Non so se si tratti di ostracismo o di indifferenza. Per qualunque motivo si tratti, la Profilassi da pre-esposizione – acronimo Prep – credo sia una delle conquiste più importanti del secolo in tema di lotta all’Aids e all’infezione da HIV. Al pari del Covid – visto che si parla di virus – la Prep meriterebbe molta più attenzione da parte dei media generalisti di quanta non ne abbia. Anche la scuola dovrebbe parlarne. Per non dire la politica e pure gli ospedali, dove troppo spesso la Prep ancora non si sa cosa sia.

La Prep è una conquista perché è una forma di prevenzione dall’Aids che, mentre l’attuale generazione di Millenials non conosce nemmeno più, la nostra generazione di teenager anni Ottanta ha vissuto con il terrore in quanto ha rappresentato una seria minaccia alla salute e alla vita di tutti. Era la malattia degli spacciati, dei “drogati e degli omosessuali”, oppure “il castigo divino” per i peccatori, si diceva. Un virus subdolo che si trasmette col contatto tra liquidi biologici di persone diverse e che all’epoca rappresentava una condanna già da semplice “sieropositivo”. Cioè da infettato dal virus in incubazione che poi attaccava il sistema immunitario senza lasciare scampo.

L’Aids è stata una delle più gravi minacce dell’umanità per almeno vent’anni al punto che noi pischelli di allora, avvezzi ai primi approcci intimi, avevamo paura persino di un bacio alla francese. Abbiamo visto morire milioni di persone negli anni. Di tutte le fasce sociali. Dal vicino di casa fino alle più grandi star di fine millennio: Rock Hudson, Freddie Mercury, Rudolf Nureyev solo per citarne alcuni, tacciati di omosessualità per una malattia che poi si è scoperto colpire anche gli eterosessuali. Tutti debilitati allo stesso modo: febbre, debolezza, deperimento, sofferenza e morte. Un incubo generazionale l’Aids, che col passare dei decenni è diventato curabile con degli efficaci antivirali ormai divenuti di uso comune, come il Truvada.

Siamo nel 2020, ma di Aids ci si infetta ancora troppo, visto che – come già scritto – le nuove generazioni non sanno cosa sia. Nel 2019 i casi accertati di infezione da Hiv sono stati 2.531, ma quelli reali sono assai di più giacché molti non sanno di essere contagiati. Il sesso precoce e più promiscuo rispetto a un tempo porta i giovani di oggi a contrarre l’infezione da Hiv più di quanto non si creda. Non a caso i positivi sono al 50% etero e al 50% gay.

Ebbene, la Prep disponibile oggi è l’antivirale dei sieropositivi che prende il sano sieronegativo prima di esporsi a una pratica potenzialmente pericolosa per contrarre l’Hiv con un partner di cui non conosce lo stato di salute. In sintesi, la Prep è prevenzione. E’ la soluzione per chi ama l’amore libero o per chi abbia in vista una scappatella con un partner occasionale, oppure anche per chi ritiene di essere stato tradito dal proprio partner abituale.

Per etero o per gay, la Prep è un’infornata di difese nell’organismo capaci di rendere inoffensiva la potenza virale dell’infezione qualora un partner fosse sieropositivo. Per tutti i tipi di rapporto, compreso quello senza Condom, la Prep è una sorta di vaccino temporaneo che ci tranquillizza perché ci consente di essere noi stessi nella nostra intimità con gli altri. Usarla all’occorrenza ci fa sentire più al sicuro e soprattutto più liberi. Liberi di amare e di scambiarci il piacere, che può essere massimo solo se siamo rilassati. Prima del rapporto perché ci lasciamo coinvolgere senza troppe preoccupazioni. Dopo il rapporto perché non saremo pervasi dal dubbio o dalla paura di aver contratto l’infezione per esserci spinti troppo.

Sia ben inteso: fare all’amore o fare sesso senza precauzioni con persone sconosciute non è mai prudente, perché l’Hiv non è la sola insidia in agguato. Ci sono infezioni noiose e invasive come la sifilide, la gonorrea e altre ancora di cui faremmo volentieri a meno e che la Prep non previene. Si tratta però di malattie tutte fortunatamente curabili e comunque meno temibili rispetto all’Hiv, nonostante tutto.

L’Asa di Milano, pioniera nell’assistenza e nella cura dei malati di Aids, è stata la prima Associazione in Italia ad occuparsi dell’educazione all’uso e alla diffusione della Prep. E’ un team di medici e di volontari che si prende cura di noi “libertini” a cui può capitare la scappatella. Dagli esami del sangue ai test virali, fino al colloquio con lo psicologo, l’Asa è un team di professionisti che guida e assiste chi intende assumere la Prep e che poi “testa” mediamente ogni 4 mesi. Lo screening della salute avviene in un ambiente attento e scrupoloso condito da tanta cortese accoglienza a prova di riservatezza e anonimato.

Dopo un paio di traslochi, attualmente Asa opera in auto sussistenza a Milano in locali presi in affitto da un circolo del Partito Democratico a due passi dalla Stazione centrale, con spese a proprio carico e contando sui liberi contributi dei cittadini, oltre che sul 5 per mille. Un lavoro encomiabile, poco seguito dai grandi media e pure dalle istituzioni, ma che per gli operatori ASA cresce col passaparola e sulle chat delle applicazioni di incontri. L’utenza media di chi prende la Prep è consapevole e perciò non giovanissima. Segno che la prevenzione va insegnata soprattutto ai giovani e ai giovanissimi a partire dalle scuole. Senza contare la maggiore attenzione che ci vorrebbe da parte delle istituzioni, a cominciare dalle Regioni che dovrebbero dotarsi tutte di team specializzati in Prep negli ospedali. Perché non si muore di solo Covid. Il virus dell’indifferenza può far morire anche di Aids.

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