Ecco una notizia che le radio e le tivù magari accennano appena, ma non la spiegano. Riguarda il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana.
Nell’aprile 2020, in pieno lockdown, con la scusa dell’emergenza sanitaria, la centrale acquisti della Regione Lombardia, compra 80 mila camici per mezzo milione di euro dalla Dama Spa, azienda di Andrea e Roberta Dini, rispettivamente cognato e moglie di Fontana.

Il contratto avviene per affidamento diretto da parte della Regione, senza bando pubblico, e in spregio alle norme etiche sul conflitto di interessi, laddove un politico non può dare appalti ai parenti. Una situazione talmente evidente, che a giugno di 3 anni fa la racconta Report su Rai3 e così la vicenda diviene di dominio pubblico.

In quei giorni, il primo lotto di camici già consegnati, vengono stornati. L’azienda del cognato restituisce i soldi in fattura alla Regione dicendo di aver fatto una donazione.
Ma è evidente che si tratta di una toppa peggiore del buco. E intanto l’ultimo lotto di camici viene bloccato.

Fontana, per rimediare la figuraccia, paga l’azienda di suo cognato e di sua moglie con un bonifico da 250 mila euro, prelevati da un suo conto corrente in Svizzera su cui ci sono oltre 5 milioni di euro.

Il bonifico viene segnalato come sospetto dalla banca ed è da qui che nasce l’indagine sui conti in Svizzera di Fontana, che sarà indagato per auto riciclaggio e da cui si verrà a capire tutto il papocchio.

Alla fine il gup del tribunale di Milano archivia Fontana perché la Svizzera non risponde alle richieste di trasparenza, in barba alle regole di trasparenza bancaria a cui diceva di aver aderito in Europa.
Fontana si mostra alle telecamere per dirsi “commosso e felice per quei lombardi che hanno creduto alla sua onestà”.

Morale, adesso Attilio Fontana, uomo della Lega di Salvini nel frattempo rieletto presidente della Lombardia, si ritrova di nuovo indagato per frode in pubbliche forniture perché la Procura ha fatto ricorso in Appello. Oltre a Fontana sono indagati Filippo Bongiovanni e Carmen Schweigl, ex direttore generale ed ex dirigente della centrale acquisti della Regione, oltre a Pier Attilio Superti, all’epoca vicesegretario generale della Regione. Insomma, i magistrati non credono molto all’onestà di Fontana.

Poi, sia chiaro, un’indagine non è una condanna, ma tutta la vicenda dà l’idea della “statura” etica e istituzionale dei personaggi coinvolti. Fontana ha ingaggiato la ditta dei suoi famigli con i nostri soldi, e dopo essersi reso conto della fesseria ci ha preso per i fondelli tentando di farci credere che si fosse trattato di una donazione.
Una vicenda che all’estero provocherebbe le dimissioni immediate in autotutela.
Qui invece tacciono tutti e, anzi, Salvini va in tivù a parlar d’attro con tutto il governo di Roma complice del silenzio.

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