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	<title>meritocrazia Archivi - Il blog di Daniele Martinelli</title>
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	<description>Notizie e opinioni libere.</description>
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		<title>Conduttori Rai, si facciano vere selezioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 May 2019 04:05:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il governo del cambiamento dia un segnale chiaro anche alla comunicazione e all&#8217;informazione televisiva. La Rai venga rivoltata come un calzino. Si chiarisca &#8211; intanto &#8211; la sorte di quelle centinaia di giornalisti che passarono il concorso nel 2015 e mai assunti dalla tivù pubblica, benché quel concorso fu secretato e molti giornalisti come il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/05/casting-rai.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-15297" src="https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/05/casting-rai-488x325.jpg" alt="" width="488" height="325" srcset="https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/05/casting-rai-488x325.jpg 488w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/05/casting-rai.jpg 600w" sizes="(max-width: 488px) 100vw, 488px" /></a></p>
<p>Il governo del cambiamento dia un segnale chiaro anche alla comunicazione e all&#8217;informazione televisiva. La Rai venga rivoltata come un calzino. Si chiarisca &#8211; intanto &#8211; la sorte di quelle centinaia di giornalisti che passarono il concorso nel 2015 e mai assunti dalla tivù pubblica, benché quel concorso fu secretato e molti giornalisti come il sottoscritto non ebbero nemmeno mai a sapere della sua esistenza.</p>
<p>La Rai è in crisi di ascolti perché è piena di raccomandati. Si cominci a premiare il merito e la professionalità come s&#8217;augura il sottosegretario pentastellato Stefano Buffagni. C&#8217;è bisogno di sperimentare conduttori nuovi per la stagione estiva da valutare per rivitalizzare gli ascolti nella stagione invernale? Si faccia un casting aperto e trasparente col voto dei telespettatori e una giuria indipendente che giudichi il grado di competenza dei candidati.</p>
<p>Si valuti la preparazione dei candidati innanzitutto col dono di &#8220;bucare il video&#8221;, ossia capaci di farsi ascoltare suscitando interesse e la curiosità da chi li ascolta; si valuti la capacità di improvvisare in diretta, la conoscenza e il livello di cultura generale necessaria per chi &#8211; come un conduttore &#8211; ha in mano un programma visto da centinaia di migliaia di telespettatori.</p>
<p>Se nel varietà sono richieste doti di intrattenimento vicine alla comicità, i programmi di informazione e i talk politici dovrebbero essere affidati a giornalisti preparati, in grado di stoppare o correggere eventuali fesserie pronunciate dall&#8217;ospite di turno per dare un senso al tema trattato, e svolgere così un corretto servizio pubblico di informazione.</p>
<p>Si inizia così a smontare l&#8217;assurda teoria del &#8220;contradditorio&#8221; a tutti i costi: buono per generare tra i telespettatori dubbi e confusione. Si inizia così &#8211; magari &#8211; a risollevare gli ascolti della Rai, la si rinvigorisce da una crisi asfittica causata da un sistema di mediocri raccomandati col grande talento di essere dei serventi accomodanti.</p>
<p>Tra i requisiti richiesti per un conduttore a contratto, ci sia la clausola del divieto di candidarsi in politica e la clausola della scadenza a breve o a medio termine. Ci sia anche chiarezza sugli stipendi erogati. Si paghi il conduttore con le tabelle dell&#8217;Ordine dei Giornalisti, senza ingaggi faraonici. I milionari come Fazio sono un grave danno al servizio pubblico perché tolgono il mordente della curiosità e della concorrenza, che richiede sempre alti standard di professionalità e di resa.</p>
<p>Basta conduttori in ginocchio e col fare annoiato!</p>
<p>La Rai &#8211; per mano del governo &#8211; inizi davvero questo percorso. Basta nomi e nomignoli che trapelano dalle segrete stanze di viale Mazzini senza mai sapere da chi, chi e perché viene catapultato sul piccolo schermo.<br />
Diamo il là al cambiamento. Siamo in tanti e siamo pronti. Diteci dove andare e sfidiamoci affinché vincano i migliori. Vedremo alla fine se passeranno davvero i raccomandati della Lega tipo i Roberto Poletti, le Nunzia De Girolamo o le Monica Marangoni (moglie del ministro Fontana).</p>
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		<title>Foa e l&#8217;utopia di una Rai &#8220;meritocratica&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Feb 2019 05:02:28 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[marcello foa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Sogno una Rai che in quanto ad autorevolezza giornalistica torni ad essere un faro riconosciuto da tutti. Che una notizia vista in tv sia considerata vera perché l’ha detto la Rai. In un’epoca di grandi malumori nei confronti della stampa c’è bisogno di un grande media tradizionale che svolga un ruolo di riferimento per tutti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«<em>Sogno una Rai che in quanto ad autorevolezza giornalistica torni ad essere un faro riconosciuto da tutti. Che una notizia vista in tv sia considerata vera perché l’ha detto la Rai. In un’epoca di grandi malumori nei confronti della stampa c’è bisogno di un grande media tradizionale che svolga un ruolo di riferimento per tutti gli altri. Si possono sostituire le nomine politiche con quelle meritocratiche formando una classe di giornalisti il più possibile indipendenti. Ci sono degli esempi in giro per il mondo per cui i reporter del servizio pubblico si sentono innanzitutto vincolati a servire il Paese. Invece la politica rischia di condizionarne il lavoro. Occorre un nuovo ecosistema in cui politica e servizio pubblico possano convivere rispettando entrambi i propri ruoli. Quanto agli ingaggi posso dire che il mercato televisivo è cambiato. I ricavi pubblicitari in calo non permettono più alti stipendi per le grandi star televisive. Oggi il sistema presenta delle vistose incrinature. Le nuove strategie incideranno anche sui compensi di chi lavora in questo mondo</em>».<br />
Marcello Foa, presidente della Rai.</p>
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		<title>Sicilia, 6 mila nuove assunzioni assistenzialiste</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Dec 2018 10:56:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nello Musumeci, governatore della Sicilia La Regione Sicilia ha 11.800 mila dipendenti, quasi la metà lavora in &#8220;back office&#8221;, ossia senza qualifiche, oppure imboscata in uffici periferici. Nessuno di questi assunti si occupa di marketing, fondi europei, risorse umane e sviluppo organizzativo, di promozione del territorio, di tutela dei beni culturali, men che meno di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nello Musumeci, governatore della Sicilia</strong><br />
La <a href="http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE" target="_blank" rel="noopener">Regione Sicilia</a> ha 11.800 mila dipendenti, quasi la metà lavora in &#8220;back office&#8221;, ossia senza qualifiche, oppure imboscata in uffici periferici. Nessuno di questi assunti si occupa di marketing, fondi europei, risorse umane e sviluppo organizzativo, di promozione del territorio, di tutela dei beni culturali, men che meno di piattaforme tecnologiche e innovazione. Ecco allora che la Regione guidata dal berlusconiano Nello Musumeci ha pronte 6 mila nuove assunzioni &#8220;qualificate&#8221;. I numeri della nuova infornata di dipendenti pubblici sono paragonabili a quelli di vent&#8217;anni fa, nei famosi tempi d&#8217;oro. Gli ultimi 4.500 reclutati dal governo Lombardo, come prova d&#8217;esame hanno dovuto dimostrare di fare fotocopie e di bollare la posta. Insomma, se i metri di paragone sono questi, i 6 mila nuovi &#8220;qualificati&#8221;, non dovranno essere cime. Visti i requisiti e la situazione, vien da pensare che di nuovi si annidi l&#8217;assistenzialismo. Roba da far urlare giornaloni e tivù, quelli che criticano preoccupati il reddito di cittadinanza. Invece non vola mosca.</p>
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		<title>Un calcio alla nostra (gloriosa) storia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 14:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[competitività ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Premetto che non sono un appassionato di calcio, e nemmeno un intenditore. Conosco tuttavia molto bene il mondo dello sport. Quello vero del sacrificio, della fatica e della costanza. Ho vissuto per anni nel mondo dell&#8217;atletica leggera a fianco di professionisti di livello: velocisti e fondisti. Ho visto la loro condotta di vita, i lunghi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2010/06/26/un-calcio-alla-nostra-gloriosa-storia/">Un calcio alla nostra (gloriosa) storia</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4920" title="mondiali calcio" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2010/06/mondiali-calcio-300x164.jpg" alt="" width="424" height="248" /></p>
<p>Premetto che non sono un appassionato di calcio, e nemmeno un intenditore. Conosco tuttavia molto bene il mondo dello sport. Quello vero del sacrificio, della fatica e della costanza. Ho vissuto per anni nel mondo dell&#8217;atletica leggera a fianco di professionisti di livello: velocisti e fondisti. Ho visto la loro condotta di vita, i lunghi periodi di ritiro, ho assistito decine di volte alle loro sedute di allenamento possibili grazie alle loro doti innate. Allenarsi per correre una maratona ai campionati italiani, europei o ai mondiali é un impegno nervoso prima che fisico. Sia per il campione che per l&#8217;amatore pur avendo obiettivi cronometrici per forza diversi. Io stesso pratico la corsa da sempre. Per un certo periodo l&#8217;ho praticata a un discreto livello amatoriale, per raggiungere il quale ho dovuto faticare. Ho passato tutta la mia giovinezza lontano da vizi, ore piccole e cocaina pur non avendo mai vinto campionati. E&#8217; stata comunque una fortuna perché oggi, alla vigilia dei 41 anni, posso permettermi di correre ancora a buon livello, meditando di portare a termine una maratona in meno di 3 ore entro un anno. Per fare ciò mi sto allenando nei ritagli di tempo (poco) che dispongo e spero, infortuni permettendo, di farcela. Quando ce l&#8217;avrò fatta il mio percorso di preparazione sarà  una delle migliaia di storie personali che riguardano anche altri atleti capaci di fare altrettanto. Con 2 ore e 50 minuti non si fa storia, come non la fanno quelli da 2 ore e 30 tanto quelli da 4 ore. Ma una cosa é certa: per tutti questi anonimi sportivi la condizione fisica é di gran lunga migliore del miglior bomber del calcio italiano.</p>
<p>Perdonatemi la presunzione ma l&#8217;esperienza mi ha insegnato che la corsa é in assoluto lo sport più faticoso e più vero che esista. E&#8217; un termometro di vita. Perciò é lo sport base per tutte le altre discipline perché se hai fiato fai tutto il resto con meno fatica. Non c&#8217;é ciclismo o basket che tengano. Per non parlare del calcio! L&#8217;ho sempre osservato con occhio assai distante e con la consapevolezza che i calciatori sono anni luce dai sacrifici degli atleti di altre discipline: non solo della corsa, ma anche dell&#8217;atletica pesante, degli sport acrobatici e quelli di resistenza.<br />
Ho sempre ritenuto che se i calciatori avessero fiato per correre non avrebbero la vista annebbiata nell&#8217;arco di una partita. E&#8217; vero che il calcio richiede doti esplosive e di velocità  in corsa unite al coordinamento sulla palla, ma é altrettanto vero che la corsa e la velocità  li devi allenare in maniera tosta. Non bastano 10 scatti da 30 metri con partenza dai blocchi tra una chiacchiera e una battuta. Non basta abbozzare qualche allungo in diagonale sul campo per costruirsi un motore resistente. La resistenza alla velocità  la si costruisce miscelando sedute lattacide con un po&#8217; di fondo. Correndo! La corsa dovrebbe essere quasi sempre presente nelle sedute dei calciatori. Coprire almeno 10 chilometri in 40 minuti dovrebbe essere normale per un calciatore professionista, non una follia. Almeno per un&#8217;ala un terzino e un difensore. Il resto della bravura del calciatore dovrebbe risiedere nelle sue doti innate di giocoliere, che coach e scuole di calcio non potrebbero mai insegnare.</p>
<p>La differenza tra i calciatori di nazioni evolute da quelli dei paesi emergenti si fa sempre più marcata perché la differenza la fa la cattiveria agonistica. Nei paesi evoluti la tendenza é quella di assistere a squadre impostate su schemi che puntano tutto sul bomber. Lavorano molto in campo con gli schemi di gioco ma senza sacrificio. Senza pathos. Le nazionali di questi paesi sono formate da ragazzotti presi dalla pubblicità , dalla Porsche, dai festini e viziati dai miliardi. Non glielo impone nessuno di farsi il culo in pista a correre. Tanto poi se perdono in campo qualche scusa ci sarà , e comunque il loro lauto ingaggio se lo saranno messi in cascina.<br />
Nei paesi emergenti, invece, é tutto diverso. La nazionale del Camerun, per esempio, schiera una squadra di calciatori che tecnicamente non saranno sopraffini come gli argentini, ma quasi tutti hanno una base aerobica che li porta a correre i 5 mila metri in meno di 17 minuti. Crono impensabile per un calciatore italiano perché correre a 18 chilometri orari per 5 chilometri signfica essere atleti evoluti. Significa correre 12 giri e mezzo di pista a una media di 80 secondi a tornata. Dotarsi di un motore così potente significa giocare al risparmio quando si é in campo in 11 calciatori. La vista non si annebbia, la concentrazione e la fatica si gestiscono assai meglio, giungere sulla palla prima dell&#8217;avversario significa crearsi maggiori opportunità  di tirarla in rete. Infatti nazioni come il Camerun e altri paesi africani avanzano meritatamente verso la rosa delle squadre finaliste ai mondiali di calcio.</p>
<p>La nazionale italiana ha perso con la nazionale slovacca durante le qualificazioni dopo un sofferto pareggio col Paraguay perché i giovani del calcio italiano rappresentano la generazione di tanti loro connazionali svaporati che non conoscono il sacrificio. E&#8217; così anche in atletica. Finiti i Cova, i Bordin, i Bettiol e i Baldini all&#8217;orizzonte c&#8217;é ben poco. Sotanto fino agli anni &#8217;80 si é assistito agli ultimi scampoli di reclutemento sportivo scolastico. I giochi studenteschi erano la norma dove tutti partecipavano, dal primo all&#8217;ultimo senza mamme che correvano a denunciare gli insegnanti se il loro pargolo tornava a casa raffreddato da una sudata in campo. Non succedeva anche perché fino più o meno a quell&#8217;epoca si stava all&#8217;aria aperta senza troppi patemi.<br />
Le nuove generazioni sono tutte play station, merendine, tivù e sovrappeso, salvo poche eccezioni. Troppo poche per essere indiviuate e sportivamente proiettate in una dimensione nazionale. Notorietà  e visibilità  che ne conseguono favoriscono soltanto pochi paraculi senza meriti. Soprattutto nel dorato mondo del calcio fatto di tante chiacchiere a differenza dell&#8217;atletica, che siccome é scienza non la puoi inventare. Vinci soltanto se corri davvero.</p>
<p>Ecco perché sono felice che la squadra italiana di calcio abbia fallito il mondiale. Perché ha fatto la fine che si merita una banda di paraculi viziosi senza pathos e senza meriti. Una banda di inaffidabili narcisi dove la dimensione rovesciata del lusso, cocaina e agi non vanno per niente d&#8217;accordo con la prestazione sportiva. Infatti nel mondiale proseguirà  meritatamente la Slovacchia e altri paesi in cui ci sono giocatori che cercano di dare il proprio meglio per essere dei veri campioni. L&#8217;Italia, il titolo mondiale del 2006, lo vinse per il rotto della cuffia dopo un estenuante finale a base di rigori. Fu una vittoria da paraculi dopo una serie di partite combinate con paesi senza campioni.<br />
Oggi, dopo 4 anni, siamo ancora un paese più alla deriva. Rappresentiamo un&#8217;Italia ancora meno competitiva anche se ce la suoneremo e ce la canteremo. Col tempo ci racconteremo che non é stata colpa nostra. Meglio così. Intanto c&#8217;é più spazio per le notizie delle porcate di governo. Che a forza di tagliare cultura, scuola e competitività  per arricchirsi loro, hanno mandato affanculo un intero paese. Hanno dato un calcio alla nostra gloriosa storia calcistica e atletica. Trasformandoci in un paese finito.</p>
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		<title>Sfogo di un impiegato pubblico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 18:50:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pubblico la lettera che mi ha scritto Francesco Pittaluga. Ho letto il tuo blog ed é davvero interessante specie per uno come me, appartenente alla tanto vituperata categoria degli impiegati pubblici e, tra questi, a quella dei peggiori. Quelli che si preoccupano di assicurare il gettito erariale: ebbene sì, sono un gabelliere! Lo ammetto. Ho [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4837" title="pubblico impiego" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2010/06/pubblico-impiego-300x225.jpg" alt="" width="475" height="291" /></p>
<p>Pubblico la lettera che mi ha scritto Francesco Pittaluga.</p>
<p><em>Ho letto il tuo blog ed é davvero interessante specie per uno come me, appartenente alla tanto vituperata categoria degli impiegati pubblici e, tra questi, a quella dei peggiori. Quelli che si preoccupano di assicurare il gettito erariale: ebbene sì, sono un gabelliere! Lo ammetto. Ho giurato fedeltà  assoluta alla Repubblica, cerco di vivere onestamente con il mio stipendio (che non é certo poco vista la povertà  che attualmente gira per lâ€™Italia e considerando il fatto che dei padri di famiglia dipendenti della Fiat si vedono spodestati del loro posto di lavoro perché la stessa Fiat, che pubblicizza tanto il proprio â€œmade in Italyâ€, ha in realtà  trasferito la maggior parte delle proprie linee di produzione allâ€™estrero), cerco di fare onestamente e puntigliosamente il mio</em> <em>lavoro stanando gli evasori e tentando (per quanto mi é possibile) di assicurare allâ€™erario qualche risorsa in più.</em></p>
<p><em>A fronte di questo cosa accade? Vengo considerato (in quanto dipendente pubblico) un povero cretino nonostante due lauree, un master ed unâ€™abilitazione professionale. Un parassita da gasare con il Baygon, la causa principale del disavanzo pubblico. Un perdigiorno. A fronte di questo, per facilitarmi il lavoro, lo Stato al quale ho giurato fedeltà  non mi fornisce (â€œciâ€ se considero anche i miei colleghi) non tanto le penne &#8211; tanto secondo alcuni siamo un branco di semianalfabeti &#8211; ma nemmeno la carta per scrivere. Per non parlare di testi normativi tipo codici e pubblicazioni o banche dati giuridiche (indispensabili in sede di attività  di accertamento). La banca dati che utilizzo me la sono comprata coi miei soldi, che spendo anche per gli aggiornamenti annuali.</em></p>
<p><em>Vogliono instaurare la meritocrazia nel pubblico impiego? Eâ€™ una follia! In questo ambiente gli unici che â€œmeritanoâ€ sono i ruffiani e, nel nostro campo, quelli che creano meno problemi (per non crearne basta solo lavorare poco).<br />
Quando sono in verifica fiscale ho sovente la sensazione che chi ho davanti mi dileggi. Persone che guadagnano in un giorno quanto guadagno io in sei mesi cercando di farsi passare per semi indigenti!</em></p>
<p><em>Ho onestamente ormai schifo di tutto questo. Ma mi chiedo: cosa dovrei (dovremmo) fare? Arrenderci? Darla vinta a chi gioca con lâ€™onestà  della gente e del sistema Paese? Certo che no! Il grosso problema é che in questo Paese chi evade lâ€™erario non é visto come una mâ€¦.. ma come un â€œganzoâ€. Ho vissuto un anno in Norvegia e ti posso assicurare che se qualcuno sa che il proprio vicino di casa é un evasore fiscale lo segnala immediatamente alla locale autorità  fiscale. Qui sappiamo che ciò é fantascienza. Ecco uno dei tanti aspetti che dovremmo cambiare di noi stessi. Se vediamo un ladro per la strada non esitiamo (di solito) a chiamare i Carabinieri. Ma mi chiedo: é meno ladro chi ruba per la strada o in casa o chi evade lâ€™erario? Nel primo caso il ladro produce danni solo ad una o ad un numero limitato di persone; nel secondo, invece, danneggia lâ€™intero sistema Paese. Vai a farglielo capire&#8230;</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2010/06/12/sfogo-di-un-impiegato-pubblico/">Sfogo di un impiegato pubblico</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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		<title>Italia asfissiata dai raccomandati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Dec 2007 10:30:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[etica]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella repubblica dei raccomandati la miglior agenzia di collocamento rimane sempre la famiglia. Lo dicono i dati di una ricerca condotta dall&#8217;Isfol in cui emerge che la metà  degli occupati trova lavoro grazie a parenti ed amici. Il fenomeno resiste a tutte le riforme di collocamento, comprese le agenzie interinali, baluardo di speranza di molti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2007/12/02/italia-asfissiata-dai-raccomandati/">Italia asfissiata dai raccomandati</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2007/12/paraculo.jpg" alt="paraculo.jpg" /></p>
<p>Nella repubblica dei raccomandati la miglior agenzia di collocamento rimane sempre la famiglia. Lo dicono i dati di una ricerca condotta <a target="_blank" href="http://www.isfol.it">dall&#8217;Isfol</a> in cui emerge che la metà  degli occupati trova lavoro grazie a parenti ed amici.<br />
Il fenomeno resiste a tutte le riforme di collocamento, comprese le agenzie interinali, baluardo di speranza di molti professionisti meritevoli.<br />
Nella repubblica delle raccomandazioni si producono il 15% dei posti nei concorsi pubblici e solo il 5% attraverso i centri per l&#8217;impiego. Per buona parte della rimanente percentuale arriva la mano della raccomanda.<br />
Giulio Andreotti che amava fare lo spiritoso con i giovani deputati dicendo â€œMi raccomando, non fate troppe raccomandazioniâ€; risultava il politico più sognato dagli italiani per farsi raccomandare in un sondaggio condotto da Mike Bongiorno negli anni &#8217;80.<br />
Battute che rispondevano a realtà  poiché la sua elefantiaca segreteria personale era nota a tutti gli aspiranti raccomandati, formata da un sistema di doppi, tripli e quadrupli registri gerarchici di segnalazione, in cima ai quali c&#8217;era l&#8217;indicazione di pugno andreottiano a pennarello con scritto â€œMi sta molto a cuoreâ€.<br />
E del resto perché mai Andreotti dovrebbe discostarsi dalla raccomandazione che contraddistingue la profonda identità  nazionale degli italiani?<br />
Tutti amiamo raccomandarci, in ogni occasione, per un buon posto in clinica, per una migliore assistenza nelle cure, raccomandiamo i figli a scuola, al lavoro, cerchiamo qualcuno che ci raddrizzi le storture burocratiche, per snellire le pratiche dell&#8217;eredità  (per i fortunati che se la ritrovano), o un posticino in cambio di un voto alle elezioni.<br />
Per non ricordare che purtroppo, sempre più spesso, ci si raccomanda anche per essere sepolti al cimitero!<br />
La Rai delle famigle é la classica azienda fondata sulla famiglia: il 99% di chi ci lavora é raccomandato, figlio, nipote cognato scendiletto di qualcun&#8217;altro. Tutti, dai giornalisti ai conduttori, dai registi agli scenografi,  dai magazzinieri ai parrucchieri.<br />
Qualcuno ricorderà  quando Gad Lerner nel giorno delle sue dimissioni dal tg1 per le immagini pedofile uscì dal taschino un bigliettino di raccomandazione datogli da un politico.<br />
E del resto nella società  tecnologica é difficile sentire qualcuno che elogi la raccomandazione ed altrettanto difficile trovare qualcuno che non l&#8217;abbia avuta a sua volta!<br />
L&#8217;Espresso ha scoperto un database segreto delle Poste con un elenco di 3.203 nomi di raccomandati, 841 dei quali assunti, 613 respinti e 86 in attesa di risposta.  Ebbene, con l&#8217;aggiunta dei 1.663 disoccupati silenti, i dati Isfol svelano un&#8217;Italia che si trasforma senza cambiare per rimanere ciò che é.<br />
Peccato che tra i raccomandati ci siano spesso figuri che determinano i destini di tante famiglie! Finché un cretino é tale facendo danno solo a se stesso é poca cosa, i guai cominciano quando da quel cretino direttore, deputato o con un conto in banca da nababbo dipendono la vita e le scelte di altri!<br />
Ecco uno dei motivi dell&#8217;inamovibilità  del carrozzone italiano delle corporazioni che frenano il progresso!<br />
I cretini tendono a circondarsi di sottoposti simili a loro se non peggio! E finché i posti chiave rimarranno appannaggio di raccomandati piazzati da un sistema deviato di cretini, tra i quali troppo raramente ci si infila qualcuno di valido, i cervelli della scienza e della ricerca continueranno a fuggire in stati migliori e meritori, oltre che meritocratici.<br />
E noi che rimaniamo nella nostra italietta cucchiamoci pure i Mastella i Vespa, le Benedette Parodi i Berlusconi i Veltroni cialtroni e via di questa feccia&#8230; teodem compresi!<br />
Del resto siamo italiani no?</p>
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