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	<title>beppe severgnini Archivi - Il blog di Daniele Martinelli</title>
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	<description>Notizie e opinioni libere.</description>
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		<title>Grexit, il commento del cortigiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2015 05:40:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;E’ chiaro che Grillo e Salvini, Le Pen e Farage, Orban e Duda sono compiaciuti per quanto accade ad Atene; è meno chiaro perché tanti europei influenti si uniscano al coro.&#8221; Beppe Severgnini, giornalista senza notizie, sul Corriere.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>E’ chiaro che Grillo e Salvini, Le Pen e Farage, Orban e Duda sono compiaciuti per quanto accade ad Atene; è meno chiaro perché tanti europei influenti si uniscano al coro.</em>&#8221; Beppe Severgnini, giornalista senza notizie, sul Corriere.</p>
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		<title>Severgnini, lucido paraculo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Aug 2013 23:45:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-12215" alt="beppe severgnini" src="http://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2013/08/beppe-severgnini-422x325.jpg" width="422" height="325" srcset="https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2013/08/beppe-severgnini-422x325.jpg 422w, https://www.danielemartinelli.it/wp-content/uploads/2013/08/beppe-severgnini.jpg 534w" sizes="(max-width: 422px) 100vw, 422px" /></p>
<p>Mi è capitato di chiedermi a cosa serva in un giornale uno come <strong>Beppe Severgnini</strong>. Non riesco a definirlo un giornalista e nemmeno un cronista. Non ho mai capito quale sia la branca del sapere in cui si sia distinto. Spazia da narratore del teatro alla Scala in prima pagina, a catodico tifoso dell&#8217;Inter (e di Moggi); da analista politico stile bar Sport, a tiepido intervistatore con domande concordate. Gira il mondo perché sa bene l&#8217;inglese e lo racconta sul Corriere, ma sempre in modo introspettivo perché di notizie, in giro, non ne raccoglie. E come se non bastasse, dispensa pure consigli non richiesti. A tutto e tutti. Va dalle &#8220;<em>14 ricette per il giornalismo rubate a uno chef</em>&#8221; (23.2.2012), a &#8220;<em>Come spiegare Montanelli ai ragazzi</em>&#8221; (17.7.2011) fino all&#8217;imperdibile &#8220;<em>Decalogo per un voto rassegnato (e pratico)</em>&#8220;.</p>
<p>Si spaccia per libero critico e lucido pensatore, Severgnini, ma da come scrive traspare lampante il suo debole per Berlusconi e i suoi servi legati a cielle, a cominciare dal ministro Lupi. Da ingrigito samaritano, predica rispetto, morigeratezza, riflessione, e dice di <strong>non sopportare gli insulti</strong>. Soprattutto se lanciati sul web. Buona scusa da sfruttare in ogni occasione per depistare le vere emergenze sociali parlando male del Movimento 5 stelle e di Grillo. Del resto dobbiamo riconoscere che Severgnini ha subìto un violento shock per il risultato ottenuto dal M5S. I quasi 9 milioni di voti presi, sono per il libero critico &#8220;<em>la balena anarchica che ribalta la barca</em>&#8221; (18.3.2013) capitanata da Grillo che ha &#8220;<em>l&#8217;abitudine di parlare solo coi media stranieri che è provinciale, non sofisticata</em>&#8221; (4.3.2013). Poco male se lui, Severgnini, col suo inglese da lord cremasco, il 12 giugno 2012 rivelava al Financial Times che Grillo è come Mussolini. &#8220;<em>Un populista 2.0</em>&#8220;.</p>
<p>Ieri, sul Corsera, Severgnini si lagnava con Grillo in quanto &#8220;<em>la sincerità non può essere libertà d&#8217;Insulto</em>&#8220;. L&#8217;ha presa larga citando a esempio le esternazioni dei leghisti Salvini e Calderoli nei confronti della Kyenge, passando dal piddino PirLas nei confronti dell&#8217;astista russa anti-gay Isinbayeva, per concludere che Grillo &#8220;<em>non capisce che un leader politico deve pensare prima di parlare o scrivere. Perché i suoi eccessi, ai sostenitori, appariranno come un incoraggiamento</em>&#8221; a vergare commenti di insulti. Dunque, se per il leader 5 Stelle &#8220;«<em>mescolarsi vuol dire sporcarsi di merda</em>» è chiaro che &#8220;<em>i suoi fan andranno oltre e scriveranno oscenità, insulti e minacce.</em>&#8221; E&#8217; <strong>un puritano multimediale</strong>, Severgnini. Talmente puritano da aver deciso di disabilitare i commenti alla sua rubrica &#8220;<em>Italians</em>&#8221; (divenuta itaglians). Deve provare terrore dall&#8217;immediatezza dei messaggi non filtrati. Troppo chiari e troppo luicidi per poter essere smentiti o messi in discussione. Non saprebbe come rispondere, Severgnini, a chi gli farebbe notare che non ha fiatato contro gli insulti in piazza di Berlusconi, quando diceva che i magistrati sono un&#8217;associazione a delinquere.</p>
<p>Del resto, Berlusconi, per il libero (servo?) Severgnini, è &#8220;<em>un paesaggio</em>&#8220;, a cui tutto è concesso perché &#8220;<em>cerchiamo di essere sereni&#8230; ha le sue idee, il suo stile, i suoi ammiratori, i suoi elettori (tanti)</em>&#8221; (4.9.2009). Benché Berlusconi &#8220;<em>non può dire e fare quello che gli pare e piace, gli attacchi contro di lui sono spesso isterici</em>&#8221; in quanto &#8220;<em>tutto porta a credere che ci tenga a essere benvoluto e rispettato nel mondo</em>&#8220;. Mentre per <strong>Grillo</strong> la parola «&#8217;<em>macerie&#8217; pronunciata nell&#8217;umiliante intervista alla Bbc&#8221; è &#8220;l&#8217;insulto come metodo di discussione imbarazzante e volgare</em>», sono ben cinque i motivi elencati da Severgnini (che vi risparmio) per spiegare la &#8220;<em>lunga passione&#8221; per Berlusconi</em> (3.12.2009), che &#8220;<em>può essere battuto con un bel progetto, una grande coerenza e un ottimo candidato</em>&#8220;, tale da far sembrare di colpo &#8220;<em>il dominatore della politica italiana negli ultimi 15 anni anacronistico</em>&#8220;. Bene, ora che quel concorrente è arrivato, <strong>il Movimento 5 stelle</strong>, Severgnini pare non accorgersene. Anzi, siccome lui è rispettoso e morigerato, non esita a raccontarci sul Corsera che il successo della creatura politica del comico genovese, è un &#8220;<em>voto di protesta</em>&#8221; frutto delle &#8220;<em>assurdità dette da Grillo e Guruleggio</em>&#8220;, con buona pace per Gianroberto.</p>
<p>Se la tendenza pederasta di Berlusconi verso le &#8220;teenie&#8221; è &#8220;<em>una debolezza umana e italiana non per questo veniale</em>&#8221; (senza citare la concussione 28.01.2011), Severgnini, con la sua lunga penna bagnata di inchiostro inumidita dalla sua lunga lingua inzuppata di bauscia, è costretto a prendere atto della &#8220;<em>immagine imbarazzata di un Paese</em>&#8220;, se quando &#8220;<em>il Financial Times parla di una profonda vergogna per l’Italia, non possiamo far finta di niente. Provate a pensare a Zapatero, a Sarkozy o a Cameron sospettati di prostituzione minorile</em>&#8221; si chiedeva smarrito il 18.1.2012. Già, con quelle imputazioni che &#8220;<em>lasciano l&#8217;amaro in bocca</em>&#8220;, alle quali &#8220;<em>nessun leader occidentale sarebbe sopravvissuto a un decimo delle accuse.</em>&#8221; Ecco perché per Severgnini, &#8220;<em>chi è interessato all&#8217;Italia, non si ferma agli stereotipi</em>&#8221; e dunque, di fronte a quelle vergognose accuse sfociate in una condanna in primo grado a 7 anni, &#8220;<em>meritiamo incoraggiamento, non derisione</em>&#8221; (21.9.2011). Severgnini è uno di quei liberi (servi?) che non demordono. Ha il suo antidoto: un altro consiglio non richiesto! &#8220;<em>Le </em>(TRE ndr)<em> carte da giocare per Silvio Berlusconi</em>&#8221; (24.5.2012) per la sua &#8220;<em>mente americana</em>&#8221; che &#8220;<em>sa leggere l&#8217;umore nazionale</em>&#8221; (24.3.2011).</p>
<p>Altro che &#8220;<em>Gli stellati che non brillano per educazione</em>&#8221; (22.3.2012), votati da &#8220;<em>molti elettori che capivano che una moderna democrazia non può affidarsi alle idee, ai metodi e al personale politico messo in campo da Beppe Grillo</em>&#8221; nel bel mezzo di &#8220;<em>una democrazia messa molto male</em>&#8221; in quanto &#8220;<em>costretta a scegliere l&#8217;incompetenza come antidoto all&#8217;inefficienza</em>&#8221; (26.4.2012).&#8221; Severgnini, con la sua bauscia, non lustra le natiche soltanto a Berlusconi, ma anche i suoi alleati. Due politici eleganti e morigerati come &#8220;<em>Bossi e Calderoli, sono persone più ragionevoli di quanto vogliano far credere</em>&#8221; (20.2.2011), sono espressione di una Lega razzista solo in apparenza, visto che &#8220;<em>s&#8217;è limitata alle fantasie orobiche&#8221;</em>. Non come i conati via web di Grillo contro gli «<em>zombie, vi seppelliremo vivi!</em>» o contro il «<em>fallito amico dei piduisti</em>». Benché &#8220;<em>se abbiamo evitato sassi e bastoni in campagna elettorale è anche grazie a Grillo</em>&#8221; in quanto &#8220;<em>siamo ridotti a dover lodare il confuso populismo.</em> (21.2.2013), per Severgnini &#8220;<em>Internet è troppo importante perché una minoranza di predoni, camuffati da libertari, possa rovinarla</em>&#8221; con le minacce alla Boldrini (4.5.2013).</p>
<p>Di tutt&#8217;altro tono era il Severgnini del 16.12.2009, convinto che &#8220;<em>al web non servono altre regole</em>&#8220;, dove si raccolgono &#8220;<em>giovani umori antiberlusconiani che in tv non arriveranno mai e sui giornali non hanno ancora voglia di arrivare.</em>&#8221; A quell&#8217;epoca, il tenore dei commenti seguiti alla statuina di Tartaglia tirata in faccia al puttaniere di Arcore, erano &#8220;<em>aggressivi e sgangherati del cuore oscuro di Internet&#8221;,</em> di cui &#8220;<em>ho imparato ad apprezzarne l’anima chiara e pulita. La Rete è il luogo dove qualcuno strilla «Ecce (d)uomo!», credendo d’essere spiritoso</em>&#8220;. <strong>Oggi che Grillo è a capo del primo partito italiano col suo blog</strong>, Severgnini non ha perso solo la faccia, ma anche lo spirito. Oggi che l&#8217;umanità pare pendere dai commenti ai post su internet, rimane Grillo quello che &#8220;<em>non capisce o finge di non capire</em>&#8221; che &#8220;<em>l&#8217;aggressività verbale non si ferma alla politica</em>&#8220;. Del resto, Grillo non è il Balotelli che urla «<em>ogni volta che vengo qui a Verona mi rendo conto che questo pubblico mi fa sempre più schifo</em>». Quello, per Severgnini non era un insulto e nemmeno un&#8217;aggrressione verbale, bensì &#8220;<em>uno sfogo esasperato di chi non deve abituarsi al razzismo</em>&#8221; (7.1.2011).</p>
<p>Insomma, questo collage di posizioni schizofreniche, mi induce a chiedermi di nuovo a cosa serva nel panorama mediatico uno come Beppe Severgnini. Uno che ce l&#8217;ha col &#8220;<em>male collettivo</em>&#8221; della &#8220;<em>Ricerca di notorietà</em>&#8221; di Aldo Busi, Vittorio Sgarbi, Schumacher e altri&#8230;(28.1.2011). Lui, intanto, non è rimasto a Crema a fare l&#8217;impiegato o il contadino. Va a condurre un programmino su Sky, e poi fa l&#8217;ospite televisivo a destra e a manca per dire tutto e il contrario di tutto. Sempre alla &#8220;<em>ricerca continua della rissa</em>&#8221; che imputava a Michele Santoro, quando criticava Annozero in prima pagina. Ce l&#8217;aveva con gli italiani che &#8220;<em>hanno finito per considerare fisiologico il patologico giornalismo come forma di lotta politica. Un mostro che s’aggira per i nostri schermi e sulle nostre pagine, e prende molte forme: il disprezzo per le opinioni altrui, la paura del diverso, l’aggressività come prova di virilità professionale.</em>&#8221; Pare descriversi, Severgnini. Del resto, &#8220;<em>è inutile nasconderselo. Il controllo dei partiti sulla televisione pubblica s’è esteso a quella privata; la pressione sugli editori riesce a condizionare i giornali e gli altri media. La politica italiana — non da oggi — tenta di lusingarci, spaventarci, sfruttarci, comprarci. Di fronte, spesso, non trova orgoglio professionale, ma vanità, astuzia e parzialità.</em>&#8221; (15.10.2010)</p>
<p>Quella che trasuda proprio addosso a Severgnini. Conscio che &#8220;<em>molti di noi si bevono tutto. Anche il giornalismo governativo, un ossimoro che non stupisce i nostri liberali tuttifrutti, ma lascia basìto qualsiasi osservatore in buona fede.</em>&#8221; (24.2.2011). <strong>Come il sottoscritto.</strong> Che rimane ancora più basito quando scopre che il 20 dicembre 2011, in prima pagina, un convinto Severgnini monitava: &#8220;<em>Dobbiamo smettere di ingannarci a vicenda. Diciamolo: 235 miliardi di evasione annuale — otto volte la manovra appena votata — è una somma sconvolgente: insostenibile. Un Paese dove ristoratori e gioiellieri dichiarano mediamente 38 e 44 euro di entrate al giorno; un Paese così non può andare avanti. Ne occorre un altro.</em>&#8221; Pare riferirsi proprio a Berlusconi, il Severgnini. Condannato in via definitiva per evasione fiscale di centinaia di milioni di euro. E invece toh! Qualche giorno fa (4.8.2013), Severgnini, a proposito di quella condanna che ha sancito il titolo di criminale delinquente al suo beniamino, ci diceva meravigliato che &#8220;i<em> media del mondo non sembrano aver dubbi: stavolta, e non per la prima volta, stanno con la magistratura.</em>&#8221;</p>
<p>Sì. Severgnini non posso definirlo un giornalista, e nemmeno un cronista. Non ha branche del sapere che lo possano rendere obiettivo e imparziale. Non è nemmeno un narratore. E&#8217; solo un paraculo. Sarà un insulto pure questo?</p>
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