Allarme siccità, ecco il bollettino di fine inverno, 20 marzo 2023. Benché abbia piovuto un po’in tutto il Nord Italia – e in montagna sia caduta un po’ di neve – l’allarme siccità resta altissimo e di non facile gestione in vista dell’estate che – è ormai assodato – sarà critica.

I giornali hanno iniziato soltanto in questi giorni a dare più attenzione all’emergenza. Tra i provvedimenti degni di nota degli ultimi giorni, ci sono le autobotti d’acqua arrivate in 20 comuni piemontesi della provincia di Cuneo. Altre autobotti in Val Camonica, siamo in Lombardia, e a breve arriveranno anche in Val Sabbia, provincia di Brescia, dove anche le falde acquifere della pianura sono già quasi a secco.
Per non dire in Veneto, dove il presidente Luca Zaia ha già emanato direttive per limitare il consumo di acqua e in alcuni comuni del padovano si provvede con le autobotti.
E – sottolineo – siamo solo a marzo!

Nel video di una settimana fa, ho già accennato della carenza di invasi d’acqua montani, per i quali un cospicuo aumento in numero richiede dai 5 ai 10 anni per la realizzazione, al netto di lungaggini burocratiche e impatti ambientali.

La soluzione più plausibile, dati gli enormi interessi economici che ci gravitano intorno, sono i dissalatori d’acqua. Acquedotto Pugliese, il 16 marzo, ha dato il via ad una gara pubblica per il più grande impianto di desalinizzazione d’Italia, da 100 milioni di euro. Un sistema che rende potabile l’acqua del mare, già in uso in Medio Oriente che da solo produce metà dell’acqua dissalata globale.

Diversi impianti negli emirati arabi sono opera della Fisia di Genova, l’azienda italiana leader del settore controllata da WeBuild, l’ex Impregilo che fa capo Pietro Salini.

Nel luglio scorso, in piena emergenza idrica, webuild lanciò il progetto “Water is life” da finanziare con soldi pubblici derivanti dal Pnrr.
Il progetto si è arenato in autunno, con l’arrivo delle piogge, ma ora è stato riesumato dai cassetti ed è nelle mani dei lobbisti, che stanno incontrando enti locali e ministeri per riproporlo. Per inciso il ministro Pichetto Fratin ha già dato il suo assenso ai dissalatori.

In Italia la desalinizzazione dell’acqua è regolata dalla legge Salvamare del governo Draghi approvata nel giugno scorso.
Concepita come estrema ratio, questa Legge sta diventando la soluzione strutturale al problema della prolungata e consolidata siccità che ormai colpisce l’Italia.

Certo, prima andrebbero fatti interventi per ridurre le perdite degli acquedotti.
Ma con l’emergenza che incombe e gli appetiti del gruppo ex Impregilo, i dissalatori sembrano ormai la soluzione molto tardiva da perseguire.
Pur tenendo conto che hanno due problemi: sono energivori e producono scorie. Ogni litro d’acqua potabile, ne crea uno e mezzo di rifiuti, tra i residui di sale marino, misti a metalli e microplastiche, che se ributtati in mare compromettono l’ecosistema.

Intanto il sindaco di Genova, Marco Bucci, ha proposto di desalinizzare l’acqua del mar Ligure da inviare nell’entroterra a botte da 100 milioni di metri cubi l’anno, tramite gli oleodotti esistenti. Proposta allettante ma non fattibile, dato che gli oleodotti citati trasportano già il gas.

Anche Luca Zaia in Veneto propende per i dissalatori. Per ora ha solo preso provvedimenti per limitare il consumo d’acqua nella sua Regione.
Ma in alcuni comuni del padovano, stanno già arrivando le autobotti.

I dissalatori sono comuni in diverse parti d’Europa. La Spagna ne ha 700 che producono il 56% dell’acqua potabile. In Italia ce ne sono una trentina e soddisfano solo il 4%. Col problema che nel bel Paese la rete di distribuzione è un colabrodo.
Secondo Legambiente in Italia si disperdono e si buttano 270 miliardi di metri cubi d’acqua ogni anno, l’equivalente del 30% dell’acqua degli acquedotti delle città, con punte di dispersione del 70% a Trapani e Catania.

Nel Maghreb e in Turchia, l’assenza di pioggia ha prodotto un calo del 25% di grano e del 30% di orzo.
In Algeria l’acqua è già stata frazionata in tutta la nazione.
Venendo ai bollettini che circolano silenziosi nei palazzi, spicca l’ultimo rapporto di “Copernico”, del 10 marzo.
Redatto da scienziati ed esperti di clima della Commissione europea, parla di rischi a causa della somma di un inverno eccezionalmente caldo e un livello di neve basso senza precedenti nelle Alpi, con la previsione di una carenza di acqua in tutto il bacino del Mediterraneo.

Nel rapporto si legge che “gli impatti di una siccità in arrivo, sono già visibili in Francia, Spagna e Nord Italia e pongono serie preoccupazioni su riserve idriche, agricoltura e produzione energetica”.
Dunque “serve un uso più attento e controllato dell’acqua per affrontare una stagione che si annuncia critica”.

Nonostante tutto, i governi europei si mostrano disattenti o poco interessati All’urgenza di programmare misure per proteggere la popolazione dall’impatto dei cambiamenti climatici.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel discorso pronunciato pochi giorni fa all’Università di Nairobi, in Kenya, ha citato i cambiamenti climatici nell’area del Mediterraneo, definita come «uno dei luoghi maggiormente in pericolo».

L’aumento repentino della popolazione, accelera l’urbanizzazione delle città che richiedono sempre più acqua per l’utilizzo civile, industriale e commerciale.

Di contro, la deforestazione degli ultimi anni, in Grecia e Turchia ha portato a una maggiore erosione del suolo, una minore infiltrazione delle acque ed una ancor più ridotta disponibilità di risorse idriche.
Senza contare l’impatto del turismo che in Spagna, Francia, Italia e Grecia richiede importanti quantità d’acqua per un’infinità di attività di intrattenimento.

Con un quadro così preoccupante, non resta che attendere, di giorno in giorno, i provvedimenti di razionamento che entro un paio di mesi colpiranno almeno il 50 per cento dei Comuni italiani.

La soluzione attuale, per ovviare alla prevedibile carenza di acqua minerale nell’estate come fu l’anno scorso, sarebbe quella di iniziare già da ora a fare piccole scorte a lungo termine.

Lascia un commento