Quirinale connection

Ma guarda un po’ che sfiga per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che invoca “verità per le stragi Falcone e Borsellino“. Gli muore proprio ora Loris D’Ambrosio, suo braccio destro e sinistro che farfugliava al telefono con l’ex ministro Nicola Mancino qualche strategia per intralciare le attività di indagine della procura di Palermo impegnata a identificare e condannare i mandanti delle stragi. Ma guarda un po’, la morte! Si è portata via proprio ora un uomo forte di una vita da magistrato irreprensibile, che ha “scavato nelle collusioni ambigue e nei suoi intrecci criminali” come ci racconta Giovanni Bianconi sul Corsera. Un cuore che aveva retto di tutto, per tutt’una vita finché si è trattato di dover mediare l’insuccesso di interferire nelle indagini sulla trattativa Stato-Mafia che vede l’amico del Colle Mancino imputato di falsa testimonianza nello stesso processo in cui è imputato uno stinco di santo come Bernardo Provenzano.

Eccolo proprio ora, il coccolone fatale che coglie Loris D’Ambrosio nelle polverose stanze di una “casa editrice romana che stava rivedendo le bozze di un libro“. Una morte improvvisa e talmente “naturale” da escludere addirittura l’autopsia per “ipotesi messa da parte” dal procuratore di Roma Giuseppe Pignatone. Come fu per Papa Montini, morto dopo appena 33 giorni di pontificato perché voleva rimuovere Paul Marcinkus, l’allora dominus dello Ior in affari con la P2 di Gelli e Sindona. Quest’ultimo, morto in carcere avvelenato da un caffè in procinto di svelare gli intrecci del Banco Ambrosiano con la mafia degli anni ’70. Com’è stato lo scorso inverno per don Verzè, morto all’improvviso non appena rimosso dal San Raffaele in bancarotta, pronto a svelare gli intrecci di soldi che avevano portato il suo braccio destro Mario Cal a fare tutto da solo con la pistola, nel chiuso del suo ufficio. Ebbene, oggi, eccoci a Loris D’Ambrosio, reduce da ben 2 testimonianze rese al processo di Palermo sulla trattativa Stato-mafia e dimissioni dal Quirinale scampate (per non dire accuratamente evitate), che poteva mettere in atto la sua stoffa di integerrimo uomo “anti-Br e nemico delle leggi ad personam” chiarendo il senso dei suoi colloqui con Mancino.

Una tragedia umana raccontata dai giornali che sembra ripresa dalla collana di Harmony. “«Presidente! – grida il monitoratore dei moniti Donato Marra – il consigliere sta molto male». Dal Colle partono i medici di servizio, ma niente da fare“. D’Ambrosio è stramazzato a terra per infarto, non parlerà più. Napolitano, in lacrime che “crolla sulla poltrona“, può finalmente cibarsi come un avvoltoio della tragedia del suo factotum per tuonare “«Sono sconvolto, è atroce». Loris “ucciso dalle insinuazioni ingiuriose di Antonio Di Pietro, Beppe Grillo e alcuni giornali” come il Fatto quotidiano. Convincente ed esaustivo anche l’informatissimo Carlo Galli di Repubblica, secondo il quale D’Ambrosio è morto “forse di crepacuore“. Un uomo “amareggiato perché sapeva che sarebbe stato difficile, quasi impossibile, far emergere tutti i passaggi di una storia complessa” ci spiega il solito trasparente Bianconi.

Una storia talmente complessa nella sua chiarezza che, tranquilli, ora D’Ambrosio non racconterà più. Potranno raccontarla a modo loro i soliti pensatori di regime che imprigionano nei “forse” il mistero chiaro a tutti di questa morte. Talmente chiaro tanto da indurre lo stesso Fatto quotidiano a riprendersi dalla botta con un giorno sabbatico sull’argomento intercettazioni Quirinale-Mancino. Il giornale di Travaglio nell’edizione di oggi, dà ampio risalto all’Ilva di Taranto, e solo in taglio basso dà la notizia della morte di D’Ambrosio. Senza commenti, a parte la rigida cronaca passata dalle agenzie. Travaglio deve pensare come scrivere l’editoriale di domani sulla vicenda. Dovrà pesare punti e virgole prima di non beccarsi un’altra volta l’insulto di “terrorista mediatico” che gli appioppò il piduista Cicchitto alla Camera per la vicenda Tartaglia. Intanto, rimane Mancino, ancora più solo di prima. Senza D’Ambrosio, contro i magistrati di Palermo che «non si sa dove vogliono arrivare». Beh, oggi con la richiesta di rinvio a giudizio di 12 illustri, tra capi mafia e politici di rango come Calogero Mannino, Marcello Dell’Utri e guardacaso Nicola Mancino, pare proprio che abbiano individuato la direzione giusta. Pare siano nel mrino i mandanti della mafia militare che uccise i giudici Falcone e Borsellino. E’ di questo che ha paura Mancino. E’ questo che teme pure Giorgio Napolitano nell’istituzione del Quirinale ridotto a ufficio reclami dell’imputato Mancino, ultimo appiglio al quale attaccare ciò che rimane del prestigio di questo sciagurato Paese.

Perché, per dirla alla stampa di regime “su questa storia della trattativa si sta lacerando il Paese e si va forse verso un vero e proprio «corto circuito istituzionale»” che ha già fulminato Loris D’Ambrosio e che sta spedendo in Guatemala il procuratore Antonio Ingroia. Nulla trapela sul destino dei tre pm rimasti a condurre il processo sulla trattativa Stato-mafia: Nino Di Matteo, Lia Sava e Francesco Del Bene. Se il Quirinale non offrirà loro un posto letto, non sarò tranquillo. In tal caso facciano frequenti visite dal cardiologo e non bevano caffè soprapensiero. Idem per i superstiti del processo che potrebbero concorrere a far emergere la verità sulla trattativa Stato-mafia in questa Repubblica fondata sulla mafia. Dove regna ancora la P2. Forza, ora a chi tocca?

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4 Commenti a “Quirinale connection”

  1. cafiero pasquale ha detto:

    Post molto interessante e condivisibile..mi perdoni il sig. Daniele, per la precisazione, la chiesa dove si sono svolte le esequie di d’ambrosio non era santa susanna ma sant’andrea al quirinale.. come si evince dalle foto…anche questo strano..ha ben ragione Martinelli a pubblicare s. susanna..insomma anche qui non si capisce perché si è mentito persino sul luogo della chiesa..
    Quante coincidenze, ma un solo fatto inoppugnabile, costui è morto e non parlerà più

  2. nicola rindi ha detto:

    Condivido il post, la morte di D’ambrosio è molto strana.
    SEGNALO un errore, il papa morto dopo 33 giorni non è MONTINI, ma LUCIANI.

  3. […] Il blog di Daniele Martinelli Pubblicato: 27 luglio 2012 Autore: aggregatore Sezione: Politica e Attualità […]

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