Cioffi vota l’imputato Matteoli. La base che dice?

andrea cioffi

L’ex ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli è presidente riconfermato della Commissione Lavori Pubblici al Senato grazie al voto dell’ex capogruppo 5 stelle al Senato Andrea Cioffi. Matteoli, lo ricordiamo, è imputato di corruzione nel processo del Mose di Venezia con l’accusa di aver ricevuto 550 mila euro in tangenti per favorire la concessione di opere di bonifica alla «Socostramo» di Erasmo Cinque, indagato a sua volta con l’ex sindaco Pd di Venezia Orsoni (arrestato). Per evitare il processo, Matteoli ha dapprima tentato di farlo trasferire a Roma. Poi ha tentato di sostituire il collegio giudicante col solo giudice monocratico (richieste entrambe respinte). Insomma, una strategia di difesa un po’ sospetta, visto che non entra nel merito delle accuse di tangenti, ma si insinua nelle pieghe e nei sofismi burocratici che cercano di affossare il processo. Del resto Matteoli, ex aennino pappa e ciccia con Gasparri, deve la sua carriera politica a Silvio Berlusconi, del quale ha votato tutte le leggi ad personam che hanno dato un grosso contributo alla distruzione della giustizia in Italia durante i suoi quattro governi. Ebbene, oggi che Berlusconi non gli serve più, Matteoli è diventato pasdaran del plurimputato Denis Verdini, dunque filorenziano. Ad ottobre evitò l’Aventino per salvare il governo Renzi (e quindi la sua poltrona di deputato in Commissione) perché «agli occhi degli italiani non passeremo mai come alleati dei 5 stelle»

Guardacaso, oggi, proprio il 5 stelle Cioffi vota Matteoli ri-confermandolo presidente della Commissione “per fare lo sgambetto al Pd“. Giustificazione quantomeno discutibile e assai sospetta, se si considera che una decisione così, quella del voto a favore, dovrebbe passare dalla graticola del voto online. Così, tanto per capire se la base bisserebbe il gradimento della scelta del senatore Cioffi, quando (col collega Buccarella) emendò di sua iniziativa il reato di clandestinità per derubricarlo da penale a civile, ma sconfessato da Grillo sul blog. E pensare che soltanto un annetto orsono Cioffi propose di votare il varo di un organismo indipendente che aggiornasse il Piano delle cosiddette Grandi Opere inutili e sprecone, sostenute da tempo immemore proprio da Matteoli.

Questo voto di endorsement a Matteoli sembra dirci che politicamente, da quei giorni, il Movimento ha rotto i ponti con i pricìpi. Rotto anche il tabù del voto dato a un rinviato a giudizio col pretesto della ripicca, del dispetto e dell’orgoglio identitario, che poco hanno a che vedere col «Demoliamo il nostro ego per metterlo al servizio del Movimento» pronunciato dal senatore Cioffi in diretta streaming nei primissimi giorni dopo le elezioni del 2013. Ce lo ricordiamo bene l’orgoglioso grillino Cioffi contro l’espulsa Paola De Pin, che appoggiando l’esecutivo Letta «ha abdicato l’anima per la realpolitik». Dunque, il voto di Cioffi dato a Matteoli, se non è aver abdicato a sua volta l’anima per realpolitik, cosè? Come obiettare di quella “scelta demente di candidare il condannato De Luca a presidente della Regione Campania“, a differenza del “M5S unica forza che non candida indagati“? Non si direbbe, ma è proprio lo stesso Cioffi che anziché candidatre un indagato, ha direttemente votato un imputato per corruzione spacciando una mossa che pare demente per intelligente. Del resto è sempre Cioffi che ripete ad ogni occasione «Il fondamento del Movimento è che non ci sia nessuno che comandi». Già, nessuno tranne la base. Che per una scelta di voto a Matteoli, a mio modesto parere, andrebbe ri-consultata.

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