Mingo condannato, tapiro a Ricci?

Smascherò Gino di Noicattaro e Marcello di Modugno, finti assicuratori che rilasciavano polizze false, la manager Paola di Turi che chiedeva sesso ai suoi aspiranti collaboratori e Girolamo di Cassano Murge, agente interinale che offriva posti di lavoro in cambio di soldi e autore addirittura di una finta aggressione al “giornalista”. Tutti servizi venduti come scoop tra il 2012 e il 2013 dall’inviato di “Striscia la notizia” Domenico De Pasquale, in arte Mingo, ma che in realtà erano farlocchi. Interpretati da attori ingaggiati all’insaputa della redazione di Striscia la notizia.

Perciò Mingo è stato condannato a 1 anno e 2 mesi dal Tribunale di Bari per truffa e simulazione di reato. Condannata anche la moglie, Corinna Martino, titolare della Mec Produzioni (di cui Mingo era socio), che aveva realizzato i video e poi venduti al tg satirico di Canale 5. Martino è stata condannata per truffa e falso. La condanna prevede anche il risarcimento a Mediaset dei proventi ottenuti con l’inganno: 160 mila euro per l’intera stagione oltre ai 21 mila euro di compensi divisi tra l’inviato, gli attori e i figuranti. Ignaro di tutto invece l’altro ex inviato, Fabio De Nunzio.

Mingo è stato condannato anche per diffamazione nei confronti dei produttori di Striscia, che in dichiarazioni pubbliche furono indicati come gli ideatori dei falsi scoop. Mentre si valutano le posizioni di altre 4 persone, tra cui 3 giornalisti che in tribunale avrebbero testimoniato il falso, ci sono un paio di considerazioni da fare su questo caso.

La prima è di carattere deontologico: Mingo si è inventato degli scoop patacca col solo obiettivo di guadagnare il più possibile, e di sollecitare l’opinione pubblica a danno di una terra, la Puglia, dipinta come luogo di furbi, ingiustizie e disservizi assai più di quanto possa esserlo nella realtà. Lo ha fatto travestendosi lui da primo truffatore in un programma confezionato per stanare i truffatori.

La seconda considerazione riguarda l’organizzazione della redazione di Striscia. Si sono lasciati abbindolare da un finto inviato, che con coraggio vero, ha preso in giro in modo plateale e anche continuativo Antonio Ricci, la produzione di Striscia, i 9 autori e ovviamente i telespettatori. Insomma, Staffelli ora il tapiro dovrebbe darlo proprio ad Antonio Ricci e fare pubblica ammenda per i clamorosi buchi presi negli anni.
E per ultimo, se volessero, toccherebbe ai cittadini pugliesi fare una class action contro Mingo, e quindi contro Striscia per danno d’immagine. Quanto meno quelli dei Comuni oggetto dei finti scoop.

Condividi!

You can leave a response, or trackback from your own site.

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.