La pandemia che manda nel baratro economico l’Italia. Il governo – costretto a rimanere nell’euro – che dopo coraggiose trattative con l’Europa ottiene il “fondo di ristoro”, cioè il Recovery fund nell’ordine di 209 miliardi complessivi. Soldi che dovranno riequilibrare il sistema e dare fiato a milioni di cittadini che hanno perso il lavoro e che con tutta probabilità non saranno sommati al debito pubblico già irrecuperabile di suo (quello italiano ha sforato i 2.500 miliardi).

Ora che il premier Giuseppe Conte – ne ha facoltà – vuol assegnare a 6 manager la responsabilità del destino di questi fondi, arriva un senatore perdente, figlio di una famiglia di condannati per fatture false e implicato in indagini sui fondi della sua fondazione (Open). Senatore a capo di un partitino inesistente di senatori altrettanto perdenti, formatosi durante il governo in carica per darsi visibilità sui giornali e in tv con la promessa di condividerne i programmi.

E che fa questo senatore perdente che risponde al nome di Matteo Renzi? Va in Senato, strilla sfiducia per i piani del governo e minaccia di farlo cadere. Apre la crisi. Dopo la sceneggiata in Aula in favore di telecamere nazionali, il senatore perdente ribadisce la sua intenzione di mandare all’aria tutto in un’intervista al quotidiano spagnolo “El Pais”.

Il premier Conte che fa? Finora ha incassato in silenzio i dolorosi colpi di destri e sinistri com’è sua abitudine fare: lasciar sfogare e cercare di trovare una sintesi per andare avanti. Tuttavia ora il vaso sembra davvero colmo. Conte dovrebbe sfoderare la sua franchezza come fece ai tempi della sfiducia da parte di Salvini e mettere alle strette il Bomba di Rignano. Andare in Aula e chiedere schietto: “Non ti fidi delle mie prerogative di premier?”, “Hai timore che io nomini 6 manager che s’intascano qualcosa?”. “Vuoi tu Renzi uomo politicamente fallito, essere della partita per mettere qualche tuo uomo o donna alla Carrai-Boschi a guardia del tesoretto miliardario che serve a un Paese avviato alla fame?”. “Mi vuoi sfiduciare? Fallo di fronte all’Italia e io me ne torno a fare l’avvocato”.

Questo è il Giuseppe Conte che dovremmo aspettarci. Invece il premier si mostra restio a prendere di petto i capricci in “volgare” chiacchierone del senatore etrusco. Conte sembra addirittura voler tornare al lockdown tra comuni nei giorni di Natale per non urtare i gargarismi del Pd e del ministro della Salute Speranza.

Insomma, a differenza dei tempi di Salvini, Conte appare meno determinato. Eppure dovrebbe provare, Conte, a smascherare il senatore castoro con lo sguardo da pesce lesso. Dovrebbe chiedere la fiducia in Aula e s’accorgerebbe che i quattro ciambellani di Italia viva non seguirebbero il loro capo-villaggio per uscire dal parlamento senza essere rieletti e tornare a cercarsi un lavoro.

Conte ha un’occasione di mettere ai voti la baldanza del senatore-nessuno. Di provare a umiliarlo sul tabellone rosso per ridurlo a una macchietta quale Renzi è. Forza Conte! Che di chiacchiere ne abbiam sentite già troppe.

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