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	<title>teatro alla scala Archivi - Il blog di Daniele Martinelli</title>
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	<description>Notizie e opinioni libere.</description>
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		<title>Il macellaio saudita socio alla Scala</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Mar 2019 04:18:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo il quotidiano turco Hurryet, il corpo smembrato con una sega del giornalista Jamal Khashoggi, è stato bruciato in un forno per il kebab usato nei locali dell&#8217;Ambasciata saudita di Istanbul, dove il collaboratore del Washington Post entrò per ritirare i documenti del matrimonio senza più uscire. Il mandante di questo delitto medievale ai danni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/03/mohammed-bin-Abdullah.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-15248" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/03/mohammed-bin-Abdullah-490x295.jpg" alt="" width="490" height="295" srcset="https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/03/mohammed-bin-Abdullah-490x295.jpg 490w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/03/mohammed-bin-Abdullah-768x463.jpg 768w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/03/mohammed-bin-Abdullah.jpg 1078w" sizes="(max-width: 490px) 100vw, 490px" /></a></p>
<p>Secondo il quotidiano turco Hurryet, il corpo smembrato con una sega del giornalista Jamal Khashoggi, è stato bruciato in un forno per il kebab usato nei locali dell&#8217;Ambasciata saudita di Istanbul, dove il collaboratore del Washington Post entrò per ritirare i documenti del matrimonio senza più uscire.</p>
<p>Il mandante di questo delitto medievale ai danni dell&#8217;ex giornalista critico col regime di Riad, il principe saudita Bader bin Abdullah, è stato ospite d&#8217;onore al Teatro alla Scala di Milano in occasione dell&#8217;Attila, che ha inaugurato la stagione teatrale 2018-2019. L&#8217;occasione è stata ghiotta per il sovrintendente Alexander Pereira, che per garantirsi il rinnovo dell&#8217;incarico previsto nel 2020, ha accolto con entusiasmo il regalo di 10 milioni di euro da parte del principe, che gli permette di entrare nella Fondazione del Teatro alla Scala e prendere accordi con le maestranze per formare il personale teatrale, che dovrà guidare la direzione artistica nei nuovi teatri in fase di inaugurazione a Riad.</p>
<p>Aldilà dell&#8217;opportunità o meno di entrare in affari con un esponente di un clan di spietati criminali alla guida di un governo arretrato e monco dei più elementari concetti di democrazia e dei diritti, c&#8217;è solo da sperare che il Teatro alla Scala di Milano non diventi a sua volta un patibolo per altre possibili brutali esecuzioni di altri antipatici oppositori del regime saudita.</p>
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		<title>Sant&#8217;Ambrogio dei fuori Scala</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Dec 2014 22:28:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sant&#8217;Ambrogio 2014, dicembre caldo di temperatura (14 gradi a Milano sono roba fuori Scala), e rovente di proteste. Le cariche della Polizia ai manifestanti in crisi sono la consueta coreografia della Prima della Scala. Tutto il resto è ennesimo, ripetitivo e stantìo. Perso il conto delle passerelle di vip e politici con le solite ottimistiche [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2014/12/proteste-al-teatro-alla-scala.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-13244" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2014/12/proteste-al-teatro-alla-scala-490x317.jpg" alt="proteste al teatro alla scala" width="490" height="317" srcset="https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2014/12/proteste-al-teatro-alla-scala-490x317.jpg 490w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2014/12/proteste-al-teatro-alla-scala.jpg 644w" sizes="(max-width: 490px) 100vw, 490px" /></a></p>
<p>Sant&#8217;Ambrogio 2014, dicembre caldo di temperatura (14 gradi a Milano sono roba fuori Scala), e rovente di proteste. Le cariche della Polizia ai manifestanti in crisi sono la consueta coreografia della Prima della Scala. Tutto il resto è ennesimo, ripetitivo e stantìo. Perso il conto delle passerelle di vip e politici con le solite ottimistiche litanie di circostanza in un clima da &#8220;show must go on&#8221;. Immancabile, come sempre, l&#8217;odore di fritto tipico di questo periodo prenatalizio nell&#8217;aria meneghina. Anche oggi, mentre su via Manzoni s&#8217;è abbattuta una tempesta di uova marce, nel teatro s&#8217;è inscenato il Fidelio in jeans, diretto dal maestro argentin-israeliano Daniel Barenboim, per la regia dell&#8217;inglese Debora Warner. Nel foyer, a ricevere la platea munita di ticket da 2.400 euro, c&#8217;era il sovrintendente austriaco Alexander Pereira. Insomma, avrete capito che anche il teatro alla Scala è ormai commissariato dagli stranieri come il governo di Roma. Agli italiani sono rimaste le piazze blindate e le stroncature del prefetto Francesco Paolo Tronca, che in papillon dichiara ai flash &#8220;<em>Inaccettabili manifestazioni di protesta violenta</em>&#8220;. Per il governatore leghista Roberto Maroni &#8220;<em>diamo sempre il peggio di noi al mondo</em>&#8220;, mentre per il vicedisastro ministro Franceschini gl&#8217;italiani là fuori sono &#8220;<em>un danno di immagine e anche economico</em>&#8220;. Assenti il premier Matteo Renzi e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per motivi &#8220;<em>generali e personali</em>&#8220;.</p>
<p>Mooolto personali, dopo l&#8217;imbarazzante cazziata che il capo dello Stato incassò nel 2010 dall&#8217;onnipresente Barenboim, che in un discorso definito &#8220;<em>irrituale</em>&#8221; in difesa della cultura italiana minacciata dai tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo, si rivolse al «<em>Signor presidente</em>», con tono «<em>preoccupato per la cultura del nostro paese e in Europa</em>». Il pubblico milanese dell&#8217;allora sindaco Letizia Moratti tentò di soffocare l&#8217;imbarazzo con un sonoro &#8220;<em>Viva il presidente</em>&#8220;, e amen se anche l&#8217;allora ministro della Cultura Sandro Bondi preferì dire di essere rimasto al Senato per il «<em>dovere di votare la Finanziaria</em>». Proprio quella che tagliava i fondi allo Spettacolo. Malgrado Daniele Capezzolone furente contro «<em>il comizio antigovernativo del direttore</em>», anche allora c&#8217;erano gli italiani in piazza armati di lacrimogeni. C&#8217;erano anche nel 2009, quando i giornali narravano di tafferugli in piazza dei lavoratori degli enti lirici e delle aziende milanesi in crisi, contrapposte alle &#8220;<em>Ovazioni per la Carmen di Bizet</em>&#8220;. Quell&#8217;anno la regia fu di Emma Dante, l&#8217;ultima italiana di cui si ha memoria in quel teatro, guardacaso &#8220;contestata&#8221;.</p>
<p>Nel 2011 le sempre più massicce proteste di piazza alla Prima della Scala, furono sedate dal &#8220;<em>clima di sobrietà</em>&#8221; rappresentato dal premier non eletto Mario Monti. Fu l&#8217;edizione di Don Giovanni (del governo tecnico) di Mozart. Memorabili le leccate di culo dei giornali: &#8220;<em>Mai</em> &#8211; vergava Repubblica &#8211; <em>s&#8217;era visto alla Scala un trionfo istituzionale così bipartisan, un evento davvero inusitato, un messaggio politico di coraggio e concordia, in tempi cupamente difficili</em>”, nel pezzo intitolato &#8220;<em>Meno botox e più loden, un trionfo minimalista</em>&#8220;. La Stampa sfoggiò &#8220;<em>Il Don Giovanni si fa sobrio</em>&#8220;, il Mattino &#8220;<em>Un Don Giovanni sobrio, ovazione per Napolitano</em>&#8220;. Il capo dello Stato presentatosi a Teatro in cappotto nero, fu per La Stampa segno che &#8220;<em>c&#8217;è voglia di serietà e professionalità</em>&#8220;. Il Corrierone intravide &#8220;<em>Lusso, ma senza dare nell&#8217;occhio</em>&#8220;. Il Mattino incensò “<em>Mondanità sì, ma con sobrietà</em>” e aggiunse: “<em>Quasi tutti gli ospiti, tra cui il presidente della Repubblica, si sono adeguati al clima di austerity da piena recessione e aderito all&#8217;appello alla sobrietà lanciato dal sindaco Pisapia</em>”. Memorabili anche le ridicole giustificazioni dei vip addobbati da milionari. Formigoni: &#8220;<em>Il mio smocking è vecchio di 10 anni</em>&#8220;, Pisapia &#8220;<em>Il mio è no logo</em>&#8220;. Diana Bracco &#8220;<em>La pelliccia l&#8217;ho tirata fuori dall&#8217;armadio, i gioielli sono di mia mamma</em>&#8220;, Gae Aulenti &#8220;<em>La mia cappa avrà 30 anni</em>&#8220;, la Sammah &#8220;<em>Il mio cappotto è sempre lo stesso perché è l&#8217;unico</em>&#8220;, l&#8217;allora ministra Cancellieri &#8220;<em>La sobrietà mi pare un elemento importante</em>&#8220;. Alle uova marce scagliate sull&#8217;auto di scorta di Montimer fuori dal teatro, furono dedicati solo velati accenni.</p>
<p>Anche nel 2012 le proteste diffuse fecero da coreografia alla Prima della scala. Ma non fecero breccia sui giornali, che preferirono dedicarsi all&#8217;assenza del solito Napolitano. Non per evitare imbarazzanti uscite del solito maestro Barenboim, (i tagli allo spettacolo erano ormai divenuti la norma di finanziaria in finanziaria). Bensì, per il quirinalista-maggiordomo Marzio Breda del Corsera, a Napolitano interessava &#8220;<em>vigilare su quel che succederà nella partita politica</em>&#8220;. Erano i giorni in cui il Pdl staccava la spina al &#8220;<em>sobrio</em>&#8221; governo Monti, e Grillo saliva paurosamente nei sondaggi, mentre Napolitano &#8220;<em>pilotava</em>&#8221; l&#8217;ennesima crisi di governo.</p>
<p>E la Prima della Scala dell&#8217;anno scorso? Fu sempre all&#8217;insegna degli italiani in protesta con le uova marce e i lacrimogeni nei giorni in cui Grillo chiedeva le dimissioni ai &#8220;<em>150 deputati abusivi</em>&#8221; eletti col Porcellum fresco di bocciatura da parte della Consulta. Napolitano venne a Teatro per offuscare la voglia di impeachment e ammonì: &#8220;<em>Legge elettorale forse alla prossima prima della Scala</em>&#8220;. Un altr&#8217;anno è passato e l&#8217;Italicum è una porcata arenata in Senato targata Renzi. Una legge da sottoscala. Mentre alla Scala, scala la protesta. Sempre più massiccia. Sempre più fuori scala.</p>
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		<title>Salvini gattamorta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 11:59:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«Teatro alla Scala, Piccolo e MiTo possono sopravvivere anche con un milione di contributi in meno!». Matteo Salvini (Lega nord), 30 aprile 2010, contestando platealmente a palazzo Marino il finanziamento triennale di 19 milioni che il Comune di Milano versa al teatro alla Scala in ottemperanza alla convenzione che lo lega al Piermarini.  Silenzio, invece, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«<em>Teatro alla Scala, Piccolo e MiTo possono sopravvivere anche con un milione di contributi in meno</em>!». Matteo Salvini (Lega nord), 30 aprile 2010, contestando platealmente a palazzo Marino il finanziamento triennale di 19 milioni che il Comune di Milano versa al teatro alla Scala in ottemperanza alla convenzione che lo lega al Piermarini.  Silenzio, invece, sui milioni incassati dalla Lega spesi per i lingotti e diamanti a beneficio della cricca verde bossiana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2012/04/30/salvini-gattamorta/">Salvini gattamorta</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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