Da Andreotti a Wikileaks


Daniele, Montorio (VR) agosto 1989.

In Afghanistan per compiacere i capricci della massoneria americana che assieme all’Europa non molla il controllo delle fonti di approvvigionamento del petrolio e anche dell’oppio. L’Italia é in guerra da anni in Medio Oriente in barba alla Costituzione. La missione grava sulle tasche di tutti i contribuenti italici senza che porti risultati degni dello spiegamento di forze. Anzi, finora in Afghanistn ci sono stati soltanto molte migliaia di morti tra la popolazione civile e anche tra i militari in missione. Soltanto gli italiani sono finora 34. Gli ultimi 4 qualche settimana fa, morti in un attentato rivendicato dai talebani. I loro corpi sono già  stati rimpatriati attraverso l’aeroporto cimitero di Ciampino per i funerali di Stato e seppelliti. Molti italiani li hanno già  dimenticati. Rimarrà  il ricordo dei familiari delle vittime e un lauto risarcimento pari a 10 volte lo stipendio annuo che ogni soldato percepisce in base al grado. Si va da una base di 5 mila euro per un caporale di 20 anni fino ai ai circa 15 mila del generale.

Quell’immagine mi ritrae 21 anni fa, quando il servizio militare era ancora obbligatorio. La foto fu scattata all’arrivo nella nuova caserma, pochi giorni dopo il giuramento che feci ad Asti. Mai un fucile preso tra le mani, mai un servizio di guardia, ma 11 mesi trascorsi in ufficio posta e fureria con la divisa che all’epoca si chiamava drop. Nell’89 non c’era internet, tantomeno i telefonini. Berlusconi non lo conosceva nessuno e il Tg4 stava nei cassetti della P2. Capo del governo era Andreotti, ministro della difesa Mino Martinazzoli. Lo ricordo perché talvolta i nonni della caserma trasformavano il mio cognome nel suo. I “firmaioli” tutti ragazzi del Sud che tentavano la carriera di sottufficiali per garantirsi il mese venivano visti come degli appestati. In caserma si parlava apertamente di raccomandazioni e di corruzione tra militari, ben sapendo che non c’erano gli strumenti per denunciarlo al mondo. Mi toccava farla, volente o nolente, la naja. Oggi invece abbiamo Wikileaks. Che se me l’avessero detto allora l’avrei preso per un nuovo cartone giapponese. Brutti tempi…

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