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	<title>incendio Archivi - Il blog di Daniele Martinelli</title>
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	<description>Notizie e opinioni libere.</description>
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		<title>Norman Atlantic, qualche domanda al comandante</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Dec 2014 12:29:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Leggo di celebrazioni e santificazioni di Argilio Giacomazzi, comandante del natante andato a fuoco nel canale d&#8217;Otranto che pare abbia prodotto da dieci a quaranta morti. Una tragedia che ancora non si è capito cosa l&#8217;abbia scaturita. Chi dice una scintilla generata dallo scuotimento dei Tir pressati nella stiva. Chi ipotizza un fuocherello riscaldante acceso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2014/12/norman-atlantic-incendiata.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-13285" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2014/12/norman-atlantic-incendiata-490x272.jpg" alt="norman atlantic incendiata" width="490" height="272" srcset="https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2014/12/norman-atlantic-incendiata-490x272.jpg 490w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2014/12/norman-atlantic-incendiata.jpg 540w" sizes="(max-width: 490px) 100vw, 490px" /></a></p>
<p>Leggo di celebrazioni e santificazioni di <strong>Argilio Giacomazzi</strong>, comandante del natante andato a fuoco nel canale d&#8217;Otranto che pare abbia prodotto da dieci a quaranta morti. Una tragedia che ancora non si è capito cosa l&#8217;abbia scaturita. Chi dice una scintilla generata dallo scuotimento dei Tir pressati nella stiva. Chi ipotizza un fuocherello riscaldante acceso da presunti clandestini non censiti a bordo. Rimane il fatto che <strong>quel traghetto non era in regola per salpare</strong>, visto che all&#8217;ultimo controllo del 19 dicembre, il rapporto del Paris Mou, incaricato di vigilare sulla sicurezza dei mari europei, aveva evidenziato almeno sei &#8220;<em>deficienses</em>&#8220;, delle quali due &#8220;<em>risolte subito</em>&#8220;. La Norman Atlantic è partita dalla Grecia con le porte anti-incendio malfunzionanti, i piani d&#8217;evacuazione non approvati, senza luci d&#8217;emergenza e con le saracinesche non a norma in quanto stagne. Quattro deficiencies che non hanno comportato la bocciatura da parte degli arbitri forse un po&#8217; troppo morbidi. Sarà la crisi economica, sarà che &#8220;cosa vuoi mai che succeda&#8230;&#8221;. Rimane il fatto che a tragedia successa, ed elevato a eroe un comandante che ha soltanto fatto il suo dovere a differenza di Schettino che se ne andò in hotel per primo lasciando al loro destino i passeggeri a bordo di un relitto, sorge spontanea qualche domanda sulle sue effettive responsabilità.</p>
<p>Perché il comandante Giacomazzi non si è rifiutato di salpare su un&#8217;imbarcazione rischiosa e non del tutto in regola, visto che aveva a bordo oltre 400 persone? E&#8217; mai possibile che lo spezzino Giacomazzi non sapesse esattamente quanti passeggeri erano a bordo del traghetto da lui condotto? E, ammesso che lo sapesse, perché non ha verificato (anche di persona) che a bordo dei camion o in qualche angolo della stiva non ci fossero clandestini, o comunque passeggeri non censiti sul foglio di bordo? (tipo la moglie di uno dell&#8217;equipaggio). E&#8217; vero o non è vero che la Norman Atlantic era sovraccarica di Tir appiccicati uno all&#8217;altro in modo rischioso?In tal caso, lui, non aveva voce in capitolo per farne scendere qualcuno?</p>
<p>Domande che in un Paese normale non dovrebbero lasciarci senza risposta, ben prima di costruire casi umani su eroi presunti, talvolta scafisti &#8220;inconsapevoli&#8221; di clandestini. Ecco perché sono prematuri gli elogi del sindaco della Spezia Federici, del ministro Lupi, dell&#8217;assessora ligure Paita e di altre amenità umane del sottobosco politico. Io userei prudenza, almeno fin quando le indagini avranno scagionato del tutto il comandante. Uomo di esperienza, da 40 anni in mare, e forse proprio per questo più esposto al rischio di assuefazione ai metodi pressapochisti di un Paese eternamente in emergenza che vivacchia sulla sorte e ai margini della legalità.</p>
<p>Accertiamoci che Giacomazzi (indagato d&#8217;ufficio) e quegli arbitri morbidi che hanno lasciato salpare un natante non in regola, non abbiano colpe. Se i morti di questa sciagura di fronte a Otranto fossero davvero 40, sarebbero 8 in più di quelli della sciagura-Schettino. Non proprio un bel primato per un eroe di un Paese naufragato nella corruzione marrone-torbido e nel passalà, dove tutto, alla fine, si trasforma in un giallo da spettacolo. Questa ennesima tragedia della leggerezza, dovrebbe insegnarci che è ora di dare punizioni esemplari ed essere inflessibili col rispetto delle regole. E&#8217; su questi punti che Italia siamo sempre in alto mare.</p>
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		<title>Discariche, Napoli e Caserta come campi rom</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 08:05:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dai commenti che ho letto nel precedente post ho notato molti napoletani indignati per il fatto che &#8220;io conosco solo un lato della loro realtà &#8220;. Sarà . Io continuo a ritenere che una democrazia civile non si possa permettere, tantomeno abituare e giustificare, uno scempio ambientale come quello che si vede in giro per la Campania, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dai commenti che ho letto nel precedente post ho notato molti napoletani indignati per il fatto che &#8220;io conosco solo un lato della loro realtà &#8220;.<br />
Sarà . Io continuo a ritenere che una democrazia civile non si possa permettere, tantomeno abituare e giustificare, uno scempio ambientale come quello che si vede in giro per la Campania, mostrato a spicchi in video e che &#8211; ahime &#8211; riguarda anche gli incendi dolosi.<br />
Mi chiedo dove sono i sindaci, gli assessori, i netturbini a libro paga di tutti e i napoletani incazzati abitanti di quelle aree inquinate oggetto di veri e propri attentati alla salute pubblica. Compreso quella dei loro bambini. Il resto sulle critiche personali mi avanza.</p>
<p><object width="400" height="300"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/NflaVceRvBI&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/NflaVceRvBI&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="400" height="300"></embed></object></p>
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		<title>Milano, incendio al pirellone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 07:36:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[giornali]]></category>
		<category><![CDATA[incendio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Milano, via Fabio Filzi, venerdì mattina, negli uffici della regione Lombardia si respira aria di week end, pochi i politici e gli impiegati presenti, nei corridoi circola poca gente. Siccome un vecchio detto insegna che &#8220;senza il gatto balla il ratto&#8221; ecco che molte regole possono andare in deroga. Se mentre scartabelli le tue scartoffie [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2008/04/logo-regione-lombardia.jpg" alt="" title="logo-regione-lombardia" width="198" height="198" class="alignnone size-medium wp-image-507" srcset="https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2008/04/logo-regione-lombardia.jpg 198w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2008/04/logo-regione-lombardia-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 198px) 100vw, 198px" /></p>
<p>Milano, via Fabio Filzi, venerdì mattina, negli uffici della regione Lombardia si respira aria di week end, pochi i politici e gli impiegati presenti, nei corridoi circola poca gente. Siccome un vecchio detto insegna che &#8220;senza il gatto balla il ratto&#8221; ecco che molte regole possono andare in deroga.<br />
Se mentre scartabelli le tue scartoffie in solitudine ti accendi una sigaretta nell&#8217;ufficio in cui <strong>vige il divieto</strong> chi ti vede? Chi oserebbe mai dirti qualcosa? Soprattutto di venerdì! Tanto vale fumarsela e gettare il mozzicone acceso nel cestino delle carte sotto il tavolo prima di lasciare l&#8217;ufficio incustodito.</p>
<p>Venerdì mattina succede qualcosa di simile ma qualcos&#8217;altro va storto. Il cestino delle cartacce col mozzicone <strong>prende fuoco</strong>, le fiamme e il fumo cominciano a sprigionarsi in uno degli uffici al quinto piano, l&#8217;ultimo in fondo al corridoio sulla destra e a propagarsi tutt&#8217;attorno. Qualcuno avverte l&#8217;odore acre e lancia l&#8217;allarme. L&#8217;intero edificio viene <strong>immediatamente evacuato</strong>, arrivano i vigili del fuoco. Non é charo se siano loro a domare le fiamme o se qualcuno li ha provvidenzialmente preceduti con un estintore. Fatto sta che politici e impiegati rimangono in strada almeno mezz&#8217;ora, in attesa di capire cosa sia successo.</p>
<p>Soltanto ad allarme rientrato si saprà  che il peggio é stato evitato per miracolo e che le fiamme provenivano dall&#8217;<strong>ufficio stampa</strong> della regione. Lo stesso dal quale escono notizie, comunicati e lo stesso in cui sono stati stampati gli <strong>avvisi di divieto</strong> di fumo che tappezzano tutti gli angoli dell&#8217;edificio regionale.<br />
Ecco perché la vicenda non ha fatto notizia sui giornali. Perché l&#8217;ufficio stampa <strong>si é ben guardato dal diffondere</strong> con un comunicato ciò che é accaduto fra le sue mura.<br />
Nel tardo pomeriggio di venerdì gli addetti alle pulizie stavano ancora passando tavoli, scaffali e computer dalle tracce di fuliggine. Tutto era quasi tornato a nuovo, senza tracce d&#8217;incendio.</p>
<p>Ora si tratta di stabilire chi sia stato il/la irresponsabile, che grazie al proprio menefreghismo avrebbe potuto provocare danni di ben altre proporzioni. Gli uffici regionali sono pubblici, la privacy non c&#8217;entra. Sopratutto quella di chi non rispettando le regole, mette a repentaglio la vita e i portafogli degli altri. </p>
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		<title>Spicchi dalla risalita dell&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Aug 2008 11:03:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono ormai alla fine del lungo viaggio in giro per lâ€™Italia che ricorderò per sempre. In 3 settimane ho percorso 3 mila chilometri (esclusa la nave da Genova a Palermo) e ho speso circa 1.495 euro. Chi insinua che alle mie spalle ci siano stati sponsor si sbaglia. Mi sono pagato tutto io. Ero partito [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2008/08/28/spicchi-dalla-risalita-dellitalia/">Spicchi dalla risalita dell&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/gCWrRYO9W5U&#038;hl=en&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/gCWrRYO9W5U&#038;hl=en&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>Sono ormai alla fine del lungo viaggio in giro per lâ€™Italia che ricorderò per sempre. In 3 settimane ho percorso 3 mila chilometri (esclusa la nave da Genova a Palermo) e ho speso circa 1.495 euro. Chi insinua che alle mie spalle ci siano stati sponsor si sbaglia. Mi sono pagato tutto io. Ero partito con lâ€™intento di distrarmi, pure dal blog, poi i servizi e i video che ho realizzato sono venuti di conseguenza, come l&#8217;appetito. Eâ€™ stato più forte di me, non potevo lasciarmi alle spalle ciò che ho documentato. Ho fatto il minimo indispensabile perché la tentazione era di fare molto di più. Ma non potevo fare tutto da solo e a spese mie, mi sarebbe servito almeno un anno e un conto corrente da campare di rendita. Stare in giro bivaccando fra alberghi, benzina e spuntini ci sono voluti mediamente 80 euro al giorno. Ho preferito appoggiarmi agli alberghi perché nei bed &amp; breakfast, troppo spesso, i gentilissimi gestori scadono quando cominciano a fare domande sulla vita privata. Diventano antipatici, forse più di quanto lo sono io mentre chiedo interviste per strada. Eâ€™ stato così nelle prime 3 notti siciliane a Palermo, Sciacca e Pozzallo. Da allora solo alberghi.</p>
<p>Risalendo lâ€™Italia ho percorso a ritroso la <strong>statale 17</strong>, da Foggia a Rieti, sotto un sole che non cadeva mai a picco (come racconta una vecchia nenia di Francesco Guccini). Quella strada ha il pregio di condurre lungo la dorsale appenninica, lâ€™unica via per tuffarsi nella natura, evitare il traffico e il caldo insopportabile della riviera, oltre che scoprire luoghi che non avevo mai visto. Dirigendosi verso Campobasso si passa <strong>Lucera</strong>, che al centro svetta la sua cupola attorniata da tanti anonimi palazzoni, spesso senza intonaco, immersa in unâ€™area disabitata, arida e rocciosa. Quel tratto é decisamente selvaggio, molto simile alla Tunisia interna. Poi cominciano le colline, la vegetazione fiorisce qua e là , si entra in Molise e la temperatura comincia a mitigarsi. Prima di raggiungere il capoluogo regionale ho fatto tappa al <strong>lago Occhito</strong>, per metà  pugliese e per metà  molisano. Una laga abbandonata, tendente al prosciugamento e per nulla rivalutata. Se ci fossero piste ciclabili e punti di ristoro credo potrebbe diventare la miniera dâ€™oro per lâ€™economia dei radi paesi che la circondano.</p>
<p><strong>Campobasso</strong> é orgogliosa di ospitare la scuola degli allievi Carabinieri. Lo si intuisce dalle indicazioni disseminate dappertutto. Lungo i continui e arzigogolati saliscendi si raggiunge il centro storico con le immancabili cattedrali, attorniate da aree ombreggiate e panche invitanti. I ritmi della vita urbana sono lâ€™opposto di quelli lombardi, lâ€™aria che si respira é vagamente montana, i vicini monti del Matese ospitano impianti di risalita invernali. Si potrebbe stare in vacanza a Campobasso, unica vera città  del Molise, poiché <strong>Isernia</strong>, lâ€™altro capoluogo provinciale che con i suoi 20 mila abitanti é il meno popolato d&#8217;Italia, é di fatto un paese. Ci ho sostato un paio dâ€™ore dopo essere passato dalla triste e dimessa Bojano, scoprendo che anche qui ci sono potenzialità  turistiche, ma purtroppo la ricettività  é limitata. La ferrovia fa tenerezza, a binario unico sembra quella del Far West. Il nucleo storico, con le sue viuzze dove il tempo si é fermato, si trova nella parte bassa della cittadina. Da qui si domina unâ€™ampia vallata ricca di vegetazione montana. Ho scoperto che a Isernia esiste una piccola università , collocata davanti ad un&#8217;area verde nella quale mi ci sono ficcato per connettermi ad Internet con la connect card, ma é stato impossibile. Evidentemente qui non é ancora arrivata lâ€™adsl.</p>
<p>Sono ripartito verso nord e ho raggiunto lâ€™Abruzzo a cominciare da <strong>Roccaraso</strong>, paradiso montano per molti romani in vacanza che sembra di stare a Madonna di Campiglio. Qui ho dovuto indossare la giacca a vento perché a 1.200 metri di quota la temperatura precipita. Prima che facesse buio ho imboccato la via dellâ€™altopiano delle 5 miglia e ho iniziato a scendere verso <strong>Sulmona</strong>, tornata alla ribalta per il locale carcere che ha ospitato Ottaviano Del Turco e il viavai di suoi amici onorevoli in preghiera.</p>
<p>Passando per <strong>Bussi</strong> avrei voluto approfondire la vicenda dellâ€™inchiesta dellâ€™acqua inquinata, ma il tempo tiranno mi ha consigliato di tirare diritto per <strong>Lâ€™Aquila</strong>. Diritto si fa per dire, perché passata <strong>Popoli</strong>, la strada che sale sul gruppo del massiccio del Gran Sasso si fa a tornanti. In questo tratto un <strong>incendio di proporzioni impressionanti</strong> ha cambiato il paesaggio di interi monti. Per un tratto di 20 chilometri la foresta é ridotta a cumuli di cenere. Ho realizzato qualche immagine che metterò presto online. Col resto del viaggio a partire da Lâ€™Aquila, di cui già  avete saputo per via delle interviste su sanitopoli.</p>
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