M5S, nuovo Non Statuto per decretare il Capo

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Italia5stelle di Palermo ha consacrato Virginia Raggi nuova star dei 5 stelle. E’ stata una rassegna di idee e un bilancio parziale dell’attività politica svolta dai parlamentari che si sono succeduti nei vari incontri tematici. Gli stand degli eletti nei Comuni e nelle Regioni hanno fatto da coreografia al palco musicale adibito ai comizi. Beppe Grillo si è fatto vedere in qualità di leader-garante che fa il bello e il cattivo tempo con gli eletti. Un uomo imperfetto come tutti gli esseri umani di questo mondo, assurto a ruolo di capo (altro che garante), che quando sbaglia, come tutti i capi che si rispettino, non lo ammette e, anzi, pecca di presunzione snaturando la filosofia dell’uguaglianza che il suo Movimento doveva sancire per voto popolare. Il capo imperfetto segue alla perfezione il copione dei suoi simili: rilancia chi piace a lui (il bugiardo Luigi Di Maio), e tiene nel congelatore dell’indifferenza chi è antipatico a lui (Federico Pizzarotti). Con tanti saluti all’intelligenza condivisa in Rete.

Con Italia5stelle di Palermo, l'”uno conta uno” è entrato ufficialmente nell’Antico Testamento pentastellato. La vippaggine (copyright Roberto Fico), sostituisce il silente lavoro dei meet-up. Il Movimento è ormai cibo di un esercito di pasdaran affamati di facce da idolatrare (e da perdonare). Gente spiccia, che non sente ragioni e non vuole le proprie opinioni disturbate. In Rete hanno il ruolo di (w)ebeti. Sono specialisti dei commenti off-topic e sbraitano insulti credendo di essere utili alla causa. Del resto, siamo nell’Italia della politica collusa, corrotta e tangentara. Cosa volete che sia una bugia di Di Maio? Una mail letta male in Italia non è come leggerla in Gran Bretagna, in Svezia, o più terra-terra in una democrazia d’Europa dove sei costretto a dimetterti o quantomeno a finire nell’oblìo. In Italia una bugia si dimentica con un comizio di due minuti, con una dichiarazione al Tg1 o con un editoriale su misura di Marco Travaglio.

I sondaggi in questo Paese premiano con l’ipnosi da parte del Beniamino. Qui funzionano le logiche mediatiche che ubriacano di popolarità e spesso ammalano di successo. La malattia del successo è curabile se il peso di un cervello fino e degli anni di esperienza di vita costringono i piedi a terra. Altrimenti può provocare effetti collaterali gravi, tipo un’allucinazione che ti fa credere di camminare sospeso nell’aria (tipo Di Maio). Da quell’altezza lì, ipnotizzare le masse è persino più semplice. Cambia la prospettiva di chi osserva. L’ortodosso ligio alle regole e all’umiltà rimasto a terra, diventa un rompicoglioni-troll-piddino-venduto-che-rosica. Il politico volante diventa invece una rockstar che fa dimenticare tutto il sottobosco di chi, in un Movimento che conta ormai migliaia di eletti, lavora onestamente nelle istituzioni credendo di essere orizzontali al Direttorio voluto da Grillo (tipo Pizzarotti).

I voti in rete sono la zuccherosa panacea dove si fa credere alla base di decidere davvero. In realtà, la cosiddetta base può votare solo alcuni argomenti decisi dai “vertici” che nel Non Statuto non sono nemmeno citati. E’ chiaro che ormai il Movimento si deve strutturare. Deve “stare unito”, per tenere milioni di voti, ma per farlo deve ricorrere alle menzogne. L’europarlamentare Ignazio Corrao e la deputata Giulia Sarti in collegamento tv si su La7 a Omnibus, si sono attenuti rigorosi alla bugia imposta dal capo: “Su Pizzarotti è in corso un procedimento che sarà valutato“, alla faccia della trasparenza e della chiarezza. Peccato che dopo l’intera classe politica, il vaffa sia arrivato per l’autonomia. La metamorfosi del partito che si prepara a governare l’Italia è evidente. Ha il pregio della scelta, ma ha il difetto dei capi e dei loro vizi. Con questo andazzo il Movimento imbarca webeti e sacrifica teste pensanti. Sono già molti coloro che hanno preferito sganciarsi da un Movimento verticistico che fa dell’indifferenza l’arma peggiore all’incapacità dell’autocritica.

Il Movimento era già così nel 2013. Oggi che è il 2016 il Movimento è entrato definitivamente nella fase due: il confine della tolleranza ha superato la bugia come limite alla decenza. Per ora gli eletti sono tutti incensurati, non rubano, si tagliano lo stipendio e usano il linguaggio gandhiano. In questa bolla di transito i vertici del Movimento 5 stelle hanno messo ai voti la revisione del Non Statuto (che poi è il famoso “procedimento” pizzarottiano). Tra le sue opzioni c’è la possibilità di conferire a Beppe Grillo la volontà di decisore ultimo e supremo sulle sorti degli eletti in caso di sforamento – vero o presunto – delle regole. Viene chiesta fiducia al Garante, che in italiano si chiama delega a carica di Capo assoluto per ovazione e per plebiscito on-line. Accettare una regola simile significa annullare l’unica filosofia credibile del Movimento: quella di permettere al voto democratico di navigare nelle scelte politiche anche tramite la particolarità e il carisma delle persone. Ecco, se alla fine della votazione, il nuovo Non Statuto darà a Grillo o a chi per lui, il potere ultimo di decidere le sorti di un eletto o di un iscritto mettendo a repentaglio la sua reputazione, diventerà inutile anche votare. Tornerà utile disertare le urne.

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Un Commento a “M5S, nuovo Non Statuto per decretare il Capo”

  1. vagus ha detto:

    Guarda che la modifica del regolamento non dice quello che scrivi. Mi sa che non l’hai letta…

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