Diciotti, ipocrisia e addii tra i 5 stelle

Gli appelli inutili per il voto favorevole al processo per Salvini da parte di sindaci autorevoli come Raggi, Appendino e Nogarin. Il voto su Rousseau che nega a maggioranza assoluta la possibilità per i giudici di processare il ministro dell’Interno. La sottosegretaria Laura Castelli che avverte i contrari così: «Io non me la sentirei di rimanere a lungo in una forza politica dove troppo spesso finisco in minoranza». Dovrebbe allora lasciare il presidente della Camera Roberto Fico, che ha detto chiaro “Io mi sarei fatto processare”. Dovrebbe mollare la deputata bergamasca Guia Termini che dice: «Nessuna azione di governo può essere considerata legittima e immune dalla legge a prescindere solo perché portata avanti da una linea politica e da un esecutivo. Bisogna essere imparziali, non si può cambiare linea solo perché il governo è il nostro. Negare l’autorizzazione a procedere non fa parte della storia del Movimento».

La deputata toscana Gloria Vizzini ha votato a favore del processo, perché “ci si deve difendere nei processi e tutti sono uguali di fronte alla legge. E questo è sempre stato un principio cardine del Movimento. Però mi stupisce un fatto: i nostri colleghi del M5S che fanno parte della Giunta per le autorizzazioni avevano spiegato di non potersi esprimere senza prima aver letto le carte sul caso Diciotti, e ora invece hanno fatto decidere chi le carte non poteva proprio leggerle… Il malcontento più diffuso tocca almeno una decina di miei colleghi”. In bilico sul da farsi i consiglieri torinesi Damiano Carretto e Marina Pollicino. A Napoli l’addio dell’ex consigliera Francesca Menna, e il bilico dell’ex candidato sindaco Matteo Brambilla, secondo cui «ho votato no per non dare l’immunità parlamentare a Salvini. Negli anni ’90 raccolsi le firme con il movimento “la Rete” per abolire l’immunità parlamentare, e non ho cambiato idea… Sui principi per me non si fanno calcoli politici». «Ritengo che il voto sia stato inopportuno» dice invece la senatrice stellata Paola Nugnes alla trasmissione Circo Massimo su Radio Capital.

Per Luigi Gallo, presidente della Commissione cultura della Camera: «Il 41% degli iscritti al M5S chiede ai vertici un cambio di passo e il ritorno ai principi. È un numero enorme di chi è pronto a mobilitarsi e vuole chiedere conto della direzione di questo governo. Vuole più coerenza». La deputata Doriana Sarli ricorda l’assemblea del giorno prima: «Talebani. Così ci hanno definito. Io non sono talebana. Forse mi definirei più coerente con dei principi che mi sembrano alla base del nostro progetto politico». Dice addio ai 5 stelle Vittorio Emanuele Iervolino, fondatore dell’associazione di volontariato “Diamounamano”, affermando che «questa volta, su un tema così spinoso fanno decidere la rete perché a oggi con un clamoroso salvataggio di Salvini noi altri possiamo solo prendercela con lei. Hanno fatto una genialata, non c’è mai fine al peggio».

E che dire della scusa un po’ ipocrita del leader dei 5 stelle siciliani Giancarlo Cancelleri? «Io ho votato no, perché secondo me un ministro dovrebbe farsi processare, non dovrebbe mettersi al riparo. Avremmo dovuto dare l’autorizzazione al tribunale per consentire il giudizio a Salvini come a chiunque. Questa è la mia posizione, che non ho espresso prima perché non volevo influenzare nessuno con il mio voto. Ma io accetto la decisione del popolo». Per il consigliere Ugo Forello, il risultato «sorprendente» del voto spazientisce il deputato Giorgio Trizzino: «È da mesi che il “deputato” Forello sente l’esigenza di dare lezioni di vita ad attivisti e portavoce…». Dunque Forello replica: «Trizzino infanga la dignità e la libertà di tantissimi attivisti ed elettori 5Stelle ai quali mi sono limitato di dare voce».

Quanto alla libertà, il probiviro Riccardo Fraccaro ha le idee chiare: «Espellere chi non si allinea? Si valuterà». Gli eletti sono avvisati.

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