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	<title>debiti Archivi - Il blog di Daniele Martinelli</title>
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	<description>Notizie e opinioni libere.</description>
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		<title>Per Di Maio: ecco alcuni debitori di Carige</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jan 2019 06:12:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il vicepremier Di Maio attende di conoscere la lista dei debitori di Carige da &#8220;punire&#8221;. Il rapporto &#8220;Isabella&#8221; di Bankitalia del 2013 (6 anni fa), sui crediti deteriorati è arcinoto sull&#8217;entità dei debitori di Carige, che grazie a prestiti facili l&#8217;hanno mandata a gambe all&#8217;aria. Per una somma totale di circa un miliardo e mezzo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/01/banca-carige.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-15072" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/01/banca-carige-490x245.jpg" alt="" width="490" height="245" srcset="https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/01/banca-carige-490x245.jpg 490w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/01/banca-carige-768x384.jpg 768w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2019/01/banca-carige.jpg 800w" sizes="(max-width: 490px) 100vw, 490px" /></a></p>
<p>Il vicepremier Di Maio attende di conoscere la lista dei debitori di Carige da &#8220;punire&#8221;. Il rapporto &#8220;Isabella&#8221; di Bankitalia del 2013 (6 anni fa), sui crediti deteriorati è arcinoto sull&#8217;entità dei debitori di Carige, che grazie a prestiti facili l&#8217;hanno mandata a gambe all&#8217;aria. Per una somma totale di circa un miliardo e mezzo di euro di prestiti, eccone alcuni: <strong>Compagnia Messina</strong> armatori e terminalisti: 450 milioni di euro (dicono che li rimborseranno entro il 2032). <strong>Enrico Preziosi</strong>, patron del Genoa e industriale del giocattolo: 81 milioni, di cui 15 abbuonati di &#8220;sconto&#8221;. <strong>Gruppo Acqua Marcia</strong> di Francesco Bellavista Caltagirone per la costruzione del nuovo porto di Imperia: 68,7 milioni. La di lui signora <strong>Beatrice Cozzi Parodi</strong>, a capo di un impero dei porti turistici nel ponente ligure, due anni fa s&#8217;è accordata per la ristrutturazione di un debito da 20 milioni. <strong>Famiglia Tronchetti Provera</strong> con la società Prelios, svariati milioni. Parco degli <strong>Erzelli</strong> di Genova Cornigliano (voluto dal centrosinistra): 250 milioni. <strong>Famiglia Orsero</strong>, industriali della frutta del Ponente ligure (finanziatori della campagna elettorale di Renzi per le primarie del Pd): 90 milioni. <strong>Marina Aeroporto</strong> dell’industriale Giuseppe Rasero: 90 milioni per un nuovo porto da 500 yacht costruito accanto alla pista dell’aeroporto di Genova. <strong>Società Villa Gavotti</strong> finanziata da Carige con 91 milioni e dichiarata fallita nel 2014. Altri 74,6 milioni al <strong>gruppo Cavallini</strong> e 20 alla <strong>Soglia Hotel Group</strong>, fino al 2008 amministrata dall’ex onorevole Pdl Gerardo Soglia, fallita nel 2012. <strong>Andrea Nucera</strong>, latitante a Dubai: 66,2 milioni, difeso dall&#8217;ex onorevole berlusconiano Enrico Nan. Sua moglie difesa dall&#8217;onorevole Pd Franco Vazio della Commissione banche. <strong>Pietro Isnardi Alimentari spa</strong>, consuocero di Alessandro Scajola, nella fondazione Carige oltre che nella Porto di Imperia spa: 25 milioni per trasformare vecchie colonie in case di lusso tra Varazze e Celle (ex Italcementi). Tra i soci dell&#8217;epoca la Curia di Savona e il gruppo di Aldo Spinelli, socio di Carige, terminalista genovese prima vicino a Claudio Burlando, oggi vicino a Giovanni Toti. Sarà perciò che il governatore della Liguria condanna la scelta di Di Maio di nazionalizzare la banca che ha accontentato tutti: partiti e chiesa.</p>
<p>La cronaca giudiziaria che riguarda Carige ha investito finora l’ex presidente dell’istituto Giovanni Berneschi e il presidente del comparto assicurativo Ferdinando Menconi, entrambi condannati in primo e secondo grado per truffa. L&#8217;accusa chiede un risarcimento per danno reputazionale alla Cassa di Risparmio di 138 milioni di euro.</p>
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		<title>Sopravvivere in Italia è un&#8217;impresa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 10:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[burocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[debiti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2012 in Italia sono fallite oltre 100 mila imprese. Quest&#8217;anno ne falliranno più o meno altrettante. Soffocate dalla crisi dei consumi, dal fisco opprimente che pretende senza dare nulla in cambio, e dai crediti che migliaia di imprenditori vantano dallo Stato biscazziere. Quello Stato biscazziere che è stato gestito dai governi degli uomini. L&#8217;ultimo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11423" alt="graminacea deserto" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2013/04/graminacea-deserto-485x325.jpg" width="485" height="325" srcset="https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2013/04/graminacea-deserto-485x325.jpg 485w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2013/04/graminacea-deserto.jpg 1200w" sizes="(max-width: 485px) 100vw, 485px" /></p>
<p>Nel 2012 in Italia sono fallite oltre 100 mila imprese. Quest&#8217;anno ne falliranno più o meno altrettante. Soffocate dalla crisi dei consumi, dal fisco opprimente che pretende senza dare nulla in cambio, e dai crediti che migliaia di imprenditori vantano dallo Stato biscazziere. Quello Stato biscazziere che è stato gestito dai governi degli uomini. L&#8217;ultimo governo, quello di Berlusconi prima che venisse Monti, ha fatto finta di nulla. Con slogan all&#8217;insegna della crisi già passata e dei ristoranti pieni, si è eretto con tutto il suo peso parassitario e delinquenziale sulla pelle dei cittadini e delle imprese, lasciate morire soffocate dal cuscino dell&#8217;inefficienza del sistema reso così apposta per l&#8217;impunità dei politici, e dalla burocrazia controllata da Equitalia.</p>
<p>Di debiti della pubblica amministrazione, negli ultimi anni, non si è parlato granché. C&#8217;era stato qualche segnale e qualche forma di volontà di provvedere a pagare le imprese, ma erano rimaste lettera morta. Ci aveva provato il &#8220;<em>superministro</em>&#8221; del Tesoro <strong>Tremonti</strong>, quello che dava in nero e sottobanco 4 mila euro al mese di affitto per la casa di Marco Milanese, che ipotizzava di scontare alle aziende i contributi e le tasse. Senza farne nulla. All&#8217;epoca di questa colossale presa per i fondelli (2010) , i debiti dello Stato nei confronti delle imprese era di <strong>70 miliardi di euro. </strong>Di cui 500 milioni li chiedeva l&#8217;Ilia, l&#8217;associazione delle imprese di intercettazioni per conto delle procure, che si appellò inutilmente a Berlusconi denunciando «<em>Il ministro della Giustizia Alfano non ci paga, non possiamo più lavorare per le Procure, le indagini si fermeranno</em>». Il menestrello Alfano rispose serafico che «<em>quei soldi non glieli posso dare perché non li ho</em>». L&#8217;Ilia fece appello anche a Napolitano per chiedere un emendamento al ddl Stabilità per progammare lo stanziamento. Non risulta, a tutt&#8217;oggi, che quelle imprese siano state pagate. In quel periodo il parlamento si era riunito solo 136 volte dall&#8217;inizio dell&#8217;anno (2010) per varare lodi e lodini di impunità al nano di Arcore. Il Pd si faceva pugnette su governi di transizione, mentre l&#8217;Idv stava per servire sul piatto di Berlusconi due Razzi e Scilipoti pronti a votare contro la mozione di sfiducia del 14 dicembre successivo, giorno in cui Berlusconi si salvò comprandosi uno a uno i deputati degli schieramenti avversi.</p>
<p>Il governo Monti, per voce del ministro Passera, aveva proposto di rimpinguare le imprese con Bot e Cct al posto di denaro. Una soluzione che pareva tale giunta nel dicembre del 2011, quando i debiti dello Stato erano lievitati a <strong>80 miliardi</strong> di euro. L&#8217;Italia, coi suoi 180 giorni di attesa media per un pagamento, era già la più ritardataria d&#8217;Europa a fronte di una Germania pagatrice in 35 giorni, e una Francia in 64. In Italia, con Monti, i pagamenti non sono mai partiti. Nel giugno scorso il ministro Grilli aveva fatto approvare le dismissioni di immobili pubblici da vendere sul mercato, per produrre «<em>un&#8217;entrata di 10 miliardi in un mese</em>» che le imprese non hanno visto perché il decreto del governo non è mai stato approvato.</p>
<p>Ora che siamo nel 2013, che le imprese sono fallite, che i suicidi non fanno più notizia, che i miliardi di debiti dello Stato nei confronti delle imprese sono diventati <strong>90 (novanta) </strong>pari al 5,8% del Pil, che il numero dei disoccupati è fuori controllo&#8230; Ecco, ora che l&#8217;economia reale è scivolata nel dirupo senza appigli, arriva l&#8217;àncora corta del Parlamento, che con o senza governo Monti, pare stia procedendo con una prima tranche di pagamenti di urgenza, che però, va ricordato, <strong>gonfierà il debito pubblico</strong> dopo il vano tentativo di Monti del maggio scorso di chiedere alla Merkel la possibilità di saldare le imprese senza aggravi del debito nell&#8217;ottica della Golden rule. La Merkel rispose di procedere senza curarsi dell&#8217;aumento del debito del 4% (già allora era al 123,5% del Pil), in quanto l&#8221;Europa &#8220;<em>è la garanzia, non lo sanzionerà</em>.&#8221; A patto però che tutto venga smaltito entro il 2015, quando scatterà l&#8217;obbligo di tagliare il debito previsto dal Fiscal Compact.</p>
<p>Ebbene, oggi che il governo Monti è come se non ci fosse, riesce miracolosamente il Parlamento in seduta comune ad approvare una prima tranche di pagamenti. <strong>Senza ministri</strong> e purtroppo, senza più imprese. Le poche rimaste che non chiudono perché non se lo possono permettere, sembrano graminacee nel deserto sopravvissute al virus letale dei partiti: responsabili di prolungata e immobile siccità assieme ai loro uomini che andrebbero eliminati dalle istituzioni. Ci vorrebbe un acquazzone di cittadini che con uno tsunami di maggioranza, lavi le incrostazioni del parassitismo, delle lobby, delle corporazioni e della contiguità con le organizzazioni criminali che hanno infettato le nostre istitituzioni. Sarà  un&#8217;impresa, mi rendo conto. Ma non ci sono alternative. Il cielo dell&#8217;economia, del resto, è plumbeo da tempo. Prima o poi pioverà abbastanza.</p>
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		<title>Crisi, la paurosa geografia dei crac</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 21:58:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-504" title="riforme-italia" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2008/04/riforme-italia-237x300.jpg" alt="" width="237" height="300" srcset="https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2008/04/riforme-italia-237x300.jpg 237w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2008/04/riforme-italia.jpg 250w" sizes="(max-width: 237px) 100vw, 237px" /></p>
<p>Dalla crisi finanziaria a quella economica e dei debiti pubblici. L’onda si allunga. Dubai e la Grecia ci hanno risvegliato da un assopimento di comodo, come dire &#8220;il peggio é alle spalle &#8220;. Invece no. Dietro Atene e la Palm Jumeirah la lista dei potenziali focolai di infezione é ancora lunga. Il mercato dei credit default swaps &#8211; acquistando i quali ci si assicura contro il fallimento di chi emette titoli &#8211; registra il nervosismo del mercato, le agenzie di rating puntano i loro fari sui nuovi rischi.<br />
Il più delicato di tutti é il debito pubblico. I governi si indebitano per tenere a galla le economie dei vari paesi, ma ciò che preoccupa é il ‘rischio crescita’. La ragione per cui le prospettive di crescita sono diventate essenziali é che nessuno si aspetta che i debiti pubblici giganti possano essere curati solo con rigorose politiche di bilancio, tanto necessarie quanto insufficienti a riportare i conti in ordine.</p>
<p>Il problema é che il modello di crescita del passato non funziona più, e non se ne vede uno nuovo di ricambio. Sono i paesi dell’est Europa e alcuni paesi emergenti il cui sviluppo si basava soprattutto sul flusso di capitali dall’estero e sulla disponibilità  di credito a basso prezzo, ambedue scomparsi dall’orizzonte. Ma anche paesi come il Regno Unito, l’Irlanda, la Spagna e gli stessi Stati Uniti, il cui dinamismo si basava su un debito privato elevatissimo e sul boom del mercato immobiliare.</p>
<p>Il debito privato é come un motore in panne, famiglie e imprese risparmiano per rimborsarlo, e sul settore edile per un bel po&#8217; di tempo non si potrà  contare.<br />
Grecia, Portogallo e Spagna declassati, seguiranno Irlanda e Italia mentre i governi fingono di trovare rimedi. La Romania e la Bulgaria hanno economie deboli, mentre l&#8217;Ucraina é in una situazione delicatissima. Il Fmi ha sospeso il suo sostegno nonostante le elezioni che hanno cambiato il governo, non ancora rispettoso degli impegni assunti in materia di spesa pubblica. Le altre repubbliche ex sovietiche non stanno affatto meglio, con il Kazakistan, ad esempio, alle prese con i seri problemi del suo sistema bancario. E infine i paesi baltici sono sotto osservazione, tutti e tre con outlook negativo da parte di Moody’s, e quello che preoccupa di più é la Lettonia.</p>
<p>Ma a preoccupare non sono solo i debiti sovrani, bensì i conti delle banche, ripuliti solo per metà .<br />
Nei 19 mesi trascorsi dal crack della Lehman, i problemi non sono cambiati. Compreso il tempo, comprato a debito (pubblico) che prima o poi dovremo ripagare.<br />
Forse ha ragione quell&#8217;anarchico che con lo spray nero ha scritto sulle colonne neoclassiche dell&#8217;università  di Atene &#8220;<em>Non é un reato rubare in banca, é un reato fondarla</em>&#8220;.</p>
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		<title>Tivù, Concorezzo sia un esempio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 22:58:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[concorezzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La giunta comunale di centrodestra di Concorezzo, vicino a Monza, farà  pignorare il televisore ai residenti che hanno evaso la retta dei buoni pasto per la mensa comunale. Si tratta di 250 famiglie morose. I primi pignoramenti sono previsti in dicembre. Non solo di tivù ma anche divani, biciclette, mobili e quant&#8217;altro abbia un valore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344" data="http://www.youtube.com/v/me_wgRBEAYc&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/me_wgRBEAYc&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>La giunta comunale di centrodestra di <a href="http://www.comune.concorezzo.mi.it/" target="_blank"><strong>Concorezzo</strong></a>, vicino a Monza, farà  <strong>pignorare il televisore</strong> ai residenti che hanno evaso la retta dei buoni pasto per la mensa comunale. Si tratta di <strong>250 famiglie</strong> morose. I primi pignoramenti  sono previsti in dicembre. Non solo di tivù ma anche divani, biciclette, mobili e quant&#8217;altro abbia un valore pari al debito non saldato.</p>
<p>Finalmente <strong>apprezzo l&#8217;idea</strong> di una giunta di centrodestra! E&#8217; una fortuna disporre di qualcuno che priva le famiglie della tivù. E&#8217; l&#8217;unica via per ricondurre i loro componenti a guardarsi in faccia almeno durante i pasti. Seduti al tavolo senza tivù si ritorna al dialogo.<br />
Senza tivù accesa in cucina in salotto in camera nel ripostiglio o al cesso, ci si riscopre <strong>individui pensanti</strong>. La tivù spenta é un ritorno alla buona educazione e un rinvigorimento dello spirito. E&#8217; stimolo alla vita e a nuove forme di ricerca. La tivù spenta é salute fisica e mentale che ci possiamo regalare <strong>risparmiando in bolletta</strong> e allontanando lo spettro del rimanerci, a bolletta. Basterebbe riuscire a superare la crisi di astinenza per rendersi conto che della tivù é meglio fare a meno.</p>
<p>Devo dare atto davvero alla giunta di Concorezzo del provvedimento! Anzi, spero che tutte le famiglie della cittadina <strong>non paghino più un solo euro</strong> di qualunque tassa comunale. L&#8217;amministrazione di Concorezzo potrà  pignorare la tivù a tutti i suoi abitanti, che sono svariate migliaia. Sai che notizia sarebbe un&#8217;intera città  senza la tivù! Palliativo alla cronica dipendenza da forme di effimero svago dalla realtà . Da strumento di cultura a vetrina bordello per voyeur drogati di notorietà  fine a sé stessa, solo per lucrare qualche ospitata. Gentaglia terrorizzata dall&#8217;anonimato garantito per chi come loro non ha nulla da dire e da dare.</p>
<p>Io ho avuto la fortuna di vivere la tivù in tutte le sue fasi: dall&#8217;ambizione di arrivarci, fino al viverla sia a telecamere accese che a telecamere spente. Ho lavorato in tivù locali e nazionali. Mediaset compresa (anni &#8217;90). Ebbene, vivendola dentro e guardandola fuori, la tivù ho iniziato ad odiarla. Soprattutto da quando ho scoperto la rete, nel 1997. Oggi mi sentirei ridicolo tornare in tivù. Mi sentirei a disagio fare la pedina nei dibattiti in cui é lecito dire tutto e il contrario di tutto.</p>
<p>Con l&#8217;avvento di Internet <strong>non ho più voglia di tornare in tivù</strong>. Ci tornerei solo se mi pagassero bene per raccontare al popolo dei quiz ciò che raccontiamo in rete ormai da anni. Inviterei i telespettatori a dotarsi di un computer e cercherei di incoraggiare sindaci e assessori ad investire nell&#8217;alfabetizzazione all&#8217;informatica di base per i loro cittadini. Per la difesa dei loro diritti. La rete dei blog, dei social network e dei video sono un&#8217;irripetibile occasione di diffusione di <strong>libertà </strong> che in uno Stato di diritto sono la priorità . La rete la leggi e la vedi quando vuoi. Scegliendo.</p>
<p>Ecco, spero che la giunta di Concorezzo sia la miccia di iniziative analoghe in altre città . Auguriamoci che Concorezzo trasformi in concorrenza la contesa degli italiani fra le tivù del puttaniere e la rete. Il miglior buono pasto alla libertà .</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.danielemartinelli.it/2009/11/19/tivu-concorezzo-sia-un-esempio/">Tivù, Concorezzo sia un esempio</a> proviene da <a href="https://www.danielemartinelli.it">Il blog di Daniele Martinelli</a>.</p>
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