Rotti i ponti col neo-grillismo draghiano, Nicola Morra, espulso dai 5 stelle per essere stato coerente votando no alla fiducia al governo Draghi, ha chiesto alla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, di vedersi ripristinata l’indennità per la poltrona che occupa al vertice della Commissione Antimafia. Indennità a cui aveva rinunciato come da regola di sobrietà istituzionale in caso di carica aggiuntiva.

Ora che Morra è confluito nel nuovo gruppo “Alternativa c’è”, può dirsi libero dai vincoli economici. La sua decisione è etica e compatibile nelle vesti di una persona di età navigata, che dopo aver speso la faccia inutilmente per la causa di un partito che ha rinnegato tutti i suoi dogmi, dà valore economico al ruolo che ricopre, visto che oltretutto il senatore calabrese è spesso nel mirino di attacchi gratuiti e strumentali da parte dei partiti. Oltre che esposto al rischio del ruolo che ricopre di presidente della Commissione antimafia.

2.500 euro a 50 e passa anni con tutti gli oneri che la politica comporta, sono briciole. L’ho sempre sostenuto. Guadagnarne almeno 5 o 6 mila netti è più giusto e compatibile con le cariche pubbliche nazionali.
La casta su cui si è retta la propaganda grillina per restituire gli stipendi – mossa che per altro negli anni non è servita ad aumentare la popolarità del Movimento – è altra cosa. La casta è spreco già documentato nelle varie inchieste Rimborsopoli. Casta è conflitto di interessi, poltrona eterna, benefit e guadagni dalla rendita di posizione alla Renzi.

No di certo un’indennità da senatore con doppia carica prevista per Legge.

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