I fari puntati sulle strategie del Movimento 5 stelle in vista del voto di fiducia al governo Draghi, hanno messo in penombra i veleni della Lega con le sue ultime contorsioni politiche. Contorsioni clamorose se pensiamo all’incredibile svolta “governista” voluta e orchestrata da leader Matteo Salvini. Il quale, dalla sera alla mattina, ha mandato in soffitta ruspe, pacchi natalizi e citofoni per dirsi disposto a qualsiasi condizione pur di far parte dell’imminente –probabile – governo Draghi. Salvini vuol essere in partita, magari da ministro, e perciò, durante il recente incontro con l’ex presidente della Bce, ha archiviato le sue ambizioni da flat tax, bandite tutte le emergenze immigrati e smesse le bordate contro “l’Europa dei burocrati” e “dei geni di Bruxelles”, con l’odiato euro, che ormai sembrano materia solo per Crozza.

Inversione a “U”

Un’inversione a U, quella di Salvini, favorita dalla caduta del governo Conte 2, a sua volta piegato dal tradimento da parte di Italia viva di Renzi in un momento di macerie economiche lasciate dal coronavirus, che nella Lega ha intaccato come un virus tutti i maggiorenti del partito. Da Giorgetti a Romeo, passando per gli “antieuro” Borghi e Bagnai, fino a Riccardo Molinari, presidente del gruppo leghista alla Camera tanto voluto da Salvini ai tempi delle felpe sovraniste in veste di vicesegretario federale. Tutti “celoduristi” rispetto a qualche leghista più moderato e assai europeista già da tempo.

La leghista che aveva visto lungo

Del resto, sono storia i diktat di Salvini nei confronti dei non allineati nel partito. Un caso emblematico riguarda la Lega in Piemonte. Nel 2014, il già allora leader del Carroccio commissariò la segreteria per fermare la candidatura di Gianna Gancia, moglie del senatore Calderoli, già presidente della provincia di Cuneo, nonché attuale europarlamentare leghista del gruppo Europa delle Nazioni e Libertà. Erano i tempi dell’allora uscente presidente Roberto Cota, finito nelle stecche del Tar che annullò le elezioni regionali, oltre al processo “mutande verdi”. Processo per il quale Cota è ancora oggi in attesa di revisione della sentenza alla Corte d’Appello dopo una condanna a un anno e mezzo per peculato “bocciata” dalla Cassazione. Gancia fu platealmente ostacolata nella sua scalata alla segreteria piemontese della Lega in favore di Molinari col pretesto del “conflitto di interessi” parentali in quanto legata a Calderoli. Insomma, la Lega a trazione salviniana ha preferito accerchiarsi di “celoduristi” a discapito dei più moderati. Gancia, che ancora a ottobre s’augurava una Lega più europeista, chiedeva conto dei 49 milioni che il partito deve rendere all’erario per l’inchiesta Belsito, resta solo uno degli esempi più evidenti e stridenti dei veleni interni alla Lega convertita all’europeismo.

Propaganda rinnegata per la poltrona

Un europeismo assai peloso verso il governo Draghi per gli attuali pretendenti alle poltrone. Disposti a rinnegare tutta la propria propaganda col solo intento di essere della partita nella ricezione e nella ripartizione degli oltre 200 e passa miliardi del Recovery fund. Lasciando fuori chi prima di loro aveva intravisto e forse previsto la virata europeista del Carroccio.

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