Il monte di Pontida “caca” il topolino

La montagna di Pontida ha partorito il topolino. Come previsto, il raduno della Lega nord sul pratone sacro alle cadreghe verdi, non ha cambiato timbro. I militonti, come tanti ramarri sotto il sole (pardon tamarri), hanno appla(udito) il loro moribondo leader Umberto Bossoliin risposta ai giornalisti coglioni e lecchini di Roma padrona che scrivono falsità ” senza dire quali e senza fare cenno agli stipendiati di Radio Padania che hanno censurato Lucia Annuziata dal diffondere in tivù le incazzature dei loro elettori sule frequenze di partito, e senza contare i direttori Rai in quota Lega come Marano o Casarin al Tg3 Lombardia

Bossoli vira subito sulla pressione fiscale che “ha superato ogni limite” rincuorando i tamarri verdi sulle “tasse che non si potranno abbassare” perché secondo Bossoli é colpa di Wall street e Londra che “ci farebbero fare la fine della Grecia“. I tamarri se la bevono. E’ il “Va’ pensiero” che ha cancellato dalla loro memoria le colpe lunghe 17 anni della Lega e di Forza Italia che hanno ingigantito il debito pubblico a colpi di leggi sul falso in bilancio, condono di tangenti, condoni e scudi sia fiscali che edilizi, plusvalenze esentasse, conflitti di interesse nemmeno sfiorati, esenzione Ici per la chiesa e via via ripensando.

E’ grazie all’impegno della Lega se oggi questo paese guarda alla “magna magna” Grecia senza che mai la Lega verde Agro-pontino abbia smobilitato l’alleanza col partito di collusi, imputati, tangentari, concussori, corruttori, corrotti e Piquattristi facenti capo al “mafioso di Arcore“. Al contrario Bossoli scarica sugli alleati il dovere di stare in guardia non si sa da che. Un trucco lungo un Miglio condito da finti ultimatum a Tremonti che “non deve toccare i comuni, gli artigiani e le piccole imprese altrimenti rimetti in ginocchio il Nord” sorvolando sul fatto che il Nord sia già  in ginocchio da un pezzo. Per la centesima volta il Senacul aizza l’uditorio dei poveri tamarri al verde alimentando i soliti dubbi su eventuali future alleanze col piduista, che per la centesima volta rispondono come una gigantesca orgia di masochisti sodomizzati all’urlo di “mi piace mi piace mi piace“.

Bossoli conosce i suoi tamarri. Li persuade sulle “tante cose fatte bene con Berlusconi” come il “federalismo fiscale” che tuttavia pare non aver risolto la vita agli “schiavi del centralismo romano“. Ebbene, per la centesima volta é colpa di qualcun altro: oggi tocca a  Equitalia. Mica c’entrano i grandi evasori come Berlusconi e i suoi amici beneficiati da prescrizioni lampo, ruberie ridotte a piccole sanzioni e procure ingolfate che aprono i portoni dell’eterna prescrizione grazie al contributo della Lega. Ai tamarri verdi piace sentire che i responsabili delle multe agli agricoltori che non hanno rispettato le quote latte sono i magistrati, non i regolamenti europei violati. Calderoli barrisce in difesa di quelle mucche sequestrate agli agricoltori che in mancanza di tette da mungere, non potranno essere più munti dalla Lega.

Bossoli al prato di Pontida si augura “più magistrati padani” sorvolando sul procuratore di Torino Giancarlo Caselli, padano nativo di Alessandria, al quale la Lega ha confezionato una legge contrapersonam per impedirgli di diventare procuratore nazionale antimafia al posto del siculo Piero Grasso. A quel punto l’uditorio verde viene invitato a firmare ai gazebo la proposta di legge popolare, tra il generale imbarazzo dei militonti all’idea di vergare soltanto con una croce. La posta in gioco é il fondamentale ministero al Nord da aprire alla villa Reale di Monza. Il suo primo cittadino é proprio lì sul palco a consegnare la targa a Bossoli per quello che dovrà  essere il ministero dell’Industria. Peccato che nessuno su quel palco sottolinea che le industrie al Nord hanno da tempo chiuso i battenti.

E pensare che Bossoli ne ha anche per la mafia. Con le inchieste “Infinito” di Pino Neri che incontra il leghista Ciocca a Pavia e “Minotauro” del sindaco delle ‘ndrine cognato della assessora piemontese della giunta leghista Cota, il senatur scorge “La Brianza che é piena di mafia“. A dire il vero noi lo sapevamo fin dai tempi di Mangano ad Arcore, a differenza degli smemorati tamarri verdi sul pratone soleggiato di Pontida. Ma Bossoli va avanti. Incalza il titolare del Viminale: “Maroni lo sai che la Brianza é piena di mafiosi? bisogna che gli dai una soppressata. Fora di ball i mafiosi!“. Il sassofonista varesino ride imbarazzato e applaude coi militonti surriscaldati. Sembra preistoria la sua sceneggiata di qualche mese fa sul palco di Saviano intento a snocciolare i numeri degli arresti dei latitonti e a dire che la mafia in Lombardia non esiste. Eppure lì sul palco verde di casa il titolare del Viminale non risponde. Rimane silente come Mangano. Pure sui ministeri al Nord. Bossoli lo sollecita inutilmente: “Non mi hai riposto, pensaci! c’é un tavolo per te e uno per Tremonti“.

Alla fine ecco immancabili gli immigrati dalla Libia. Per fermarli secondo Bossoli bisogna ritirare i contingenti militari “costati un milione di euro” (gli suggeriscono “un miliardo!“) assieme ai costi della politica. Argomento che scatena i tamarri verdi a invocare la secessione. Bossoli scopre dopo 17 anni che un autista di auto blu percepisce 15 mensilità  ma tace sull’ex presidente del consiglio friulano Ballaman, leghista finito nei guai perché usava l’auto blu per i cazzi suoi come il sindaco di Sommacampagna. Ora che la Lega é un partito arricchitosi a Roma ecco che si accorge dei rimborsi elettorali che “bisogna abbassare” e “dimezzare i parlamentari“. Nessuno dei tamarri sul palco ricorda al “Boss” la recente overdose di sottosegretari e ministri indagati per tangenti come il neoministro Romano, finiti nel governo Berlusconi di cui la Lega é alleata di ferro..

Per i colonnelli la Lega é un carrozzone pubblico da mantenere il più possibile. Gli italiani “maggiormente a sinistra” che non ne possono più di questo governo a base di P4 possono aspettare assieme ai padani incazzati. Inutile sprecarsi in un comizio serio e di contenuti. Per la Lega ladrona “che a Roma tutto perdona” sono gli ultimi fuochi di paglia. Finiranno con Berlusconi al macero. Nella storia piduista di questo Paese che pian piano si desta.

Bossoli a Pontida

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