Norman Atlantic, qualche domanda al comandante

norman atlantic incendiata

Leggo di celebrazioni e santificazioni di Argilio Giacomazzi, comandante del natante andato a fuoco nel canale d’Otranto che pare abbia prodotto da dieci a quaranta morti. Una tragedia che ancora non si è capito cosa l’abbia scaturita. Chi dice una scintilla generata dallo scuotimento dei Tir pressati nella stiva. Chi ipotizza un fuocherello riscaldante acceso da presunti clandestini non censiti a bordo. Rimane il fatto che quel traghetto non era in regola per salpare, visto che all’ultimo controllo del 19 dicembre, il rapporto del Paris Mou, incaricato di vigilare sulla sicurezza dei mari europei, aveva evidenziato almeno sei “deficienses“, delle quali due “risolte subito“. La Norman Atlantic è partita dalla Grecia con le porte anti-incendio malfunzionanti, i piani d’evacuazione non approvati, senza luci d’emergenza e con le saracinesche non a norma in quanto stagne. Quattro deficiencies che non hanno comportato la bocciatura da parte degli arbitri forse un po’ troppo morbidi. Sarà la crisi economica, sarà che “cosa vuoi mai che succeda…”. Rimane il fatto che a tragedia successa, ed elevato a eroe un comandante che ha soltanto fatto il suo dovere a differenza di Schettino che se ne andò in hotel per primo lasciando al loro destino i passeggeri a bordo di un relitto, sorge spontanea qualche domanda sulle sue effettive responsabilità.

Perché il comandante Giacomazzi non si è rifiutato di salpare su un’imbarcazione rischiosa e non del tutto in regola, visto che aveva a bordo oltre 400 persone? E’ mai possibile che lo spezzino Giacomazzi non sapesse esattamente quanti passeggeri erano a bordo del traghetto da lui condotto? E, ammesso che lo sapesse, perché non ha verificato (anche di persona) che a bordo dei camion o in qualche angolo della stiva non ci fossero clandestini, o comunque passeggeri non censiti sul foglio di bordo? (tipo la moglie di uno dell’equipaggio). E’ vero o non è vero che la Norman Atlantic era sovraccarica di Tir appiccicati uno all’altro in modo rischioso?In tal caso, lui, non aveva voce in capitolo per farne scendere qualcuno?

Domande che in un Paese normale non dovrebbero lasciarci senza risposta, ben prima di costruire casi umani su eroi presunti, talvolta scafisti “inconsapevoli” di clandestini. Ecco perché sono prematuri gli elogi del sindaco della Spezia Federici, del ministro Lupi, dell’assessora ligure Paita e di altre amenità umane del sottobosco politico. Io userei prudenza, almeno fin quando le indagini avranno scagionato del tutto il comandante. Uomo di esperienza, da 40 anni in mare, e forse proprio per questo più esposto al rischio di assuefazione ai metodi pressapochisti di un Paese eternamente in emergenza che vivacchia sulla sorte e ai margini della legalità.

Accertiamoci che Giacomazzi (indagato d’ufficio) e quegli arbitri morbidi che hanno lasciato salpare un natante non in regola, non abbiano colpe. Se i morti di questa sciagura di fronte a Otranto fossero davvero 40, sarebbero 8 in più di quelli della sciagura-Schettino. Non proprio un bel primato per un eroe di un Paese naufragato nella corruzione marrone-torbido e nel passalà, dove tutto, alla fine, si trasforma in un giallo da spettacolo. Questa ennesima tragedia della leggerezza, dovrebbe insegnarci che è ora di dare punizioni esemplari ed essere inflessibili col rispetto delle regole. E’ su questi punti che Italia siamo sempre in alto mare.

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