Indro Montanelli, il pedofilo celebrato dai trombettieri

Non capisco come mai sia accettato e giustificato che i Comuni tolgano la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini in quanto ex dittatore fascista, benché durante il suo Ventennio abbia fatto anche tante cose buone, e si condanni invece chi – oggi – vuol rimuovere la statua di Indro Montanelli per aver preso in sposa una ragazzina etiope di appena 12 anni quand’era militare in Abissinia. I trombettieri alla Travaglio e alla Severgnini che difendono lo storico giornalista in quanto “ha vissuto il suo tempo“, dimenticano che può bastare poco a una persona per rovinarsi una reputazione.

Errori e cadute di stile da parte di personaggi scomparsi, che in ere postume diventano intollerabili, non influiscono sul valore per il quale vengono ricordati, ma può rendersi necessario non celebrarli con un simbolo tanto ingombrante quanto può essere un monumento, come nel caso di Montanelli. Grande giornalista, grande narratore del Novecento, grande uomo di cultura che, appunto per questo motivo, avrebbe dovuto capire – anche in assenza di pietas umana – che nessun motivo avrebbe potuto o dovuto giustificare il matrimonio con una bambina. Nessuna patente consente a chicchessia di arrogarsi il diritto di rivendicare come “valore del proprio tempo” difetti odiosi come il maschilismo e una qualsivoglia forma di viscida pedofilia.

Perché se le cose stanno così dovremmo fare un monumento anche al grande Pier Paolo Pasolini, discutibile sfruttatore del disagio giovanile vista la sua abitudine di indurre alla prostituzione gay i minorenni in giro per la capitale (l’allora 17enne Pino Pelosi fu l’ultimo “ragazzo di vita” fatale per il famoso regista-scrittore ucciso in un agguato a Ostia). Per non parlare di uomini in carriera rovinati da veri o anche solo presunti scivoloni sessuali, tipo Harvey Weinstein, Omar Polanski, l’ex direttore del Fmi Dominique Strauss-Kahn, Silvio Berlusconi con Ruby, oltre agli effetti retroattivi che sta avendo la pedofilia su ex rispettati personaggi della chiesa.

Gli uomini di cultura dovrebbero sapere prima di altri che lo sfruttamento sessuale giovanile, rientra in una forma di disagio economico-culturale che non trova nessuna giustificazione per sfogare le proprie perversioni vere o latenti. Perché nessun intellettuale e nessun uomo di buonsenso ritiene che una ragazzina di appena 12 anni si lasci abusare per consapevole scelta o per puro piacere.

In tempi di MeToo, pensare che una 12enne sposata a un uomo dell’età di suo padre passi come un’innocente birichinata invece che un’odiosa violenza, significa insultare l’intelligenza di quei giovani collettivi che oggi, non avendo strumenti per rimuovere la memoria ingombrante di certi personaggi, rivendicano di aver imbrattato il monumento a Indro Montanelli nei giardini di via Palestro a Milano.

La storia è un prezioso bagaglio di tutte le civiltà, che però subisce i giudizi della contestualizzazione temporale in cui si trova ad essere trattata. Oggi Indro Montanelli che potesse dirsi orco “a mia insaputa” di fronte alla Legge, come un qualunque cardinale, rischierebbe di ritrovarsi in galera per pedofilia grazie alla legge spazzacorrotti del ministro Bonafede tanto cara anche a Travaglio.

Il valore storico di Indro Montanelli è inattaccabile. Come pur quello di Benito Mussolini, per certi aspetti. Ma il monumento per l’ex direttore del Giornale, anche no.

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