Messinese, il 5 stelle che “Gela” il Movimento

domenico messinese

Domenico Messinese è il sindaco 5 stelle di Gela. Ha vinto le ultime elezioni nella città siciliana dopo un ballottaggio che non gli ha dato la maggioranza in consiglio. Con lui solo 5 consiglieri del Movimento 5 stelle, e un gruppo di assessori cosiddetti “storici” del grillismo locale. A Gela vivono 76 mila persone in case e abitazioni abusive almeno per l’80%. Il perno dell’economia locale è la raffineria Eni (privata), che dà lavoro a centinaia di famiglie gelesi. Nei mesi scorsi la Regione Sicilia, guidata dall’ex sindaco di Gela Rosario Crocetta, ha siglato un protocollo d’intesa con l’Eni per la riconversione della raffineria in modalità “verde”, che avrebbe effetti invariati per l’occupazione e allontanerebbe il rischio di una sorta di Ilva-bis. Ebbene, Messinese, che ha la targhetta dell’ambientalista, non vede di buon occhio questa riconversione. Secondo lui la “green raffinery” sarebbe una bioraffineria di vecchia generazione da olio di palma “che compreremo da mezzo mondo“. Fin dai primi giorni della sua elezione a sindaco, nello scorso giugno, Messinese si diceva intenzionato a incontrare il ministro dello Sviluppo economico perché “non abbiamo lobby da soddisfare, se lo ricordino i consiglieri“. Battagliero e determinato, nel timore che la raffineria inquini l’ambiente col patentino regionale di “verde”, Messinese in questi mesi ha accumulato qualcosa come cento viaggi istituzionali, a Roma ma non soltanto: Livorno e Rimini assieme al suo vicesindaco, Simone Siciliano con delega all’Ambiente, e a Rita Scicolone, assistente personale che Messinese ha assunto con la qualifica di istruttrice amministrativa nonostante le ire dei due meet-up di Gela, in quanto ritenuta amica della moglie del sindaco. Magagne intestine scoppiate tutte in questi giorni, all’indomani del licenziamento di tre assessori comunali che Messinese ha sfiduciato dopo che il meet-up aveva già sfiduciato il vice Siciliano per «il nesso di causalità fra l’inquinamento e le malformazioni genetiche» che gli avrebbe fatto sposare una politica pro-petrolieri. Tutto qua? No, perché quel galeotto abbraccio in piazza tra Messinese e l’Ncd Lucio Greco alla vigilia del ballottaggio, che produsse una serie di “che male fa?” tra i militanti 5 stelle, ha prodotto un incarico da 11.593 euro all’avvocato pupillo di Alfano, ex candidato sindaco a Gela che fece il suo endorsement di sostegno a Messinese assieme a Forza Italia in cambio di un presunto tacito “aiuto” elettorale in quel della vicina Enna. Insomma, quel che in gergo si chiamano “assunzioni clientelari da Prima Repubblica“, sarebbero la vera causa di sfiducia che il sindaco “neofita della politica” Domenico Messinese, ha coagulato attorno a sé e che “Gela” i vertici del Movimento. Un voto sulla sua permanenza nei 5 stelle darebbe modo ai giornali di parlare di dittatura e di poca democrazia. Ma sarebbe anche un’ulteriore verifica di coerenza con i precetti e le famose regolette che contraddistinguono il Movimento.

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