Sapete che la Lega di Matteo Salvini era pronta a incassare 65 milioni di euro dai russi? Peccato che gli sia andata male e adesso sbraitano di complotti e di bugie, ma i più bugiardi sono proprio Salvini e il suo amico Gianluca Savoini.
Urlano al complotto, Salvini vuole che intervenga il Copasir, l’organo parlamentare che sovrintende i servizi segreti e la sicurezza nazionale, ma è tutta una pagliacciata, appunto, perché Salvini sa che in Italia nessun telegiornale spiega il papocchio combinato in Russia.

Allora ve lo spiego io nei punti salienti. Nel 2018 Salvini è vicepremier assieme a Di maio del governo Conte 1. E’ uomo di governo e di certo non può battere cassa a una potenza straniera, che in cambio potrebbe influenzare pesantemente l’attività politica in Italia.
Bene nel 2018, Gianluca Savoini, faccendiere braccio destro di Salvini, assieme a Francesco Vannucci e all’avvocato calabrese Gianluca Meranda, titolare di una sede romana del Comitato per Salvini premier. Ed è pure general manager della banca Euro Ib, che doveva fare da tramite nell’acquisto del petrolio e la rivendita col ricarico del 4% da cui doveva uscire la cresta dei 65 milioni.

Bene, il trio di italiani incontra per ben 40 volte 3 figuri russi, di cui 2 identificati: ossia lo 007 dei servizi russi Andrey Karchenko, che è pure direttore del partito dell’ideologo di Putin Alexander Dugin, e Ilya Yakunin, vicedirettore di una grossa holding russa controllata dal Cremlino, che tradotta in italiano si chiama Società per lo sviluppo del Caucaso settentrionale.
I 40 incontri avvengono tra Roma e l’hotel Metropol di Mosca, a volte anche alla presenza dello stesso Salvini. Che infatti in quel periodo in cui era vicepremier, spesso si assentava da Roma per andare in missione in Russia.

In quegli incontri, il trio Savoini Meranda Vannucci insisteva per ottenere una grossa partita di petrolio dalla Rosneft, che includesse uno sconto di 65 milioni di euro da girare alla Lega. Che come sapete ne deve rendere 49 allo Stato dopo la sentenza del tribunale di Genova. L’accordo viene scritto in una bozza di contratto e la prova sta nelle intercettazioni. In particolare in una del 26 settembre 2018, in cui l’avvocato Meranda dopo aver incontrato Yakunin, scrive a Savoini questo messaggio: “Confermato prezzo e quantità. Ha detto, firmeremo tra 3 settimane, subito dopo il previsto incontro tra Masa (Matteo Salvini) e Dmko (Dmitry Kozac, riferito al vicepremier russo con delega all’energia)”.

Infatti, l’incontro avviene il 17 ottobre 2018 e Salvini è a Mosca in via ufficiale. L’incontro viene registrato di nascosto da Meranda, che poi lo gira all’Espresso. Cioè, l’uomo del Comitato per Salvini premier fa la soffiata al settimanale l’Espresso che è di sinistra e che infatti per primo svela lo scoop degli incontri nel febbraio del 2019.

Perché questa soffiata? Meranda ha detto che lo ha fatto per una questione politica, visto che secondo la procura di Milano, il ritorno dei soldi alla Lega “sarebbe avvenuto mediante un’entità schermata da costituire a Londra, garantita da un contratto intestato a Vannucci”. Insomma, la trattativa tra la Lega e gli emissari russi per ottenere un po’ di milioni tramite la compravendita di gas c’è stata di sicuro, ma non è andata in porto perché secondo il il gip, Savoini aveva chiesto uno scontro troppo alto ai russi.
Senza contare alcune mail finite agli atti dell’inchiesta nelle quali Savoini ci provava anche con Gazprom a chiedere forniture di petrolio scontate. Gazprom ha sempre risposto picche.

Vabbè, alla fine l’indagine è stata archiviata perché i magistrati non sono riusciti ad ottenere per rogatoria i documenti richiesti alla Russia. In particolare volevano sapere se gli emissari di Putin da corrompere erano pubblici ufficiali, condizione necessaria per contestare la corruzione internazionale al trio Savoini-Meranda-Vannucci.

Quindi, Mosca non ha risposto e poi è iniziata la guerra con l’Ucraina. Che per la Lega si è rivelata una vera e propria manna.
Ecco, adesso i leghisti negano tutto, anche l’evidenza delle immagini e delle registrazioni degli incontri. Aggiungo solo che agli atti c’è un’altra intercettazione del 17 luglio in cui Savoini riferisce dell’incontro a Vannucci che ne parla a Meranda. E gli dice: “La sera c’è stata la cena, K è entrato nell’argomento: Matteo hai bisogno di una mano? Eh, dice, sì, sa tutto lui, non mi tenete nel mezzo, non fate il mio nome, non mi chiamate perché sono fottuto, però è una cosa che mi va bene, per me è la tranquillità”.

Ecco di tutto questo le tivù tacciono, e anzi, vanno dietro passivamente a Salvini senza spiegare ai telespettatori quello che vi ho detto io in questi 3 o 4 minuti. C’è una tale distorsione della realtà in questo Paese, al punto che Salvini può uscirsene con la pagliacciata del Copasir perché i giornali di destra, i vari Belpietro e Sallusti, gli hanno servito una fake news sui loro giornali.
La notizia falsa la pubblicata La Verità, un nome, una garanzia. Ha scritto di una macchinazione della sinistra e dei magistrati così da dare modo a Salvini di starnazzare.

Lo hanno fatto per tentare di ridargli verginità politica in vista delle Europee dell’anno prossimo perché all’estero, per queste vicende, Salvini viene descritto molto vicino a Putin.

In Italia le tivù l’hanno fatta sparire, ma all’estero se la ricordano bene quella figura patetica di Salvini durante la finta missione di pace per l’Ukraina col sindaco polacco che gli spiattellò la maglietta con Putin… Ricordate?
Ecco, tutte le balle e i vuoti di memoria servono alla Lega per inventarsi i complotti e tirare in ballo il Copasir senza senso.
Solo in Italia può succedere una presa per i fondelli così colossale e ridicola ai danni dei cittadini, tenuti completamente all’oscuro di quel che combinano i loro politici al governo.
Salvini è l’attuale vice della Meloni nella somma ignoranza anche dei loro elettori di destra. Che a quanto pare ne vanno fieri.

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