Alla fine il governo del popolarissimo Giuseppe Conte è stato abbattuto. Sergio Mattarella ha convocato Goldman Sachs – alias Mario Draghi – al Quirinale per consegnare alla Germania (tramite le banche) l’Italia, conferendogli l’incarico di formare un governo non eletto, spiritosamente chiamato “di tutti”. S’intende di tutti i partiti vampiri pronti ad arraffare il Recovery fund.

Del resto l’ordine del Colle è perentorio: “Niente voto” perché c’è la pandemia. Allora perché si vota in Calabria l’11 aprile e anche in 1.300 comuni sparsi in tutta Italia per il rinnovo dei sindaci? Ovvio, perché il Colle si piega alla Bce e alle banche.

Si ripete così il copione di Mario Monti del 2011. Con la sola differenza che oggi Draghi si è già rimangiato tutti i no e “nein” agli inviti e alle ipotesi di avere incarichi politici. Colpa, anzi, merito di Matteo Renzi, che sbandiera la sua vittoria. Col suo partitino “Italia deriva”, ha tradito il giuramento al governo riuscendo a defenestrare gli odiati Conte-Bonafede-Azzolina. Su Facebook si dice soddisfatto e in mezzo a decine di migliaia di commenti iracondi, ringrazia addirittura tutti. Del resto Renzi non può essersi giocato quel poco di faccia che aveva per niente. Sarà debitamente risarcito dal centrodestra e pure dall’indistinta melma centrista di totiani, calendiani, mastelliani eccetera.

Intanto nel giorno del tracollo del governo giallorosso il “grillino” Emilio Carelli ha detto addio ai 5 stelle per confluire vicino a Salvini. L’ex direttore di Sky tg24 è il 57esimo voltagabbana di questa legislatura, frutto delle scelte sciagurate dell’ex capo politico Luigi Di Maio. Troppo giovane per ricordare che Carelli deve la sua fama per essere stato l’anchorman di punta del Tg5 di Berlusconi negli anni d’oro. Carelli, come Paragone De Falco e altri voltagabbana, fu infilato in lista senza passare dai meet-up e dal voto della base.

Ed è anche grazie ai voltagabbana se il Quirinale azzarda una mossa anti-democratica  affidando il Paese alle banche anziché alle scelte del popolo sovrano. Non resta quindi che sperare in un barlume di coerenza da parte dei deputati e dei senatori grillini, piddini e della sinistra, visto che a destra sembrano decisi alle urne.

Devono opporsi in modo netto all’idea Draghi e chiedere il rinvio di Conte alle Camere per il voto di fiducia. Se sfiducia sarà si tornerà al voto. Anche l’11 aprile. Basta volerlo e rispettare le regole democratiche.

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