Firme false a 5 stelle, la Legge non ammette ignoranza

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Siccome la legge non ammette ignoranza, non si spiega perché il blog di GrIllo accampi difese derivanti da “ignoranza“, il caso delle presunte firme false sul documento di un candidato per il quale era stata sbagliata la data di nascita a Palermo. Non ci possono essere ragioni plausibili per falsare una firma. Non si fa nemmeno sul diario di scuola. Come si fa a giustificare l’ingiustificabile? Sempre questa logica della “parte lesa”, come se a ledere il Movimento non fossero altro che certi grillini. Eppure, nessun 5 stelle osa alzare la voce o chiedere conto di questo papocchio per il quale indaga la procura di Palermo, di prendere provvedimenti di sospensione cautelativa nei confronti della deputata 5 stelle Claudia Mannino, citata come presunta autrice assieme alla collaboratrice Ars Samantha Busalacchi degli autografi “di riparazione” per interposta persona.

E sì che i 5 stelle non hanno mai perso tempo quando si trattava di chiedere conto ai partiti di destra e di sinistra per le firme false! In Piemonte il consigliere Davide Bono voleva le dimissioni del governatore leghista Roberto Cota, benché l’inchiesta delle firme false riguardasse la Lista Pensionati del clan Giovine che appoggiava Cota, assolto giusto pochi giorni fa. Anche il consiglere Giorgio Bertola bacchettava il Pd a proposito degli autenticatori delle firme del Pd a sostegno di Piero Chiamparino. Ricordava che «esiste una responsabilità politica che coinvolge i vertici del Partito democratico, politici navigati che non dovrebbero commettere errori e leggerezze sempre che queste lo siano, ma anche Sergio Chiamparino che non è senza macchia come vorrebbe apparire. È a pieno titolo corresponsabile dello scandalo». Il riferimento era alla Lista Monviso di Tina Pepe a sostegno dell’ex presidente Pd, poi assolto dal Consiglio di Stato e nonostante tuttora ci siano 8 consiglieri sotto processo per i quali i 5 stelle si sono appellati al Tar per le loro dimissioni. Nonostante il Pd Davide Gariglio in aula abbia dato degli imbecilli ai piddini che avevano sottovalutato la procedura di raccolta firme, i 5 stelle non hanno sentito ragioni: «E’ andata in scena la consueta autoassoluzione del Pd, in cui i democratici recitano due parti in commedia: giudice e imputato. E il finale lo scrivono a loro uso e consumo».

Com’è che invece per quello che accade ai 5 stelle oggi in Sicilia, nessun grillino osa chiedere conto pubblicamente alla Busalacchi e soprattutto alla Mannino? Che, anzi, annuncia querele preventive nonostante le evidenze mostrate nel servizio de Le Iene in tivù su questa vicenda. Anche il candidato senza primarie Max Bugani aveva annunciato querele preventive nei confronti dei militanti 5 stelle di Monzuno (Bologna), che avevano denunciato ai carabinieri di Vergato irregolarità sulla raccolta firme da parte dei colleghi bolognesi, alcune vergate fuori territorio, e altre senza autenticatori. La patata bollente riguardava la ricandidatura di Andrea DeFranceschi, che per Bugani era una spina nel fianco. Anche allora la vicenda era rimasta chiusa nelle faide locali e nelle pagine degli odiati giornali. Nessuno smartphone a 5 stelle che avesse immortalato le faide con sereno senso della trasparenza. Men che meno in Sicilia, dove per le comunarie palermitane si rischia di ri-esporre Luigi Di Maio in veste di responsabile degli Enti Locali tra “i vertici da coinvolgere“, invece del tutto impegnato a ricercare verginità in tivù in prima serata. E’ vero che la raccolta firme in questione riguarda il 2012, quando Di Maio non sapeva ancora leggere le mail, e anzi non era ancora nato (politicamente). Accampare sul blog l’ignoranza come strenua e improponibile difesa d’ufficio, pare appellarsi al peggior pregio dell’esercito di grillini “migranti” dell’ultim’ora. Che tristezza.

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