V-Day Genova, io c’ero

beppe grillo genova

Ho assistito dagli angoli della piazza al terzo V-day di Genova, la mia città universitaria che non vivevo nei suoi vicoli dagli anni novanta, quando studiavo in via Balbi. Una piazza mastodontica invasa da una massa umana disincantata e realista. A parte Beppe Grillo, che ciclicamente ripete più o meno le stesse cose di comizio in comizio al solo fine di richiamare la più vasta attenzione possibile, sono stati gli interventi dei vari ospiti la parte più importante dell’evento. Uno su tutti, a mio parere, quello sui rifiuti zero, che per farlo entrare a regime in un Paese arretrato e disseminato di discariche abusive come l’Italia, ci vorrà almeno il tempo di una generazione. Una di quelle due generazioni perdute e tradite dai partiti che hanno appena iniziato a scontare la condanna all’emarginazione sociale e alla mancanza di prospettive in questo Paese strozzato dall’euro. A cominciare dai ventenni e dai trentenni, cittadini senza chance di futuro, fino ai cinquantenni-sessantenni: salvi dal baratro soltanto se sono stati capaci di fare i soldi ai tempi d’oro. I quarantenni sono gli unici che paiono reggere un po’ meglio l’urto del fallimento dell’Italia. A patto che sappiano fare i salti mortali da funamboli, col loro operato degli ultimi vent’anni, sopra la porcilaia delle vessazioni di Stato. Non si possono permettere di “campare di rendita” con le giovani generazioni sul seminato della loro esperienza. Reggono al sistema vorace solo se riescono a impiegare le stesse energie di quand’erano ragazzini di primo pelo, condite da un po’ di fortuna. Il che è un’impresa, solo se non fallisce.

Ecco, c’erano davvero tutte queste generazioni nello sterminato agorà genovese. Erano generazioni reduci da esperienze di voto a destra, centro e sinistra. Generazioni multiple che si sono innestate ai solo esclusivamente giovani, pionieri dei V-day precedenti di Bologna e Torino che paiono distanti un secolo (ricordo l’emozione irripetibile quando salii su quel palco del capoluogo piemontese a parlare alla piazza). L’Italia del v-day genovese è, come quelle precedenti, l’Italia di una rivoluzione culturale forzata. Forzata dalla crisi economica e dalla presa di coscienza di che enorme presa per il culo sono stati i partiti e i sindacati. Quelli che possono permettersi di apparire soltanto in tivù e non tra la gente perché rischierebbero il linciaggio. A differenza dei deputati grillini, che ieri erano presenti a decine (non tutti) a Genova. Erano sotto il grande palco, tra la gente. A spiegare il loro lavoro da deputati in perenne opposizione. In perenne conflitto. In perenne emarginazione dal sistema che decide. Erano lì a spiegare i trucchi di quel sistema di partiti che insiste nel volersi tenere il fardello delle conseguenze disastrose della propria politica miope, di pancia, di parte e di falange. Quel sistema colpevole di aver agito per reggere il gioco dei voti di scambio, delle promesse e dei favori elargiti alle lobby dei nascosti che camminano sulle macerie italiche, forti delle loro ricchezze accumulate. Sono loro, con la loro potenza economica, il cancro di questo Paese diviso: quello in piazza da quello in panciolle.

Il cosiddetto grillismo presente a Genova e collegato online da tutto il mondo sarà il virus che cercherà, volente o nolente, di ricambiare la classe dirigente italiana. Un ricambio che per essere incisivo dovrà essere maggioritario nelle istituzioni. Per essere maggioritario dovrà essere legittimato da una maggioranza di elettori che avrà imparato gioco-forza ad essere più responsabile, consapevole, solidale e magari anche un po’ più intelligente di quello attuale. Del resto è il bisogno che aguzza l’ingegno no? Cosa, meglio della fame imposta dalla crisi economica di questi tempi sta divrentando un propulsore importante verso questa direzione! Ecco perché il scendere in piazza al V-Day è una scelta consapevole. E’ una scelta sempre più generale e sempre più normale di cittadini senza più nulla da perdere. E’ una scelta che prima o poi dovrà fare i conti con altri tipi di scelte: quelle nette da attuare nelle istituzioni. Sarà lì la vera prova del nove per il Movimento 5 stelle. Capiremo cosa succederà quando si tratterà di scegliere nuove regole di economia monetaria, concorrenza commerciale, immigrazione, politiche del lavoro, criteri di accesso nella Pubblica amministrazione e tanto altro… Sarà allora che mi auguro che Grillo e i grillini (me compreso da umile elettore) potranno, potremo scendere ancora in piazza senza rischiare nulla. Oggi siamo solo all’opposizione: nella posizione più privilegiata perché ti permette di urlare senza maneggiare nonostante Berlusconi. Il quale, checché ne dica Di Battista, con una condanna definitiva sarebbe dovuto comunque uscire dal Senato. Indipendentemente dal voto in aula incalzato dal Movimento. Le vere scelte per rendere questo Paese, un Paese competitivo e normale sono altre. Dovranno essere scelte dolorose per una consistente minoranza che vive di rendita. Speriamo bene. Viva la piazza di Genova.

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