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	<title>peppino impastato Archivi - Il blog di Daniele Martinelli</title>
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	<description>Notizie e opinioni libere.</description>
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		<title>Chi informa muore. Anche in Rete</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Dec 2008 21:30:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo lâ€™ultimo rapporto di Reporters Snas Frontiers relativo alla libertà  di stampa nel mondo, censura e repressione si spostano sul web. Questo 2008 si sta chiudendo col bilancio di 60 giornalisti uccisi e 673 tra fermati e arrestati, a fronte degli 86 morti e 887 arrestati registrati nel 2007. Tra i morti di questâ€™anno anche [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/fvqF4a1WMhw&amp;hl=en&amp;fs=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/fvqF4a1WMhw&amp;hl=en&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Secondo lâ€™ultimo rapporto di Reporters Snas Frontiers relativo alla libertà  di stampa nel mondo, censura e repressione si spostano sul web.<br />
Questo 2008 si sta chiudendo col bilancio di 60 giornalisti uccisi e 673 tra fermati e arrestati, a fronte degli 86 morti e 887 arrestati registrati nel 2007.<br />
Tra i morti di questâ€™anno anche il primo giornalista blogger. Si tratta del cinese Wei Wenhua, ucciso a botte da un gruppo di agenti municipali lo scorso 7 gennaio a Tienanmen.</p>
<p>Episodi di repressione e censura in Rete sono stati registrati in altri 37 paesi, con picchi di 162 casi in Siria, 93 in Cina e 38 in Iran. &#8220;<em>La rete</em> &#8211; spiega il comunicato dell&#8217;ente &#8211; <em>é diventata uno spazio di libertà  per i cittadini critici e i giornalisti incensurati, e in quanto tale, rappresenta una minaccia per i centri di potere abituati a governare in tutta impunità &#8220;.</em></p>
<p>Io stesso, in seguito alla vicenda di Bitonto dell&#8217;agosto scorso, <strong>sono fra gli intimiditi</strong> che hanno ricevuto richieste di risarcimento danni, per <strong>aver denunciato omertà </strong> da parte di funzionari pubblici che si sono sottratti al dovere di spiegare i motivi che li hanno spinti a scelte discutibili, come quelle di piazzare capo dei vigili urbani un inquisito per peculato e truffa aggravata. Hanno tentato di imbavagliarmi ma non ci sono riusciti. Devo ringraziare il gruppo di â€œ<strong>Arrestateci tutti</strong>â€ che tramite Antonio Di Pietro hanno preso le mie difese. Non mi sento un eroe, anzi, mi rattrista constatare come in Italia l&#8217;informazione sia totalmente deformata sia nella proposta che nei contenuti. Un&#8217;informazione talmente controllata da disinformare quotidianamente perché non libera. Perché composta da una maggioranza di giornalisti che hanno <strong>ceduto al ricatto</strong>.</p>
<p>Ottenere libertà  significa cambiare le regole del gioco, che la quasi totalità  della casta attuale non é disposta ad accettare. La Rete libera sgomita tra lâ€™arroganza, lâ€™ignoranza, la tracotanza e la prepotenza di chi ha inteso la cosa pubblica come proprietà  privata.</p>
<p>La cronaca riporta sempre più spesso sequestri di blog, arresti di blogger e filtri nei motori di ricerca. Tuttavia sono convinto che fra qualche anno <strong>non avrà  più senso</strong> stilare la classifica degli stati per libertà  di stampa, perché la Rete sta mettendo a nudo tutte le contraddizioni di una puzzolente elite di oligarchi.<br />
La rete cancella le frontiere, annulla gli stereotipi, irrompe nella vita di tutti, illumina con luce abbagliante le magagne dei regimi, <strong>é immediata</strong> e repereibile in ogni momento.</p>
<p>Le bugie avranno le gambe sempre più corte e questo porterà  a cambiamenti talmente radicali da rendere difficili paragoni con la realtà  attuale. Come difficile é pensare che in una democrazia, un giornalista possa morire ucciso da una carica di tritolo. Peppino Impastato fece quella fine nel 1978. Amava raccontare ciò che in un paese libero dovrebbero raccontare tutti. Il suo corpo disintegrato non ha potuto nemmeno subire degna sepoltura. Come racconta la sua anziana madre, intervistata recentemente e proposta nel video in cima al post.</p>
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