Dal 24 febbraio ad oggi, cioè da quando è iniziato il conflitto in Ucraina, i titoli di molte aziende con interessi nelle armi sono schizzati all’insù. Basta dare un’occhiata per rendersene conto.
Il titolo dell’italiana Leonardo ha avuto un rialzo del 43,9% da 6,4 a 9,2 euro.

Bwx Technologies (+26,3%), società della Virginia che fornisce componenti e combustibile nucleare al governo Usa.

Booz Allen Hamilton (+25,2%), gigante della consulenza strategica in stretti rapporti col Dipartimento della Difesa di Washington.

Bae Systems (+23,3%), gigante inglese del settore;

L3Harris (+16,8%), società tecnologica contractor della Marina Usa;

altri colossi americani tipo Northrop Grumman, (+15,8%) produttore di aerei e droni come il Global Hawk;

Heico (+14,2%) fabbrica di motori di aerei e avionica;

Lockheed Martin +14,2% (fa i caccia F-35 e i missili anticarro Javelin);

General Dynamics +10,6% (sottomarini Virginia e Columbia e carriarmati M1 Abrams);

Honeywell International (+9,6%), produce droni per l’esercito e la marina.

Quanto al gas, la guerra in Ucraina è un’autentica “esplosione” di affari per gli esportatori di gas naturale liquefatto (Lng), che hanno già vinto sulla crisi di approvigionamento dell’Europa. La prima compagnia Usa esportatrice è Cheniere Energy, seconda società al mondo dopo la compagnia nazionale emiratina Qatar Energy per capacità di export (35 milioni di tonnellate l’anno). Il titolo in Borsa, dal 23 febbraio scorso ha segnato +18,9%.

Altre società americane del settore con i titoli all’insù sono Chevron (+20,5%), ExxonMobil (+7,8%).

Le prime pagine intanto indugiano sul piagnisteo con le foto delle vittime in Ucraina come se si trattasse di qualcosa di inedito e speciale. Nessuno che ricordi come purtroppo morti e violenze sono tipiche di tutte le guerre di tutte le epoche.

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