Statali, cercatevi un lavoro

La montagna della spesa pubblica va aggredita nel suo complesso. Occorre un ridisegno complessivo della Pubblica Amministrazione, un apparato in cui lavorano 3.300.000 persone, di cui solo 170.000 sono dipendenti dei ministeri, cioè il 5% del totale. Non possiamo illuderci che intervenendo su questa esigua minoranza abbiamo risolto tutto. Il Pil si è contratto, e quindi oggi un volume di spesa così non è più sostenibile. Dobbiamo ridurre i costi a parità di prestazioni, e per farlo non possiamo essere né solo selettivi, né solo lineari. La gestione “politica” della spesa pubblica, per decenni, ha fatto sì che lo Stato invadesse interi settori dell’economia. Dobbiamo invertire la tendenza. E nel decreto della spending review abbiamo cominciato a farlo, riducendo il perimetro e il costo delle società pubbliche e delle società “in house”, che in prospettiva devono scomparire del tutto, perché hanno impedito al settore dei servizi di svilupparsi in modo efficiente, riducendo lo spazio dei privati e quindi limitando la concorrenza». Vittorio Grilli, ministro dell’Economia.

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2 Commenti a “Statali, cercatevi un lavoro”

  1. ulmike ha detto:

    Come riformare la PA valorizzando i virtuosi?
    Certo non con uno spending review tagliando a caso per raggiungere gli obiettivi imposti dall’Europa al fine di ottenere accreditamenti effimeri, altrimenti è chiaro che si danno origine a spinte europa-divergenti vedi il programma del M5S che ormai è diventato il primo partito italiano e il bello lo vedremo a settembre dopo il governissimo sulla legge elettorale; un modo per riformare la PA valorizzando i virtuosi è razionalizzare ovvero tagliare gli sprechi e soprattutto tagliare le mele marce.

    Basta modificare l’articolo 55 quater comma 1 lettera F) del Testo Unico sulla Pubblica Amministrazione, ovvero il D.Lgs. n° 165/2001 prevedendo il licenziamento disciplinare senza preavviso d’ufficio in caso di condanna in giudicato per qualsiasi reato contro la PA.
    Attualmente sapete in quali casi si viene licenziati dalla PA? In caso di interdizione perpetua dalla PA, ovvero in caso di condanna di almeno 5 anni e quando mai si prendono 5 anni?
    Poi per sviluppare il senso di corresponsabilità, altrimenti ci troviamo nella situazione in cui il vice direttore di tal ministero firma i turni compilati dalla sua segretaria ora ai domiciliari per corruzione e non risulta nemmeno indagato, basta prevedere dallo stesso articolo 55 quater il licenziamento disciplinare d’ufficio senza preavviso per il dirigente in caso di condanna in giudicato per qualsiasi reato contro la PA in cui sono coinvolti almeno 5 funzionari a lui sottoposti e del proprio ufficio se queste condanne sono collegate o accertate con un unico procedimento penale per reati contro la pubblica amministrazione come associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Sapete che nel mio Ministero il mio capo ufficio ora ai domiciliari per corruzione sarà reintegrato e pensare che ai tempi del pool Mani Pulite era già stato condannato e mi troverò ancora a dover sottostare ad un corrotto e se chiedo trasferimento mi viene negato? Immaginate con che piacere lavoro in quell’ufficio.

    Poi basta modificare sempre l’art 55 quater comma 1 lettera F) del Testo Unico sulla Pubblica Amministrazione il D.Lgs. n°165/2001 imponendo il licenziamento disciplinare senza preavviso in caso di condanna in giudicato dalla Procura Regionale della Corte dei Conti per danno erariale, se entro 60 giorni dalla notifica della sentenza di condanna non si rifonde la PA.
    Nel mio ministero si è installato un sistema eliminacode per gli sportelli degli uffici pubblici costato più di 50 mila euro pagato da noi contribuenti mai entrato in funzione dopo più di 12 mesi in quanto i 15 sportelli non sono polifunzionali, intanto noi dipendenti ci dobbiamo portare la carta igienica da casa. Poi ci sono le cappe aspirafumi quanto avranno costato? Pagate dai contribuenti e mai entrate in funzione.

    Poi andrebbe modificato l’art. 23 del DPR n. 3/1957 sul danno ingiusto in caso di responsabilità verso terzi anche per negligenza lieve, mentre attualmente è previsto solo per dolo e negligenza grave. In questo modo il funzionario o il pubblico ufficiale si assume le propria responsabilità. Se un agente che espleta funzione di polizia stradale ferma un autista e un autoarticolato per un mese applicando il divieto di circolazione nei giorni festivi fuori dai centri abitati per veicoli trasporto merci con massa complessiva a pieno carico superiore a 7,5 tonnellate quando provengo dalla Francia con tanto di Cmr (lettera di vettura internazionale) se il Giudice di Pace mi da ragione, chi paga? Siamo in uno stato garantista

    Si potrebbe proseguire con un elenco di enti pubblici inutili nati giustamente per offrire impiego, ma che ora con il debito pubblico alle stelle, invece di far chiudere quel piccolo e appena costruito ospedale perché efficiente e polifunzionale, o di tagliare i fondi ai disabili, basterebbe razionalizzare la spesa pubblica. Dov’è finito il decreto legge sulla fusione delle province? Perché non trasferire le funzioni delle province alle regioni? Oppure è il caso di abrogare le regioni? Quanto costa ai contribuenti un consiglio e una giunta provinciale?
    Perché non abolire le DGT, Direzioni generali territoriali del MIT, Ministero infrastrutture e trasporti?
    E perché non fondere, per esempio, il doppio e inutile archivio nazionale dei veicoli a motore e presso il Pubblico Registro Automobilistico e presso il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture? Non stiamo proponendo di applicare l’art. 18 contro la PA, in questo caso nei confronti dei dipendenti del PRA gestito dall’Aci, ma di valorizzarla permettendo di offrire servizi di attualità, si chiama razionalizzazione e permettendo trasferimenti di personale a richiesta dei meritevoli.

    Un servizio da valorizzare è quello del Difensore Civico, ecco che parte dei dipendenti del PRA potrebbero transitare presso gli uffici del Difensore Pubblico al fine di contrastare l’inerzia della PA che non si degna di rispondere né ad una Pec (posta elettronica certificata) né ad una R/R. Ecco che questa PA (Difensore Pubblico) andrebbe valorizzata affidando una quantità maggiore di personale e soprattutto maggiori poteri. Il difensore civico dovrebbe poter sollecitare la Procura Regionale della Corte dei Conti quando non risponde ad una segnalazione di danno erariale in merito ad uno spreco del patrimonio pubblico. Se un cittadino segnala alla Procura regionale della Corte dei Conti che in tal ministero si è installato un sistema eliminacode che non è mai entrato in funzione ha diritto di sapere lo stato di avanzamento della pratica non vi sembra?
    Un altro ente pubblico che può contenere lo spreco nella pubblica amministrazione è la Corte dei Conti.

    Se il lavoro nelle pubbliche amministrazioni è regolato dal D.Lgs. n. 165/2001 e se l’art. 2 comma 2 del suddetto decreto, sancisce che al lavoro pubblico si applicano le norme del codice civile relative al lavoro nell’impresa privata. Dunque, al pubblico impiego si applicano tanto l’art. 2119 c.c. (licenziamento per giusta causa), quanto l’art. 3 della 604/1966 (licenziamento per giustificato motivo soggettivo). Inoltre, il comma 2 dell’art. 55 del D.lgs. n. 165/2001 sancisce l’applicazione dell’art. 2016 c.c. (sanzioni disciplinari per non rispetto degli obblighi di diligenza e fedeltà) e dell’art. 7 dello Statuto che regola il procedimento disciplinare.
    I richiami sarebbero ulteriori. Quanto sopra è sufficiente per dire che al lavoro pubblico certamente si possono applicare le norme sui licenziamenti. Non solo. Al pubblico impiego si applicano anche le tutele previste dall’art. 18 dello Statuto per espresso richiamo contenuto nel comma II dell’art. 51 del D.lgs. n. 165/2001. L’unica eccezione riguarda i dirigenti pubblici, per i quali, a differenza dei dirigenti privati, si applicano comunque le tutele dell’art. 18.
    Altra differenza sostanziale tra pubblico e privato, si rinviene nella disciplina dei licenziamenti per ragioni oggettivi che, seppur con procedure e modalità ben distinte rispetto al lavoro privato, non risultano comunque esclusi per il lavoro pubblico. Dunque, che nel pubblico impiego sia possibile licenziare, è dato certo ma non di facile realizzazione.
    Stando così le cose, perché è opinione diffusa che nel pubblico impiego non sia possibile licenziare?
    La ragione ricade nelle responsabilità che la legge riconosce in capo al dirigente pubblico. In base alle norme sulla responsabilità dirigenziale, qualora un licenziamento comminato, dovesse poi esser giudizialmente riconosciuto illegittimo, l’amministrazione potrebbe chiamare il dirigente responsabile a rispondere personalmente del danno economico derivato. Stando così, è evidente che qualsiasi dirigente ben si guarda, dall’intraprendere una strada estremamente rischiosa sul piano personale.
    Sarebbe dunque sufficiente modificare alcune norme sulla responsabilità dei dirigenti per “normalizzare” il sistema.
    E tuttavia, il punto è proprio la “normalizzazione” del sistema. In questo senso, sbaglierebbe chiunque, Ministro compreso, intenda agitare il tema dei licenziamenti nella PA come una minaccia.
    Il licenziamento è sempre e comunque la fase patologica del rapporto di lavoro e non è mai opportuno brandirne l’utilizzo come strumento di regolazione del sistema.
    Il punto è l’efficienza e la qualità dei servizi offerti dalla PA. Incidere su questo aspetto, significa in primo luogo regolare in modo differente la fissazione degli obiettivi assegnati ai dirigenti, in termini di qualità/quantità e garantirne il raggiungimento chiamando, in questo caso si, a rispondere del mancato risultato.
    E’ certamente più utile ragionare di ciò, magari riducendo gli ambiti di competenza della PA, ma puntando all’eccellenza dei settori coperti. Per tutto il resto, è sufficiente applicare la legge, senza clamori inutili.

    Perché non liberalizzare l’accesso alla professione del Notaio? Chi ha i titoli per esempio una laurea, un esame di stato, un minimo di esperienza maturata con un anno di praticantato, perché non può aprire uno studio notarile? Come avviene per uno studio legale o uno studio medico?

    Poi perché non tagliare il finanziamento ai giornali? Solo chi li vuole acquistare li paga.

    Perché non tagliare il canone della Rai? chi vuole guardare la Rai paghi, perché devo mantenere a mie spese tutti i canali della Rai se non li trovo interessanti? La Rai potrebbe spedire a chi paga il canone una smart card per la decodifica dei canali. Se invece la Rai vuole essere una tv di stato allora basta una sola emittente.

    Nel mese di Maggio si svolgeranno le elezioni del Sindaco di Roma, del Consiglio comunale, dei Presidenti di 15 Municipi e relativi consigli, composti da 24 consiglieri più il presidente. I Municipi sono stati ridotti da 19 a 15 e i membri del Consiglio Comunale da 60 a 48 dal decreto per Roma Capitale. Che sforzo!
    Ancora troppi sono i 375 consiglieri municipali, con 15 presidenti di Giunta, 15 presidenti di Consiglio municipale, presumibilmente 60 assessori, 90 commissioni e relativi presidenti. Uno spreco inutile di risorse per la modica cifra di 150 milioni di euro. Una marea di politici che dovrebbero avere il compito di amministrare la Capitale. Con tante persone a governare dovremmo avere una città perfetta, invece a pagare siamo sempre noi contribuenti. E perché le elezioni romane non sono state accorpate a quelle nazionali e regionali? Per spendere altri soldi.

  2. […] Il blog di Daniele Martinelli Pubblicato: 17 agosto 2012 Autore: aggregatore Sezione: Politica e Attualità […]

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