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	<title>loris d&#039;ambrosio Archivi - Il blog di Daniele Martinelli</title>
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	<description>Notizie e opinioni libere.</description>
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		<title>D&#8217;Ambrosio sepolto, buio fitto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Jul 2012 08:59:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[opinioni]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9744" title="loris d'ambrosio" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2012/07/loris-dambrosio-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2012/07/loris-dambrosio-300x225.jpg 300w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2012/07/loris-dambrosio.jpg 400w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Passata la festa, gabbato il santo. <strong>Loris D&#8217;Ambrosio</strong>, consigliere di Giorgio Napolitano, membro del nucleo di valutazione del Colle, colui che al congresso dell&#8217;Associazione nazionale magistrati sedeva dietro il presidente della Repubblica, ma davanti a Silvio Berlusconi e Gianni Letta. Magistrato che ha steso il testo del 41 bis (carcere duro per i mafiosi) e che si intratteneva al telefono con l&#8217;indagato per falsa testimonianza Nicola Mancino, al fine di evitargli imbarazzanti confronti con gli ex ministri Martelli e Scotti nell&#8217;aula del tribunale di Palermo che indaga sulla trattativa Stato-mafia. Ecco, Loris D&#8217;Ambrosio in quattro e quattr&#8217;otto <strong>già bell&#8217;e che morto e sepolto</strong>. Non si sa in quale cimitero sia stato tumulato dopo la funzione religiosa andata in scena nella chiesa romana di Santa Susanna, alla presenza di politici e alti magistrati e con illustri assenze come quelle di Dell&#8217;Utri e Mancino. Non si sa bene in quale casa editrice D&#8217;Ambrosio sia morto. Non si è capito quale ambulanza è accorsa sul luogo del delitto. Pardon, della disgrazia. Si è detto genericamente di un infarto, punto. Non ci sono cronache e nemmeno testimonianze di chi era assieme a D&#8217;Ambrosio in quei minuti fatali. Insomma, la fine della figura ombra del presidente della Repubblica, per la stampa di regime non sta meritando attenzione come invece è stato per Cogne, Avetrana o Brembate Sopra.</p>
<p>Passata la festa, gabbato il santo. Mai come nei classici delitti di Stato, il ciarpame mediatico riferisce lo stretto necessario e uniforma le opinioni dei soliti prezzolati &#8220;liberi&#8221; pensatori. La morte di <strong>Loris D&#8217;Ambrosio è e rimane strana,</strong> misteriosa, sospetta, omessa nella dinamica dei fatti, che a me personalmente, lascia un non so che di retrogusto mafioso. La sua morte è giunta dopo che sui giornali sono apparse sui giornali intercettazioni che lo riguardano dal contenuto a dir poco eversivo. Il pm di Palermo Nino Di Matteo (pool del traslocante Antonio Ingroia), a proposito di Mancino ha dichiarato: «<em>Emergono evidenti contraddizioni tra diversi esponenti delle istituzioni, riferiscono cose completamente diverse, quindi qualcuno mente</em>» riferendosi anche a Martelli e Scotti. Nelle intercettazioni D&#8217;Ambrosio dice a Mancino che chiede protezione: «<em>Io per adesso posso parlare col presidente&#8230; lui se l&#8217;è presa a cuore la questione&#8230; non lo so&#8230; Francamente la ritengo difficile</em>» influire sul collegio di Palermo che vuole sottoporre Mancino al confronto con Martelli sull&#8217;avvertimento che il capo del Ros stava scendendo a patti con l&#8217;allora sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino. Ecco la soluzione di D&#8217;Ambrosio: «<em>L&#8217;unica cosa è parlare col procuratore nazionale antimafia</em>» <strong>Piero Grasso</strong> che, interpellato, declinerà l&#8217;invito a sollecitare coordinamenti già adottati in precedenza tra le procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze che indagano sui mandanti delle stragi bombarole a Palermo, Firenze e Milano.</p>
<p>Benché Mancino avesse sollecitato D&#8217;Ambrosio dicendogli «<em>Veda un po&#8217; se Grasso decidesse di ascoltare anche me, in maniera riservatissima, senza che nessuno ne sappia niente</em>» e D&#8217;Ambrosio lo avesse rassicurato rispondendogli «<em>Va bene, tanto domani lo devo vedere..</em>.», per il consigliere di Napolitano è «<em>Più facile parlare col pm..</em>.». Non foss&#8217;altro che in mancanza di pm favorevoli a papocchi, il Csm (presieduto da Napolitano) ha sostituito <strong>Vitaliano Esposito</strong> a ruolo di procuratore generale della Cassazione col <strong>pg Ciani</strong>. Del quale D&#8217;Ambrosio riferisce al solito preoccupatissimo Mancino: «<em>Ho parlato con Ciani, hanno voluto una lettera così fatta per sentirsi più forti&#8230;</em>». Del resto «<em><strong>Il presidente condivide la sua preoccupa&#8230;</strong> cioè, diventa una cosa&#8230; inopportuna&#8230;</em>» l&#8217;eventuale confronto a quattr&#8217;occhi con Martelli davanti al pool di magistrati di Palermo col rischio di finire imputati nel processo sulla trattativa Stato-mafia assieme a personaggi del calibro di Bernardo Provenzano.</p>
<p>Passata la festa, gabbato il santo. Nessun Galli Della Loggia e nessuno Scalfari si è chiesto com&#8217;è possibile che il braccio destro del presidente della Repubblica insegua le richieste di un ex vicepresidente del Csm come Mancino, del quale nel capitolo «<em>mandanti altri</em>» della sentenza del processo di Firenze per la bomba di via Georgofili (condannati Provenzano, Riina e Graviano) i giudici scrivono «<em>Dalla disamina delle dichiarazioni di soggetti di così spiccato profilo istituzionale esce un quadro disarmante che proietta ampie zone d’ombra sull’azione dello Stato nella vicenda delle stragi</em>». Possibile che D&#8217;Ambrosio rispondeva con quelle frasi a Mancino di sua iniziativa, senza che si fosse prima consultato con Napolitano? Possibile che nessuno reputi depistante il comunicato dello stesso Napolitano col suo «<em>Atroce rammarico per una campagna violenta e irresponsabile di insinuazioni e di escogitazioni ingiuriose</em>» per la morte di D&#8217;Ambrosio? Cioè di uno che certamente non parlerà più? Possibile che il ministro della Giustizia Paola Severino, (difensore dell&#8217;ex sottosegretario Caliendo implicato nell&#8217;inchiesta sulla P3) definisca D&#8217;Ambrosio uno che «<em>non riusciva a capacitarsi di come potesse essere accusato con tanta veemenza di aver voluto interferire su indagini in tema di mafia, proprio la materia che aveva costituito il centro di un suo impegno così intenso</em>»? Perché il ministro non fa nomi e cognomi degli accusatori di D&#8217;Ambrosio che nemmeno risultava indagato? Possibile che nessun giornalista di regime abbia strappato dopo il funerale di D&#8217;Ambrosio qualche battuta alla moglie signora Antonella o ai figli Silvia, Giulio e Valerio tutti lì in prima fila? Possibile che nessun Panebianco e nessun Gramellini leghi il nesso dell&#8217;incorruttibilità di D&#8217;Ambrosio, indicato da Maria Falcone come «<em>persona alla quale gli italiani devono dire grazie per la lotta antimafia</em>» col fatto che <strong>forse è stato ucciso apposta per evitare che parlasse come teste a Palermo?</strong> Del resto cos&#8217;avrebbe da perdere un magistrato incorruttibile a fine carriera e sulla soglia della pensione?</p>
<p>Eppoi, è possibile che nessuno metta in bella vista che l&#8217;Avvocato Caramazza ha già depositato a tempo di record alla Consulta la richiesta di conflitto di attribuzione affinché la Corte costituzionale imponga alla procura di Palermo di distruggere i colloqui tra Mancino e Napolitano senza un&#8217;udienza apposita a Palermo come prevede la legge? Possibile che nessun giornalista si meravigli sul perché in udienza l&#8217;avvocatura chiede di procedere per &#8220;<em>inaudita altera pars</em>&#8221; cioè senza il coinvolgimento della difesa della Procura di Palermo? E&#8217; possibile che soltanto <strong>Bruno Tinti</strong> ci racconti oggi sul Fatto che D&#8217;Ambrosio era cardiopatico? Dunque, non sarebbe stato questo un buon motivo per cercare di allontanare i sospetti di una morte incredibile e piena di ombre da mettere in prima pagina? Possibile che un cardiopatico ricopra un ruolo così delicato all&#8217;interno delle istituzioni? Che cosa avrebbe da temere un D&#8217;Ambrosio qualunque di fronte alla palese preoccupazione di Napolitano a non far uscire i colloqui con Mancino? In tema di probabilità mi sembra che il coccolone avrebbe dovuto prendere Napolitano prima che D&#8217;Ambrosio no? Per ragioni di età in primis, e poi per ragioni di gravità dei fatti emersi. E invece guarda un po&#8217; come la fine di un personaggio così vicino al Capo dello Stato, morto proprio all&#8217;indomani dell&#8217;uscita di imbarazzanti intercettazioni oggetto dell&#8217;inchiesta sulla trattativa Stato-mafia <strong>passa nel sottoscala delle notizie</strong>! Sostituita da un più rassicurante comunicato del Quirinale ai dipendenti dell&#8217;Ilva di Taranto (ieri l&#8217;altro), oppure sul fronte delle elezioni anticipate con «<em>Sul voto decide il Quirinale</em>» (oggi). <strong>Qual è la ragione di voler drogare autorevolezza a un Quirinale deciso a distruggere i colloqui di Napolitano con Mancino?</strong> Non è abbastanza chiara l&#8217;omelia dei preti al funerale di D&#8217;Ambrosio che dice «<em>Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli</em>» della serie &#8220;<em>chi ha orecchio intenda</em>?&#8221; Dobbiamo preoccuparci del fatto che sia solo una banale coincidenza che la sede dell&#8217;Avvocatura che difende Napolitano abbia sede in via dei Portoghesi?</p>
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		<title>Quirinale connection</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jul 2012 12:29:16 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-9721" title="giorgio napolitano nero" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2012/07/giorgio-napolitano-nero-300x250.jpg" alt="" width="300" height="250" srcset="https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2012/07/giorgio-napolitano-nero-300x250.jpg 300w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2012/07/giorgio-napolitano-nero.jpg 304w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Ma guarda un po&#8217; che sfiga per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che invoca &#8220;<em>verità per le stragi Falcone e Borsellino</em>&#8220;. Gli muore proprio ora <strong>Loris D&#8217;Ambrosio</strong>, suo braccio destro e sinistro che farfugliava al telefono con l&#8217;ex ministro <strong>Nicola Mancino</strong> qualche strategia per intralciare le attività di indagine della procura di Palermo impegnata a identificare e condannare i mandanti delle stragi. Ma guarda un po&#8217;, la morte! Si è portata via proprio ora un uomo forte di una vita da magistrato irreprensibile, che ha &#8220;<em>scavato nelle collusioni ambigue e nei suoi intrecci criminali</em>&#8221; come ci racconta <strong>Giovanni Bianconi</strong> sul Corsera. Un cuore che aveva retto di tutto, per tutt&#8217;una vita finché si è trattato di dover mediare l&#8217;insuccesso di interferire nelle indagini sulla trattativa Stato-Mafia che vede l&#8217;amico del Colle Mancino imputato di falsa testimonianza nello stesso processo in cui è imputato uno stinco di santo come <strong>Bernardo Provenzano.</strong></p>
<p>Eccolo proprio ora, il coccolone fatale che coglie Loris D&#8217;Ambrosio nelle polverose stanze di una &#8220;<em>casa editrice romana che stava rivedendo le bozze di un libro</em>&#8220;. Una morte improvvisa e talmente &#8220;naturale&#8221; da escludere addirittura l&#8217;autopsia per &#8220;<em>ipotesi messa da parte</em>&#8221; dal procuratore di Roma Giuseppe Pignatone. Come fu per Papa Montini, morto dopo appena 33 giorni di pontificato perché voleva rimuovere Paul Marcinkus, l&#8217;allora dominus dello Ior in affari con la P2 di Gelli e Sindona. Quest&#8217;ultimo, morto in carcere avvelenato da un caffè in procinto di svelare gli intrecci del Banco Ambrosiano con la mafia degli anni &#8217;70. Com&#8217;è stato lo scorso inverno per don Verzè, morto all&#8217;improvviso non appena rimosso dal San Raffaele in bancarotta, pronto a svelare gli intrecci di soldi che avevano portato il suo braccio destro Mario Cal a fare tutto da solo con la pistola, nel chiuso del suo ufficio. Ebbene, oggi, eccoci a Loris D&#8217;Ambrosio, reduce da ben 2 testimonianze rese al processo di Palermo sulla trattativa Stato-mafia e dimissioni dal Quirinale scampate (per non dire accuratamente evitate), che poteva mettere in atto la sua stoffa di integerrimo uomo &#8220;<em>anti-Br e nemico delle leggi ad personam</em>&#8221; chiarendo il senso dei suoi colloqui con Mancino.</p>
<p>Una tragedia umana raccontata dai giornali che sembra ripresa dalla collana di Harmony. &#8220;«<em>Presidente!</em> &#8211; grida il monitoratore dei moniti Donato Marra &#8211; <em>il consigliere sta molto male». Dal Colle partono i medici di servizio, ma niente da fare</em>&#8220;. D’Ambrosio è stramazzato a terra per infarto, non parlerà più. Napolitano, in lacrime che &#8220;<em>crolla sulla poltrona</em>&#8220;, può finalmente cibarsi come un avvoltoio della tragedia del suo factotum per tuonare &#8220;«<em>Sono sconvolto, è atroce</em>». Loris &#8220;<em>ucciso dalle insinuazioni ingiuriose di Antonio Di Pietro, Beppe Grillo e alcuni giornali</em>&#8221; come il Fatto quotidiano. Convincente ed esaustivo anche l&#8217;informatissimo <strong>Carlo Galli</strong> di Repubblica, secondo il quale D&#8217;Ambrosio è morto &#8220;<em>forse di crepacuore</em>&#8220;. Un uomo &#8220;<em>amareggiato perché sapeva che sarebbe stato difficile, quasi impossibile, far emergere tutti i passaggi di una storia complessa</em>&#8221; ci spiega il solito trasparente Bianconi.</p>
<p>Una storia talmente complessa nella sua chiarezza che, tranquilli, ora D&#8217;Ambrosio non racconterà più. Potranno raccontarla a modo loro i soliti pensatori di regime che imprigionano nei &#8220;<em>forse</em>&#8221; il mistero chiaro a tutti di questa morte. Talmente chiaro tanto da indurre lo stesso Fatto quotidiano a riprendersi dalla botta con un giorno sabbatico sull&#8217;argomento intercettazioni Quirinale-Mancino. Il giornale di Travaglio nell&#8217;edizione di oggi, dà ampio risalto all&#8217;Ilva di Taranto, e solo in taglio basso dà la notizia della morte di D&#8217;Ambrosio. Senza commenti, a parte la rigida cronaca passata dalle agenzie. Travaglio deve pensare come scrivere l&#8217;editoriale di domani sulla vicenda. <strong>Dovrà pesare punti e virgole</strong> prima di non beccarsi un&#8217;altra volta l&#8217;insulto di &#8220;<em>terrorista mediatico</em>&#8221; che gli appioppò il piduista Cicchitto alla Camera per la vicenda Tartaglia. Intanto, rimane Mancino, ancora più solo di prima. Senza D&#8217;Ambrosio, contro i magistrati di Palermo che «<em>non si sa dove vogliono arrivare</em>». Beh, oggi con la richiesta di rinvio a giudizio di 12 illustri, tra capi mafia e politici di rango come Calogero Mannino, Marcello Dell&#8217;Utri e guardacaso Nicola Mancino, pare proprio che abbiano individuato la direzione giusta. Pare siano nel mrino i mandanti della mafia militare che uccise i giudici Falcone e Borsellino. E&#8217; di questo che ha paura Mancino. E&#8217; questo che teme pure Giorgio Napolitano nell&#8217;istituzione del Quirinale ridotto a ufficio reclami dell&#8217;imputato Mancino, ultimo appiglio al quale attaccare ciò che rimane del prestigio di questo sciagurato Paese.</p>
<p>Perché, per dirla alla stampa di regime &#8220;<em>su questa storia della trattativa si sta lacerando il Paese e si va forse verso un vero e proprio «corto circuito istituzionale»</em>&#8221; che ha già fulminato Loris D&#8217;Ambrosio e che sta spedendo in Guatemala il procuratore <strong>Antonio Ingroia</strong>. Nulla trapela sul destino dei tre pm rimasti a condurre il processo sulla trattativa Stato-mafia: Nino Di Matteo, Lia Sava e Francesco Del Bene. Se il Quirinale non offrirà loro un posto letto, non sarò tranquillo. In tal caso facciano frequenti visite dal cardiologo e non bevano caffè soprapensiero. Idem per i superstiti del processo che potrebbero concorrere a far emergere la verità sulla trattativa Stato-mafia in questa Repubblica fondata sulla mafia. <strong>Dove regna ancora la P2</strong>. Forza, ora a chi tocca?</p>
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