Non so se l’avete saputo,. Ma l’ultimo acquisto in Regione Lazio, o meglio dell’assessore all’Agricoltura e al Bilancio, Giancarlo Righini, è Andrea Ruspandini.

Un ritwittatore seriale di Simone Di Stefano, ex leader di CasaPound approdato poi nel partito Exit e di Roberto Fiore fondatore di Forza Nuova. Quando Paola Egonu e Karima Moual denunciavano il razzismo in Italia, Ruspandini era d’accordo con chi le insultava con frasi del tipo «Tornate nei vostri paesi».

Per non dire quando sui social ha persino dileggiato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Insomma, si tratta di un vero e proprio fratello d’Italia. Nel senso che Andrea Ruspandini è fratello di Massimo, ex missino e deputato di FdI che nel 2006, da consigliere comunale di Alleanza Nazionale a Ceccano, si bruciò Il Codice da Vinci di Dan Brown perchè lo riteneva blasfemo. Questo mentre la folla gli urlava: «Fascista, leggiteli i libri».

Ecco, giusto il tempo che uscisse la notizia nascosta tra le pieghe delle brevissime dei quotidiani locali, ed ecco che dopo appena 5 giorni dalla firma del contratto, l’interessato si è già anche dimesso dall’incarico.

L’assessore Righini si è giustificato che non sapeva delle esternazioni razziste del suo dipendente.
Idem il governatore del Lazio Francesco Rocca.

Nessuna rinuncia invece da parte dell’ex terrorista nero Marcello De Angelis, cognato di Luigi Ciavardini.
Per lui il posto di capo ufficio stampa alla regione per 110 mila euro resta ben saldo. Senza nessuna remora.

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