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	<title>festival Archivi - Il blog di Daniele Martinelli</title>
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		<title>Pupo-Fantozzi getta l&#8217;occasione di Mosca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 May 2023 16:25:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Per quanto poco possa contare Pupo nella vita pubblica, lasciatemi dire che la rinuncia al ruolo di giudice al festival della canzone russa a Mosca, rispecchia una forma di codardia molto diffusa in questo paese. Che è quella di pretendere di piacere a tutti e di non scomodare nessuno. Ecco, Pupo rappresenta l’emblema dell’italiano fantozziano. [&#8230;]</p>
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<p>Per quanto poco possa contare Pupo nella vita pubblica, lasciatemi dire che la rinuncia al ruolo di giudice al festival della canzone russa a Mosca, rispecchia una forma di codardia molto diffusa in questo paese. Che è quella di pretendere di piacere a tutti e di non scomodare nessuno. Ecco, Pupo rappresenta l’emblema dell’italiano fantozziano.</p>
<p>Quello che in battaglia impreca “tenetemi tenetemi” per non affrontare con dignità le proprie scelte, nel timore di disturbare le opinioni.<br />
La Russia è in guerra con l’Ucraina perché l’Ucraina fece guerra alla Russia nel 2014 nel Donbass. E’ una questione tra separati in casa che vede Putin immerso nella paranoia di essere circondato dalle basi Nato. Del resto chi ha mai visto una base russa in Canada? magari nel Quebec, che è in mira a Washington? E allora è così difficile fare due più due? I dissidenti o i ricercati dall’America li spediamo sotto protezione da Putin. Ci siamo dimenticati della Shalabayeva e della figlioletta mandate in Kazakistan mentre il ministro Alfano faceva il pesce lesso?</p>
<p>Ci siamo dimenticati del figlio del presidente siberiano? Quello che era ai domiciliari a Basigli, per il quale c’era una richiesta di estradizione degli Stati Uniti che il Guardasigilli Nordio ha tenuto nascosto in un cassetto del ministero della Giustizia per due mesi, salvo poi sputtanare i magistrati di Milano ai quali ha mandato gli ispettori per fare scena?</p>
<p>E Savoini in Salvini? 40 volte all’hotel Metropol di Mosca per trattare petrolio in cambio di 65 milioni alla Lega? E’ stato archiviato, ma i fatti restano. E’ decaduta la corruzione perché Mosca non ha risposto alla rogatoria dei pm italiani.<br />
A Berlusconi non toccategli Putin. Insomma, davanti siamo atlantisti filoamericani ma dietro siamo culo e camicia con la Russia.</p>
<p>E allora cos’ha da temere uno come Pupo?? Se fosse andato a Mosca al festival canoro, avrebbe contribuito a rendere questo Paese meno arrendevole. Meno asfittico. Meno fantozziano. Avrebbe dato una lezione di autonomia alla faccia dei leoni da tastiera.</p>
<p>Ma invitassero me in Russia. Ci andrei subito come batterista! Non vedrei l’ora di fregarmene dei ben pensanti che inseguono il battage dei russi mostri e gli ucraini santi. Non avrei paura di difendere la mia libertà, perché non ho paura di esporre le mie idee. Che in un Paese pieno di Fantozzi sembrano pioneristiche.<br />
Infatti, Pupo pare proprio Fantozzi.</p>
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		<title>Lo schifo di Sanremo agli occhi di un boomer</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Feb 2023 21:39:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[opinioni]]></category>
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		<category><![CDATA[festival]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riassunto personale di una terribile settimana di festival Sanremo, che ha trasbordato come la merda dai tubi in tutti gli spazi terracquei dei giornali, della tivù e dei social network. Il festival della fu canzone è diventato una sfilata di codici etici e morali nuovi solo in apparenza. L’Ariston, da palcoscenico della melodia italiana, si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Riassunto personale di una terribile settimana di festival Sanremo, che ha trasbordato come la merda dai tubi in tutti gli spazi terracquei dei giornali, della tivù e dei social network. </p>
<p>Il festival della fu canzone è diventato una sfilata di codici etici e morali nuovi solo in apparenza. L’Ariston, da palcoscenico della melodia italiana, si è trasformato nel baccanale della propaganda spiccia. Un minestrone di esibizioni con ingredienti mal conciliati e talvolta mal digeriti. In quanto scadenti o scaduti.</p>
<p>Sanremo è nazionalpopolare perché soddisfa sia i fantasiosi della gerontofilia che quelli della pederastia.<br />
Tra una stecca musicale del vecchio Pooh e un rap(tus) di un Blanco spiantato, è stato un profluvio di vecchie oscenità spacciate per normali novità.</p>
<p>Il filo conduttore è stato l’applauso. Che sul palco abbia sfilato una sbiadita Ferragni che pareva reduce da uno sciopero della fame, o una spilungona Egonu che nemmeno l’elegante lenzuolo bianco mitigava quell’inestetico sorriso gengivale, l’importante è stato approvare.</p>
<p>Tutto andava esaltato all’insegna della tolleranza del faceto misto all’orrido, (ce ne sarà voluta a quintali per reggere una passerella così). Faccio un esempio: se per satira dicessi che in quel quadretto Egonu così alta sembra una giraffa passerei per razzista segnalato, denunciato e lapidato. Se sempre per satira dicessi che in quel quadretto Morandi e Amadeus sembrano due bassotti provocherei al massimo qualche innocua risatina. </p>
<p>Data la mancanza di par condicio e di tolleranza all&#8217;intollerante non sosterrò nessuno dei due esempi, visto che qualche ben pensante mi starà già dando dell’invidioso acidoso o razzista.<br />
Ricordo tuttavia che la libertà di espressione manifestata su un palco è para para alla libertà di critica e di giudizio di chi approva o disapprova. Intendo dire che non esiste solo l’applauso. Esistono anche la compassione, la condanna e il senso di schifo. Sensazioni umane che meritano rispetto al pari di tutto il resto.</p>
<p>Un palco della canzone, (pagato col canone in bolletta) regalato a un branco di pagliacci che prendono a calci i fiori o alzano il ditino medio a favor di telecamera, fa scattare in vecchi boomer come il sottoscritto un senso di difesa del proprio pudore. Del proprio diritto alla distinzione. </p>
<p>Lo schifo da sbocco provocato da un finto “bareback” anale tra Fedez e Rosa Chimical a chiudere il cerchio di una settimana televisiva mostruosa, non è tale perché sia fatto tra veri o presunti gay. E’ da sbocco perché tocca il pudore che quelli come me si portano dietro da quand’erano bambini. Ci hanno insegnato così. Ci hanno detto che le sporcacciate è meglio farle nel chiuso della propria intimità. Col sapore del segreto e della trasgressione. Senno diventa un atto osceno in luogo pubblico. </p>
<p>Fingere di fottersi il deretano sui divanetti è visibilmente violento. E’ il perfetto contrario dell’epitaffio della povera Ferragni che ululava alla luna contro la violenza fisica. Simulare la sodomia in pubblico con quell’aria da promiscui, non è insegnare amore. E’ solo un modo di accomunare il genere umano alle scimmie. E’ una forma di razzismo.</p>
<p>Slinguare appassionatamente davanti a tutti fa schifo a prescindere. Che si tratti di etero o gay, atteggiarsi così è segno di maleducazione e di spudoratezza. Al pari di fellatio a 69. Ci disturba se esibito in un contesto così variegato, dove gli spettatori potrebbero essere dei piccoli indifesi.</p>
<p>Qui non c’è sessismo, c’è solo educazione civica trasformata in evacuazione cinica. A noi boomer è rimasto il senso del limite e della continenza. Per noi il pudore significa senso di avversione e difesa nei confronti degli aspetti equivoci e morbosi del sesso.</p>
<p>Ma visto che verrò smentito dai fan dell’amore libero, mi aspetto che l’anno prossimo sul palco dell’Ariston Fedez o chi per lui slinguerà un cane. </p>
<p>Anche allora sarà libertà di espressione e di conseguenza libertà di indignato giudizio. A ogni bruttezza spetta la propria pubblica e sacra condanna. Da non confondere con l’odio, che non c’entra niente con la disapprovazione e la gogna.</p>
<p>Un festival della canzone che apre agli spinelli resta una manifestazione diseducativa. Un’occasione per il governo Meloni di pensare a iniziative anti-rave party, visto che ci teneva a inizio mandato. </p>
<p>Per finire, anche quest’anno Sanremo ha perso l’occasione di essere un evento interessante e divertente. Ha proposto modelli che per noi boomer erano già superati da decenni, memori dei cilum, dell’eroina, dei saluti romani e delle masturbazioni da palco (i Bob Marley, i Jim Morrison, i Bowie, i Check Berry che almeno erano musicisti veri).</p>
<p>Noi rimasti ancorati alla difesa e alla distinzione del genere maschile e femminile, ci aspetteremmo che una manifestazione canora dia il là alle idee per il futuro. Non alle pagliacciate interpretate da gente incapace che non sa cosa sia la musica e il canto. </p>
<p>L&#8217;unico canto rimasto a Sanremo è quello del cigno. Giù il sipario.</p>
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		<title>Baglioni? Sia elegante: molli il Festival-fogna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jan 2019 21:29:25 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/01/CLAUDIO-BAGLIONI.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-15067" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/01/CLAUDIO-BAGLIONI-433x325.jpg" alt="" width="433" height="325" srcset="https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/01/CLAUDIO-BAGLIONI-433x325.jpg 433w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/01/CLAUDIO-BAGLIONI-768x576.jpg 768w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/01/CLAUDIO-BAGLIONI.jpg 1000w" sizes="(max-width: 433px) 100vw, 433px" /></a></p>
<p>Da quando in qua in una democrazia &#8220;della rivoluzione&#8221;, è proibito parlare? Da quando in qua non è concesso di esprimere un pensiero politico su un grande palco? Da quando in qua si meditano provvedimenti di esclusione da un Festival solo perché si è detta una sacrosanta verità? Ossia, che il Paese è incattivito ed è ridicolo che corra dietro agli umori di un governo sulle sorti di 49 disperati in mare? Insomma, Claudio Baglioni per aver detto ciò che pensa su questa farsa d&#8217;alto mare a solo beneficio per la propaganda di Salvini, è divenuto il bersaglio di direttoroni, direttorini, ciambellani e vari scendiletto di nomina gialloverde.</p>
<p>Man forte allo &#8220;scandalo&#8221; di eccessiva libertà di espressione viene da una nutrita claque di guerrieri della tastiera, con commenti eloquenti sui social. Il più buono e gentile ha la rogna, è analfabeta, non è stato capace di realizzare i propri sogni, disconosce l&#8217;abc del bonton e del vivere comune, sbraita slogan fuori dal tempo, come se fosse cresciuto nella Russia di Breznev o nella Cina di Mao. Gentuccola che sta agli antipodi dalla democrazia e che vomita tutta la rabbia della propria mediocrità su qualcuno migliore di loro. Gente abituata alla dittatura per la quale dev&#8217;essere solo cambiato colore: giallo come le deiezioni delle galline e verde come il peggior vomito. Gente di granitica credenza per le proprie opinioni strampalate, maldisposta a svegliarsi  dall&#8217;ipnosi di Salvini assieme a tutto il branco: quello che alberga nelle fogne di Facebook, incattivito dal proprio fetore di ottusità che ha trasformato migliaia di connazionali in bestie inferocite. Roba che quei migranti attraccati a Malta paiono lord. Anzi, sono lord.</p>
<p>Quanto a Claudio Baglioni, non ha certo bisogno di esibirsi o farsi conoscere. E&#8217; uno che è diventato e rimasto ciò che è grazie al suo impegno e alle sue qualità artistiche. La dimensione sociale di Baglioni è anni luce dagli istinti triviali del branco incattivito dall&#8217;invidia. Baglioni non ha certo bisogno del Festival. Se i fantozziani direttoroni inorriditi dalle opinioni del cantante seguitano a lanciargli frecciatine degne di un Paese che sembra governato da Pol Pot, Baglioni anticipi la mossa: sfanculi pure il Festival! Manifestazione che con la canzone non ha più nulla a che spartire. E&#8217; solo uno stipendificio di solidarietà per i tanti dipendenti pubblici del carrozzone Rai, che ancora tengono famiglia. Ripeto, Baglioni non ha certo bisogno del Festival. Semmai è il contrario.</p>
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		<title>Ignorante mica tanto&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 12:39:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«Per il festival di Sanremo io ho provato a dirgli &#8220;Datemi di meno&#8221;. E loro mi han detto: &#8220;No, non è possibile, tu hai una quotazione di mercato e se noi ti diamo di meno poi ci arrestano&#8221;. Per cui i soldi che la Rai mi dovrà dare non sono dei contribuenti, sono miei». Adriano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«<em>Per il festival di Sanremo io ho provato a dirgli &#8220;Datemi di meno&#8221;. E loro mi han detto: &#8220;No, non è possibile, tu hai una quotazione di mercato e se noi ti diamo di meno poi ci arrestano&#8221;. Per cui i soldi che la Rai mi dovrà dare non sono dei contribuenti, sono miei</em>». Adriano Celentano a &#8220;Servizio pubblico&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2012/02/24/ignorante-mica-tanto/">Ignorante mica tanto&#8230;</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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		<title>Sanremo: per Vecchioni tanto tuonò che piovve</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 17:05:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Luca e Paolo: &#8220;Ti sputtanerò assolutoria per Berlusconi? Ma va&#8221; Tanto tuonò che piovve. Roberto Vecchioni ha vinto il 61esimo festival di Sanremo confermando che la gaffe combinata in conferenza stampa sabato pomeriggio da un addetto di Rai Trade, che aveva svelato il cantantuore lombardo in pensione l&#8217;artista più gradito dal televoto, non ha influito [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2011/02/21/sanremo-per-vecchioni-tanto-tuono-che-piovve/">Sanremo: per Vecchioni tanto tuonò che piovve</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe title="YouTube video player" width="495" height="307" src="http://www.youtube.com/embed/KF7i0WW-Aqo" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br />
<strong>Luca e Paolo: <i>&#8220;Ti sputtanerò assolutoria per Berlusconi? Ma va&#8221;</i></strong></p>
<p>Tanto tuonò che piovve. Roberto Vecchioni ha vinto il 61esimo festival di Sanremo confermando che la gaffe combinata in conferenza stampa sabato pomeriggio da un addetto di Rai Trade, che aveva svelato il cantantuore lombardo in pensione l&#8217;artista più gradito dal televoto, non ha influito sul risultato. Un errore che a qualcuno é sembrato quasi voluto pur di rinvigorire l&#8217;ennesima sonnacchiosa diretta pomeridiana del &#8220;<em>Question time</em>&#8221; condotta su Raiuno da Lamberto Sposini. Un errore che aveva innescato polemiche tra gli addetti ai lavori schierati a ventaglio sul largo palco fiorito della sala stampa, condito da uno sferzante scambio di battute coi giornalisti e culminato da un vaffa di <strong>Gianni Morandi</strong>, che dopo una sequela di messaggi rassicuranti e battute paciose, aveva lasciato anzitempo il palco sbattendo la porta. Una gaffe che nononstante la patetica raccomandazione del direttore artistico del festival <strong>Gianmarco Mazzi</strong> di non divulgarlo nell&#8217;imminente trasmissione televisiva, era stato argomento da prima domanda, dunque finito su tutte le home page e sui tavoli del Tar del Lazio grazie a un immediato ricorso del Codacons.</p>
<p>Ma alla fine Roberto Vecchioni ha vinto lo stesso. Ha vinto il festival con la sua &#8220;<em>Chiamami ancora amore</em>&#8221; già  duettata in terza serata con la Premiata forneria Marconi. Una canzone che rispetta i classici canoni della melodia italiana, con partenza soft e corpo dal ritmo deciso su cui scorrono parole che toccano i problemi delle generazioni attive di oggi: prospettive mancate, aspettative disattese e libri che rinvigoriscono la memoria collettiva, detonatore della discesa in piazza dei giovani d&#8217;oggi armati di idee. E&#8217; un testo che Vecchioni canta accorato dal palco dell&#8217;Ariston con la sua voce asciutta e decisa nonostante le 67 primavere ben portate, che relega in piazza d&#8217;onore il giovanissimo duo dei Modà  con <strong>Emma Marrone</strong> per soli 8 punti percentuali e <strong>Al Bano Carrisi</strong>, che si deve accontentare del terzo posto in classifica. La canzone di Vecchioni é anche la più gradita dai giornalisti, per la prima volta chiamati ad esprimere la loro preferenza dalla sala stampa con un telecomando. E&#8217; il brano che il cantautore nativo di Carate Brianza dedica alle donne a una sola settimana dalla maniifestazione &#8220;<em>Se non ora quando</em>&#8221; e alla sua trentennale moglie <strong>Daria Colombo</strong>, ideatrice dei Girotondi e musa ispiratrice di tanti brani dai testi ruvidi e sanguigni che hanno garantito longevità  artistica al marito. Esordiente a Sanremo da autore nel &#8217;68 per Giuliana Valci e <strong>Giliola Cinquetti</strong> (che in tempi di Rubygate va ricordata per l&#8217;eterna &#8220;Non ho l&#8217;età &#8220;) e nel 1973 come interprete de &#8220;<em>L&#8217;uomo che si gioca il cielo</em>&#8221; che piazzò l&#8217;artista insegnante in pensione all&#8217;ottavo posto.</p>
<p>Con la vittoria di Vecchioni tra i big e del bravo <strong>Raphael Gualazzi</strong> tra i giovani (che col suo swing ci ricorda tanto Paolo Conte), va in archivio l&#8217;ennesimo e infinito festival della canzone italiana di 5 serate dove in prima fila non é mancata la politica. E&#8217; stato il festival del centocinquantenario dll&#8217;Unità  nazionale che ha portato in platea i ministri <strong>La Russa e Meloni</strong> a digerirsi la comicità  partigiana di <strong>Roberto Benigni</strong>, e ha spinto i conduttori de Le iene <strong>Luca e Paolo</strong> a imbastire gag in strenua difesa del presidente del consiglio Silvio Berlusconi imputato di frode fiscale, appropriazione indebita, corruzione in atti giudiziari, concussione e prostituzione minorile in ben 5 processi diversi, tanti quanti le serate del festival. &#8220;<em>Ti sputtanerò</em>&#8221; ha culminato l&#8217;obiettivo di addolcirne l&#8217;immagine grazie alla sapiente ironia costruita sulle rime della parodia di &#8220;<em>Ti supererò</em>&#8221; canzone di Sanremo &#8217;95 cantata da Gianni Morandi e <strong>Barabara Cola</strong>. Ora si dirà  che con Roberto Vecchioni la canzone italiana del festival della ricorrenza dell&#8217;Unità  nazionale vira a sinistra. La memoria rimanderà  al palco romano del no B day di piazza San Giovanni, su cui cui Vecchioni duettò con <strong>Paola Turci</strong> &#8220;<em>Povera patria</em>&#8221; di <strong>Franco Battiato</strong>, che all&#8217;Ariston quest&#8217;anno si é dovuto accontentare delle retrovie della classifica.</p>
<p>Si dirà  di tutto e di più ma francamente 4 ore abbondanti di spettacolo per 10 cantanti finalisti sono davvero troppe. Troppo rievocare con enfasi quasi nostalgica la strage di piazza Fontana (riecco la politica) da parte di <strong>Massimo Ranieri</strong>, autore con Morandi armato di chitarra acustica di un noioso e interminabile riepilogo di ricordi sbiaditi di quando entrambi erano ragazzini di belle speranze che calcavano i palchi di Canzonissima con titoli adatti a quegli anni di piombo. Sempre un pochino ingombranti i balletti che allungano la broda della serata. Rievocano i tempi di Fantastico e snaturano quello che é e dovrebbe rimanere un festival di canzonette. Un festival in cui alla fine ha prevalso una canzone d&#8217;amore a metà  &#8220;<em>tra il silenzio e il tuono&#8230; anche restasse un solo uomo</em>&#8221; e le sue &#8220;<em>idee come le stelle che non spengono i temporali&#8230;</em>&#8220;. Per Roberto Vecchioni tanto tuonò che piovve&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2011/02/21/sanremo-per-vecchioni-tanto-tuono-che-piovve/">Sanremo: per Vecchioni tanto tuonò che piovve</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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