Tanti giornali in agonia

Dall’inizio del 2009 sono 516 i giornalisti prepensionabili, 1.950 quelli che hanno 59 anni di età  e 35 anni di contributi. Perciò i conti dell’Inpgi (L’Inps dei giornalisti) sono a rischio assieme agli editori, che con tutta probabilità  si vedranno aumentare di almeno 6 punti percentuali il gettito previdenziale per i loro dipendenti.

La crisi dei giornali é sempre più grave. Il quotidiano Il Messaggero, per esempio, da oggi é uscito senza le firme dei suoi redattori che protestano per la rottura delle trattative sul piano di crisi imposta dall’azienda. Nel quotidiano del suocero di Casini sono a rischio 48 posti di lavoro, la chiusura di 2 redazioni e pesanti sacrifici economici per l’intera redazione.
Quanto a Repubblica e Corriere Carlo De Benedetti ha annunciato che “dai primi di luglio partirà  una riduzione del personale“.

Le entrate pubblicitarie calano senza spiragli di ripresa. Si vendono meno giornali, quindi gli editori sono costretti a diminuire i costi con meno pagine e meno giornalisti.
A Bari il presidente dell’associazione italiana stampatori di giornali Paolo Paloschi, nella giornata di apertura della 12esima conferenza internazionale per l’industria editoriale e della stampa italiana, ha detto che gli articoli sui giornali dovranno essere per forza più incisivi e sintetici, scritti da pochi collaboratori in redazioni snelle, in un contesto di distribuzione razionalizzata e con costi di agenzie per le foto ridotti al lumicino.

Intanto il governo, per voce del capo del Dipartimento per l’informazione e l’editoria della presidenza del Consiglio Elisa Grande, consapevole della necessità  di assicurare al mondo dell’editoria “una riforma strutturale di sistema condivisa” ha detto che “la presidenza del Consiglio sta facendo i salti mortali per trovare i fondi necessari per assicurare il pagamento dei contributi diretti per il 2009″. Proprio nelle ore in cui a Montecitorio é stato approvato il reintegro di 70 milioni per il fondo per l’editoria per il 2009 e altri 70 per il 2010.

Con la scusa che la crisi sia “occasione per riflettere sul complesso di inferiorità  che la stampa vive rispetto a Internet e alla tivù“, si é ormai preso atto che é cambiata la tempistica delle notizie e anche le modalità . Il ruolo di Twitter nelle vicende dell’Iran é soltanto l’ultimo esempio.

Intanto, di seguito, l’elenco degli esuberi (in leggero difetto) in alcune redazioni italiane:

Corriere della Sera 91
Periodici Rcs 90
Mondadori 90
Repubblica 60
La Stampa 60 (34 prepensionati)
Il Messaggero 48
Poligrafici 34
Il Sole 24 Ore blocco del turnover per 30 posizioni.
Il Mattino 33
Apcom 30
Agi 21
Tuttosport 19
Gazzettino 17
L’Unità  17
Liberazione 19
L’Arena e Giornale di vicenza 12
Telereporter 12 redattori su 23 in cassa integrazione
Conti Editore 12
L’Eco di Bergamo 9
Provincia di Como 9
La Prealpina 6
La Cuba editori 10 contratti di solidarietà 
Olympia 4
Agr 6

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21 Commenti a “Tanti giornali in agonia”

  1. Andrea S. ha detto:

    Ciao Daniele,

    sono Andrea, uno degli autori dei due video che hai utilizzato in questo post. Seguo da tempo il tuo blog e mi fa davvero piacere che il nostro lavoro di studenti e aspiranti giornalisti della Sapienza possa dare un contributo al tuo di lavoro, sicuramente più valido e professionale del nostro ma frutto di una voglia e una passione che anche noi nel nostro piccolo condividiamo.

    Spero di poterti incontrare l’8 luglio all’Alpheus di Roma in occasione della nottata NO BAVAGLIO con Travaglio e gli altri.

    Buon lavoro e continua così!!

  2. zapotec ha detto:

    Solitamente funziona così: cominciano con il barare sugli introiti, e fanno andare i conti in rosso. Poi progettano una ristrutturazione tecnologica (per rientrare nei parametri di legge), solitamente accordandosi fraudolentemente e comprando rottami a peso d’oro all’interno dello stesso gruppo editoriale o gruppo industriale/bancario, spacciandoli per tecnologie nuove. In questo modo trasferiscono ulteriore denaro ai loro gruppi di appartenenza. Gli editori vanno poi col cappello in mano a chiedere il prepensionamento e a batter cassa agli istituti previdenziali. E poi via con il balletto della mobilità  interna, spostando gente da un reparto all’altro per farli salire sul vagone del prepensionamento (la legge, infatti, permette il prepensionamento solo per i reparti oggetto del rinnovamento tecnologico). Vengono così “gonfiati” artificiosamente i reparti papabili al prepensionamento. Et voilà , ci sono persone che se ne vanno in pensione A NEMMENO CINQUANT’ANNI, con pensioni d’oro, mentre dalle colonne dei loro giornali predicano che bisogna restare di più al lavoro perché la società  invecchia. Prendono così per il culo i cittadini, che pensano a stato di crisi e menate varie, ed accettano il prepensionamento. In realtà  i signori editori si fanno i loro porci comodi, e alleggeriscono gli organici passando anche per filantropi. La 416 andrebbe abrogata.

  3. Elena Indignato ha detto:

    Non vedo gli esuberi per Libero e IlGiornale. Sono dati indisponibili, oppure sono maliziosa a pensare che il relativo Editore – vedi pedonano – non ha problemi a finanziare i suoi HousOrgan?

  4. freeman ha detto:

    >Sta distruggendo la storia, la cultura e la morale di un popolo!!!
    se siamo in questo regime di merda la colpa é proprio del popolo italiota…

  5. Venom ha detto:

    eppure il mafionano dice che va tutto bene, la crisi esiste ma é sotto controllo, criminalizzando che fà  allarmismo ingiustificato… intanto la gente continua a perdere lavoro. Questo é il segnale che ci stiamo avviando verso momenti di difficoltà  sociale che possono sfociare anche in violenza…

    Prima questo nano mafioso se ne và , prima questo paese può cominciare la risalita!!!
    Sta distruggendo la storia, la cultura e la morale di un popolo!!!

  6. freeman ha detto:

    il regime islamico non mi piace, ma israele é decisamente peggio…
    http://www.infopal.it/leggi.php?id=10419

  7. Zapotec ha detto:

    Macché crisi e crisi. Lavoro da 20 anni nei quotidiani, e periodicamente fanno carte false e denunciano lo stato di crisi per poter prepensionare grazie alla 416 ed alleggerire gli organici a spese dei contribuenti. Non ho visto una sola volta uno stato di crisi di un quotidiano che ha portato a licenziamenti, ma solo a rimescolamenti interni per mandare in pensione più gente possibile, frodando gli istituti previdenziali.

  8. Roberto G. ha detto:

    Ti quoto caro Andrea. Se fossero onesti in Israele dovrebbero stampare le risoluzioni Onu che li riguardano sulla carta igienica visto quanto le tengono in conto.

    Un pò come dovremmo fare noi con gli articoli della costituzione.

  9. Andrea X ha detto:

    Credevo che almeno chi é abituato a vedere oltre avesse capito che in Iran non succede nulla di quello che viene diffuso! Non nego gli scontri e nemmeno le vittime, ma se mandiamo in giro le immagini del G8 a Genova sono molto più violente di quelle viste in questi giorni… non riescono a fare guerra all’Iran con la scusa del nucleare, hanno provato in tutti i modi a mettere un fantoccio “made in USA” al potere ma l’attuale presidente non molla!!!! Bastano un paio di agenti Inglesi o Americani mescolati alla folla per scatenare scontri e sparatorie!! Come gli agenti di polizia italiana infiltrati nei cortei con l’ordine di agitare i manifestanti solo per dare alla polizia l’alibi per intervenire, (Cossiga docet), recentemente é succeso anche per gli scontri in piazza tra universitari a Roma. Poi se proprio vogliamo, facciamo una lista di quale stato medio-orientale ha più volte disobbedito alle direttive ONU e vedrete che non é l’Iran! Inizia sempre per I …

  10. Marco B. ha detto:

    27 giugno 2009, in Marco Travaglio
    L’uomo che sapeva troppo poco

    Signornò
    da l’Espresso in edicola

    Da quando, in via del tutto ipotetica, il suo on. avv. Niccolò Ghedini l’ha definito “utilizzatore finale” di prostitute a sua insaputa, Silvio Berlusconi si staglia come il politico più ingenuo o più sfortunato della storia dell’umanità . Dal 1974 al 1976 ospita nella villa di Arcore un noto mafioso, Vittorio Mangano, intimo del suo segretario Marcello Dell’Utri e già  raggiunto da una dozzina fra denunce e arresti, ma lo scambia per uno stalliere galantuomo: anche quando glielo arrestano due volte in casa. Dal 1978 (almeno) al 1981 é iscritto alla loggia deviata P2, convinto che si tratti di una pia confraternita. Dal 1975 al 1983 le finanziarie Fininvest ricevono l’equivalente di 300 milioni di euro, in parte in contanti, da un misterioso donatore, ignoto anche al proprietario: infatti, dinanzi ai giudici antimafia venuti a Palazzo Chigi per chiedergli chi gli ha dato quei soldi, si avvale della facoltà  di non rispondere.

    Negli anni 80 l’avvocato David Mills crea per il suo gruppo ben 64 società  offshore nei paradisi fiscali, ma lui non sospetta nulla, anzi non sa nemmeno cosa sia la capofila All Iberian. Questa accumula all’estero una montagna di fondi neri che finanziano, fra gli altri, Bettino Craxi (23 miliardi di lire) e Cesare Previti (una ventina). Previti, avvocato di Berlusconi, ne gira una parte ai giudici romani Vittorio Metta (nel 1990) e Renato Squillante (nel 1991), ma di nascosto al Cavaliere. Il quale però s’intasca il gruppo Mondadori grazie a una sentenza di Metta, corrotto da Previti con soldi Fininvest. Nei primi anni 90 il capo dei servizi fiscali del gruppo, Salvatore Sciascia, paga almeno tre tangenti alla Guardia di finanza. E nel 1994, quando la cosa viene fuori, il consulente legale Massimo Berruti tenta di depistare le indagini dopo un incontro a Palazzo Chigi col principale. Ma questi non si accorge di nulla (“giuro sui miei figli”). Nemmeno quando Sciascia e Berruti vengono condannati, tant’é che se li porta in Parlamento. Nel 1997-’98 Mills, testimone nei processi Guardia di Finanza e All Iberian, non dice tutto quel che sa e lo “salva da un mare di guai” (lo confesserà  al commercialista). Poi riceve 600 mila dollari dal gruppo di “Mr. B”. E Mr. B sempre ignaro di tutto (rigiura sui suoi figli).

    Di recente si scopre che il Nostro, nell’ottobre scorso, prese a telefonare a Noemi, una minorenne di Portici, proprio mentre il suo governo varava una legge per stroncare la piaga delle molestie telefoniche (“stalking”). Ma lui scoprì che era minorenne solo quando fu invitato al suo diciottesimo compleanno. Ora salta fuori che Patrizia D’Addario, che trascorse con lui una notte a Palazzo Grazioli, é una nota “escort” barese, pagata da un amico del premier (l’”utilizzatore iniziale”?). Ma lui non ne sapeva nulla, tant’é che in quel mentre il suo governo varava una legge per arrestare prostitute e clienti. E’ sempre l’ultimo a sapere. Può un uomo così ingenuo, o sfortunato, o poco perspicace, fare il presidente del Consiglio?

  11. andrea ha detto:

    SCRIVESSERO MENO CAZZATE E DESSERO TUTTE LE NOTIZIE DI INTERESSE GENERALE E NON QUELLE FUNZIONALI AL REGIME CHE LI FORAGGIA.

  12. CHICCA ha detto:

    L’autorità  naturale di una volontà  di vivere ritrovata non necessita e non sopporta più alcuna autorità  separata. Solo i sopravvissuti, finalmente coscienti di trovarsi a lottare al contempo per salvarsi e per creare le condizioni di un’armonia sociale foriera di felicità , potranno ristabilire la sovranità  di una vita umana e naturale al tempo stesso.
    Se la vita é davvero bella, si tratta di viverla liberamente anziché commemorarla in un Parco della Natura a pagamento come si accontenta di fare l’ecologia domestica. La bellezza della vita sta nel viverla senza limiti, non nel favoleggiarne nostalgicamente l’assenza.
    Se una rivoluzione sociale é necessaria, non si tratta più di prendere il potere ma di espellerlo per sempre dalle nostre vite. Il mostro dell’economia autonomizzata deve essere urgentemente fermato e nessuno può farlo al nostro posto.
    Al dogma della crescita economica si può opporre il progetto di una decrescita piacevole e conviviale. Sul piano demografico, su quello dei consumi, su tutti i piani del vivente si tratta di ristabilire il predominio della qualità  sulla quantità .
    Non abbiamo più niente da perdere se non la nostra insoddisfazione profonda in una tragedia planetaria.
    Abbiamo da esplorare la gioia di vivere al di fuori di ogni sacrificio.
    non sono parole mie ma le faccio mie augurandovi la buona domenica

  13. freeman ha detto:

    «Bisogna chiudere la bocca a chi parla di crisi»
    solo un essere infame può dire una stronzata del genere.

  14. Duffy ha detto:

    Ciao Daniele

    vorrei suggerirti un punto di vista alternativo sulla vicenda iraniana / twitter….

    sul mio blog e sul mio google reader (sempre accessibile dal mio blog) trovi dozzine di articoli degli ultimi giorni che danno un punto di vista alternativo a quanto avvenuto su twitter …

    non facciamoci ingannare dal “potere della rete”
    ci si mette 10 secondi a veicolare notizie false e tendenziose utilizzando twitter … visto che ormai c’é questa tendenza a credere che siccome “Viene dalla rete, allora é informazione libera”… la CIA possa facilmente “infiltrarsi” e sfruttare questo strumento per creare propaganda e disinformazione

    attenzione a non creare nuovi miti… o siamo punto a capo….

    non dico di “Avere ragione”, però stiamo molto attenti… l’inganno é ancora dietro l’angolo !

  15. freeman ha detto:

    io non compro alcun giornale, mi informo in rete, che é molto meglio… e se la gente fosse intelligente farebbe lo stesso, invece se ne frega, non vuole sapere, pensa solo ai cazzi suoi, e il regime di merda continua…

  16. Alberto M ha detto:

    Quello di Twitter é solo un alibi. Non si può spacciare per notizia un ‘sms’ di pochissimi caratteri. Ad un giornalista si richiede di raccogliere i fatti, valutarli, confrontarli, sfrondarli, approfondirli, spiegarli, etc. Insomma… quello del giornalista é (o ‘dovrebbe essere’) qualcosa che va ben oltre questi social network.

    Io vedo una possibile alleanza, ma non un ‘antagonismo dichiarato’…

  17. Alberto M ha detto:

    Caro Daniele,
    in questo post manca un passaggio a mio avviso fondamentale, relativo alle ultime dichiarazioni di Caligola relativamente al «Bisogna chiudere la bocca a chi parla di crisi».
    Oltre una turbativa di mercato é o no un atto intimidatorio? E hai notato che in quella lista NON figurano i suoi giornali “di famiglia”? Per i suoi pennivendoli la crisi non esiste…
    Non solo… chi é che ‘mangia’ il resto dei proventi della pubblicità ? Un pochino il web, ok… poi la tv. E a chi appartengono queste tv?

  18. paolo ha detto:

    Mandiamo la lettera aperta di Byoblu agli imprenditori, che non tolagno la pubblicità  ai non controllati dall’utilizzatore finale
    http://www.byoblu.com
    E’ già  pronta, basta firmarla

    Se poi qualcuno prepara una lettera x boicottare i prodotti che fanno pubblicita’ su mediaset,saremo in tanti a firmarla.

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