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	<title>violenza Archivi - Il blog di Daniele Martinelli</title>
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	<description>Notizie e opinioni libere.</description>
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		<title>I bulli di oggi? Noi forse peggio un tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Feb 2022 15:34:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Non so voi, ma io della mia infanzia e della mia giovinezza ho un sacco di ricordi che oggi potrebbero dare linfa al giornalismo copia-incolla che s’indigna dei cosiddetti bulli. Una volta si giocava e si litigava in strada. C’erano le bande di quartiere, si familiarizzava con i ragazzi vicini e quelli che stavano nel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non so voi, ma io della mia infanzia e della mia giovinezza ho un sacco di ricordi che oggi potrebbero dare linfa al giornalismo copia-incolla che s’indigna dei cosiddetti bulli. Una volta si giocava e si litigava in strada. C’erano le bande di quartiere, si familiarizzava con i ragazzi vicini e quelli che stavano nel palazzo di fronte solitamente erano nemici. Ci si sfotteva in ogni occasione e si cercava la grana per regolare i conti che avevano diverse modalità: o ci si menava un po’ a spintoni e talvolta con qualche ceffone. Oppure io ricordo anche le intifade: raffiche di sassate da lanciare e ricevere nascosti dietro agli angoli o sotto i muri di cinta dei condomini. Sì perché una volta non era raro disporre dei cortili in ghiaia.</p>
<p>Avrò avuto si e no 10 anni quella volta che con un mio cugino facemmo rotolare un masso da un pendio del Mortirolo, che una volta presa velocità rischiò di investire le persone a valle. Ricordo il panico che mi prese. Mio padre non lo seppe e fu meglio così perché menava per bravate meno gravi. Non sempre, ma spesso le meritavo, sia ben inteso.<br />
Una volta per giocare ci arrampicavamo sugli alberi o sui tetti dei pollai e dei garage. Scavalcavamo le recinzioni alte, facevamo le sfide di velocità o più semplicemente recuperavamo la palla. Poteva capitare di cadere, ci si sbucciava le gambe o nei casi peggiori ci si rompeva il polso. Stava al nostro senso del pericolo capire cos’era meglio fare e cosa no. Di certo imparavamo.</p>
<p>Le mamme stufe di chiamarci dal balcone capitava che scendessero in cortile con la scopa inferocite. Nessuno si indignava. Una volta gli adulti li temevamo perché se occorreva menavano. Io che ero il primo di tre figli, verso i 9-10 anni avevo la responsabilità di accudire i miei fratelli minori quando mamma usciva per le incombenze familiari. Non ero l’unico perché era così per tutti i primi figli. Ricordo qualche scappellotto e i rimbrotti per aver perso mio fratello più piccolo che a nemmeno 3 anni aveva il vizio di scappare all&#8217;incrocio semaforico della statale. Ricordo che in un’occasione ce lo riportò un automobilista in braccio. Era pestifero e veloce. </p>
<p>Alla scuola media ognuno aveva un soprannome o una scormagna quasi sempre denigrante. Il cognome storpiato e declinato a qualche animale era la norma. Non era divertente, soprattutto se si aveva voglia di seguire le lezioni indisturbati, ma non ci si poteva far niente. Le risse erano all’ordine del giorno. Soprattutto alla fine delle lezioni, quando ci si dava appuntamento in strada per regolare i conti. Io in particolare, non sapendo picchiare, che già allora ero il più alto e grosso della classe, ero il trofeo di alcuni compagni più smilzi che in classe o durante le ore di educazione fisica non disdegnavano di tirarmi pugni sulla schiena e sulle braccia per farsi belli. Si vendicavano del fatto che io li zittivo a parole. Ricordo che convivevo con i lividi, fintanto che mi dovetti decidere di reagire e di menare a mia volta. Servì perché da allora i compagni si calmarono. Ma a me menare non piaceva, temevo di far male davvero. </p>
<p>In auto andavamo senza cinture e col Ciao o col Garelli si iniziava a girare a 13 anni senza casco. Il massimo della trasgressione era fumacchiare qualche sigaretta. Ricordo una compagna che acquistava le Kim e che mi invitava a provare durante i nostri giri in bicicletta in campagna. Per fortuna non ebbi mai la tentazione di spingermi oltre, tipo spinelli o eroina. La droga girava alla grande, era una sorta di marchio per i metallari che odiavano i paninari. Sapete quante risse in metro e ai centri sociali. Ricordo quanto era pericoloso girare Milano la sera in certe zone tipo Lambrate o Città Studi. Capitava di imbattersi in bande di teppisti e di dover cambiare strada. Parlo di quando avevo 15-16 anni e che studiavo al Cpm in fondo a viale Monza. </p>
<p>Una volta si giocava a dottori tra amici del quartiere e ricordo che era molto divertente. Non c’era sesso carnale, ma tra maschi e femmine si imparava a conoscersi anche così. Memorabile quella volta in cui riuscii a “visitare” quattro amichette tutte insieme. Quelle che dovessero mai leggere si ricorderanno. Alle medie giravano le leggende del tale che le sverginava tutte. Ricordo nel ’76, alla colonia di Varazze, una suora che “cazziò” pesantemente due bimbetti ospiti della struttura, scoperti nudi nella pineta durante la ricreazione pomeridiana dove si giocava a un due tre stella. Le assistenti erano spesso giovanissime senza formazione specifica e trattavano il gruppo a seconda delle loro simpatie. Ricordo i pianti di Aldo, un bimbo down che appannava il vetro della finestra guardando il vuoto. Era a fianco del mio letto e ogni mattina, al risveglio chiedeva “ffffignorina quando fi va a cava?” Gisella rispondeva: “domani”. Ma non era vero perché il turno durava tre settimane. </p>
<p>A quei tempi non c’erano insegnanti di sostegno, non c’era chi chiamava i carabinieri nel vedere un bimbo a cavalcioni sul muraglione. Non c&#8217;era nessun coglione che mobilitava i pompieri per salvare il gattino sull&#8217;albero. Non c’erano gli smartphone e le telecamere che riprendevano tutto quel che accadeva. Quando uscivamo in bicicletta ci potevamo al massimo ricordare un appuntamento ma non ce n&#8217;era bisogno perché la città aveva i suoi luoghi di ritrovo, e a differenza di oggi, ci si guardava in faccia e ci si parlava. Non si procedeva ingobbiti sullo smartphone come si fa oggi. Ricordo che la prima cuffia attaccata a un registratore la vidi nel &#8217;78 a Milano 2, quando talvolta andavo ad aiutare al lavoro uno zio (avevo 9 anni).  </p>
<p>Oggi quel che ho scritto sarebbe impensabile. I giovani d&#8217;oggi vengono additati come dei pericolosi bulli perché sembra che con i video e i selfie siano i primi a fare ciò che facevamo peggio e di più noi una volta. Quelli sulla home dei giornali ripresi mentre sputano e fanno le flessioni sui binari del tram sembrano degli alieni, ma si faceva anche una volta. Con la differenza che nessun occhio elettronico immortalava le bravate. Le violenze c&#8217;erano purtroppo anche una volta, forse più di oggi, ma se ne veniva a conoscenza solo se accadevano in zona o in prossimità. Oggi con i social che spammano notizie da ogni dove, sembra che tutto sia nuovo e inedito.</p>
<p>Noi col nostro modo rude e spiccio siamo cresciuti, siamo diventati adulti e oggi affrontiamo la vita per come viene. Spesso abbiamo imparato a svolgere lavori manuali o artistici che ci hanno qualificato e arricchito. I giovani d&#8217;oggi se continuiamo a raccomandarli di non correre per non sudare, finirà che diventeranno adulti impauriti come frocetti. Nulla di male che oggi ci sia la libertà sessuale e siano cadute le barriere della tolleranza. Però la sensazione è che gli Emo, i griffati e le checchette senz&#8217;arte né parte siano aumentati a dismisura e non diano un contributo utile alla ricchezza della società. Ho la sensazione che i miliardi di minuti spesi su Tik Tok dalla generazione zeta odierna, tra un tot di anni saranno rimpianti da una generazione di adulti che rivaluteranno i boomer.</p>
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		<title>Le bestie da stadio che urlano scimmia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Dec 2018 20:54:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«Questo è razzismo. Chi fa queste urla sappiamo perché le fa, per certe persone chi è di colore è una scimmia. Poi certo in una curva ci saranno anche gli ignoranti che imitano gli altri pensando che sia giusto farlo. Provi a chiedere a Koulibaly come si è sentito, uscendo dal campo. Glielo dico io, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«<em>Questo è razzismo. Chi fa queste urla sappiamo perché le fa, per certe persone chi è di colore è una scimmia. Poi certo in una curva ci saranno anche gli ignoranti che imitano gli altri pensando che sia giusto farlo. Provi a chiedere a Koulibaly come si è sentito, uscendo dal campo. Glielo dico io, era sotto un treno</em>».</p>
<p>Kevin Prince Boateng, attaccante di origini ghanesi, ora al Sassuolo, giocava nel Milan quando allo stadio di Busto Arsizio, in un’amichevole con la Pro Patria nel 2013, reagì con rabbia agli ululati della curva, calciando il pallone verso gli ultrà.</p>
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		<title>La violenza secondo Pisapia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 May 2013 06:16:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«La violenza non è, non può mai essere di sinistra». Giuliano Pisapia, sindaco di Milano, dopo i tafferugli tra manifestanti e polizia avvenuti a Palazzo Marino e dopo la diffusione di volantini da parte del Pdl in cui si invitava a &#8220;picconare&#8221; il sindaco di Milano.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«<em>La violenza non è, non può mai essere di sinistra</em>». Giuliano Pisapia, sindaco di Milano, dopo i tafferugli tra manifestanti e polizia avvenuti a Palazzo Marino e dopo la diffusione di volantini da parte del Pdl in cui si invitava a &#8220;picconare&#8221; il sindaco di Milano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2013/05/23/la-violenza-secondo-pisapia/">La violenza secondo Pisapia</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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		<title>Il pretofilo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Feb 2013 19:52:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«Confesso con vergogna di aver percosso e umiliato anch&#8217;io bambini e ragazzi, tra il 1985 e il 1987. Li picchiavo brutalmente sulle natiche nude, usando dure, pesanti stampelle di legno». Don Johannes Bauer, ex amministratore cattolico del convento di Ettal, in lacrime alla conferenza stampa del marzo 2010, dopo lo scoppio dello scandalo pedofilia nella [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«<em>Confesso con vergogna di aver percosso e umiliato anch&#8217;io bambini e ragazzi, tra il 1985 e il 1987. Li picchiavo brutalmente sulle natiche nude, usando dure, pesanti stampelle di legno</em>». Don Johannes Bauer, ex amministratore cattolico del convento di Ettal, in lacrime alla conferenza stampa del marzo 2010, dopo lo scoppio dello scandalo pedofilia nella chiesa cattolica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2013/02/17/il-pretofilo/">Il pretofilo</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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		<title>Solidarietà  a Riccardo De Corato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 11:33:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[aggressione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho appreso dell&#8217;aggressione fisica subita dal vicesindaco di Milano Riccardo De Corato al caffé Principe di piazza Sant&#8217;Alessandro. Un ambulante di Parabiago con precedenti per violenza gli ha sferrato quattro ceffoni all&#8217;urlo di &#8220;mafioso di m&#8230;.&#8221; esibendogli delle multe e minacciandolo &#8220;le paghi tu&#8220;. Confesso che ci sono rimasto molto male al di là  delle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6127" title="riccardo de corato" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2010/12/riccardo-de-corato.jpg" alt="" width="400" height="270" srcset="https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2010/12/riccardo-de-corato.jpg 800w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2010/12/riccardo-de-corato-300x202.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></p>
<p>Ho appreso dell&#8217;aggressione fisica subita dal vicesindaco di Milano Riccardo De Corato al caffé Principe di piazza Sant&#8217;Alessandro. Un ambulante di Parabiago con precedenti per violenza gli ha sferrato quattro ceffoni all&#8217;urlo di &#8220;<em>mafioso di m&#8230;.</em>&#8221; esibendogli delle multe e minacciandolo &#8220;<em>le paghi tu</em>&#8220;.</p>
<p>Confesso che ci sono rimasto molto male al di là  delle radicali posizioni politiche che separano me da lui, e al di là  della causa che mi ha intentato per il &#8220;mafioso&#8221; che avevo dato al suo silenzio quando tentai di intervistarlo senza successo a Montecitorio.<br />
L&#8217;episodio accaduto ieri in quel bar é semplicemente una gravissima, vergognosa e incivile violenza che condanno fermamente, dalla quale mi dissocio, e per la quale non accetto che si cerchino giustificazioni o, peggio, strumentalizzazioni.</p>
<p>Difendo le contestazioni come forma di civile e democratica espressione del dissenso informato. Ma mai, ripeto MAI posso tollerare che si arrivi agli insulti o, peggio, alle mani se non come estremo e inevitabile atto di legittima difesa.</p>
<p>Dunque, per quanto poco possa servire, esprimo tutta la mia piena solidarietà  a Riccardo De Corato augurandogli che i tribunali gli rendano giustizia e che quell&#8217;incivile energumeno che lo ha aggredito venga giustamente perseguito.</p>
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		<title>Controllo sociale con un calcio alla Costituzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 22:43:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[filippo raciti]]></category>
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		<category><![CDATA[scontri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Leggi incostituzionali a colpi di maggioranza, boutade, annunci e manganellate. Quelle vere! Il quadro italiano, in tema di diritti civili, negli ultimi anni si é sempre più distaccato non solo dai dettami della Costituzione, ma anche dagli altri paesi europei. Fra interessi di alcune oligarchie ed esigenze di conflitti di interesse, rappresentate in primis dal [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2009/11/06/controllo-sociale-con-un-calcio-alla-costituzione/">Controllo sociale con un calcio alla Costituzione</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><object width="495" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/F6uk0Km88fA&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/F6uk0Km88fA&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="495" height="340"></embed></object></p>
<p>Leggi incostituzionali a colpi di maggioranza, boutade, annunci e manganellate. Quelle vere!<br />
Il quadro italiano, in tema di diritti civili, negli ultimi anni si é sempre più distaccato non solo dai dettami della Costituzione, ma anche dagli altri paesi europei.</p>
<p>Fra interessi di alcune oligarchie ed esigenze di conflitti di interesse, rappresentate in primis dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi, il controllo sociale delle masse é divenuto uno strumento indispensabile.<br />
Leggi e ordinanze che limitano la libertà  personale in barba alla costituzione, sono diventate ormai norma, passivamente accettata, anche là  dove meno te l&#8217;aspetti. Come in occasione di manifestazioni sportive tipo le partite di calcio.</p>
<p>Sull&#8217;onda di eventi a forte impatto emotivo, come fu per la morte del poliziotto Filippo Raciti all&#8217;esterno dello stadio di Catania, i governi hanno emanato una serie di norme restrittive e coercitive che non hanno diminuito il rischio di episodi violenti e delittuosi durante le partite di calcio, ma anzi, hanno provocato l&#8217;allontanamento dei padri e dei figli dagli stadi, che si sono trasformati in telespettatori paganti che accendonio la tivù per vedersi la partita. </p>
<p>Lanciare un petardo in zona stadio la domenica della partita si rischiano tre anni di carcere. Lanciarlo dal balcone di casa si rischia un mese.<br />
La diffida dallo stadio comporta recarsi per almeno tre volte in caserma per firmare, nella giornata in cui nel comune di residenza del diffidato si svolge la partita. Provvedimento che emana la questura, organo di Polizia, non la magistratura come dovrebbe accadere.</p>
<p>Questi sono solo alcuni esempi citati nell&#8217;intervista da Mario Staderini, avvocato e responsabile del settore telecomunicazioni e televisione del partito Radicale, che parla di repressione violenta della libertà  applicata alle masse di gente, &#8220;laboratori di sperimentazione per il controllo sociale&#8221;.<br />
Ebbene, incredibile ma vero, il prossimo 14 novembre, a Roma si terrà  una manifestazione pacifica organizzata dagli ultras, per chiedere che si ritorni a norme costituzionali e meno repressive. Ovviamente sono attesi anche padri e figli.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2009/11/06/controllo-sociale-con-un-calcio-alla-costituzione/">Controllo sociale con un calcio alla Costituzione</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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