Bugani, il Movimento prende una brutta piega

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Grillo (ma non si era tolto?), come un Berlusconi o un Renzi qualunque: lancia Max Bugani come “candidato naturale” alle comunali di Bologna. Luigi Di Maio fa il replicante: “Bugani naturale!” Di Battista che fa? Per ora ingoia i rospi, mentre altri eletti, dalla senatrice Bulgarelli al deputato Dall’Osso, affidano a Facebook i loro mal di pancia sulla decisione. Quella novantina di cittadini che alzano la voce contro lo stravolgimento delle regole, evidentemente, non contano 90. Siamo passati dal togliere deliberatamente i candidati dopo il voto delle primarie (vedi il sottoscritto), direttamente all’abolizione delle primarie stesse. Di precedente in precedente, il Movimento si trasforma in un partito verticistico nel quale le decisioni sugli eletti le prende il fondatore con l’assenso del giglio magico (il direttorio trasformato in “difettorio” che intanto roda il metodo). La visibilità, volenti o nolenti, dà alla testa. Soprattutto quando si è giovani e non abituati alla notorietà. Si mandano a fanculo le regole per esigenze di marketing e di inebriazione continua. Il Non Statuto non è telegenico e soprattutto non tiene conto dei sondaggi. Insomma, il Movimento, così, prende una brutta piega. Peccato.

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