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	<title>anni 70 Archivi - Il blog di Daniele Martinelli</title>
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		<title>Vaticano e Ior: diavoli in tonaca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 May 2008 22:55:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>â€œVaticano Spaâ€ e â€œI mercanti di San Pietroâ€ sono i titoli di una scottante inchiesta pubblicata in 2 puntate dal settimanale L&#8217;Europeo nel gennaio del 1977. E&#8217; il giornalista Paolo Ojetti a firmare il servizio dal quale emerge che un quarto degli immobili di Roma sono di proprietà  della Curia Vaticana. Ojetti scrive di massicce [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-thumbnail wp-image-547" title="bimbo-culo-donna" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2008/05/bimbo-culo-donna.bmp" alt="" width="310" height="225" /></p>
<p>â€œVaticano Spaâ€ e â€œI mercanti di San Pietroâ€ sono i titoli di una scottante inchiesta pubblicata in 2 puntate dal settimanale L&#8217;Europeo nel gennaio del 1977.<br />
E&#8217; il giornalista <strong>Paolo Ojetti</strong> a firmare il servizio dal quale emerge che un quarto degli immobili di Roma sono di proprietà  della Curia Vaticana.<br />
Ojetti scrive di <strong>massicce operazioni speculative dello Ior</strong>, la banca vaticana, un impero economico colossale, un incredibile regime di abusi e privilegi ingiustificati, un intreccio di affari, connivenze politiche, religione e denaro. Ojetti svela che lo Ior si é arricchito speculando nei paradisi fiscali di tutto il mondo, in particolare alle Bahamas, Isole Cayman, Vaduz, Lugano, Ginevra ma anche nelle dittature sudamericane, tra cui Argentina, Uruguay, Perù, Panama e Nicaragua.<br />
<strong>L&#8217;Osservatore romano insorge</strong> definendo l&#8217;inchiesta di Ojetti <strong>falsa</strong>, anticulturale, confusionaria, irresponsabile, scandalistica, anticlericale e goffa.<br />
La <strong>piduista Rizzoli</strong>, in tutta risposta, licenzia in tronco il direttore dell&#8217;Europeo <strong>Gianluigi Melega</strong>.</p>
<p>Nel giugno del &#8217;78 muore Paolo VI, il quotidiano Messaggero pubblica un singolare necrologio della Loggia massonica â€œ<strong>Grande Oriente d&#8217;Italia</strong>â€ in cui si legge che é la prima volta nella storia della Massoneria moderna, che un papa muore in stato di â€œnon ostilità â€.<br />
Il faccendiere piduista <strong>Umberto Ortolani</strong> definiva Paolo VI <em>il papa che aveva tolto la scomunica ai massoni perché facilitato dalla comune posizione anticomunista</em>.<br />
Un mese prima, alla vigilia del Conclave, l&#8217;agenzia di stampa <strong>Euroitalia</strong> svela i nomi in codice di 4 cardinali massoni: <strong>Sebastiano Baggio</strong> 85/2640, <strong>Salvatore Pappalardo</strong> 234/07, <strong>Ugo Poletti</strong> 32/1425 e <strong>Jean Villot</strong> 041/3.</p>
<p>La notizia ripresa da â€œOpâ€ di <strong>Mino Pecorelli</strong> si arricchisce di altri 121 nomi di presunti prelati massoni, tra cui il segretario di Paolo VI <strong>Pasquale Macchi</strong>, il vicedirettore dell&#8217;Osservatore romano <strong>Virgilio Levi</strong>, il cappellano di Paolo VI <strong>Annibale Ilari</strong> e altri prelati, fra cui addetti alla gestione delle finanze vaticane guidati dal vescovo dello Ior Paul Marcinkus, <strong>massone</strong> matricola 43/649. Alla lista va aggiunto anche <strong>Giovanni Caprile</strong>, direttore di â€œCiviltà  cattolicaâ€ su cui nel 1974 aveva tracciato la via per <em>superare il conflitto fra Chiesa e Massoneria</em>.</p>
<p>Insomma, secondo Mino Pecorelli il neo <strong>Papa Luciani</strong> Giovanni Paolo I eletto il 26 agosto 1978, é circondato da massoni.<br />
Il giornalista <strong>Paolo Panerai</strong> sulle pagine de â€œIl Mondoâ€ indirizza una lettera aperta a Giovanni Paolo I in cui scrive <em>â€œE&#8217; giusto che il Vaticano operi sui mercati dei paradisi fiscali come un agente speculatore? E&#8217; giusto che il Vaticano abbia una banca che interviene nei trasferimenti illegali di capitali? E&#8217; giusto che lo Ior aiuti gli italiani a evadere il Fisco?  Possibile che il direttore della banca vaticana Paul Marcinkus, abbia rapporti col bancarottiere Michele Sindona?</em></p>
<p>Purtroppo Marcinkus intrattiene rapporti anche con <strong>Roberto Calvi, Umberto Ortolani e Licio Gelli</strong> per spericolate scorribande speculative in tutto il mondo.<br />
Sindona lo definisce <em>avido</em> e interessato ad arricchire Paolo VI per farsi nominare cardinale. Ma Paolo VI <strong>muore</strong> e il suo successore, <strong>Giovanni Paolo I</strong>, é contro la massoneria. Intende <strong>rimuovere Marcinkus</strong> dalla direzione dello Ior e cambiare tutti i vertici vaticani.<br />
Il 29 settembre, dopo soli 33 giorni di pontificato, <strong>Giovanni Paolo I rinviene cadavere</strong> nel proprio letto. La Curia vaticana impedisce l&#8217;autopsia sul corpo, ma in tutto il mondo si parla chiaramente di assassinio tramite avvelenamento.</p>
<p>Il 16 ottobre diviene Papa il polacco <strong>Karol Wojtyla</strong>, appoggiato dall&#8217;Opus Dei e in stretti rapporti con Marcinkus, che può <strong>continuare i suoi loschi traffici</strong> finanziari coi piduisti Ortolani-Calvi-Gelli.<br />
Alcuni anni dopo il piduista <strong>Pier Carpi</strong> parlerà  della â€œ<em>Loggia Ecclesia</em>â€, in contatto diretto col duca <strong>Michele di Kent</strong> della Loggia unita d&#8217;Inghilterra, Londra, dove morirà  impiccato sotto un ponte del Tamigi Roberto Calvi.</p>
<p>Marcinkus lascia la guida dello Ior nel 1988, al suo posto arriva <strong>Angelo Caloia</strong>, proveniente dal Mediocredito lombardo su chiamata di Wojtyla, che nello statuto promulgato nel 1990 istituisce la <strong>Commissione cardinalizia</strong> di vigilanza presieduta da Tarcisio Bertone.<br />
Nell&#8217;era post Marcinkus, confinato a Phoenix dove muore nel febbraio del 2006 all&#8217;età  di 84 anni, Caloia impiega questi ultimi 20 anni per riconsegnare credibilità  internazionale allo Ior. Banca protetta dal muro spesso 9 metri della torre Niccolò V, di cui si presume un patrimonio stimato in <strong>5 miliardi di euro</strong>.<br />
L&#8217;opinione pubblica non ha mai saputo quanti soldi custodisce veramente lo Ior. Si sa solo che la nuova politica dei depositi debba essere ampiamente chiara e documentata. Almeno <strong>ufficialmente</strong>. Poi, di fatto, si sa che lo Ior custodisce milioni di euro di diverse organizzazioni mafiose siciliane, oltre che di bancarottieri come <strong>Cesare Geronzi</strong> e figuri alla <strong>Lucianone Moggi</strong>, divenuto collaboratore sul sito di Papanews.<br />
Le procure che indagano sui traffici illeciti di denaro sporco trovano nello Ior un <strong>ostacolo invalicabile</strong>.<br />
Segno che quella é la patata bollente che tiene sulla graticola questa povera italietta allo sbando di mafia, massoneria e criminalità . Con la maledizione di un sonoro â€œAmenâ€.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="355" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="wmode" value="transparent" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/VhzeRtlmFFM&amp;hl=it" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355" src="http://www.youtube.com/v/VhzeRtlmFFM&amp;hl=it" wmode="transparent"></embed></object></p>
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		<title>Aldo Moro doveva morire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Mar 2008 21:27:21 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2008/03/aldo-moro-morto.jpg" alt="aldo-moro-morto.jpg" /><img decoding="async" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2008/03/doveva-morire.jpg" alt="doveva-morire.jpg" /></p>
<p>La strage di Via Fani e il sequestro Moro ebbero il movente politico di impedire che lâ€™esecutivo in programma proprio quella mattina alla Camera dei Deputati del quarto governo Andreotti, desse fiducia allâ€™inedito <strong>sostegno del Pci alla Dc</strong>, storica svolta politica voluta dallo stesso Moro che avrebbe vinto le forti contrarietà  della Destra Dc.<br />
La compagna del Venerabile, <strong>Nara Lazzerini</strong>, dichiarò al processo che Gelli, la mattina del sequestro Moro, ricevette 2 persone allâ€™Hotel Excelsior di Roma alle quali si rivolse dicendo â€œ<strong>il più é fatto</strong>â€.<br />
Il gladiatore <strong>Pierluigi Ravasio</strong> testimoniò che il generale piduista Pietro Musumeci, disponeva di un <strong>infiltrato nelle Br</strong> che lâ€™aveva informato di ciò che sarebbe accaduto quella mattina. Al momento della strage, nei paraggi di via Fani, stazionava il colonnello <strong>Camillo Guglielmi</strong>, ufficiale del Sismi agli ordini di Musumeci, nonché istruttore in corsi speciali di addestramento a tecniche di agguato e di imboscata che si tenevano nella base militare segreta di Capo Marrargiu, organizzati dallâ€™ufficio D del Sid che disponeva di infiltrati delle Br, diretto a lungo dal piduista <strong>Maletti</strong>. (si saprà  soltanto nel 1991)<br />
Il 10 maggio 1978, allâ€™indomani del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro in via Caetani, il ministro dellâ€™interno <strong>Francesco Cossiga</strong> si dimise con un comunicato che celava con cinica chiarezza la copertura offerta alla banda piduista <strong>vincitrice occulta</strong> sulla resa dello Stato. Non a caso quelle dimissioni consentirono alla P2 di <strong>mantenere il controllo</strong> dei servizi segreti e di pilotare le indagini sul sequestro e lâ€™uccisione di Moro.<br />
Cossiga mentirà  ai magistrati dicendo di aver conosciuto Gelli <strong>dopo il caso</strong> Moro tramite il segretario di Donat Cattin, Ilio Giasolli, ma Gelli invece, dichiarerà  di aver conosciuto Cossiga nel <strong>1972</strong>.<br />
Dopo le dimissioni Cossiga tornò alla ribalta addirittura a Palazzo Chigi: nel 1980 guidò ben <strong>2 governi</strong>, il primo tripartitico in cui finirono Ministri i piduisti <strong>Adolfo Sarti</strong> alla Difesa e <strong>Gaetano Stammati</strong> al commercio estero. Nel secondo governo di settembre Sarti finì allâ€™Istruzione lasciando il posto alla Difesa al massone <strong>Lelio Lagorio</strong>, al compagno di merende <strong>Enrico Manca</strong> fu affidato il Ministero del commercio estero (successivamente nominato direttore della Rai).<br />
Mentre questo quadro consentì a Cossiga di mantenere forti contatti coi servizi segreti e, quindi con Licio Gelli, le indagini sullâ€™omicidio Moro si rivelarono inconcludenti.<br />
Il 30 agosto il governo Andreotti varò â€œPoteri speciali antiterrorismoâ€ al generale dei carabinieri <strong>Carlo Alberto Dalla Chiesa</strong>, i cui reparti, in ottobre, smascherarono il covo di Milano Lambrate arrestando i brigatisti <strong>Lauro Azzolini, Franco Bonisoli e Nadia Mantovani</strong> portando alla luce anche il memoriale dattiloscritto di Moro, successivamente manomesso e censurato perché â€œscottanteâ€ nei confronti di uomini politici in carica.<br />
Nel dicembre â€™78 Licio Gelli ricevette nella sua villa di Arezzo il giornalista <strong>Marcello Coppetti </strong>e lâ€™aviere <strong>Umberto Nobili</strong>, inerlocutori di fiducia collegati ai servizi segreti, su volere di <strong>Antonio Viezzier</strong>, tenente colonnello piduista a capo del centro di controspionaggio del Sid.<br />
Durante lâ€™incontro Gelli â€œsi sbottonòâ€ raccontando la vicenda <strong>Rizzoli-Corriere della Sera</strong> e di come fosse riuscito a far nominare <strong>Enrico Mino</strong> a capo dellâ€™Arma dei Carabinieri.<br />
Rimando ad un prossimo post, linko un&#8217;intervista radiofonica rilasciata da <strong>Maria Fida Moro</strong> a Mario Adinolfi e ricordo, per chi volesse saperne di più, che &#8220;Chiarelettere&#8221; ha recentemente mandato in libreria &#8220;Doveva morire&#8221; di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato.</p>
<p><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/8w-E2c7bsPc&#038;hl=it"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/8w-E2c7bsPc&#038;hl=it" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object></p>
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		<title>Anniversari delle vittime laiche (5)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Jan 2008 08:33:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>29 gennaio 1919: Giovanni Zangara, dirigente contadino e assessore della giunta socialista a Corleone, muore sotto i colpi di un&#8217;arma da fuoco in circostanze mai chiarite 31 gennaio 1980: Carlo Ala, 59 anni, sorvegliante alla Framtek di Settimo Torinese muore ucciso da 10 colpi di pistola sparati da un commando di 6 terroristi che irrompono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>29 gennaio 1919: Giovanni Zangara</strong>, dirigente contadino e assessore della giunta socialista a Corleone, muore sotto i colpi di un&#8217;arma da fuoco in circostanze mai chiarite<br />
<strong>31 gennaio 1980: Carlo Ala</strong>, 59 anni, sorvegliante alla Framtek di Settimo Torinese muore ucciso da 10 colpi di pistola sparati da un commando di 6 terroristi che irrompono di sera, nel momento dell&#8217;inizio del turno notturno. Ala, assieme ad alcuni colleghi viene preso in ostaggio dai malviventi che lanciano 2 bottiglie incendiarie vicino all&#8217;inferneria dell&#8217;azienda e prima di morire viene fatto stendere a terra.<br />
Il commando di brigatisti fugge su 2 auto inseguite dagli spari del collega Lutri che reagisce dopo essersi ripreso dallo smarrimento.<br />
Carlo Ala é il primo operaio  del gruppo Fiat a cadere assassinato da terroristi. Lascia la moglie e le figlie Cristina di 26 anni, Caterina di 24, Maria Pia di 21.<br />
<strong>1 febbraio 1894: Emanuele Notarbartolo</strong>, 59 anni, già  sindaco di Palermo che cerca di debellare il fenomeno della corruzione alle dogane, é la prima vittima eccellente della mafia. Viene ucciso in treno a Termini Imerese con 27 colpi dei pugnali dei mafiosi Matteo Filippello e Giuseppe Fontana.<br />
Nel 1899 la camera dei deputati autorizzò il processo contro Raffaele Palizzolo come mandante dell&#8217;assassinio. Nel 1901 venne giudicato colpevole e condannato, ma nel 1905 fu assolto dalla Corte d&#8217;Assise di Firenze per insufficienza di prove, si pensa grazie ai suoi appoggi importanti nel mondo politico.<br />
Emanuele Notarbartolo é uno dei mille nella spedizione di Giuseppe Garibaldi, per 3 anni é responsabile dell&#8217;ospedale di Palermo. L&#8217;Unità  d&#8217;Italia che rischia di far fallire il Banco di Sicilia trova in Notarbartolo un autorevole figura in grado di contrastarne il collasso. Il suo operato contrasta col consiglio della banca composto da politici collusi con la mafia locale.<br />
Uno di questi, Raffaele Palizzolo, parlamentare, é uno speculatore che Notarbartolo si ritrova assegnato come collaboratore dal governo De Pretis e col quale ha molti screzi sulla condotta.<br />
Da sindaco promuove varie opere urbanistiche tra cui la costruzione del Teatro Massimo di Palermo.<br />
<strong>2 febbraio 2007: Filippo Raciti</strong>, 40 anni, poliziotto, muore a Catania durante gli scontri con una frangia di teppisti, intervenuto per sedare i disordini alla fine della partita di calcio Catania-Palermo.<br />
Colpito da un corpo contundente mai ritrovato per il quale sono ancora in corso le indagini, Raciti cade per un&#8217;emorragia al fegato.<br />
Le indagini hanno portato in carcere il 18enne ultrà  catanese Antonino Speziale, indagato per omicidio.<br />
Il tribunale del riesame per i minorenni di Catania, meno di una settimana fà , accogliendo la richiesta del sostituto Angela Busacca, ha condotto Speziale gli arresti domiciliari in comunità .<br />
Accusato anche di resistenza, gli avvocati difensori Giuseppe Lipera e Grazia Coco, hanno annunciato che presenteranno ricorso. </p>
<p><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/WAuIlqvbRHE&#038;rel=1"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/WAuIlqvbRHE&#038;rel=1" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object></p>
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		<title>Anniversari delle vittime laiche (4)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jan 2008 10:07:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come ogni fine settimana, riporto i nomi delle vittime laiche di cui ricorre l&#8217;imminente anniversario e i cui delitti sono rimasti totalmente impuniti o puniti solo a metà , con brevi profili dei loro casi, tratte dal calendario dei &#8220;Santi laici&#8221; pubblicato e scaricabile gratuitamente dal blog di Beppe Grillo. 21 gennaio 1982: Euro Tarsilli, 19 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2008/01/19/anniversari-delle-vittime-laiche-4/">Anniversari delle vittime laiche (4)</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come ogni fine settimana, riporto i nomi delle vittime laiche di cui ricorre l&#8217;imminente anniversario e i cui delitti sono rimasti totalmente impuniti o puniti solo a metà , con brevi profili dei loro casi, tratte dal calendario dei &#8220;Santi laici&#8221; pubblicato e scaricabile gratuitamente dal blog di Beppe Grillo.</p>
<p><strong>21 gennaio 1982</strong>: Euro Tarsilli, 19 anni e Giuseppe Savastano 20 anni, entrambi Carabinieri, muoiono in un conflitto a fuoco con i Comunisti Combattenti a bordo di un autobus di linea sulla tratta Siena-Montalcino, fermato per un controllo di routine.<br />
<strong>23 gennaio 1973</strong>: Roberto Franceschi, 20 anni, leader del movimento studentesco  e Roberto Piacentini, 23 anni, operaio, cadono colpiti dai proiettili sparati ad altezza uomo da un gruppo di poliziotti che cercano di disperdere un&#8217;assemblea universitaria aperta a tutti presso la Bocconi di Milano, ma non autorizzata dal Rettore.<br />
Entrambi vengono colpiti alle spalle.<br />
In memoria di Roberto Franceschi nel 1996 é nata una fondazione raggiungibile <a target="_blank" href="http://www.fondfranceschi.it" rel="noopener">qui</a>.<br />
<strong>24 gennaio 2005</strong>: Attilio Romano, 29 anni, incensurato, muore ucciso in un agguato a Napoli mentre si trova al lavoro nel suo negozio. Finora le indagini hanno stabilito che Romano é stato vittima di una vendetta trasversale nell&#8217;ambito di una sanguinosa faida interna al clan Di Lauro, diviso tra fedelissimi e scissionisti, in lotta per la spartizione del mercato della droga.<br />
<strong>25 gennaio 1980</strong>: Antonio Casu, 48 anni, Carabiniere, muore assassinato a Genova nella sua auto raggiunta da un commando di terroristi che la crivellano di colpi.<br />
Lascia la moglie e due figli: Giuseppe e Giovanni.<br />
Lâ€™attentato viene rivendicato 3 quarti d&#8217;ora dopo alla redazione del â€œSecolo XIXâ€ dalle Brigate Rosse.<br />
<strong>26 gennaio 1979</strong>: Mario Francese, 53 anni, giornalista di cronaca giudiziaria presso il &#8220;Giornale di Sicilia&#8221;, muore ucciso da un commando di mafiosi a Palermo, davanti a casa.<br />
Durante la sua attività  si era occupato della strage di Ciaculli, del processo ai corleonesi del 1969 a Bari, dell&#8217;omicidio del colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo, unico giornalista ad intervistare la moglie di Totò Riina.<br />
Per l&#8217;assassinio sono stati condannati Totò Riina, Leoluca Bagarella (che sarebbe stato l&#8217;esecutore materiale del delitto), Raffaele Ganci, Francesco Madonia, Michele Greco e Bernardo Provenzano. </p>
<p>Infine ricordo che oggi é il <a target="_blank" href="http://www.pinomasciari.org/" rel="noopener"><strong>Pino Mà sciari</strong></a> Day, la giornata dedicata all&#8217;imprenditore calabrese che per essersi permesso di denunciare il racket nella sua terra é stato costretto ad andarsene.<br />
Da ormai 11 anni, Pino e la sua famiglia vivono nascosti e sotto scorta da <strong>liberi prigionieri</strong> perché in Calabria hanno dovuto lasciare tutto: casa, lavoro, affetti e pure la &#8216;ndragheta intatta che finora é l&#8217;unica ad aver vinto.<br />
Propongo il video che gli ho realizzato in occasione del suo intervento alla serata &#8220;Break the mafia&#8221; che si é svolta a Milano in novembre. </p>
<p><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/EZxU0zGav0w&#038;rel=1"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/EZxU0zGav0w&#038;rel=1" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object></p>
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		<title>Anniversari delle vittime laiche (2)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jan 2008 02:50:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[anni 70]]></category>
		<category><![CDATA[brigate rosse]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  Ecco la lista delle vittime italiane di cui ricorre l&#8217;anniversario in questa settimana: 7 gennaio 1978: Franco Bigonzetti 20 anni e Francesco Ciavatta 18, attivisti del Fronte della Gioventù corrente di estrema destra del Movimento sociale italiano, in procinto di volantinare un concerto vengono freddati da un commando di 6 persone armate di mitraglietta all&#8217;esterno della sede [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2008/01/pistola.jpg" alt="pistola.jpg" /> </p>
<p>Ecco la lista delle vittime italiane di cui ricorre l&#8217;anniversario in questa settimana:<br />
<strong>7 gennaio 1978</strong>: <strong>Franco Bigonzetti 20 anni </strong>e<strong> Francesco Ciavatta 18</strong>, attivisti del Fronte della Gioventù corrente di estrema destra del Movimento sociale italiano, in procinto di volantinare un concerto vengono freddati da un commando di 6 persone armate di mitraglietta all&#8217;esterno della sede partitica di Acca Larentia, nel quartiere Tuscolano a Roma.<br />
Nell&#8217;agguato rimane ferito anche Vincenzo Segneri, che scampa alla morte rifugiandosi dietro la porta blindata della sede del partito.<br />
I tafferugli seguenti mobiliteranno le forze dell&#8217;ordine con cariche e lancio di lacrimogeni provocando un altro morto: <strong>Stefano Recchioni, 19 anni</strong>, centrato da una pallottola in piena fronte sparata da Edoardo Sivori, capitano dei carabinieri. Diversi testimoni riferiranno di aver visto Sivori tentare di sparare nel mucchio di persone ma, inceppatasi l&#8217;arma, si sarebbe fatto prestare la pistola da un collega.<br />
Il raid rivendicato dai Nuclei Armati di Contropotere territoriale porterà  ad una svolta soltanto 10 anni dopo, nel 1988 quando si scopre che la mitraglietta Skorpion usata nella strage é la stessa usata per gli omicidi dell&#8217;economista Ezio Tarantelli, dell&#8217;ex sindaco di Firenze Lando Conti e del senatore Roberto Ruffili, firmati dalle Brigate rosse.<br />
Livia Todini, ex terrorista pentita afferma di aver assistito alla riunione in cui si pianificò l&#8217;agguato di Acca Larenzia, accusando Mario Scrocca, Fulvio Turrini, Cesare Cavallari, Francesco de Martiis e Daniela Dolce, tutti ex militanti di Lotta Continua. Scrocca si suicida in cella il giorno dopo l&#8217;interrogatorio, gli altri imputati, dopo l&#8217;arresto vengono assolti in primo grado per insufficienza di prove.</p>
<p><strong>8 gennaio 1993: Giuseppe Alfano, 42 anni</strong>, insegnante col vezzo del giornalismo d&#8217;inchiesta (non ancora iscritto all&#8217;ordine professionale) viene ucciso nella sua auto a pochi metri da casa a Barcellona Pozzo di Gotto (ME) da un uomo a bordo di un motorino che gli spara a bruciapelo 3 colpi di una calibro 22. Corrispondente del quotidiano catanese &#8220;La Sicilia&#8221;, Alfano nei suoi articoli denunciava la presenza di mafiosi e di traffici illeciti nella sua provincia, quella di Messina considerata &#8220;babba&#8221; (nel linguaggio di Cosa nostra significa senza presenza mafiosa), sfatando così un falso mito.<br />
Aveva iniziato un&#8217;indagine (tuttora in corso) su un traffico internazionale di armi che passava nella sua zona e avrebbe contribuito anche alla cattura del boss Nitto Santapaola nel 1993 (da qualche tempo rifugiato in una casa a 50 metri di distanza dalla sua), oltre ad aver denunciato le truffe all&#8217;Unione Europea perpetrate da alcuni imprenditori locali massoni, tra cui Giuseppe Sindoni, presunto mandante dell&#8217;omicidio considerato tale dal collaboratore di giustizia Maurizio Avola, killer mafioso autore di 80 omicidi, fermato all&#8217;ultimo momento &#8211; secondo la sua testimonianza &#8211; da Marcello D&#8217;Agata. La truffa denunciata da Alfano consisteva nel fatto che questi imprenditori ricevevano i rimborsi economici di tonnellate di arance destinate ufficialmente al macero ma che poi venivano regolarmente vendute ai mercati.<br />
Ha pagato con la vita i contenuti dei suoi articoli che valevano un rimborso di 5.000 lire l&#8217;uno, 2 mesi dopo la morte, <strong>Riccardo Orioles</strong> sui &#8220;Siciliani nuovi&#8221; lo definsce ironicamente un<strong> &#8220;cronista rompicoglioni</strong>&#8221; delle autorità  locali.<br />
In carcere per questo omicidio c&#8217;é soltanto Pippo Gullotti, mentre il presunto killer, Antonio Merlino é stato assolto su rinvio della Cassazione dopo 2 condanne a 21 anni e mezzo di carcere.<br />
La figlia Sonia, costituitasi inutilmente parte civile al processo dopo che si era sparsa la falsa voce di un delitto a sfondo pedofilo e passionale, é ancora oggi in cerca dei mandanti dell&#8217;omicidio di suo padre, a suo dire sugli scranni del parlamento.</p>
<p><strong>9 gennaio 1985: Ottavio Conte, 28 anni</strong>, agente di Polizia in forza ai Nuclei Operativi di Sicurezza dellâ€™antiterrorismo, disarmato perché fuori servizio, intento a telefonare in una cabina del lungomare romano di Torvaianica, viene avvicinato da 2 sconosciuti scesi da un&#8217;Alfetta e trascinato fuori dalla cabina dove gli esplodono addosso 6 colpi con 2 pistole calibro 7,65, uccidendolo sul colpo. Sia gli autori che i mandanti del delitto rivendicato dalle Brigate Rosse non sono mai stati individuati.</p>
<p><strong>11 gennaio 1979: Stefano Cecchetti 19 anni</strong>, simpatizzante del Fronte della gioventù muore ucciso all&#8217;esterno di un bar di Bologna da alcuni colpi d&#8217;arma da fuoco sparati da un individuo passato a bordo di una macchina in corsa. Con lui, cadono sul selciato feriti i 18enni Maurizio Battaglia e Alessandro Donatore, tutti militanti di destra. La rivendicazione dell&#8217;agguato arriva da parte dei &#8220;Compagni Organizzati per il Comunismo&#8221;, rimasti impuniti.</p>
<p><strong>12 gennaio 2006</strong>: balza alla cronaca <strong>Federico Aldrovandi</strong>, studente di <strong>18 anni</strong>, trovato morto in una pozza di sangue con le manette ai polsi da alcuni volontari della Croce Rossa accorsi su chiamata di una pattuglia di poliziotti a Ferrara alle 6 del mattino. La causa accertata della sua morte é arresto respiratorio. Il cadavere presenta un viso sfigurato, sangue alla bocca, ecchimosi all&#8217;occhio destro, ferite dietro la testa, scroto schiacciato e 2 lividi da compressione sul collo. I giornali locali, a caldo, scrivono di un malore fatale per un&#8217;overdose, ma poco dopo i dettagli della versione fornita dalla questura contrastano con la relazione di servizio della squadra mobile. Dovendo ritrattare i poliziotti cominciano a definire Federico Aldrovandi &#8220;una furia&#8221;.<br />
Le indagini partono dal medico di famiglia a cui verranno chieste notizie sul &#8220;drogato&#8221;, lo stesso si cercherà  di fare con i compagni di Federico, convocati dalla narcotici e dalla mobile e torchiati con frasi del tipo &#8220;Lo sappiamo che siete tutti drogati, diteci dove comprate la roba&#8221;.<br />
Partono le indagini del pm assegnate proprio alla polizia che intanto si é già  mossa con una denuncia per calunnia, il procuratore capo dirà  che la morte non fu causata dalle percosse.<br />
Mentre la perizia tossicologica smentisce la polizia, il rapporto delle volanti svela che 4 agenti dovettero ricorrere alle cure del pronto soccorso: 2 agenti usciti con una prognosi di 7 giorni, gli altri addirittura di 20. Ma nessuno di loro si sarebbe fatto ricoverare.<br />
Spuntano anche i manganelli in questa triste storia. Uno addirittura si rompe quella mattina, probabilmente sulla schiena, sulle gambe e sul viso di Federico, segni che fanno pensare addirittura che fosse stato impugnato al rovescio.<br />
Qualcuno dice di aver visto Federico immobilizzato a terra, col ginocchio di un agente puntato sulla schiena e un manganello sotto la gola mentre l&#8217;altra mano del tutore dell&#8217;ordine gli tirava i capelli. Il ragazzo sussultava, faceva salti di mezzo metro. A fianco a lui, una poliziotta si sarebbe vantata: &#8220;L&#8217;ho tirato giù io, &#8216;sto stronzo!&#8221;.<br />
Sulle tv private il questore insiste: &#8220;L&#8217;intervento degli operatori é avvenuto al solo scopo di impedire al giovane di continuare a farsi del male&#8221;. Missione fallita. Finora con la scoperta della verità .</p>
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		<title>Anniversari delle vittime laiche (1)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Dec 2007 14:07:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[anni 70]]></category>
		<category><![CDATA[brigate rosse]]></category>
		<category><![CDATA[giornali]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  Da oggi, per tutto il 2008 cercherò con puntualità , ogni domenica, di elencare i morti uccisi coincidenti con la settimana entrante per i quali non é ancora stata fatta giustizia o é stata fatta soltanto in parte. Con questo post domenicale che inaugura la categoria &#8220;la nostra storia&#8221; la storia di vittime italiane: da magistrati a politici, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2007/12/30/anniversari-delle-vittime-laiche-1/">Anniversari delle vittime laiche (1)</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2007/12/piersanti-mattarella.gif" alt="piersanti-mattarella.gif" /> </p>
<p>Da oggi, per tutto il 2008 cercherò con puntualità , ogni domenica, di elencare i morti uccisi coincidenti con la settimana entrante per i quali non é ancora stata fatta giustizia o é stata fatta soltanto in parte. Con questo post domenicale che inaugura la categoria &#8220;la nostra storia&#8221; la storia di vittime italiane: da magistrati a politici, da giornalisti a comuni cittadini un breve profilo di persone sostanzialmente oneste ed incensurate cadute sotto i colpi di mafiosi, estremisti coloriti, sicari o mandanti rimasti ignoti.<br />
Lo farò attingendo i nomi dal calendario dei santi laici pubblicato da Beppe Grillo sul suo blog.<br />
<strong>2 gennaio 2005: Francesco Rossi</strong>, incensurato, muore all&#8217;ospedale napoletano di Pollena Trocchia dopo 5 giorni di agonia. Vittima di uno sbaglio perché sulla traiettoria dell&#8217;obiettivo dell&#8217;agguato di camorra, Vincenzo Mauri, 51 anni, pregiudicato caduto a sua volta dentro un circolo ricreativo di Sant&#8217;Anastasia. Rossi viene raggiunto al petto da 1 dei 6 proiettili sparati da un sicario in sella ad un motorino. Soprannominato Fravulella, Rossi era assai noto perché capo della tifoseria della squadra di calcio locale.<br />
<strong>4 gennaio 1992</strong>: Francesco Aversa, sovrintendente di polizia muore in un delitto con sua moglie <strong>Lucia Precenzano</strong>, in via dei Campioni a Lamezia Terme lasciando nel dolore i 3 figli Walter, Paolo e Giulia. I colpevoli, rei confessi, saranno condannati nel gennaio del 2002, quando davanti al gip del tribunale di Catanzaro ammetteranno le loro responsabilità . Si tratta di Salvatore Chirico e Stefano Speciale, entrambi di Taranto, entrambi esponenti della sacra corona unita. Le colpe di Francesco Aversa quelle di aver rotto il secolare muro di omertà  collaborando con lâ€™Autorità  giudiziaria e permettere lâ€™arresto di malavitosi ed assassini locali.<br />
<strong>5 gennaio 1984: Giuseppe Fava</strong>, scrittore, saggista e giornalista già  direttore de il &#8220;Giornale del Sud&#8221; e fondatore de &#8220;I Siciliani&#8221; primo giornale antimafia in Sicilia, muore ucciso in un agguato a Catania. Per il delitto sono stati condannati membri del clan mafioso dei Santapaola. àˆ considerato il primo intellettuale vittima di Cosa nostra.<br />
<strong>6 gennaio 1980: Piersanti Mattarella</strong> (in foto) presidente democrsitiano della regione Sicilia vicino alla corrente politica di Aldo Moro, muore assassinato a Palermo si presume da esponenti di cosa nostra durante la sua opera di modernizzazione dell&#8217;amministrazione regionale e per il suo impegno nella ricerca di collusioni tra mafia e politica.<br />
Inizialmente considerato un attentato terroristico, é Tommaso Buscetta ad indicare il delitto di mafia e secondo il collaboratore di giustizia Francesco Marino Mannoia, <strong>Giulio Andreotti era consapevole</strong> dell&#8217;insofferenza della mafia per la condotta di Mattarella ma non avvertì mai né l&#8217;interessato né la magistratura, pur avendo partecipato ad almeno 2 incontri con capi mafiosi per discutere della sua politica.<br />
Il fatto é scritto nella sentenza del giudizio di Appello del <strong>processo allo stesso Giulio Andreotti confermata dalla Cassazione nel 2004</strong>, in cui si afferma che l&#8217;allontanamento di Andreotti dal sodalizio mafioso fu dovuto proprio all&#8217;efferato delitto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2007/12/30/anniversari-delle-vittime-laiche-1/">Anniversari delle vittime laiche (1)</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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