A Torino il Renzi-Grisù spudorato

Ho dato una sbirciata all’incontro per la presentazione del libro di Matteo Renzi a Torino. Mi sono sciroppato il suo discorso tanto per misurarne la faccia di tolla. In estrema sintesi: io se avessi papà e mamma condannati per bancarotta dopo aver fatto fallire società nei debiti, aver distratto oltre un milione di euro, magari senza aver nemmeno pagato i dipendenti (perlopiù negri), non sarei tanto orgoglioso di essere il loro figlio. Aspetterei l’esito dei processi prima di rivendicare la stima per dei potenziali bancarottieri ai domiciliari. Soprattutto aspetterei di farlo in pubblico.

Peggio ancora se gli interessati hanno 70 anni, età che dovrebbe far rima con la saggezza, non un momento per essere considerati dei pericolosi reiteratori di reato costretti al gabbio domestico per gli effetti di una serie di porcherie o furbetterie illegali. Del resto, Tiziano Renzi e Laura Bovoli non sono mica gli unici di quella generazione lì: basti guardare Formigoni, Dell’Utri, Previti, e poi Cosentino, Matacena, Maroni, Galan, Iorio Lombardo (Sicilia), l’alleato turborenziano Verdini, per non dire di Scajola, Brancher, Frigerio, la buonanima di Matteoli, Angelucci… tanto per stare sui principali. Tutti 70enni santi nelle patrie galere a causa di un bel ventaglio di reati e reatucci.

E poi, Renzi dovrebbe farsi qualche domanda: un senatore recordman di autorottamazione politica, ridotto a fare propaganda con un patetico “firma querele” ai danni di un giornalista (Travaglio) per esaltare la nullità dei contenuti di un libro, quali prospettive ha? Da quel discorso trapela solo che Renzi è sul rettilineo d’arrivo della sua avventura politica e anche pubblica. Devo dire, ottimisticamente, assai più veloci delle previsioni.

Come barzellettiere è talentuoso tanto quanto la sua capacità di autorottamarsi: riesce a rendere antipatica la cadenza fiorentina senza mai far ridere in un’ora intera di chiacchiere vuote, benché lui, il rottamatore di sé stesso, cerchi di scimmiottare il piglio comico di Grillo. Insomma, il fascismo sta alla democrazia come Renzi sta alla credibilità. Mi ricorda Grisù, il drago che voleva fare il pompiere. Con oppositori così, il governo SalviMaio ha davanti l’eternità. Poraccio.

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