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	<title>province Archivi - Il blog di Daniele Martinelli</title>
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		<title>5 stelle da &#8220;basta province&#8221; a &#8220;vogliamo le province&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Feb 2022 11:39:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;abolizione delle province era uno degli obiettivi fondanti del manifesto politico del Movimento 5 stelle. Dal 2009 al 2018 si erano battuti per raggiungere lo scopo. In un&#8217;occasione la Consulta bocciò l&#8217;idea per incompatibilità con la Costituzione. Ora che siamo nel 2022 non si possono vedere Luigi Di Maio e Roberto Fico tramare sottobanco per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;abolizione delle province era uno degli obiettivi fondanti del manifesto politico del Movimento 5 stelle. Dal 2009 al 2018 si erano battuti per raggiungere lo scopo. In un&#8217;occasione la Consulta bocciò l&#8217;idea per incompatibilità con la Costituzione. </p>
<p>Ora che siamo nel 2022 non si possono vedere Luigi Di Maio e Roberto Fico tramare sottobanco per riempire le poltrone della Città metropolitana di Napoli, che è la provincia con nuova denominazione. I 2 (ex ex ex) grillini napoletani &#8220;fanno la conta&#8221; sul chi mandare del Movimento 5 stelle e sfidano 10 liste in corsa per le 24 poltrone da assegnare con le votazioni del prossimo 13 marzo. Alle urne andranno 1.543 tra consiglieri comunali e sindaci campani.</p>
<p>Un ministro e un presidente della Camera di un partito rivoluzionario ridotti a macchiette stile Mastella-Pomicino. </p>
<p>Lo schifo grillino non vede il fondo. </p>
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		<title>Meno province uguali costi?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Aug 2011 12:45:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dunque, varati (per ora a parole) i tagli degli assegni di accompagnamento per gli anziani, i fondi ai Comuni e poco nulla alla casta che si aumenterà  il pranzo al Senato da 2 a 4 euro, merita un&#8217;analisi semiseria il previsto taglio delle 38 province entro i 300 mila abitanti. Se saranno eliminate davvero da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dunque, varati (per ora a parole) i tagli degli assegni di accompagnamento per gli anziani, i fondi ai Comuni e poco nulla alla casta che si aumenterà  il pranzo al Senato da 2 a 4 euro, merita un&#8217;analisi semiseria il previsto <strong>taglio delle 38 province</strong> entro i 300 mila abitanti. Se saranno eliminate davvero da 109, <strong>diventeranno 71</strong> distribuite su un territorio disomogeneo che accentuerà  le disuguaglianze anziché uniformare il Paese a una direttiva che applicata in toto comporterebbe un risparmio certo di almeno <strong>17 miliardi di euro annui</strong>. Senza province, potremmo per esempio pagare il 12,5% in meno la polizza di assicurazione auto a loro destinate. Potremmo abolire un ente scudo per scarica barile di responsabilità  di scelte politiche solitamente competenti ai comuni e alle regioni. Le province, istituite nel 1861 all&#8217;unificazione dell&#8217;Italia, erano inizialmente meno di 50 ed erano concepite col criterio che non occorresse oltre un giorno intero a cavallo per raggiungere il capoluogo. Roba che ai tempi di autoblu a trazione integrale, fa sorridere constatare l&#8217;esistenza di capoluoghi provinciali come Pescara e Chieti, Livorno e Pisa o Firenze e Prato distanti non più di 10 chilometri l&#8217;uno dall&#8217;altro.</p>
<p>Ma siccome in Italia le cose si fanno poco e male, ecco, dunque, <strong>gli effetti del taglio</strong> delle province che, volenti o nolenti, sottratte col solo criterio degli abitanti residenti, <strong>aumenteranno i disagi</strong> per coloro che si troveranno accorpati a capoluoghi lontani coi quali non c&#8217;é nessun legame col territorio ricaduto per effetto dello spostamento dei confini. L&#8217;esempio più lampante é <strong>la provincia di Sondrio</strong>: la più estesa della Lombardia, ma la meno popolata. Ipotizzando un toto-confini con la sua sottrazione, la Val Chiavenna passerebbe in provincia di Lecco con tutta la Valtellina occidentale, magari fino ad Albosaggia e Sondrio stessa, che dal capoluogo che ha dato i natali a Formigoni disterebbe 100 chilometri. Sempreché questa fetta di territorio non passerà  alla provincia di <strong>Bergamo,</strong> ancora più lontana da raggiungere ma che estenderebbe i suoi confini dalle risorgive cremasche fino ai crinali svizzeri che sovrastano Santa Caterina Valfurva. E la Valtellina orientale? non avrebbe altra scelta che essere assorbita dalla provincia di <strong>Brescia</strong>, con Livigno e Bormio distanti quasi 4 ore di auto dal capoluogo provinciale che a Sud abbracccia comuni fino a Ostiano, tra Cremona e Mantova, zone a tutto mais e zanzare. A dispetto della provincia di <strong>Monza</strong>, che a soli 10 chilometri da Milano rimarrà  l&#8217;emblema di un gioco di voti di scambio più che un ente utile al mezzo milione di abitanti del suo ridotto territorio. Nessuno stravolgimento di confini, invece, per la sottrazione della provincia <strong>Lodi</strong>, che tornerà  in toto nella fu provincia di Milano.</p>
<p>Quanto ad <strong>Aosta</strong> e alla sua valle, senza provincia, non avrà  alcun senso ipotizzarla ancora Regione a Statuto Speciale. Ecco che il destino più logico sarà  il suo definitivo assorbimento con lungo e laborioso Decreto Legge al <strong>Piemonte</strong>, ed inglobata alla già  estesa provincia di <strong>Novara</strong>, che col taglio previsto si vedrà  &#8220;restituito&#8221; tutto il Verbano, la Val d&#8217;Ossola, assieme alla provincia di <strong>Vercelli</strong> che si dissolverà  a sua volta assieme alla giovane provincia di <strong>Biella</strong>: imbocco naturale alla Valle francofona attraverso Pont Saint Martin che di novarese non ha proprio nulla esattamente come La Thuille, Chamonix o l&#8217;altissimo Monte Bianco, vetta da cui si potrà  vedere l&#8217;altro capo del territorio provinciale di Novara soltanto con un buon telescopio puntato sulle &#8220;comuni&#8221; risaie appiccicate alla lombarda Lomellina. <strong>Asti</strong> assorbita per intero dalla provincia di Alessandria (visto che <strong>Torino</strong> coi suoi 315 comuni già  capeggia la classifica italiana) avrebbe comunque un&#8217;estensione inferiore rispetto all&#8217;attuale provincia di <strong>Cuneo</strong>, un tempo la più grande d&#8217;Italia. Curiosa la sorte delle <strong>province liguri</strong>, che dalla Spezia fino a Imperia, secondo l&#8217;assetto degli abitanti, saranno tutte assorbite da <strong>Genova</strong>. Da Ventimiglia a Marinella di Sarzana le auto saranno targate (GE) sempreché la scajolana provincia di <strong>Imperia</strong> non si lascerà  assorbire dalla seconda provincia ligure di <strong>Savona</strong>, per il modico risparmio di 40 chilometri di strada in caso ci fosse bisogno della questura, della Prefettura o dell&#8217;ente vero e proprio. (Spostare il capoluogo a Sanremo? andrebbe chiesto agli abitanti di Celle Ligure, Varazze e di Piana Crixia).</p>
<p><strong> In Veneto</strong> la perdita della provincia di Belluno con i suoi 35 mila abitanti, resa popolare dal suo illustre cittadino avvocato-deputato Paniz strenuo difensore delle leggi porcata salva-premier, si tradurrebbe in solo guadagno, giacché la parte dolomitica della sua provincia con <strong>Cortina d&#8217;Ampezzo</strong> ha già  da tempo espresso con referendum di voler passare in provincia altoatesina di <strong>Bolzano</strong>. Che col nuovo assetto del dopo-tagli contenderebbe a Sassari e a Cagliari il palmares di provincia più estesa d&#8217;Italia. Già , perché in <strong>Sardegna</strong> il dissolvimento della sterminata provincia di <strong>Nuoro</strong> assieme alla cancellazione di <strong>Oristano</strong> (istituita nel &#8217;74), oltre alle recentissime Olbia Tempio, Ogliastra, Iglesias e Medio Campidano, avremmo un&#8217;isola con i due soli capoluoghi degni di essere definiti &#8220;città &#8220;. Sempreché <strong>Olbia</strong>, forte del suo aeroporto internazionale e della sua vocazione turistica, non riesca a riorganizzarsi in terza provincia sarda accollandosi una buona fetta dell&#8217;attuale territorio nuorese fino a oltrepassare la soglia dei 300 mila abitanti. Limite minimo che oltrepassa di un soffio la provincia di <strong>Pordenone</strong> (35 mila abitanti), in un Friuli dove sopravviverà  anche la provincia <strong>Udine</strong> che allargherà  il suo già  vastissimo territorio assorbendo le minuscole province di Gorizia e di <strong>Trieste</strong> coi suoi 6 comuni. Che rimarrebbe unico capoluogo di regione italiano senza provincia.</p>
<p>Quanto all<strong>&#8216;Emilia</strong>, immaginare di trasformare in pavese l&#8217;attuale porzione occidentale della provincia di Piacenza destinata al taglio, significherebbe allargare l&#8217;attuale Oltrepo&#8217; e stringere l&#8217;estensione dell&#8217;Emilia stessa. <strong>Piacenza</strong> é lombarda per aspetto, storia e contiguità  al basso lodigiano, ma se il Po continuerà  a segnare il naturale confine regionale non le rimarrà  che spartirsi qualche competenza provinciale con <strong>Parma</strong>, tornando alle vecchie dimensioni del famoso Ducato preunitario. Per paradosso, in <strong>Romagna</strong> si salva la giovane provincia di <strong>Rimini</strong> che conurbata a Riccione, Cattolica e l&#8217;entroterra del Sangiovese costituisce area metropolitana sufficiente per numero di abitanti a mantenersi autonoma dalla provincia di Forlì-Cesena. Situazione simile vale per <strong>la sesta provincia pugliese</strong> BAT (Bisceglie, Andria, Trani) che messe assieme totalizzano 200 mila abitanti come Brescia. Una provincia capriccio voluta da Milly Carlucci (sindaco di Margherita di Savoia FG) che si contrappone al taglio delle province di Isernia (20 mila ab. istituita nel &#8217;70) e Campobasso (50 mila): ossia l&#8217;intero <strong>Molise</strong> staccatosi dall&#8217;Abruzzo nel &#8217;63 sotto la cui giurisdizione, ora, dovrebbe tornare diviso tra le province di <strong>Chieti e L&#8217;Aquila</strong>. Ma qui, numeri alla mano, Campobasso può ambire a rimanere provincia con tutti i suoi 320 mila abitanti molisani (lì é eletto in consiglio Cristiano Di Pietro).</p>
<p><strong>In Umbria</strong> rimarrà  soltanto la provincia di Perugia sempreché col solito lungo iter del decreto legge per modificare i confini regionali, non si vorranno fondere in un unico territorio laziale le &#8220;tagliate&#8221; province di <strong>Terni</strong> (Umbria) e <strong>Rieti</strong> (35 mila abitanti). <strong>In Toscana</strong> la storica provincia di Pistoia potrebbe essere interamente assorbita dallla giovane provincia di <strong>Prato</strong> (160 mila ab.) che con soli 7 comuni (uno in più di Trieste) del suo minuscolo territorio oltrepassa autonomamente i 300 mila abitanti (per buona parte cinesi). A dispetto delle gigantesche province di <strong>Siena e Grosseto</strong>, destinate a fondersi in un&#8217;unica provincia grande metà  dell&#8217;intero territorio regionale dalle propagini aretine fino ad Ansedonia.</p>
<p>In <strong>Campania</strong>, con la sottrazione della provincia di Benevento scomparirà  il feudo della famiglia Mastella, e allora Ceppaloni diventerà  con tutta probabilità  provincia di Avellino. Anche l&#8217;intera <strong>Basilicata</strong> (regione creata a tavolino) rimarrà  alla sola provincia di Potenza. Contenderà  a Bolzano, Sassari e Cagliari il podio di provincia più estesa, sempreché parte dell&#8217;attuale territorio della provincia di Matera non sarà  assorbito dalla contigua provincia di Bari. Anche lì andrebbero modificati i confini regionali con &#8220;l&#8217;allargamento&#8221; della Puglia. In <strong>Sicilia</strong> le province di Enna e Caltanissetta potranno solo fondersi in un&#8217;unica realtà  se non vorranno essere assorbite rispettivamente da Catania e Agrigento. In <strong>Calabria</strong> la sottrazione delle province di Vibo Valentia e Crotone riconsegnerebbe la suddivisione provinciale storica coi soli capoluoghi a Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria. Con un totale di <strong>38 province tagliate</strong> (dicevamo) sulla carta. Perché a conti fatti, se dessimo retta al presidente dell&#8217;Unione province italiane (Upi) <strong>Giuseppe Castiglione</strong> (Pdl), pare che  &#8220;<em>non é questa la strada per fare cassa perché i dipendenti delle province cancellate andranno ricollocati</em>&#8220;. E allora dove sarebbe il risparmio?</p>
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		<title>Natale bianco, futuro nero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Dec 2008 22:38:18 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/2JtOhUroUZU&amp;hl=en&amp;fs=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/2JtOhUroUZU&amp;hl=en&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>L&#8217;Italia va a rotoli, i telegiornali aprono con la neve in montagna seguita dall&#8217;identikit dello sciatore che ne ha investito un altro sui pendii dell&#8217;Alto Adige.<br />
Intanto nella Milano del <strong>boom di aste e fallimenti</strong> aumentano gli italiani che si recano alle mense gratuite e ai dormitori per disadattati. Molti di loro hanno figli a carico e un divorzio alle spalle dovuto a rapporti guastati con le ex mogli, a causa di <strong>perdurante scarsità </strong> di soldi in tasca.</p>
<p>E mentre in molte città  il psi e il pd augurano buone feste su gigantografie appese ai muri pagate coi nostri soldi, é <strong>salvo l&#8217;8 per mille</strong> alla chiesa cattolica. Salvi i <strong>rimborsi elettorali</strong> ai partiti che entro il 2011 avranno succhiato dalle nostre tasche <strong>330 milioni</strong> di euro. Salva Rete4 abusiva grazie alla multa da <strong>300 mila euro al giorno</strong> che inzieremo a pagare fra pochi giorni con effetto retroattivo all&#8217;editore di Europa7 Francesco Di Stefano. Dobbiamo ringraziare Silvio Berlusconi che ama pulirsi il culo con le sentenze della corte europea pur di continuare a stipendiare <strong>Emilio Fede</strong>. Uno della casta degli indenni da crisi e disoccupazione esattamente come le 106 province italiane.</p>
<p>Tutte salve! Compreso i 315 consiglieri siciliani che ci costano 8 milioni e 300 mila euro. Costoro ringraziano il mago dei sortilegi <strong>Raffaele Lombardo</strong>, che da perfetto antifederale ha mantenuto intatto ciò che nell&#8217;isola a statuto speciale doveva essere cancellato già  dal 1946.<br />
Ma siccome siamo un paese ribaltato quel titolo di capoluogo di provincia in Sicilia, oggi lo pretendono anche Caltagirone, Gela e i Monti Nebrodi. Il tutto mentre <strong>Umberto Bossi</strong> si dice disposto ad abolirle a patto che i dipendenti siano assorbiti dai comuni. Che federalista! Che garantista della casta!</p>
<p>Bassolino, Del Turco, e altri derelitti della democrazia che non c&#8217;é guardano fiduciosi le poltrone europee che rendono oro al portafogli.<br />
Intanto la giustizia moltiplicherà  le sue velocità . Con la stretta alle intercettazioni magistrati e giornalisti diventeranno dei fiuorilegge. Dovremo ringraziare per il <strong>nuovo bavaglio</strong> (a cui io disobbedirò) il voto favorevole di deputati <strong>pregiudicati, mafiosi</strong>, inquisiti, corrotti e col culo rotto.</p>
<p>Per una rivolta violenta oggi manca un giorno in meno rispetto a ieri. Cerchiamo di goderci questi ultimi scampoli di feste, apparentemente normali, in santa pace perché con la crisi che la farà  da protagonista, tra qualche mese, vedere nero sarà  soltanto un&#8217;ingenuità  da ottimisti.</p>
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		<title>Federalismo fiscale dei buffoni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 16:21:50 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/YByYIEsYR3M&amp;hl=it&amp;fs=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/YByYIEsYR3M&amp;hl=it&amp;fs=1" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Con l&#8217;autunno alle porte, le <strong>fanfaronate</strong> berlusconiane della campagna elettorale date in pasto al popolino smemorato e rimbambito dalle veline vengono al pettine.<br />
I 22 punti della bozza del federalismo fiscale, sommati, danno il solito quadro che prevede la conservazione dei privilegi della casta, aumento dei politici da mantenere e <strong>aumento delle tasse</strong> per i cittadini.</p>
<p>Fra i punti più salienti, come previsto, <strong>torna l&#8217;Ici</strong> sottoforma di tributo unico sugli immobili, che i comuni potranno (come prima) istituire liberamente. Con l&#8217;aggravante che i sindaci potranno istituire anche la &#8220;<strong>tassa di scopo</strong>&#8221; (o se preferite &#8220;ti scopo&#8221;) per rastrellare soldi che il comune abbisogna per opere e iniziative che riterrà  utile sostenere, anche se saranno inutili.<br />
L&#8217;abbattimento dell&#8217;Ici é stato il cavallo di battaglia della campagna elettorale del nanetto col parrucchino. Come al solito, il <strong>mucchio di idiozie</strong> e di fanfaronate urlate a Raiset presentano il conto con gli interessi, ovviamente a carico degli italioti. Leghisti e berlusconiani compresi.</p>
<p>9 città  con almeno 350 mila abitanti si trasformeranno in aree metropolitane. Significa che Milano, Roma, Torino, Napoli, Palermo, Bologna, Genova, Venezia e Bari (questre ultime 2 sotto la soglia) avranno <strong>organismi intermedi</strong> fra la provincia e la regione, ovviamente finanziati con i soldi degli italiani come prevede l&#8217;articolo 12 dello schema di legge delega. Tanto per <strong>aumentare le poltrone</strong> e garantire gli stipendi ai soliti politici trombati.</p>
<p>Il federalismo fiscale per le tasche della casta prevede che <strong>nessuna provincia sia abolita</strong>. Nemmeno quella di Sanluri. Anzi, la novità  é che anche le province<strong> potranno istituire le loro tasse </strong>a carico dei residenti con &#8220;varie forme&#8221;. Tra le quali la tassa sulla circolazione e le accise sui carburanti.</p>
<p>Il federalismo fiscale non darà  alcun vantaggio nemmeno a livello regionale. Il cosiddetto &#8220;fondo perequativo&#8221; saranno soldi che le solite regioni del nord più virtuose nell&#8217;ottimizzare le spese, <strong>daranno a quelle del Sud</strong> che disporranno di quote Iva &#8220;senza vincolo di destinazione&#8221;. Tradotto: i politici siciliani potranno continuare ad arricchirsi alle spalle degli italiani onesti sui rimborsi spropositati chiesti a Roma ladrona dalle loro cliniche. Per accontentare l&#8217;Mpa del neo presidente Raffaele Lombardo, che proprio qualche giorno fa ha detto che &#8220;per il federalismo la Sicilia non é pronta, serviranno almeno 10 anni&#8221;.<br />
Ora attendiamo che Raffaele Lombardo, assieme ai Loiero e ai Vendola, si occupi pure di mettere il becco nel nuovo, farraginoso apparato, che graverà  sulle tasche di tutti: la conferenza permanente per il <strong>coordinamento della finanza pubblica</strong>, che dovrà  controllare dove finiranno i soldi. Ergo: a cosa servono i costosi consigli regionali e i costosi deputati della regione siciliana se non controllano? Anzi, se devono essere pure controllati da un&#8217;ulteriore conferenza?</p>
<p>Le imprese italiane sono <strong>le più tartassate</strong> dell&#8217;intera Europa e le uniche che anticipano tasse dell&#8217;anno successivo. I cervelli del federalismo fiscale hanno pensato bene di <strong>raddoppiare i tributi regionali</strong>, almeno per quelle aziende che hanno sede legale in una regione e produzione in un&#8217;altra. Esempio tipico, l&#8217;impresa che ha sede legale a Milano e la produzione a Piacenza pagherà  imposte sia alla regione Lombardia che all&#8217;Emilia Romagna. Un modo federale per aumentare le probabilità  che chiudano o che se ne vadano in Romania.</p>
<p>Il federalismo a parole non leverà  un solo centesimo <strong>nemmeno alla città  di Roma</strong>. La Lega nord che si é costruita la sua fortuna  proprio sulla Roma ladrona non toccherà  i contributi speciali, previsti per la città  che ha funzioni di capitale, come prevede l&#8217;articolo 13 di questa fantastica <strong>presa per il culo</strong> chiamata Legge del federalismo fiscale.</p>
<p>Morale: i federalisti della sicurezza tagliano i fondi alla giustizia, tagliano 87 mila cattedre scolastiche entro 3 anni, scaricano sui cittadini gli investimenti morti per l&#8217;Alitalia, ma aumentano il numero dei politici da mantenere, oltre che le tasse, sia ai cittadini che alle aziende.</p>
<p>In una democrazia un <strong>buffone</strong> bugiardo come Silvio Berlusconi, se non fosse già  in galera da anni, sarebbe esiliato chissà  dove. Evidentemente rappresenta il campione maggiore di italiani.<br />
A proposito dove sono gli italiani? In cerca di fiammiferi per accendere Calderoli?</p>
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		<title>Siamo un paese folle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 May 2008 13:02:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[lega nord]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="Nessuna"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-534" title="francesco-cossiga" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2008/05/francesco-cossiga.jpg" alt="" width="300" height="230" /></a><br />
<strong>Francesco Cossiga &#8220;il gallant uommo&#8221;</strong></p>
<p>Sono 930 finora le proposte di Legge depositate in Parlamento ritenute prioritarie, di queste ben 48 sono di <strong>Francesco Cossiga</strong>, lurido sarcofago che staziona dentro i palazzi da ormai oltre un quarantennio.<br />
Ebbene, il benemerito ex presidente della Repubblica chiede urgentemente <strong>lâ€™amnistia per spie e terroristi</strong>, per gli eversori dellâ€™ordine democratico commessi contro lo Stato italiano e gli Stati alleati associati, oltre che un esame psicoattitudinale per i magistrati.</p>
<p>Il leghista Piergiorgio Stiffoni chiede sia istituita la giornata nazionale dei bonificatori, il suo collega di partito Giacomo Stucchi chiede la <strong>zona franca per Lampedusa e Linosa</strong>, il berlusconiano Mario Pepe sottopone lâ€™apertura di case da gioco stagionali ad Anzio e Ariccia (RM). Ma câ€™é chi le chiede eterne anche ad Ostuni (BR) e a Stresa (VB).<br />
Quanto ai privilegi dei parlamentari i leghisti Stefano Stefani e Matteo Brigandì la prendono molto alla larga sottoponendo â€œnorme in materia di riduzione dellâ€™indennità  parlamentareâ€, il loro leader Umberto Bossi ha messo sul tavolo la piena attuazione dellâ€™articolo 119 sul federalismo fiscale, ma altri leghisti della Roma ladrona sprecona hanno già  chiesto lâ€™istituzione di <strong>nuove province</strong>: quella della Val Camonica (BS) e di Lanciano Ortona (CH).</p>
<p>Il forzista Paolo Russo vorrebbe istituire il <strong>museo della pasta alimentare</strong> della regione Campania, la pidina Martina Sereni chiede che lâ€™Inno di Mameli diventi lâ€™inno ufficiale della Repubblica.<br />
La sua collega ex radicale Donatella Poretti chiede sia legalizzata la cannabis e i suoi derivati mentre Rita Bernardini ha presentato un pacchetto di norme per la <strong>separazione delle carriere dei magistrati</strong> e abolizione degli incarichi extragiudiziali. Infine Giovanni Legnini ritiene prioritario venga istituita la qualifica di pizzaiolo.<br />
Tra norme sul collezionismo e disciplina del pearcing la veltrusconiana Silvana Amati chiede la <strong>mutua per cani e gatti</strong>. Evidentemente la deputata non sa come va la sanità  per gli umani in alcune regioni italiane.</p>
<p>Non si vedono norme su conflitti di interesse e che possano far funzionare la giustizia, soprattutto dagli esponenti della maggioranza. Nel paese da <strong>1.860 miliardi</strong> di debito pubblico i nostri deputati fanno i marziani con proposte di Legge <strong>semplicemente folli</strong>. </p>
<p>Nell&#8217;attesa che venga un colpo a Cossiga se qualche parlamentare cominciasse a prendere a cuore iniziative tipo quella citata qui sotto, magari&#8230;</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="355" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="wmode" value="transparent" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/9_f9Cl7RRGU&amp;hl=it" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355" src="http://www.youtube.com/v/9_f9Cl7RRGU&amp;hl=it" wmode="transparent"></embed></object></p>
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