Viva (memoria) ai fascisti

Massimo Teodori sul Corriere a pagina 58 propone di abolire il reato di apologia di fascismo, giacché “una democrazia liberale e vitale deve avere la forza di discutere ogni proposta avanzata in sede istituzionale senza avvinghiarsi attorno ai tabù senza effetto“. Lo spunto del pezzo é la proposta di legge che qualche giorno fa i senatori del Pdl Cristiano de Eccher, Fabrizio Di Stefano, Francesco Bevilacqua, Achille Totaro, Giorgio Bornacin e il finiano Egidio Digilio, hanno avanzato per abolire la XII norma transitoria della Costituzione che vieta la ricostituzione del Partito fascista e che all’articolo 4 punisce l’apologia del fascismo. L’articolo vieta la difesa, l’esaltazione e l’elogio di un partito criminale che avallando le leggi razziali di Hitler, si é reso protagonista di crimini indicibili che hanno segnato una pagina indelebile nella storia dell’Italia conclusasi teoricamente 66 anni fa alla fine della seconda guerra mondiale.

Teoricamente dicevo, in quanto il reato di apologia del fascismo é una gigantesca e patetica ipocrisia per due motivi: il primo é che andrebbe abolito in quanto reato d’opinione. Il secondo perché il fascismo non é solo apologizzato, ma ampiamente applicato in questo Paese dove circolano indisturbati i manganelli addosso ai pastori sardi bloccati nel porto di Civitavecchia, agli studenti in piazza Navona su benedizione del frammassone e apologista Francesco Cossiga, ai manifestanti di via del Corso, con la censura di striscioni di protesta lungo le strade e persino dai balconi di casa com’é successo qualche giorno fa a Brescia per un lenzuolo su Berlusconi. Il fascismo praticato é passivamente accettato dalla maggioranza degli italiani in quanto monchi del concetto di libertà  di espressione e impauriti a parlare. Fa leva su questa ignoranza collettiva la prepotenza dei poliziotti che se vogliono si possono  presentare a casa col piede di porco per farti rimuovere il lenzuolo dal balcone.

Metodo applicato di un fascismo mai sopito a cominciare dal parlamento, in cui ha presenziato per anni Giorgio Almirante del Movimento sociale Italiano di cui oggi sopravvive Donna Assunta, osannata e riverita in tutti gli studi radiotelevisivi e dove città  come Rieti gli dedicano una via. L’appendice tette-culo dell’era berluscoide é sfrontatamente rappresentata dall”onorevole Alessandra Mussolini colorata di Alternativa sociale, versione commerciale del fascismo moderno del governo Berlusconi, stupratore della Costituzione e a capo di leggi fasciste contro la libertà  di espressione e contro l’uguaglianza dei cittadini. Fascismo da piaggeria sono le dichiarazioni del nipote di Licio Gelli ai microfoni delle Iene durante un’incursione a Pistoia in occasione di un’uscita ufficiale del venerabile in procinto di regalare cimeli piduisti al comune della città  toscana. Apologia di fascismo é regalare agli elettori calendari dedicati all’88esimo dell’era fascista a Pomezia, ultima città  fondata dal Duce come ha fatto l’anno scorso il candidato Pdl alle regionali Luigi Celori con foto e motti di Benito.

Fascismo é il boom di gadget, calendari, felpe, manganelli esposti nelle vetrine tradizionali sul web e infilato nei menù del Duce, memorabilia di un fascismo che é business consolidato un po’ ovunque in Italia. Non tirano solo le collezioni di storia e i calendari, ma anche i vini e snacks al sapore di Benito che fa sfoggio sui muri di locali pubblici al balcone di piazza Venezia, a petto nudo per la campagna del grano, in posa da saluto romano o vestito da pilota all’osteria “I Malardot” di Torriana, presso Rimini, dove la storia nostrana é legittima rivendicazione che é ostico scambiare in tribunale per nostalgica apologia.

I piatti del Duce che si possono gustare da Paradiso in via Plana a Milano o da Oscar in via Lazzaro Palazzi, fanno il paio con la paccottiglia d’arredo che creano ambiente. La casa editrice Gamma 3000 di Simone Circi firma varie versioni del calendario di Mussolini in vendita nelle edicole a far concorrenza ai calendari di Padre Pio o di Frate indovino. Senza contare le collezioni di storia a puntate, come “Mussolini e il fascismo” della Hobby & Works, o le centinaia di cimeli fascisti in vendita su Ebay. Su Duce.it sdoppiato nella versione Il ventennio.it si trovano cataloghi sempre aggiornati tra portacellulari, daghe e manganelli goliardici in legno, felpe e scarpette di Ferlandia a 23 euro. Un distributore di Lissone vende magliette con la scritta “barcollo ma non mollo” e al centro commerciale si può acquistare il vino del Duce e anche di Hitler.

Persino l’iphone non può fare a meno del fascismo. Una delle applicazioni più vendute a 79 centesimi é iMussolini, programmino che permette di acquisire un centinaio di discorsi del dittatore in formato audio, video e testo che fanno storia prima che apologia. Per la gioia di De Eccher, di La Russa o di Ciarrapico, facce fasciste strapagate e arricchite coi nostri soldi. Pedine di potere nelle istituzioni ben oltre il tabù che pensavamo di seppellire con una norma della Costituzione. Propongo di dare a questa gente la libertà  di esaltare in pubblico le gesta della Shoah. Saremo legittimati a usar loro come bersaglio dei nostri manganelli col nostro motto: a mali estremi, estremi fascisti.

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