Il caso della 16enne Ludovica che appare sui giornali per scoraggiare l’odio e la transfobia è utile alla causa contro la discriminazione, ma è sbagliato nell’impostazione. Sbagliato l’approccio. L’immagine del ragazzo che si “traveste” da donna col trucco e i tacchi è lo stereotipo del superficiale e del promiscuo. E’ la rappresentazione più pericolosa e più inadatta per cercare di incutere considerazione e rispetto.

Per dare una giusta dignità a chi si sente di appartenere al genere opposto non occorre indugiare sull’immagine e sui fronzoli. La ricetta per l’accettazione e il rispetto del transessuale è la valorizzazione della sua persona per quel che fa e per quel che sa dare. Quando si sa cosa la persona fa e cosa dà si potrebbe dire che era nata uomo ed è diventata donna o viceversa. Il genere dovrebbe venire per ultimo. Dovrebbe essere l’ultimo dettaglio in quanto il meno importante.

Mettere in secondo piano la condizione sessuale delle persone può servire a evitare le campagne di coming out che servono solo a incasellare l’amore con nomignoli impropri. La transfobia si combatte se si smette col boomerang delle etichette. Gay, lesbica o trans sono nomi impropri perché nel cammin di vita può capitare a tutti di amare l’uno o l’altra.

Il pansessualismo, la fluidità sessuale e l’amore in genere non devono avere griglie di preferenza assoluta. Perché le griglie costituiscono il preambolo alla discriminazione.

I bar gay, le discoteche gay, le iniziative queer e pure i gay pride sono ghetti di umanità che dovrebbero per primi superare la fregola di dover dire al mondo chi preferiscono amare.

Sotto questo profilo il cantante Mahmood è un ottimo esempio di intersessualità. Fa bene a non dichiarare quel che gli piace a chi gli chiede ostinatamente se sia gay bisex o etero. Mahmood fa capire che sono proprio quelle domande il primo ingrediente della discriminazione e della violenza verso le coppie dello stesso sesso o verso i transessuali.

Per questi ultimi – d’altro canto – il primo passo per ottenere maggiore accettazione e rispetto, sarebbe quello di presentarsi con più serietà nelle occasioni pubbliche. Smetterla con i teatrini gossipari e impegnarsi di più in ruoli di partecipazione al sociale e di integrazione nel mondo attivo che conta. Solo così la transfobia potrebbe essere superata e allontanata dall’equazione prostituzione-illegalità e superficialità.

Il caso della 16enne Ludovica dovrebbe costituire un passo in tal senso, ma i giornali che ne parlano raffigurandola mentre si trucca non contribuiscono alla causa della transfobia. Al contrario, Ludovica diventa suo malgrado l’ennesimo oggetto del desiderio di trasgressione. L’oggetto di quel che non si dice e che relega di nuovo al pericolo della discriminazione.

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