l’installazione di 230 pale eoliche quando ne bastavano 50. “Devono passare sul mio cadavere prima di autorizzare questo” disse durante un infuocato consiglio comunale.

Dopo l’omicidio il sindaco di Ugento, l’aennino Eugenio Ozza, ai microfoni della Rai si é affrettato a liquidare la vicenda come delitto passionale. Ma la procura di Lecce ha aperto un’indagine per identificare gli assassini e gli eventuali mandanti.
Ebbene, a un anno di distanza sono stati individuati soltanto gli autori delle minacce scritte con gli spray. Si tratta di 3 ragazzi rei confessi, tutti di Ugento e tutti iscritti ad AN. Uno di loro é nipote del sindaco.

Per l’omicidio di Peppino Basile non c’é ancora nessun indagato. Gli unici 2 indagati per false dichiarazioni sono i vicini di casa di Basile. Uno di questi é un ragazzo di 17 anni che il procuratore di Lecce, Cataldo Motta, ha fatto interrogare in qualità  di testimone al momento dell’omicidio.
Il ragazzo ha dichiarato di aver visto accasciato a terra Basile ma il suo avvocato ha denunciato pressioni della procura per far confessare qualcosa che il suo assistito non ha commesso. Agli atti si legge che se il ragazzo non parla rischia 20 anni di carcere.
Nei mesi scorsi i giornali locali hanno scritto che sono stati interrogati 10 giovani di una squadra di calcetto leccese, ma degli assassini e degli eventuali mandanti, finora nessuna traccia.

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7 Commenti a “In memoria di Peppino Basile”

  1. freeman ha detto:

    quando gli italioti si sveglieranno (SE si sveglieranno) sarà  sempre troppo tardi.

  2. caterina ha detto:

    ahhhhh! perdonate l’orrore dell’apostrofo su “un ipotetico”!
    🙁

  3. caterina ha detto:

    Buonasera blog.

    Lo sapevo, Roberto, che non dovevo cliccare il tuo link. Volevo non lasciarti solo nella tua incaxxatura, ma adesso mi sono depressa – come se ne avessi avuto bisogno…
    Per tirarmi su, mi illudo che qualcuna delle mamme che ha votato Mr. B. si chieda se ha fatto bene, a fronte di tutti i disagi che le deriveranno da questa illuminata “riforma”.

    Chicca, trovo un tempo sbagliato nella tua domanda “Faremo” la stessa fine? Un po’ l’abbiamo già  fatta, a guardare i TG, i balletti delle poltrone da RAI ai quotidiani a Mediaset, e viceversa. Come le notizie scompaiono, o non vengono addirittura date – già  oggi, e non da ieri.
    Può andare peggio? Certamente. Franco non aveva da preoccuparsi della rete, ma la combriccola governativa sì – e infatti altroché se ci ha pensato.
    Il mio timore é che, nello scempio del bavaglio, magari a fronte di un’ipotetico diniego di Morfeo, la graziosa maggioranza faccia qualche passo indietro sugli orrori più macroscopici, ma lasci intatta la parte su internet…

  4. Roberto G. ha detto:

    Per quel che so io Peppino Basile era una gran persona che si era battuto anche contro la terribile devastazione ambientale del salento operata in particolare dai tre “mostri”, il petrolchimico di Brindisi, la centrale termoelettrica a carbone di Cerano e l’acciaieria Ilva di Taranto e si sa che quando si infastidiscono i poteri forti si corrono sempre gravi rischi.

    Tra l’altro il nostro magnifico ministro Fitto propone di costruire sempre in Puglia anche una bella centrale nucleare in modo che agli amici pugliesi non venga fatto mancare proprio niente per ammalarsi di tumore.

    Mi scuso poi per l’OT ma siccome incazzarmi da solo mi fa male al fegato gradirei che mi faceste compagnia anche voi leggendo questo documentatissimo articolo sulla “grande riforma” operata dall’ineffabile ministro Gelmini

    http://www.giornalettismo.com/archives/29032/riforma-dei-licei-maria-stella-colpisce-ancora/

    Ora io posso capire che gli italioti rimbecilliti dalle tv facciano spallucce su tante porcate che gli passano sotto gli occhi, ma cribbio un fratello, una sorella, dei figli che vanno a scuola ce l’hanno in tanti e dall’anno prossimo se ne accorgeranno questi farabutti cosa stanno combinando, possibile mai che neanche questo servirà  a fargli aprire gli occhi?

  5. CHICCA ha detto:

    OT
    SOTTO IL TALLONE DI FRANCO 33 ANNI DI PAURA E BAVAGLIO
    La libertà  di stampa
    Così come tutti i regimi dittatoriali anche il regime franchista dedicò una particolare attenzione alla libertà  di informazione specificando fin dall’inizio della guerra civile che all’interno del nuovo Stato mai sarebbe stata consentita l’istituzione di un “quarto potere”. La stampa venne subordinata agli “interessi nazionali” dovendo essa rappresentare un servizio dello stato e a favore di questo. Quindi era lo Stato a nominare i direttori dei giornali, a regolamentare la professione di giornalista e vigilare sulle attività  di coloro che l’esercitano. I giornalisti inoltre erano obbligati a seguire un corso di formazione il cui obiettivo era inculcare nei neofiti il culto della… verità  nazionale.
    Ma la limitazione della libertà  di stampa non riguardò solamente la formazione e il controllo dei giornalisti. Lo Stato stabiliva tramite la censura anche ciò che si poteva o non si poteva pubblicare in Spagna. Attraverso la censura lo Stato riuscì a limitare l’influenza delle ultime sacche di opposizione concentrata principalmente nelle aree di Madrid e di Barcellona dove più difficile era attuare un controllo totalitario e dove venivano pubblicati la maggior parte dei giornali a grande tiratura.
    Aldilà  della censura la limitazione della libertà  di stampa del regime si esprimeva anche attraverso l’indice degli argomenti proibiti all’interno delle pubblicazioni: scioperi, scandali, successione del generale Franco e salute del capo dello Stato erano tutti soggetti di cui era proibito parlare sui giornali. Nel novembre del 1964, ad esempio, Areal, direttore del diario di Valladolid, venne messo sotto accusa per avere sostenuto la riduzione del servizio militare da diciotto a tre mesi.
    Inoltre dal Ministero dell’informazione arrivavano quotidiane veline su come dovessero essere pubblicate le notizie e quali notizie avessero il diritto di essere pubblicate. Quando nel 1955 morì Ortega Y Gasset il governo precisò ai giornali che era consentito pubblicare solamente tre articoli, uno bibliografico e due commentari ed era comunque vietato parlare della sua filosofia a meno che non si sottolineassero i suoi errori in materia religiosa. Ma l’ampio spettro di possibilità  in mano al governo per evitare che potessero esistere giornali non ortodossi non é ancora finito: quando non si voleva procedere a misure eccessivamente violente bastava contingentare la quantità  di carta così che diventasse di fatto impossibile la pubblicazione del giornale.
    Ti chiedo Daniele, non trovi nulla di attuale in questo articolo? Faremo la stessa fine ? Non voglio credere che “il passato é una terra straniera” anzi mi auguro che la storia insegni a ribellarci prima di subire gli stessi orrori di chi ha già  pagato a caro prezzo il diritto alla libertà 

  6. Marco da Napoli ha detto:

    Udienza d’appello processo Dell’Utri

    http://www.youtube.com/watch?v=FiFVYazFLOQ

  7. caterina ha detto:

    Come al solito, chi si oppone al sistema viene fatto fuori, in un modo o nell’altro.
    Grazie, Daniele, che racconti anche questo. Dimenticare é uccidere un’altra volta.

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