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	<title>banca Archivi - Il blog di Daniele Martinelli</title>
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	<description>Notizie e opinioni libere.</description>
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		<title>Per Di Maio: ecco alcuni debitori di Carige</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jan 2019 06:12:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il vicepremier Di Maio attende di conoscere la lista dei debitori di Carige da &#8220;punire&#8221;. Il rapporto &#8220;Isabella&#8221; di Bankitalia del 2013 (6 anni fa), sui crediti deteriorati è arcinoto sull&#8217;entità dei debitori di Carige, che grazie a prestiti facili l&#8217;hanno mandata a gambe all&#8217;aria. Per una somma totale di circa un miliardo e mezzo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/01/banca-carige.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-15072" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/01/banca-carige-490x245.jpg" alt="" width="490" height="245" srcset="https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/01/banca-carige-490x245.jpg 490w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/01/banca-carige-768x384.jpg 768w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/01/banca-carige.jpg 800w" sizes="(max-width: 490px) 100vw, 490px" /></a></p>
<p>Il vicepremier Di Maio attende di conoscere la lista dei debitori di Carige da &#8220;punire&#8221;. Il rapporto &#8220;Isabella&#8221; di Bankitalia del 2013 (6 anni fa), sui crediti deteriorati è arcinoto sull&#8217;entità dei debitori di Carige, che grazie a prestiti facili l&#8217;hanno mandata a gambe all&#8217;aria. Per una somma totale di circa un miliardo e mezzo di euro di prestiti, eccone alcuni: <strong>Compagnia Messina</strong> armatori e terminalisti: 450 milioni di euro (dicono che li rimborseranno entro il 2032). <strong>Enrico Preziosi</strong>, patron del Genoa e industriale del giocattolo: 81 milioni, di cui 15 abbuonati di &#8220;sconto&#8221;. <strong>Gruppo Acqua Marcia</strong> di Francesco Bellavista Caltagirone per la costruzione del nuovo porto di Imperia: 68,7 milioni. La di lui signora <strong>Beatrice Cozzi Parodi</strong>, a capo di un impero dei porti turistici nel ponente ligure, due anni fa s&#8217;è accordata per la ristrutturazione di un debito da 20 milioni. <strong>Famiglia Tronchetti Provera</strong> con la società Prelios, svariati milioni. Parco degli <strong>Erzelli</strong> di Genova Cornigliano (voluto dal centrosinistra): 250 milioni. <strong>Famiglia Orsero</strong>, industriali della frutta del Ponente ligure (finanziatori della campagna elettorale di Renzi per le primarie del Pd): 90 milioni. <strong>Marina Aeroporto</strong> dell’industriale Giuseppe Rasero: 90 milioni per un nuovo porto da 500 yacht costruito accanto alla pista dell’aeroporto di Genova. <strong>Società Villa Gavotti</strong> finanziata da Carige con 91 milioni e dichiarata fallita nel 2014. Altri 74,6 milioni al <strong>gruppo Cavallini</strong> e 20 alla <strong>Soglia Hotel Group</strong>, fino al 2008 amministrata dall’ex onorevole Pdl Gerardo Soglia, fallita nel 2012. <strong>Andrea Nucera</strong>, latitante a Dubai: 66,2 milioni, difeso dall&#8217;ex onorevole berlusconiano Enrico Nan. Sua moglie difesa dall&#8217;onorevole Pd Franco Vazio della Commissione banche. <strong>Pietro Isnardi Alimentari spa</strong>, consuocero di Alessandro Scajola, nella fondazione Carige oltre che nella Porto di Imperia spa: 25 milioni per trasformare vecchie colonie in case di lusso tra Varazze e Celle (ex Italcementi). Tra i soci dell&#8217;epoca la Curia di Savona e il gruppo di Aldo Spinelli, socio di Carige, terminalista genovese prima vicino a Claudio Burlando, oggi vicino a Giovanni Toti. Sarà perciò che il governatore della Liguria condanna la scelta di Di Maio di nazionalizzare la banca che ha accontentato tutti: partiti e chiesa.</p>
<p>La cronaca giudiziaria che riguarda Carige ha investito finora l’ex presidente dell’istituto Giovanni Berneschi e il presidente del comparto assicurativo Ferdinando Menconi, entrambi condannati in primo e secondo grado per truffa. L&#8217;accusa chiede un risarcimento per danno reputazionale alla Cassa di Risparmio di 138 milioni di euro.</p>
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		<title>Di Maio: &#8220;Carige va allo Stato&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jan 2019 08:35:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Quello di Carige non è un salvataggio, è una nazionalizzazione. La regola è una: se lo Stato mette i soldi in una banca, quella banca diventa dello Stato. Lo abbiamo sempre sostenuto. E comunque per ora non ci abbiamo messo un euro. Di certo non la ripuliremo per venderla, e non faremo favori a qualche [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Quello di Carige non è un salvataggio, è una nazionalizzazione. La regola è una: se lo Stato mette i soldi in una banca, quella banca diventa dello Stato. Lo abbiamo sempre sostenuto. E comunque per ora non ci abbiamo messo un euro. Di certo non la ripuliremo per venderla, e non faremo favori a qualche azionista che si è rifiutato di ricapitalizzare.</em>&#8221; Luigi Di Maio, vicepremier 5 stelle. Dunque, da Carige a CariNAge.</p>
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		<title>Mps, la banca salvata a debito dei cittadini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2016 08:23:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Se un imprenditore sbaglia investimenti fallisce. La sua azienda si dissolve nelle mani di un curatore fallimentare che &#8220;onora&#8221; i creditori con quel che rimane di esigibile in proporzione alle priorità. L&#8217;imprenditore non potrà più per almento 5 anni aprire altre attività, in quanto &#8220;incapace&#8221;, secondo la logica giuridica, e quindi &#8220;deleterio&#8221; o &#8220;pericoloso&#8221; per [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se un imprenditore sbaglia investimenti fallisce. La sua azienda si dissolve nelle mani di un curatore fallimentare che &#8220;onora&#8221; i creditori con quel che rimane di esigibile in proporzione alle priorità. L&#8217;imprenditore non potrà più per almento 5 anni aprire altre attività, in quanto &#8220;incapace&#8221;, secondo la logica giuridica, e quindi &#8220;deleterio&#8221; o &#8220;pericoloso&#8221; per il mercato.</p>
<p>Se un &#8220;manager&#8221; di banca sbaglia investimenti finanziando con milioni di euro amici correntisti massoni senza coperture di garanzia, la sua banca &#8211; a differenza dell&#8217;azienda dell&#8217;imprenditore &#8211; non si dissolve nelle mani di un curatore fallimentare che dovrebbe &#8220;onorare&#8221; i creditori (piccoli azionisti) spolpando le ricchezze del manager (ville, soldi all&#8217;estero etc.). Bensì, arriva il Ministro dell&#8217;Economia e il governo, che &#8220;risorge&#8221; la banca ripianando le delinquenze (sbagli) dei manager bancari con l&#8217;innesto di soldi pubblici, col conseguente indebitamento dei cittadini. Come il caso di queste ore che sta riguardando il salvataggio pubblico del Monte dei Paschi di Siena (del Pd).</p>
<p>L&#8217;operazione è sotto copertura perché giornali e tivù la spiegano con un linguaggio edulcorato (sofferenze, bond, cessione crediti, vaccino di Stato etc.), nella certezza assoluta che i cittadini non capiranno granché di tutto ciò, e intanto continueranno a rimanere poveri, ignoranti e dominati.<br />
Oggi, di nuovo, il governo Gentiloni, ce lo sancisce ufficialmente: le banche devono comandare, la massoneria deve continuare a dominare ricca il popolo che dovrà continuare a rimanere schiavo.</p>
<p>Insomma, siamo inseriti in un sistema che griderebbe vendetta stile Isis.</p>
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		<title>Lello Di Gioia, il socialista nel giro criminale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2015 00:29:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Mi vergogno. Oggi non ho avuto nemmeno il coraggio di presentarmi in aula a Montecitorio». Così il foggiano Lello Di Gioia, deputato socialista del gruppo misto eletto col Pd nel collegio della Sardegna. Secondo un’informativa della polizia, Di Gioia mediava la restituzione di parte della refurtiva con la banda del caveau, protagonista nel 2012 di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2015/03/lello-di-gioia-socialista.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-13530" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2015/03/lello-di-gioia-socialista-490x117.jpg" alt="lello di gioia socialista" width="490" height="117" srcset="https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2015/03/lello-di-gioia-socialista-490x117.jpg 490w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2015/03/lello-di-gioia-socialista.jpg 960w" sizes="(max-width: 490px) 100vw, 490px" /></a></p>
<p>«<em>Mi vergogno. Oggi non ho avuto nemmeno il coraggio di presentarmi in aula a Montecitorio</em>». Così il foggiano <strong>Lello Di Gioia</strong>, deputato socialista del gruppo misto eletto col Pd nel collegio della Sardegna. Secondo un’informativa della polizia, Di Gioia mediava la restituzione di parte della refurtiva con la banda del caveau, protagonista nel 2012 di una rapina al Banco di Napoli a Foggia che fruttò 15 milioni di euro. Tra i 14 arrestati, anche <strong>Gennaro Rendine</strong>, membro del direttivo provinciale del partito socialista, compagno di Di Gioia, nativo di San Marco La Catola, 112 mila euro di reddito dichiarato, che ha ricevuto nella sua casa per due volte <strong>Olinto Bonalumi</strong>, detto Arsenio Lupin, regista della rapina. Di Gioia nega, nega come Goebbels nonostante le prove documentate. La sua vergogna è certamente un sentimento nobile, ma non abbastanza da consigliargli le immediate dimissioni da parlamentare. Infatti, Lello Di Gioia non si dimette. Spera che le cronache poco onorevoli che lo hanno travolto, lo dimentichino in fretta per poter tornare a fare l&#8217;anonimo onorevole foriero di proposte lungimiranti: come quella di creare la sua personale provincia Ufita-Baronia-Calore-Alta Irpinia. L&#8217;Ufita «<em>trattasi di un fiume lungo chilometri 49 che, nato dal monte Formicolo, affluisce nel fiume Calore Irpino che scorre fra l&#8217;Irpinia e il Sannio&#8230;</em>». Ecco. Di Gioia è uno di quei socialisti di nostalgica memoria craxiana, che del cinghialone ha conservato la stima e la faccia di culo. Da Rino Formica ha ereditato la politica &#8220;<em>sangue e merda</em>&#8220;. Di Gioia è tra quelli che pur di salvare la poltrona a Vincenzo De Luca, vincitore delle primarie del Pd in Campania, è pronto a trattare in commissione affari costituzionali col berlusconiano Sisto per cambiare la legge Severino ed esonerare dalla decadenza i condannati per abuso d&#8217;ufficio. Perché per Di Gioia &#8220;<em>Da una sentenza di primo grado non possono discendere conseguenze così gravi</em>”. Dice proprio così. Senza vergogna. Da presidente della commissione di controllo sugli enti di previdenza e assistenza sociale e componente della commissione bilancio, tesoro e programmazione, Di Gioia ha redatto un emendamento alla legge di Stabilità che doveva dirottare al ministero del Tesoro 14 miliardi di euro della Cassa elettrica, organismo autonomo che sostiene il settore dell&#8217;energia. Emendamento ovviamente a sua insaputa, come tenne a precisare. E come Lello Di Gioia tiene a precisare oggi, da infiltrato di una banda di criminali che rapinano milioni di risparmi. Nessuna segnalazione alla giustizia ordinaria. Nessuna denuncia. Lui ha preferito trattare con i rapinatori direttamente il riscatto per conto di un suo amico, uno dei derubati. Uno degli attori del &#8220;giro criminale&#8221;. Così, senza vergogna mentre dice di avere vergogna. Soltanto un socialista può tanto.</p>
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		<title>Il deputato Pd infiltrato dei rapinatori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2015 11:10:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«Guardi, io mi vergogno. Oggi non ho avuto nemmeno il coraggio di presentarmi in aula a Montecitorio». Lello Di Gioia, deputato eletto col Pd passato al gruppo misto, presidente della commissione di controllo sugli enti di previdenza e assistenza sociale e componente della commissione bilancio, tesoro e programmazione. Il suo nome appare nell&#8217;informativa della polizia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«<em>Guardi, io mi vergogno. Oggi non ho avuto nemmeno il coraggio di presentarmi in aula a Montecitorio</em>». Lello Di Gioia, deputato eletto col Pd passato al gruppo misto, presidente della commissione di controllo sugli enti di previdenza e assistenza sociale e componente della commissione bilancio, tesoro e programmazione. Il suo nome appare nell&#8217;informativa della polizia nel ruolo di mediatore con la banda del caveau, protagonista nel 2012 di una rapina al Banco di Napoli che fruttò 15 milioni di euro. Tra i 14 arrestati, anche Gennaro Rendine, membro del direttivo provinciale di Foggia del partito socialista, compagno di Di Gioia: intento ad ottenere dalla banda la restituzione di parte della refurtiva.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2015/03/12/il-deputato-pd-infiltrato-dei-rapinatori/">Il deputato Pd infiltrato dei rapinatori</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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		<title>Bazoli e le ombre su Ubi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2015 21:04:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giovanni Bazoli Il festival di Sanremo sovrasta e distrae da tutta la cronaca che conta. Comprese le indagini che in un Paese normale dovrebbero far rizzare i capelli. Quantomeno a migliaia di piccoli risparmiatori. Il festival di Sanremo, ma siamo certi che sarebbe bastata anche una sagra della polenta, ha fatto passare sottotraccia la nuova [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2015/02/giovanni-bazoli.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-13427" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2015/02/giovanni-bazoli-488x325.jpg" alt="Tavola rotonda su beni culturali, identita' e crescita, promossa da Intesa San Paolo" width="488" height="325" srcset="https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2015/02/giovanni-bazoli-488x325.jpg 488w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2015/02/giovanni-bazoli.jpg 1536w" sizes="(max-width: 488px) 100vw, 488px" /></a><br />
<strong>Giovanni Bazoli</strong></p>
<p>Il festival di Sanremo sovrasta e distrae da tutta la cronaca che conta. Comprese le indagini che in un Paese normale dovrebbero far rizzare i capelli. Quantomeno a migliaia di piccoli risparmiatori. Il festival di Sanremo, ma siamo certi che sarebbe bastata anche una sagra della polenta, ha fatto passare sottotraccia la nuova perquisizione avvenuta negli <strong>uffici Ubi di Bergamo</strong> presieduta da <strong>Giovanni Bazoli</strong>, ras della finanza cattolico-integralista, già presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa, ineffabile predicatore di &#8220;<em>richiamo all&#8217;etica</em>&#8221; assieme a Mariotto Draghi dei tempi in cui era governatore di Bankitalia. E&#8217; da quasi un anno che Bazoli è indagato a Bergamo per ostacolo alle autorità di vigilanza, accusato di aver stretto un patto tenuto nascosto a Bankitalia e Consob per ricoprire la carica di presidente incompatibile per l&#8217;incarico già ricoperto in Banca Intesa, e che ha escluso dalla gestione le associazioni esterne. Più in largo sono quattro le procure che indagano sui vertici Ubi: oltre a Bergamo, anche Brescia, Milano e Cuneo. i reati ipotizzati sono frode fiscale, appropriazione indebita, falso ideologico, truffa, riciclaggio, violazione delle norme sul conflitto di interessi. Con Bazoli tra gli altri, è indagato anche <strong>Emilio Zanetti</strong>, ex trentennale presidente passato dalla Popolare di Bergamo, Bpu e poi Ubi. Fa sorridere pensare che un banchiere di rango come Bazoli sia ingenuo al punto di sborsare dalle casse della banca un prestito di un milione di euro alla cardiologa di cielle Maria Lucia Eufrasia Vicario, che si è presentata da Bazoli munita di tre lettere di raccomandazione farlocche, millantando di essere la nipote di Giorgio Napolitano. Episodio per il quale Bazoli non ha querelato e non ha denunciato, anche quando venne a sapere del raggiro. Ma si sa. Quando si è cattolici si è buoni, riservati e soprattutto pieni di santi nei paradisi, Fiscali. Basta dare un&#8217;occhiata alle visure camerali di Ubi e incrociarne i dati dei bilanci per scoprire l&#8217;incredibile ragnatela di partecipate off-shore che l&#8217;Ubi detiene in tutto il mondo, soprattutto negli atolli.</p>
<p><strong>In Lussemburgo</strong> Ubi detiene il 100% di Ubi Trustee SA, Webstar SA, Iw Lux Sarl formerly Investnet Italia Sarl, Corporation Financiere europeene SA, Lombardia Company management SA, Ubi Management Company SA, Bpu Banca international, Investnet International SA, Ubi sicav, Ubi bene SA, Ubis SA, Ubines s.a.r.l., Laganas securities s.ar.l., Banco di Brescia Spa. 91% di Ubi banca international, il 19% delle quote di Medinvest international SCA. <strong>A Singapore</strong> è socia al 100% di Ubi Capital Singapore Pte Ltd, Ubi Trustee Sa, e Bdg Singapore Pte Ltd. <strong>In Cina</strong> detiene il 35% in Zhong ou asset Management, 49% di Lombarda China found con sede a Shanghai. <strong>A Delaware (Usa)</strong> il gruppo Ubi detiene il 100% di Bpb Funding llc, Bpb capital trust, Banca Lombarda preferred securities trust, Banca Lombarda Capital Company llc, Banca Popolare Commercio e Industria Capital trust, Banca Popolare Commercio e Industria funding llc. <strong>In Svizzera</strong> Ubi è socio unico di Banque de deports et de gestion SA con sede a Losanna, Corporation financiere euroenne di Ginevra, Gestione lombarda de Suisse di Lugano, oltre al 30% delle quote di Sofipo SA (Lugano). Società pure nel <strong>Baliato di Jersey</strong>, paradiso fiscale nella manica tra Francia e Gran Bretagna su un&#8217;isoletta piccola come Sant&#8217;Antioco. Più a nord, <strong>a Dublino in Irlanda</strong>, Ubi detiene il 100% di tre società denominate Orio Finance NR 2 PLC, NR3 PLC, e 1 PLC. <strong>A Bruxelles</strong> giace la Barberini SA, detenuta in toto da Ubi. <strong>A Madrid</strong> troviamo la Financiera veneta SA, detenuta al 100% da Ubi. Anche l&#8217;Ubi Factor con sede a Cracovia, in <strong>Polonia</strong>, è interamente dell&#8217;Ubi. Senza contare la sfilza di società detenute in <strong>Olanda</strong>. Con quote variabili tra il 10 e il 90% troviamo appartenenti al gruppo Ubi, Ubifinance, Ubilease, Lombarda lease finance 1, 2, 3, 4, Lombarda mortage finance, Albenza srl, Ubi spv bbs, Ubi spv bpci 2012 srl, Ubi spv bpa 2012 srl, Sintonia finance srl.</p>
<p>L&#8217;elenco esposto, sebbene sia parziale, pone almeno una domanda. Che bisogno c&#8217;è per una banca che professa i valori cattolici detenere una ragnatela così fitta di partecipate all&#8217;estero dove esiste un fisco super agevolato? Cosa c&#8217;è di etico in tutto ciò? Al momento non è dato a sapere. Lo scopriremo, forse, con le indagini in corso. Speriamo non nei giorni di qualche sagra della polenta.</p>
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		<title>Scarano compagno vaticano di B.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Aug 2013 01:26:15 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Personalità particolarmente inquietante, consumato delinquente». Motivi per i quali il Tribunale del Riesame ha negato la scarcerazione del vescovo di Salerno monsignor Nunzio Scarano, arrestato per riciclaggio nello Ior, la banca Vaticana.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«<em>Personalità particolarmente inquietante, consumato delinquente</em>». Motivi per i quali il Tribunale del Riesame ha negato la scarcerazione del vescovo di Salerno monsignor Nunzio Scarano, arrestato per riciclaggio nello Ior, la banca Vaticana.</p>
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		<title>Mps, le banche voraci le salviamo noi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jan 2013 08:54:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Monte dei Paschi di Siena è una banca quotata in Borsa. E&#8217; una banca che è stata spolpata da una Fondazione controllata da un gruppo di potere concentrato nella sola città di Siena, che con operazioni di cosiddetta &#8220;finanza creativa&#8221; ha buttato miliardi di euro in una serie di &#8220;derivati&#8221;. I miliardi sono buttati, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11155" title="giuseppe mussari" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2013/01/giuseppe-mussari-487x325.jpg" alt="" width="487" height="325" srcset="https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2013/01/giuseppe-mussari-487x325.jpg 487w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2013/01/giuseppe-mussari.jpg 1000w" sizes="(max-width: 487px) 100vw, 487px" /></p>
<p>Il Monte dei Paschi di Siena è una banca quotata in Borsa. E&#8217; una banca che è stata spolpata da una Fondazione controllata da un gruppo di potere concentrato nella sola città di Siena, che con operazioni di cosiddetta &#8220;finanza creativa&#8221; ha buttato miliardi di euro in una serie di &#8220;derivati&#8221;. I miliardi sono buttati, in quanto non sono più recuperabili. Sono miliardi persi, chi dice 4, chi 5, chi 17. Fatto sta che oggi, il Mps è sull&#8217;orlo del crack. Il bubbone è scoppiato in questi giorni grazie all&#8217;indagine di tre magistrati della procura di Siena, che già da tempo intercettavano la &#8220;banda&#8221; di dirigenti del 5%. Cinque per cento sta per &#8220;quota&#8221; che i dirigenti si spartivano ad ogni operazione sui derivati da almeno cinque anni a questa parte. I dirigenti indagati sono l&#8217;ex attivista della federazione dei giovani comunisti Giuseppe Mussari, in qualità di presidente MPS voluto da Francesco Gaetano Caltagirone (sodale di Cesare Geronzi), indagato per concorso in turbativa d&#8217;asta e falso in atto pubblico già dall&#8217;estate del 2010, periodo nel quale il Monte dei Paschi acquisì da Santander la Antonveneta a un prezzo sovrastimato. Mussari, per questa meritata indagine acquisita in Mps, era nel frattempo diventato presidente dell&#8217;Abi, l&#8217;associazione delle banche italiane. Con Mussari (indagato di truffa), sono sotto indagine una serie di personaggi del sottobosco bancario, ritenuti complici di queste operazioni spericolate fatte di nascosto coi soldi dei risparmiatori, anche grazie agli aiuti della Banca d&#8217;Italia. Tra di loro, è indagato anche l&#8217;ultimo direttore generale del MPS. Si chiama Antonio Vigni, subetrato a Mussari, che come Fabrizio Corona, aveva l&#8217;obbligo di firma nei confronti della Banca d&#8217;Italia alla quale, di giorno in giorno, doveva inviare un rapporto sulla liquidità della banca &#8220;inficiata da carenze di attendibilità dei dati&#8221;. Vigni, nel frattempo, ha lasciato l&#8217;incarico in Mps alla modica cifra di buonuscita di 4 milioni di euro.</p>
<p>Ora, per farla breve, il bubbone è scoppiato. Il Monte dei Paschi di Siena è una banca in crisi di liquidità per la quale tutti, dirigenti e organi di controllo, fanno gli scaricabarile. La Banca d&#8217;Italia (fin dai tempi del governatore Antonio Fazio) si dice &#8220;sorpresa&#8221; del crack. La Consob, che è l&#8217;organo di controllo delle società quotate in Borsa (Mps è quotata), dice che non aveva poteri di controllo. Mussari e Vigni cascano dalla luna. Intanto, Mario Draghi e Mario Monti si riuniscono nelle segrete stanze per salvare la banca. Come? Accollando il colossale ammanco miliardario ai cittadini italiani che se lo spalmeranno proquota. In che modo? La soluzione sarà che la Banca d&#8217;Italia tapperà il buco di 4, 5, o 17 miliardi (cifre ancora in via di definizione visto che sono venuti a galla anche una serie di bonifici fatti all&#8217;estero) rifornendo di liquidità l&#8217;Mps. L&#8217;intervento di salvataggio finirà nel calderone dell&#8217;immenso debito pubblico che graverà su noi cittadini italiani. Questo è il quadro che si profila. Sempre che questi miliardi mancanti non possano svelare collegamenti con altre banche attive nella cosiddetta &#8220;finanza allegra&#8221; che rischiano di rivelarsi a loro volta scatole vuote, e col concreto rischio di assistere a una sorta di fallimenti bancari a catena non appena verranno a galla i bilanci di altri istituti.</p>
<p>La prima reazione su un&#8217;eventuale ipotesi di questo tipo, sarà la fuga degli azionisti col conseguente crollo dei titoli quotati. Ma poi, soprattutto, bisognerà capire come i correntisti potranno recuperare i loro soldi. Ecco perché il procuratore capo di Siena Tito Salerno ha detto di non poter rilasciare dichiarazioni. Perché <strong>la situazione esplosiva</strong> che rischia di venire a galla, è proprio questa: una serie di banche drogate di finanza allegra che, di nascosto ai loro correntisti, hanno dilapidato miliardi di euro nei derivati &#8220;pagando&#8221; ai loro dirigenti anche il disturbo, con percentuali sulle singole operazioni. Che, occhio croce, sono comunque nell&#8217;ordine di milioni di euro. Teniamoci forti che intanto i banchieri, per falso in bilancio e poco altro, potranno ringraziare Berlusconi e farla franca con pene degne da ladri di caramelle. Se facciano cazzate noi, invece, non ci sono banche d&#8217;Italia e riunioni segrete che ci salvano. Al contrario, ci portano via tutto. Anche la casa. Quando si tratta di mafia delle banche, la par condicio coi normali cittadini non esiste.</p>
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		<title>Mps fa crack, ma meglio che non si senta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jan 2013 08:02:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«La materia è talmente esplosiva e incandescente che non posso rilasciare dichiarazioni». Tito Salerno, procuratore generale di Siena, sul crack tecnico di Monte dei Paschi di Siena.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«<em>La materia è talmente esplosiva e incandescente che non posso rilasciare dichiarazioni</em>». Tito Salerno, procuratore generale di Siena, sul crack tecnico di Monte dei Paschi di Siena.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2013/01/30/mps-fa-crack-ma-meglio-che-non-si-senta/">Mps fa crack, ma meglio che non si senta</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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