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	<title>discriminazione Archivi - Il blog di Daniele Martinelli</title>
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	<description>Notizie e opinioni libere.</description>
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		<title>&#8220;Brucerei mio figlio gay nel forno&#8221;. La sentenza per il leghista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Mar 2023 23:21:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Se avessi un figlio omosessuale lo butterei in una caldaia e gli darei fuoco&#8221;. Questa frase choc la disse nel febbraio del 2016, il leghista Giovanni De Paoli rivolto a un gruppo di genitori di ragazzi gay a margine di un’audizione presso la commissione regionale e sicurezza sociale della Liguria. De Paoli, consigliere regionale, fu [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2023/03/23/brucerei-mio-figlio-gay-nel-forno-la-sentenza-per-il-leghista/">&#8220;Brucerei mio figlio gay nel forno&#8221;. La sentenza per il leghista</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/VnRn9dHte9g" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&#8220;Se avessi un figlio omosessuale lo butterei in una caldaia e gli darei fuoco&#8221;. Questa frase choc la disse nel febbraio del 2016, il leghista Giovanni De Paoli rivolto a un gruppo di genitori di ragazzi gay a margine di un’audizione presso la commissione regionale e sicurezza sociale della Liguria.</p>
<p>De Paoli, consigliere regionale, fu denunciato dal presidente genovese dell&#8217;associazione Agedo Giovanni Vianello.<br />
Ebbene, dopo 7 anni di processo, il politico leghista è stato assolto dall’accusa di diffamazione aggravata. </p>
<p>Il pubblico ministero Patrizia Petruzziello che ha applicato la legge Mancino, che prevede l’aggravante per le dichiarazioni razziste e omofobe, aveva chiesto 4 mesi di condanna. </p>
<p>Il giudice Filippo Pisaturo non ha accolto la richiesta.<br />
Gli avvocati di De Paoli hanno insistito sul fatto che le sue parole non fossero rivolte a qualcuno di specifico. </p>
<p>La sentenza lascia perplessi i componenti del “Comitato per gli Immigrati e contro ogni forma di discriminazione”, che annunciano Appello non appena, entro 90 giorni, si conosceremo le motivazioni dell’assoluzione in primo grado.</p>
<p>Ad ora, secondo la giustizia italiana, sostenere in pubblico che si brucerebbe in un forno un figlio gay, non comporta nessuna conseguenza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2023/03/23/brucerei-mio-figlio-gay-nel-forno-la-sentenza-per-il-leghista/">&#8220;Brucerei mio figlio gay nel forno&#8221;. La sentenza per il leghista</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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		<title>Pdl e Lega discriminatori e razzisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jun 2012 06:14:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Minipost]]></category>
		<category><![CDATA[condanna]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
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		<category><![CDATA[letizia moratti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Neologismo di valenza chiaramente dispregiativa in quanto i gruppi etnici zingari vengono utilizzati come elemento di negatività e da rifuggire». Da quei manifesti «emerge con chiarezza la valenza gravemente offensiva e umiliante di tale espressione che ha l’effetto non solo di violare la dignità dei gruppi etnici sinti e rom, ma altresì di favorire un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«N<em>eologismo di valenza chiaramente dispregiativa in quanto i gruppi etnici zingari vengono utilizzati come elemento di negatività e da rifuggire</em>». Da quei manifesti «<em>emerge con chiarezza la valenza gravemente offensiva e umiliante di tale espressione che ha l’effetto non solo di violare la dignità dei gruppi etnici sinti e rom, ma altresì di favorire un clima intimidatorio e ostile nei loro confronti</em>». Motivazioni con le quali il giudice ha condannato per la prima volta in Italia 2 partiti, Lega Nord e Pdl, per «<em>condotta discriminatoria</em>», con l’obbligo di pubblicare a loro spese il dispositivo dell’ordinanza che bolla come «<em>discriminatori</em>» i temi dei manifesti coi quali i 2 partiti avevano tappezzato Milano durante la campagna elettorale delle comunali a sostegno della Moratti.</p>
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		<title>L&#8217;uguaglianza in Italia fa (purtroppo) notizia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 20:12:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[atletica]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[fidal]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Era ottobre, ero di ritorno da una corsa podistica che avevo presentato, funestata da una furiosa polemica che riguardava le premiazioni. I vincitori nordafricani di quella gara, secondo il regolamento della federazione italiana di atletica leggera, non avevano diritto ai premi perché la competizione era a carattere provinciale, in cui i premi sono previsti soltanto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2009/12/07/luguaglianza-in-italia-fa-purtroppo-notizia/">L&#8217;uguaglianza in Italia fa (purtroppo) notizia</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3421" title="razzismo" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2009/12/razzismo.jpg" alt="razzismo" width="193" height="224" /></p>
<p>Era ottobre, ero di ritorno da una corsa podistica che avevo presentato, funestata da una furiosa polemica che riguardava le premiazioni.<br />
I vincitori nordafricani di quella gara, secondo il regolamento della federazione italiana di atletica leggera, <strong>non avevano diritto ai premi</strong> perché la competizione era a carattere provinciale, in cui i premi sono previsti soltanto per gli atelti italiani. Regola <strong>palesemente discriminatoria</strong>.<br />
Quegli stranieri, i giudici della federazione, non li avevano esclusi dai partenti nonostante i loro nomi fossero nell&#8217;elenco degli iscritti già  dalla sera prima. Avrebbero potuto evitare la loro partecipazione intimando all&#8217;organizzatore di non consegnargli i pettorali di gara. Invece quegli stranieri erano partiti, avevano gareggiato e avevano vinto.</p>
<p>Alle premiazioni l&#8217;organizzatore della gara aveva premiato i vincitori <strong>disobbedendo ai giudici</strong>, che nel frattempo avevano preteso la loro squalifica dalla classifica. Le premiazioni erano state un teatro di liti e insulti provocati da alcuni italiani (uno in particolare, tal Tito Tiberti) che reclamava le sue ragioni per il rispetto della regola discriminatoria.</p>
<p>Il mio resoconto pubblicato <a href="http://www.podisti.net/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3423:maratona-di-marengo-intergrazione-a-remengo&amp;catid=13:commenti-e-opinioni&amp;Itemid=95" target="_blank">dal sito podisti.net</a>, in cui parlavo di norme razziste, aveva sollevato un <strong>polverone di polemiche</strong> e di critiche rivolte alla mia persona perché difendevo l&#8217;uguaglianza dei partecipanti, come si evince dal primo articolo dello <a href="http://www.fidal.it/showquestion.php?faq=40&amp;fldAuto=5242" target="_blank">Statuto</a> federale.<br />
In seguito agli attacchi subiti avevo scritto un <a href="http://www.podisti.net/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3434:quando-il-diritto-legittima-il-rovescio&amp;catid=13:commenti-e-opinioni&amp;Itemid=95" target="_blank">secondo pezzo</a> in cui tentavo di fare chiarezza. Ma, salvo poche eccezioni, dai commenti sulla questione la maggioranza dei lettori di quel sito ha preferito continuare a puntare il dito piuttosto che la luna.</p>
<p>In un <a href="http://www.podisti.net/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3545:new-york-un-onorevole-augurio-a-quelli-che-le-regole&amp;catid=13:commenti-e-opinioni&amp;Itemid=95" target="_blank">terzo articolo</a>, con qualche mia inesattezza sui nomi dei parlamentari iscritti, avevo approfittato della maratona di New York per verificare la coerenza dei princìpi di quegli italiani che corrono, spesso all&#8217;insegna della solidarietà  e in manifestazioni denominate di &#8220;pace&#8221;. Inutilmente.</p>
<p>Recentemente, sempre su podisti.net, un lettore <a href="http://www.podisti.net/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3736:fidal-cambiano-le-regole-per-il-2010&amp;catid=13:commenti-e-opinioni&amp;Itemid=95" target="_blank">ha segnalato</a> la bozza delle <strong>nuove norme</strong> della Fidal in vigore dal 2010, peraltro non ancora approvata: nelle gare provinciali continueranno ad essere esclusi gli atleti tesserati fuori regione ma <strong>tutti</strong>. Non soltanto gli stranieri.<br />
La distinzione razziale sarà  con tutta probabilità  tolta. I criteri di differenziazione del tipo di gara fra provinciale regionale nazionale e internazionale, che dipende soltanto dall&#8217;importo della tassa che gli organizzatori sono disposti a pagare, é un altro capitolo che esula dal nocciolo della questione che importa.</p>
<p>Alla luce di questa novità , qualche giorno fa ho inviato un <strong>quarto articolo</strong> a podisti.net, in cui ho fatto notare che alla fine quel polverone sollevato sulla discriminazione qualcosa ha smosso.<br />
Questa volta <strong>l&#8217;articolo non é stato pubblicato</strong>. Lo riporto qui sul blog, giusto per chiudere (per ora) il cerchio della vicenda.</p>
<p><strong>GARE PROVNICIALI, LA FIDAL TOGLIE LA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE</strong></p>
<p><em>Scopro anch&#8217;io in seguito alla segnalazione del signor Roberto Cella, che la Fidal ha cambiato la regola sulle manifestazioni provinciali e regionali: potranno correre tutti gli atleti tesserati in regione. Bianchi, gialli, rossi o neri. Il comma 3 dell&#8217;articolo 5 <a href="http://www.fidal.it/files/Norme_Org_Manifestazioni_2010.pdf" target="_blank">del regolamento delle corse</a> su strada 2010 parla di atleti italiani e stranieri. <strong>Senza distinzioni di colore e di razza</strong>. In un paese ridicolo come il nostro, scusate, questo cambiamento fa notizia. Come all&#8217;epoca del fascio.</em></p>
<p><em>Al contrario della pur rispettabile meraviglia del signor Cella sui possibili effetti che la norma provocherà , va detto che ora é tutto <strong>molto più normale</strong> e soprattutto non si discrimina più lo status di straniero in quanto tale. La precedente regola, per chi non ricordasse, escludeva dalle classifiche delle corse provinciali e regionali i tesserati fuori regione soltanto se stranieri. Svizzeri compresi.<br />
Riportare gli uomini in canotta e pantaloncini tutti uguali, stana la cocciuta malafede di tutti quei falsi perbenisti che nelle scorse settimane mi hanno attaccato per aver denunciato l&#8217;incredibile squalifica dei vincitori marocchini alla provinciale Marengo marathon. Che evidentemente in Fidal ha fatto scuola.</em></p>
<p><em>I campioni inorriditi e dediti all&#8217;annuncio della sterile querela, non hanno più il filo d&#8217;erba camuffato da regola dietro cui nascondersi. I fatti e un pizzico di umana logica <strong>li sbugiardano</strong>. Le sedi opportune, una volta tanto, hanno ribaltato l&#8217;inopportuno.</em></p>
<p><em>Ora potremmo parlare di tasse, di doping e di tutto ciò che si vuole. Peccato si debba sconfinare nella politica, che ai lettori di questo sito dà  molto prurito.</em></p>
<p><em>Intanto, per coerenza, nel 2010 potrò tornare a speakerare manifestazioni provinciali per annunciare i vincitori tesserati in regione senza patemi.</em></p>
<p><em>Per chiudere il cerchio delle cattiverie anonime dei lettori di questo sito, il cachet degli speaker oscilla fra i 150 e i 400 euro lordi a gara. Un po&#8217; pochini per vendere l&#8217;anima a difesa tout court degli organizzatori. A dimostrazione che sgolarsi ai traguardi non ci si campa. E&#8217; solo un&#8217;umile passione che a volte ti fa mangiare il fegato.<br />
Ah dimenticavo! attendo con ansia querele nelle &#8220;sedi opportune&#8221;.</em></p>
<p><em>D.M.<br />
</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2009/12/07/luguaglianza-in-italia-fa-purtroppo-notizia/">L&#8217;uguaglianza in Italia fa (purtroppo) notizia</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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		<title>Maratona di Marengo, integrazione a remengo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 20:44:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[maratona]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Foto di Roberto Mandelli Non per amor di polemica. Solo per rigor di logica. Vorrei capire a che punto é degenerato il sistema Italia nella sua variante sportiva. Vorrei capire se le parole hanno ancora un significato prima di interpretarle e applicarle nei regolamenti delle attività  sociali e aggregative, quali la corsa. Una a caso: [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2009/10/21/maratona-di-marengo-integrazione-a-remengo/">Maratona di Marengo, integrazione a remengo</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3132" title="daniele-martinelli" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2009/10/daniele-martinelli.jpg" alt="daniele-martinelli" width="268" height="400" srcset="https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2009/10/daniele-martinelli.jpg 268w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2009/10/daniele-martinelli-201x300.jpg 201w" sizes="(max-width: 268px) 100vw, 268px" /><br />
<strong>Foto di Roberto Mandelli</strong></p>
<p>Non per amor di polemica. Solo per rigor di logica. Vorrei capire a che punto é degenerato il sistema Italia nella sua variante sportiva. Vorrei capire se le parole hanno ancora un significato prima di interpretarle e applicarle nei regolamenti delle attività  sociali e aggregative, quali la corsa. Una a caso: Marengo marathon, periferia di Alessandria. Ci vado invitato in qualità  di speaker della manifestazione. Le gare previste sono due, mezza maratona e maratona intera a partenza unica. Il migliaio di podisti corre sulle stesse strade di un percorso che a un certo punto si divide in due tracciati: uno che porta al traguardo dei 21 chilometri, un altro al traguardo dei 42. Due gare, due distanze, due classifiche, un solo traguardo.</p>
<p>Facile a dirsi, meno a farsi se c&#8217;é chi si impegna a rendere complicato ciò che di più semplice esiste nell&#8217;immediatezza di una classifica generale che incolonna nell&#8217;ordine gli atleti arrivati. Alla Marengo marathon le complicazioni si avvertono già  prima che arrivi il vincitore della mezza maratona, tal Khalid Ghallab. Mentre inizio a scaldare di annunci il traguardo per attirare il pubblico, il giudice fiduciario della Fidal Piemonte mi sussurra che quell&#8217;atleta nordafricano in testa alla mezza maratona non sarà  inserito in classifica. Quindi non avrà  diritto al premio del vincitore. Gli chiedo il motivo. Il giudice mi risponde che alla Marengo marathon, in quanto gara provinciale piemontese, non possono gareggiare atleti stranieri tesserati in società  non piemontesi.</p>
<p>Ghallab risulta infatti tesserato in una società  di Genova, che non é in Piemonte. Ma il tesserato, appunto, <strong>é straniero</strong>. Fosse stato italiano non ci sarebbero stati problemi. Infatti Giorgia Robaudo, pure lei tesserata a Genova, per la Fidal risulta prima donna e anche vincitrice della mezza maratona. La regolina, palesemente discriminatoria e dal sapore razzista, appare in un comma sepolto fra le paginette del regolamento Fidal che spunta da una tasca del giaccone del giudice. Un colpo d&#8217;occhio allo Statuto della Fidal ed ecco la contraddizione. La regolina contrasta col contenuto del primo articolo: &#8220;<em>Un&#8217;associazione senza fini di lucro che si ispira al principio di democrazia e di partecipazione di chiunque in condizioni d&#8217;<strong>uguaglianza</strong> e di pari opportunità  della pratica dell&#8217;atletica leggera</em>&#8220;.</p>
<p>L&#8217;articolo parla appunto di democrazia (popolo sovrano) e non di burocrazia, ma soprattutto di uguaglianza, termine limpido che non dà  adito ad interpretazioni. A cominciare dalla nazionalità  o dal colore della pelle di chi corre. Tornando alla gara, pur senza comprendere, devo dare atto al giudice Fidal nel suo ruolo di garante del regolamento federale nazionale. Gli chiedo quale sia il criterio di spartizione fra gara provinciale, regionale, nazionale o internazionale. Il giudice mi risponde che é una questione di tariffe. Più l&#8217;organizzatore paga, più la federazione rilascia. Una pratica che sembra in totale contraddizione sempre con quel famigerato primo articolo dello Statuto della Fidal che recita &#8220;<em>associazione senza scopo di lucro</em>&#8220;.</p>
<p>Intanto Khalid Ghallab taglia il traguardo della mezza maratona a braccia alzate in 1h06&#8217;34&#8221;. Sorride nonostante sia visibilmente stanco. E&#8217; stato il più veloce di tutti. Infatti si piazza al primo posto ma non per i giudici Fidal, che registrano il tempo dell&#8217;atleta nordafricano considerandolo <strong>fuori classifica</strong>. In quanto straniero. Io in seduta stante continuo ad annunciarlo come vincitore e penso che eventuali squalifiche si comunicheranno al momento delle premiazioni. Nel frattempo piomba sul traguardo il secondo atleta, a distanza di 25 secondi: si chiama Tito Tiberti (Cover Mapei) società  piemontese, felice e contento. Una ragazza che si qualifica sua compagna di lì a poco si avvicina per chiedermi conferma del tempo cronometrico ottenuto. Io glielo comunico ufficiosamente mentre lei sorride divertita perché &#8220;<em>Tito si aggiudica i 350 euro in palio per il vincitore visto che il marocchino non é in regola</em>&#8221; (é straniero).</p>
<p>La frittata é pronta. E&#8217; l&#8217;amaro antipasto di una sequela di discussioni e di liti che faranno da passerella ai piedi del palco delle premiazioni più tardi. Davanti a quei bambini che la Fidal ha particolarmente a cuore nell&#8217;articolo 2 del suo Statuto, secondo il quale &#8220;<em>promuove, organizza, disciplina e diffonde la pratica dellâ€™atletica leggera in armonia con le deliberazioni e gli indirizzi</em>&#8221; di una serie di comitati prima di dare spazio, nell&#8217;articolo 3, alla settorializzazione dei praticanti, e giù giù fino all&#8217;impervio bazar di regole e regoline che fanno a pugni con i fondamenti del suo Statuto. Talmente di <strong>stampo nazista</strong> quella sull&#8217;esclusione dalla classifica degli atleti stranieri tesserati fuori regione, che a Marengo, dopo l&#8217;epica battaglia napoleonica, anche la maratona edizione 2009 riserva un ulteriore botto. Fra gli uomini si impone in 2h25&#8242; Abdelhafid El Haclimi, marocchino che corre per l&#8217;atletica Imola, Emilia Romagna. E&#8217; uno straniero tesserato fuori dal Piemonte. I giudici Fidal, a mo&#8217; di fotocopia, convalidano la prestazione cronometrica dell&#8217;atleta nordafricano senza inserirlo in classifica. <strong>Non é italiano</strong>.</p>
<p>Il clima al traguardo si fa rovente e si impregna di imbarazzo, come quello di Albert Richter, il campione di ciclismo del periodo nazista che si era rifiutato di rompere il rapporto col suo allenatore ebreo Berliner. Gli sguardi sconcertati fra i presenti, me compreso, si incrociano come frecciate. Uno dei giudici, fra i più attempati, fiutando la mal parata ci bisbiglia che siccome il montepremi lo mette in palio l&#8217;organizzatore, spetta a quest&#8217;ultimo decidere chi premiare. A mente lucida l&#8217;escamotage assume i contorni della classica soluzione all&#8217;italiana che contravviene la regolina della Fidal. Che a sua volta contraddice i fondamenti del suo Statuto.</p>
<p>Quindi se la doppia negazione afferma l&#8217;organizzatore della Marengo marathon, Gianni Lonardo, può sorridere tranquillo e dire al giudice di &#8220;non preoccuparsi&#8221; che per le premiazioni si atterrà  alla classifica degli arrivati infischiandosene della classifica nazi-buro-federale: primo Khalid Ghallab, secondo Tito Tiberti, terzo Valerio Brignone. Il giudice si infervora e alle premiazioni scoppia la lite. Il poetico (per non dire patetico) Tito Tiberti, da buon esemplare di energumeno per i bimbi presenti, <strong>perde le staffe</strong>: sposta il podio dal palco e lo prende a calci. Rifiuta di ritirare i 200 euro riservati al secondo classificato mentre volano imprecazioni e accuse &#8220;<em>all&#8217;organizzazione di sinistra</em>&#8220;. La butta in politica ma commette gaffes a ripetizione il vincitore Fidal Tito Tiberti. Dimostra di non conoscere le quantità  industriali di responsabilità  leghiste e forziste nelle leggi fumo sull&#8217;immigrazione approvate dai governi berlusconiani in vigore quasi ininterrottamente da 15 anni (la destra é un&#8217;altra cosa).</p>
<p>Sull&#8217;argomento preferisco non dilungarmi per non sottovalutare la fermezza di Gianni Lonardo, capace di andare oltre il parapiglia che si é sprigionato alla premiazione della sua gara. Premia ugualmente il vincitore Ghallab e Valerio Brignone (terzo classificato) con l&#8217;intento dichiarato di &#8220;<em>ciò che in federazione si prega di cambiare lo si cominci a fare sui campi</em>&#8220;. Come dargli torto? Infatti anche nella premiazione della maratona le regole discriminatorie della Fidal non vengono considerate. La piccola cerimonia fila liscia senza polemiche e senza obiezioni. Anche per Ivana Iozzia, la maratoneta italiana campionessa di specialità  che alla Marengo marathon ha corso tutta sola in 2h39&#8217;51&#8221; giungendo terza assoluta.</p>
<p>Anche lei, come i due atleti marocchini, non appare in classifica perché l&#8217;ufficio complicazioni cose semplici della Fidal stabilisce che gli atleti di interesse nazionale, autori di almeno una prestazione stagionale fra le prime 10 nelle graduatorie federali di qualunque specialità  (anche il lancio del peso), possono gareggiare soltanto dietro autorizzazione della federazione a mezzo fax. Ivana rientra in quel parametro ma ha sbagliato permettersi il lusso di sceglere in libertà  di correre una maratona.</p>
<p>Di questi episodi frutto di regole farraginose e fuori dal tempo la Fidal nazionale del presidente e imprenditore Asics <strong>Franco Arese</strong> ha serie responsabilità . Anzi, approfitto per chiedergli se un atleta straniero tesserato a Torino può comprarsi un paio di scarpe superleggere Asics a Milano o un completino sempre rigorosamente Asics a Bologna piuttosto che a Napoli. Magari con la possibilità  di non pagarlo.</p>
<p>Purtroppo in Italia prima di correre con le gambe bisogna correre contro la burocrazia nel rispetto della discriminazione. Il miglior viatico per promuovere l&#8217;allontanamento dall&#8217;atletica, la regina degli sport. Uno dei motivi per i quali tutta l&#8217;Europa ci deride.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2009/10/21/maratona-di-marengo-integrazione-a-remengo/">Maratona di Marengo, integrazione a remengo</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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