Sardine, sottomarca del Pd

Roma, piazza San Giovanni, il leader delle sardine Mattia Santori ha finalmente messo il suggello al suo partito politico. Il giovane studente bolognese ha fatto il suo comizio ufficiale. Ha detto chiaro che le sardine sono una piazza politica, che fa politica. Contraddicendosi in meno di un mese, quando a Bologna, in occasione del primo raduno “sponsorizzato” con trionfanti articoli del quotidiano La Repubblica (del Pd), Santori disse che le sardine non facevano politica. Non volevano bandiere o etichette. Erano tuttavia lì per rispondere alla Lega di Salvini, che si trovava al vicino Paladozza speranzoso di riempirlo con innesti di militanti verdi provenienti dalla Lombardia e dal Veneto, e avviare la sua campagna elettorale per promuovere la candidata governatrice Lucia Borgonzoni.

Da quel giorno le sardine si sono rapidamente moltiplicate in molte piazze italiane, grazie all’esaltazione di Repubblica e di qualche servizio spinto sul Tg3. Perlopiù giovani studenti under 25, ragazzi che Craxi, Berlinguer, Berlusconi e Di Pietro li studiano a scuola. Ragazzi che s’apprestano a protestare pacificamente una politica di cui non ne hanno vissuto le gesta degli ultimi dieci o vent’anni. Merce appetibile per il Partito Democratico, vero regista di questa nuova adunata spaesata, senza un’idea di futuro, senza un’identità sociale e senza un programma. Ideale per raccomandare loro di schierarsi contro “i populismi”. Come dice Santori, “persone che prendono posizione” (quale non s’ha da sapere), “che non restano indifferenti” (a cosa non s’ha da sapere), “corpi che occupano spazi” (per fare che cosa e per che causa servire non s’ha da sapere) col solo fine della “partecipazione” (a cosa non s’ha da sapere).

Insomma, le sardine paiono uno spaccato di elettori anonimi che si fanno promotori di una politica sconosciuta col solo motto di aver bandito il vaffa: inno dei grillini di dieci anni fa, incazzati e insofferenti col ventennale establishment tra governi di destra e sinistra in totale simbiosi di scandali, ruberie e conflitti di interesse. Oggi questi scandali al governo sono un lontano ricordo. I 5 stelle alle redini del Paese hanno riportato un po’ di umiltà nelle istituzioni e una politica più attenta agli ultimi. Novità alle quali le sardine paiono indifferenti, quasi che i grillini fossero come Berlusconi, Casapound o giù di lì. Populisti anche se non nominati direttamente. Questa è la sensazione, con l’unica certezza di avere come antagonista la Lega di Salvini.

Le sardine si sono generate a Bologna, città simbolo del comunismo e della sinistra italiana. Quella novecentesca che mal sopporta l’avvento dei grillini al governo. Quella che tifa per il governatore uscente Bonaccini, ricandidato senza i colori del Pd. Ecco la necessità di riprendersi un po’ di consenso con manifestazioni di sottomarca nel tentativo di ricrearsi un nemico che assicuri l’eterno dividi et impera. Le sardine sono il prodotto a consumo per la sinistra nostalgica orchestrata dal Pd, Leu e sindacati interessati a dare garanzie alle loro lobby rimaste senza servi al governo. Insomma, nulla di nuovo in piazza San Giovanni.

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