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	<title>burocrazia Archivi - Il blog di Daniele Martinelli</title>
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	<description>Notizie e opinioni libere.</description>
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		<title>Burocrazia, Raggi striglia Conte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2020 05:01:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«Dobbiamo dare risposte concrete e veloci per evitare rischi di ribellione da parte di cittadini esasperati dall’emergenza e dobbiamo essere più rapidi della criminalità. Fra i più deboli ogni giorno precipitano centinaia di famiglie che fino a 2 mesi fa riuscivano a garantirsi la sopravvivenza. Il punto è che la protezione economica e sociale devono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«<em>Dobbiamo dare risposte concrete e veloci per evitare rischi di ribellione da parte di cittadini esasperati dall’emergenza e dobbiamo essere più rapidi della criminalità. Fra i più deboli ogni giorno precipitano centinaia di famiglie che fino a 2 mesi fa riuscivano a garantirsi la sopravvivenza. Il punto è che la protezione economica e sociale devono andare di pari passo. In questi mesi di lockdown abbiamo affrontato una crisi senza precedenti. La priorità è ridare fiducia a cittadini, imprese, riaprire le serrande il prima possibile. Perché dietro una serranda c’è una famiglia. Dobbiamo semplificare tutto. Vogliamo consentire alle imprese di rialzare la serranda in 24 ore. Stiamo portando la proposta al governo per cercare un antidoto alle conseguenze di questa crisi a cominciare dall’usura. Io ho fatto una lotta senza quartiere a una famiglia criminale romana, i Casamonica, che ha fatto dell’usura la sua fortuna iniziale. Bisogna cambiare passo, invertire rotta. Il modello è quello di Genova, che in un anno e mezzo è stata messa in condizione di ricostruire il ponte Morandi, grazie a un decreto ad hoc. Questo ci serve, essere autorizzati a semplificare</em>».</p>
<p>Virginia Raggi, sindaco di Roma.</p>
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		<title>5 stelle parlate alla nazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Aug 2014 13:54:14 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2014/08/messaggio-bottiglia.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-13034" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2014/08/messaggio-bottiglia-433x325.jpg" alt="messaggio-bottiglia" width="433" height="325" srcset="https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2014/08/messaggio-bottiglia-433x325.jpg 433w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2014/08/messaggio-bottiglia.jpg 1024w" sizes="(max-width: 433px) 100vw, 433px" /></a></p>
<p>In Italia nel 2013, quattro fatture emesse ogni dieci non sono state pagate. Sempre tra il 2013 e quest&#8217;anno hanno chiuso oltre 100 mila (CENTOMILA) imprese. Quelle superstiti hanno un carico fiscale di oltre 65%. I suicidi e le stragi familiari sono ormai drammi all&#8217;ordine del giorno da almeno tre anni. Il miliardario Carlo De Benedetti risiede da qualche anno a St. Moritz, in Svizzera. L&#8217;ultimo dossier della guardia di Finanza parla di inarrestabile flusso di capitali dall&#8217;Italia occultati all&#8217;estero e <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2014/agosto/03/False_residenze_paradisi_fiscali_mappa_co_0_20140803_ea8b1054-1acf-11e4-94ad-a6ca23713597.shtml" target="_blank">diffusa esterovestizione</a> di residenze fittizie. Le mete sono le Isole Vergini, Bermuda, Belize, Costa Rica e altri paradisi fiscali. Segno che lo scudo fiscale varato dal governo Berlusconi è stata solo una mossa di facciata. 1.900 gli evasori totali scoperti. Tra gennaio e giugno di quest&#8217;anno l&#8217;agenzia delle entrate ha contestato 3 miliardi e 800 milioni di euro ai grandi evasori. Che armati di avvocati, nella peggiore delle ipotesi, se la caveranno con un accordo forfettario stile Rossi-Greggio-Maradona.</p>
<p>Intanto, Brunetta (dicasi BRUNETTA), ex ministro del governo del Caimano tutto figa e off-shore, quello che ha portato questo Paese alla rovina, si lancia tra le dita (bastano quelle) delle mani di Renzi per dirsi <a href="http://www.corriere.it/politica/14_agosto_11/intervista-renato-brunetta-coesione-nazionale-ad7377cc-2116-11e4-b6e4-ef62a8b70320.shtml" target="_blank">&#8220;<em>pronti alla coesione nazionale</em>&#8220;</a> nell&#8217;Italia che rischia di finire come l&#8217;Argentina entro fine anno. Renzi dice che &#8220;<em>decido io</em>&#8221; le riforme, non Draghi. Ma intende &#8220;<em>Draghi dica a me che poi io riferisco agli italioti&#8230;</em>&#8220;. Lavorare in questo Paese significa lottare ogni giorno per non aumentare i debiti. Siamo nel Paese dove bisogna avere per legge il commercialista, il fiscalista, il consulente, il pos, la carta di credito e bisogna dichiarare allo sportello bancario la provenienza dei 100 o 200 euro che si depositano sul conto. Da questo Paese, non soltanto quelli come De Benedetti, ma anche molti giovani e molti vecchi se ne vanno. I primi sono un&#8217;emorragia di Patria attiva e capace. I secondi spendono la pensione italiana in Tunisia. Qui sono rimasti Renzi, Madia, Pinotti, Boschi, Draghi, Merkel, Juncker e i cornuti come me, (ma non sono il solo) che non se ne vanno dall&#8217;Italia perché non possono. Guardi alla politica e parlano di abolire il Senato e di legge elettorale, senza nessun provvedimento che sburocratizzi il Paese, che dia limpidità alle regole, che sfoltisca le leggi inutili e metta in condizioni gli italiani di vivere dignitosamente. I parametri dell&#8217;Italia, ogni giorno vanno di male in peggio.</p>
<p>Ecco, sarebbe bello se i parlamentari a 5 stelle dessero un messaggio alla nazione chiaro, limpido e realista di ciò che può attendere in futuro gli italiani. Un Di Maio o un Morra che si facessero un&#8217;ospitata in prima serata per dare il quadro a tinte fosche imposto dalla Troika, sarebbe un segnale trasparente e onesto nei confronti degli elettori. Anche se fosse impopolare e non portasse voti al partito dei 5 stelle dire che l&#8217;aumento progressivo e inarrestabile del disagio e della disperazione portano a qualcosa che la politica rischia di non riuscire a controllare, sarebbe un contributo degno di una persona delle istituzioni. Come ci si può perdere in discussioni sterili sul Senato e sull&#8217;Italicum con una situazione economia e sociale disastrata come quella che abbiamo in Italia? 5 stelle battete un colpo, se ci siete (so che ci siete e che leggete). Non fatelo per me. Fatelo per l&#8217;Italia. Almeno voi.</p>
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		<title>Sopravvivere in Italia è un&#8217;impresa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 10:04:00 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11423" alt="graminacea deserto" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2013/04/graminacea-deserto-485x325.jpg" width="485" height="325" srcset="https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2013/04/graminacea-deserto-485x325.jpg 485w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2013/04/graminacea-deserto.jpg 1200w" sizes="(max-width: 485px) 100vw, 485px" /></p>
<p>Nel 2012 in Italia sono fallite oltre 100 mila imprese. Quest&#8217;anno ne falliranno più o meno altrettante. Soffocate dalla crisi dei consumi, dal fisco opprimente che pretende senza dare nulla in cambio, e dai crediti che migliaia di imprenditori vantano dallo Stato biscazziere. Quello Stato biscazziere che è stato gestito dai governi degli uomini. L&#8217;ultimo governo, quello di Berlusconi prima che venisse Monti, ha fatto finta di nulla. Con slogan all&#8217;insegna della crisi già passata e dei ristoranti pieni, si è eretto con tutto il suo peso parassitario e delinquenziale sulla pelle dei cittadini e delle imprese, lasciate morire soffocate dal cuscino dell&#8217;inefficienza del sistema reso così apposta per l&#8217;impunità dei politici, e dalla burocrazia controllata da Equitalia.</p>
<p>Di debiti della pubblica amministrazione, negli ultimi anni, non si è parlato granché. C&#8217;era stato qualche segnale e qualche forma di volontà di provvedere a pagare le imprese, ma erano rimaste lettera morta. Ci aveva provato il &#8220;<em>superministro</em>&#8221; del Tesoro <strong>Tremonti</strong>, quello che dava in nero e sottobanco 4 mila euro al mese di affitto per la casa di Marco Milanese, che ipotizzava di scontare alle aziende i contributi e le tasse. Senza farne nulla. All&#8217;epoca di questa colossale presa per i fondelli (2010) , i debiti dello Stato nei confronti delle imprese era di <strong>70 miliardi di euro. </strong>Di cui 500 milioni li chiedeva l&#8217;Ilia, l&#8217;associazione delle imprese di intercettazioni per conto delle procure, che si appellò inutilmente a Berlusconi denunciando «<em>Il ministro della Giustizia Alfano non ci paga, non possiamo più lavorare per le Procure, le indagini si fermeranno</em>». Il menestrello Alfano rispose serafico che «<em>quei soldi non glieli posso dare perché non li ho</em>». L&#8217;Ilia fece appello anche a Napolitano per chiedere un emendamento al ddl Stabilità per progammare lo stanziamento. Non risulta, a tutt&#8217;oggi, che quelle imprese siano state pagate. In quel periodo il parlamento si era riunito solo 136 volte dall&#8217;inizio dell&#8217;anno (2010) per varare lodi e lodini di impunità al nano di Arcore. Il Pd si faceva pugnette su governi di transizione, mentre l&#8217;Idv stava per servire sul piatto di Berlusconi due Razzi e Scilipoti pronti a votare contro la mozione di sfiducia del 14 dicembre successivo, giorno in cui Berlusconi si salvò comprandosi uno a uno i deputati degli schieramenti avversi.</p>
<p>Il governo Monti, per voce del ministro Passera, aveva proposto di rimpinguare le imprese con Bot e Cct al posto di denaro. Una soluzione che pareva tale giunta nel dicembre del 2011, quando i debiti dello Stato erano lievitati a <strong>80 miliardi</strong> di euro. L&#8217;Italia, coi suoi 180 giorni di attesa media per un pagamento, era già la più ritardataria d&#8217;Europa a fronte di una Germania pagatrice in 35 giorni, e una Francia in 64. In Italia, con Monti, i pagamenti non sono mai partiti. Nel giugno scorso il ministro Grilli aveva fatto approvare le dismissioni di immobili pubblici da vendere sul mercato, per produrre «<em>un&#8217;entrata di 10 miliardi in un mese</em>» che le imprese non hanno visto perché il decreto del governo non è mai stato approvato.</p>
<p>Ora che siamo nel 2013, che le imprese sono fallite, che i suicidi non fanno più notizia, che i miliardi di debiti dello Stato nei confronti delle imprese sono diventati <strong>90 (novanta) </strong>pari al 5,8% del Pil, che il numero dei disoccupati è fuori controllo&#8230; Ecco, ora che l&#8217;economia reale è scivolata nel dirupo senza appigli, arriva l&#8217;àncora corta del Parlamento, che con o senza governo Monti, pare stia procedendo con una prima tranche di pagamenti di urgenza, che però, va ricordato, <strong>gonfierà il debito pubblico</strong> dopo il vano tentativo di Monti del maggio scorso di chiedere alla Merkel la possibilità di saldare le imprese senza aggravi del debito nell&#8217;ottica della Golden rule. La Merkel rispose di procedere senza curarsi dell&#8217;aumento del debito del 4% (già allora era al 123,5% del Pil), in quanto l&#8221;Europa &#8220;<em>è la garanzia, non lo sanzionerà</em>.&#8221; A patto però che tutto venga smaltito entro il 2015, quando scatterà l&#8217;obbligo di tagliare il debito previsto dal Fiscal Compact.</p>
<p>Ebbene, oggi che il governo Monti è come se non ci fosse, riesce miracolosamente il Parlamento in seduta comune ad approvare una prima tranche di pagamenti. <strong>Senza ministri</strong> e purtroppo, senza più imprese. Le poche rimaste che non chiudono perché non se lo possono permettere, sembrano graminacee nel deserto sopravvissute al virus letale dei partiti: responsabili di prolungata e immobile siccità assieme ai loro uomini che andrebbero eliminati dalle istituzioni. Ci vorrebbe un acquazzone di cittadini che con uno tsunami di maggioranza, lavi le incrostazioni del parassitismo, delle lobby, delle corporazioni e della contiguità con le organizzazioni criminali che hanno infettato le nostre istitituzioni. Sarà  un&#8217;impresa, mi rendo conto. Ma non ci sono alternative. Il cielo dell&#8217;economia, del resto, è plumbeo da tempo. Prima o poi pioverà abbastanza.</p>
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		<title>Orlando, magari una mail?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jul 2012 06:58:09 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«<em>Ero fuori di me ma lo sono stato ancora di più quando ho scoperto perché la lettera indirizzata a Monti era ancora a Palermo: era passata dalla mia stanza al primo piano alla segreteria di Palazzo delle Aquile al piano terra. Poi era stata spedita all’ufficio del capo di gabinetto in piazza Marina, infine all’Economato di via Roma dove, finalmente, dopo 8 giorni, hanno messo il francobollo</em>». Leoluca Orlando e il bilancio dei primi 50 giorni da sindaco di Palermo.</p>
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		<title>Impresa Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jun 2012 04:54:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Che beneficio arreca a un&#8217;impresa risparmiare mezz&#8217;ora fra Civitavecchia e Grosseto se poi deve attendere 10 anni per la risoluzione di una causa civile, 2 per sapere da un giudice se dovrà reintegrare sul posto di lavoro un dipendente che aveva licenziato, oltre un anno per essere pagata da un&#8217;amministrazione pubblica?&#8221; Alberto Alesina sul Corriere.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Che beneficio arreca a un&#8217;impresa risparmiare mezz&#8217;ora fra Civitavecchia e Grosseto se poi deve attendere 10 anni per la risoluzione di una causa civile, 2 per sapere da un giudice se dovrà reintegrare sul posto di lavoro un dipendente che aveva licenziato, oltre un anno per essere pagata da un&#8217;amministrazione pubblica?</em>&#8221; Alberto Alesina sul Corriere.</p>
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